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NoTav - Se il PD usa il suo essere borderline



Il Partito democratico criminalizza la protesta sociale e la chiama guerra allo stato. Giustifica in modo indiscriminato l'uso della forza da parte della polizia. Istiga all'uso della forza. Parla di giuste manganellate. Invoca il pugno duro contro i fermati. Delegittima le accuse di violenza e molestie mosse durante una conferenza stampa da Marta Camposana, una donna visibilmente contusa. Usa il suo essere donna. La delegittima sulla base di nulla, con un banale pregiudizio misogino, invece di chiedere che si indaghi e si accertino i fatti e le responsabilità.

Qualcuno obietterà che sto sbagliando. Non è il PD. E' soltanto il senatore Stefano Esposito. Un personaggio un po' folcloristico, noto per esibire, contro i suoi avversari politici, e i notav in particolare, un tono inutilmente muscolare e provocatorio.

In questi anni, tanta violenza e irresponsabilità verbale è stata ignorata, digerita, giustificata, con il carattere dei personaggi che la esternavano.

Tristi siparietti a cui ci hanno abituato i partiti della destra. Puntuale dopo la sparata: Lo sai come è fatto. Berlusconi è Berlusconi. Bossi e Bossi. Borghezio è Borghezio. Gentilini è Gentilini. Boso è Boso. Calderoli è Calderoli. La Russa è La Russa. Ora il PD può raccontarci che Esposito è Esposito. Secondo me, non può.

Se un partito seleziona dirigenti, elegge rappresentanti nelle istituzioni, si assume la responsabilità dei loro comportamenti e delle loro dichiarazioni. Salvo smentirli. Forse non di singoli episodi. Ma di una lunga e metodica sequenza, si.

Un partito non dovrebbe usare una persona come testa d'ariete o parafulmine per fronteggiare una opposizione. Non dovrebbe sovraesporre nessuno. Nè accettare passivamente sovraesposizioni. Può diventare un gioco pericoloso. Il senatore è stato più volte minacciato. Da innocui cretini, o da delinquenti. Le minacce vanno condannate e perseguite, come se non esistessero le provocazioni. I comportamenti provocatori e irresponsabili vanno rifiutati come se non esistessero le minacce.

Ma forse un partito alla fine usa i mezzi più adeguati ai contenuti che esprime, ai fini che persegue. C'è da costruire una grande opera dai costi iperbolici in tempi di crisi finanziaria, dannosa per l'ambiente, inutile per la domanda di traffico in declino da vent'anni. Che vede l'opposizione di gran parte della popolazione della Val di Susa e di un movimento combattivo come i tanti che abbiamo visto animare le piazze in Europa, in America, nei paesi arabi, in Turchia.

Contenuti indifendibili o sempre meno difendibili, si sdoganano attraverso personaggi al limite. Così come la xenofobia ha bisogno di Borghezio, l'imbroglio della Tav ha bisogno di Esposito. Noi invece abbiamo bisogno di chiedere conto ai loro partiti, di non permettere che possano nascondersi dietro il folclore sovraesposto di alcuni loro rappresentanti.

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