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Il mito di Hiroshima

Il prossimo 6 agosto 2013 è il 68 esimo anniversario del bombardamento di Hiroshima.

Libri universitari patriottici americani hanno insegnato che tutto quello che facevano inglesi e americani durante la guerra era onorevole, tutto quel che facevano gli avversari era barbarico. Questi libri hanno propagandato la vulgata della fine gloriosa della guerra contro il Giappone.

Il generale Douglas MacArthur, divenuto comandante supremo delle forze alleate in Giappone con potere di controllo assoluto sulle istituzioni giapponesi, confiscò e distrusse tutte le prove fotografiche sugli orrori dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaky.

Nel 1995, la Smithsonian Institution stava preparando un documentario per fare una onesta ricostruzione storica dei bombardamenti atomici, ma gruppi reazionari di destra e di potere, tra cui il gruppo di New Gingrich, speaker del congresso, hanno orchestrato una campagna contraria e minacciato l’interruzione dei finanziamenti federali all’Istituto, costringendo la Smithsonian a censurare parte della sua opera.

Il ricatto agli storici della Smithsonian e il controllo sui media tradizionali ha impedito all’opinione pubblica di apprendere una importante questione storica: la guerra poteva finire nella primavera del 1945, senza i bombardamenti atomici, senza il bagno di sangue a Okinawa per migliaia di marines americani, e senza il bisogno di una invasione americana del territorio giapponese, base della successiva campagna di propaganda volta a giustificare l’uso delle armi atomiche sulle popolazioni civili inermi, in risposta all’accusa di avere commesso un crimine contro l’umanità.

L’intelligence americana, con la piena consapevolezza dell’amministrazione Truman, era a conoscenza della disperata ricerca giapponese del modo di arrendersi onorevolmente, già molti mesi che Truman desse l’ordine fatale di incenerire Hiroshima.

Dati di intelligence, rivelati nel 1980, hanno mostrato che i piani di emergenza per una invasione Usa su larga scala (prevista per non prima del 1 novembre 1945) non erano necessari. Il Giappone stava lavorando ai negoziati di pace attraverso il suo ambasciatore a Mosca agli inizi di aprile del 1945. Truman conosceva questi sviluppi, perchè da anni gli Stati Uniti avevano violato i codici giapponesi e tutti i messaggi militari e diplomatici del Giappone venivano intercettati. Il 13 luglio 1945, il ministro degli Esteri Togo disse: «La resa incondizionata (rinunciare a ogni sovranità, soprattutto deporre l'imperatore) è l'unico ostacolo alla pace».

Truman e i suoi consiglieri conoscevano questi sforzi. La guerra sarebbe potuta finire con la diplomazia, semplicemente accettando di salvaguardare nel dopoguerra una posizione simbolica per l’imperatore Hirohito, considerato una divinità in Giappone. Questa concessione ragionevole fu - apparentemente in modo illogico - rifiutata dagli Stati Uniti con la loro richiesta di resa incondizionata. Eppure il Giappone continuò la ricerca di una pace onorevole attraverso i negoziati.

Anche il segretario alla guerra Henry Stimson dichiarò: «La vera questione non era se la resa sarebbe stata possibile senza l’uso della bomba, ma se un diverso corso diplomatico e militare avrebbe portato ad una resa in precedenza. Una larga parte del governo giapponese era pronta nella primavera del 1945 ad accettare sostanzialmente le stesse condizioni infine concordate». In altre parole, Stimson ritenne che gli Stati Uniti avevano inutilmente prolungato la guerra.

Dopo che il Giappone si arrese, MacArthur permise all’imperatore di rimanere al suo posto come capo spirituale del Giappone, la stessa condizione prima negata che costrinse la dirigenza giapponese a rifiutare l’umiliazione della «resa incondizionata».

Così, le due domande essenziali a cui si deve rispondere per comprendere cosa stava succedendo dietro le quinte, sono queste: 1) Perchè Gli Stati Uniti si rifiutarono di accettare la sola richiesta del Giappone per la sua resa - il mantenimento dell’imperatore e 2) perchè furono usate le bombe atomiche quando la vittoria nel Pacifico era già una certezza?

Poco dopo la seconda guerra mondiale, l’analista militare Hanson Baldwin scrisse:
«Al momento della dichiarazione di Potsdam, effettuata il 26 luglio 1945, che insisteva sulla richiesta di resa incondizionata, la situazione strategica dei giapponesi sul piano militare era senza speranza».

L’ammiraglio William Leahy, capo di stato maggiore, ha dichiarato nelle sue memorie di guerra:
«E 'mia opinione che l'uso di questa arma barbara a Hiroshima e Nagasaki non sia stato di alcun aiuto materiale nella nostra guerra contro il Giappone. I giapponesi erano già sconfitti e pronti ad arrendersi a causa dell’efficacia del blocco marittimo e del successo dei bombardamenti effettuati con le armi convenzionali. La mia sensazione nell’usare per primi quell’arma è stata quella di adottare un principio etico comune ai barbari del medio evo».

E il generale Dwight D. Eisenhower, in una visita personale al presidente Truman un paio di settimane prima dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaky, lo esortò a non usare le bombe atomiche. Eisenhower disse:
«Non era necessario colpirli con quella cosa orribile (...) di utilizzare la bomba atomica, di uccidere e terrorizzare i civili, senza nemmeno tentare [negoziati], era un doppio crimine».

Una serie di fattori contribuirono alla decisione dell'amministrazione Truman di usare le bombe.

1) Gli Stati Uniti fecero un enorme investimento di tempo, di intelligenza, di denaro (2 miliardi di dollari nel 1940) per la produzione di tre bombe e non c’era nessuna inclinazione, né il coraggio, di fermarsi.

2) La leadership politica e militare degli Stati Uniti - come molti americani comuni - ebbe un enorme desiderio di vendetta a causa di Pearl Harbor. La misericordia non è nella mentalità dei militari degli Stati Uniti, nè del popolo stanco della guerra. Così le missioni contro Hiroshima e Nagasaky furono accettate, senza fare domande, dalla maggior parte di quelle persone che conoscevano degli eventi solo la versione sterilizzata della sicurezza nazionale.

3) Il materiale fissile nella bomba di Hiroshima era all'uranio. La bomba di Nagasaki era una bomba al plutonio. La curiosità scientifica fu un fattore significativo che spinse il progetto fino al suo completamento. Gli scienziati del progetto Manhattan (e il cordinamento gestionale-amministrativo, il generale Leslie Groves) erano curiosi di sapere «Cosa sarebbe successo se una intera città fosse rasa al suolo da una bomba all'uranio?» «Che dire di una bomba al plutonio?»

La decisione di utilizzare entrambe le bombe fu fatta con largo anticipo rispetto al mese di agosto 1945. Accettare la resa del Giappone non era un'opzione reale, se la volontà era quella di andare avanti con l'esperimento scientifico. Naturalmente l'intervallo di tre giorni tra le due bombe era vergognosamente corto, se la bomba di Hiroshima è stato progettata per costringere la resa immediata. Le comunicazioni e le capacità di trasporto del Giappone erano nel caos, e nessuno, nemmeno i militari USA, tanto meno l’alto comando giapponese, poteva comprendere completamente quello che era successo a Hiroshima. (Il Progetto Manhattan era così top secret che anche Douglas MacArthur, comandante generale di tutto il teatro del Pacifico, era stato escluso dalle informazioni fino a cinque giorni prima di Hiroshima.)

4) I russi avevano proclamato la loro intenzione di entrare in guerra con il Giappone 90 giorni dopo il VE Day (il giorno della vittoria in Europa, 8 maggio), quindi l’8 agosto, due giorni dopo il bombardamento di Hiroshima. In effetti, la Russia dichiarò guerra al Giappone l'8 agosto e stava avanzando verso est attraverso la Manciuria quando Nagasaki fu incenerita. Gli USA non volevano che il Giappone si arrendesse alla Russia, nè volevano condividere il bottino di guerra.

La Russia stava per essere l'unica altra superpotenza - e il futuro nemico - così i primi minacciosi "messaggi" nucleari della Guerra Fredda furono inviati. La Russia infatti ricevette molto meno del bottino di guerra previsto, e le due superpotenze furono immediatamente impantanate nello stallo della guerra fredda che portò alla insostenibile corsa agli armamenti nucleari e alla possibilità di totale estinzione della razza umana. Quel che è accaduto è stato il reciproco fallimento morale e finanziario di entrambe le nazioni a causa della follia militare di due generazioni.

Si stima che circa 80.000 civili innocenti, più di 20.000 giovani giapponesi di leva senza armi siano morti all'istante nel bombardamento di Hiroshima. Centinaia di migliaia di persone hanno sofferto morti lente da ustioni agonizzanti, malattie da radiazioni, leucemie, anemie e infezioni incurabili per il resto della loro vita abbreviata. Generazioni di discendenti sopravvissuti sono stati afflitti da terribili malattie indotte da radiazioni, tumori e morti premature, tuttora in corso.

Un'altra vergognosa realtà che è stato coperta è l’esistenza ben nota al comando degli Stati Uniti del fatto che 12 piloti della Marina americana sono stati immediatamente inceneriti nel carcere di Hiroshima il giorno fatidico.

Così la versione ufficiale approvata dal Dipartimento alla fine della guerra nel Pacifico conteneva nuovi miti che hanno preso il loro posto nella lunga serie mitologica con cui gli americani sono stati continuamente alimentati dagli opinion leader politici e militari e dal potere mediatico, modificando l’efferatezza della guerra in un processo di glorificazione. L’elenco dei fatti censurati necessari alla comprensione di cosa è realmente accaduto include le invasioni militari statunitensi e le occupazioni dei paesi della Corea del Nord, Iran, Vietnam, Laos, Cambogia, Libano, Granada, Panama, Filippine, Cile, El Salvador, Nicaragua, Guatemala, Honduras, Haiti, Colombia, Kuwait, Iraq, Afghanistan, ecc, ecc Un elenco che esclude gli innumerevoli segreti del Pentagono / CIA su operazioni segrete, complotti e assassini nel resto del mondo, dove molte nazioni contengono basi militari americane (ottenute pagando generosamente o con la corruzione o con minacce di sanzioni economiche). (...)


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