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La critica alla pornografia non è una questione morale



di Maria Rossi


"Una critica della pornografia sta al femminismo come la sua difesa sta alla supremazia maschile".

E' con questo folgorante aforisma che Catharine A. MacKinnon, nel 1983, inizia il saggio nel quale, adottando una prospettiva femminista, affronta il tema della pornografia non come mera questione morale, bensì come pratica di politica sessuale che espropria le donne del potere di cui, al contempo, investe gli uomini. Essa dà forma concreta, infatti, all'espressione sessuale della supremazia maschile, fondendo l'erotizzazione del dominio e della sottomissione con la costruzione sociale dell'uomo e della donna, rispettivamente come essere che assoggetta, possiede, usa, consuma e come essere subalterno e desideroso di esserlo o come oggetto posseduto, usato, consumato. La pornografia è, pertanto, un'istituzione importante della diseguaglianza di genere.
Non è un'innocua fantasia, una simulazione o una catarsi, ma è costituita da atti espressivi performativi che plasmano e perpetuano la realtà della subordinazione femminile, provocando ripercussioni che si traducono in discriminazioni e violenze nei confronti del gruppo sociale delle donne, come confermato, del resto, anche da recenti studi, citati, ad esempio, da Chiara Volpato nel libro «Piscosociologia del maschilismo».

«Gli uomini - osserva MacKinnon - fanno sesso con l'immagine che hanno di una donna» e la pornografia concorre a plasmare questa effigie, promuovendo «l'esperienza di una sessualità essa stessa oggettivata».

Nel suo saggio, intitolato "Non è una questione morale", MacKinnon contrappone alla dottrina giuridica statunitense dell'oscenità, che, contrariamente a quel che si crede in Italia, già limitava la pornografia, la critica femminista di quest'ultima, formulando un'analisi che rappresenta un approccio politico elaborato dal punto di vista delle donne, ossia dalla prospettiva della loro subordinazione agli uomini, condizione che mira a superare per ristabilire l'uguaglianza tra i sessi.
Mentre la pornografia è una pratica politica che codifica e cristallizza la sottomissione delle donne, l'oscenità è un concetto morale costruito secondo parametri maschili e quindi la legge che ad esso si ispira concepisce come bene ciò che rinsalda il potere degli uomini e come male ciò che ne contesta l'assolutezza, lo riduce o lo destabilizza. La legge statunitense sull'oscenità, infatti, - sottolinea MacKinnon - sanziona come immorale e illegale ciò che, da un punto di vista femminista, risulta innocuo, come la nudità, l'impudicizia, la licenziosità o, addirittura, ciò che per le donne è giusto, come l'aborto e la propaganda degli anticoncezionali. Al contrario, non ritiene illecite, ad esempio, le rappresentazioni pornografiche di corpi di donna legati, stuprati, ridotti ad oggetti da maltrattare.

«Il femminismo - osserva MacKinnon - [...] si chiede perché la lascivia abbia importanza e l'assenza di potere no o perché le sensibilità siano maggiormente protette dall'offesa di quanto le donne non lo siano dallo sfruttamento».

La dottrina che sottrae tutta la pornografia, intesa in senso femminista, alle restrizioni dello Stato si fonda sulla protezione assicurata dal Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti alla libertà di espressione, che non si ritiene, però, violata - e questo dato di fatto dovrebbe indurci a riflettere - dall'esistenza di una legge sull'oscenità. La ragione di questa incongruenza è chiara. Il Primo emendamento non tutela la libertà di espressione, quanto piuttosto il diritto degli uomini di imporre alle donne la pornografia anche nel privato, ma, soprattutto, garantisce l'esclusivo dispiegamento delle manifestazioni di pensiero, delle rappresentazioni, delle concezioni dei dominanti, mentre riduce al silenzio le subalterne, soffoca le loro voci, occulta la loro verità.

"Inoltre, secondo la dottrina liberale che informa il Primo emendamento la libertà di parola, pornografia inclusa, contribuisce a scoprire la verità. [...] Ma in una società che discrimina sulla base del genere, la parola del potente impone al mondo il proprio punto di vista, celando la verità di chi non ha potere sotto un velo di disperata remissività. [...] Così, mentre chi difende la pornografia sostiene che la messa a disposizione di tutti i tipi di discorso, compreso quello pornografico, lascia la mente libera di realizzarsi, dal punto di vista delle donne la pornografia è libera di assoggettare la loro mente e, inseparabilmente, il loro corpo, normalizzando un terrore che costringe al silenzio.
Secondo i liberali, la libertà di parola non deve mai essere sacrificata a vantaggio di altri obiettivi sociali. Ma il liberismo non ha mai capito che la libertà di parola degli uomini riduce al silenzio quella delle donne".

Per queste ultime, dunque, non si tratta tanto di evitare l'intervento dello Stato, quanto piuttosto di sollecitare l'adozione di azioni positive che garantiscano loro la libertà di espressione finora negata.
Per MacKinnon il divieto di un certo tipo di pornografia si fonda, quindi, sull'attribuzione alle donne del diritto di manifestare un proprio specifico punto di vista, diverso da quello dei dominanti, e soprattutto, sul rispetto del principio di uguaglianza, seriamente compromesso da questo genere di rappresentazioni, ovverosia sulla restituzione ad esse del potere di cui sono state espropriate, privazione che le ha mantenute sinora in una posizione di subalternità agli uomini.

12 Responses to “La critica alla pornografia non è una questione morale”

  1. difendere Il punto di vista delle donne o il punto di vista delle donne che la pensano come MacKinnon? Il punto è che l'interpretazione che MacKinnon da della pornografia non è verità assoluta, è solo una delle interpretazioni possibili, ci sono donne sia nell'ambito del porno e anche all'interno del femminismo che la pensano molto diversamente e il loro punto di vista non vale di meno.
    il punto è che nessuno nè lo Stato nè qualunque ente morale o politico dovrebbe decidere quali spettacoli un adulto può vedere e quali no, stabilire che certi spettacoli sono di per sè "malsani" e quindi da vietare a tutti mi spaventa. Se poi parliamo di rappresentare la violenza, il discorso esula dal porno: se la trama o il registro narrativo richiede di mostrare certe cose vanno mostrate. La violenza è responsabilità di chi la commette non di chi la mette in scena narrativamente e artisticamente

  2. @ Paolo 1984 caro Paolo stai portando il discorso altrove. Questo post non parla di censure ma fa solo una analisi della miseria dell'immaginario pornografico. Si spiega chiaramente alla luce di queste righe, perchè la foto che ritraeva una fotografa nuda con una goccia di latte che le usciva da un seno, un bambino nudo in braccio e la bambina nuda abbracciata alle sue gambe, sia stata censurata, mentre altre foto che circolavano su facebook con donne nude in pose umilianti no. Si spiega anche perchè un giornalista si scandalizza per i corpi nudi ma vitali e in movimento di adolescenti, al punto di farci un pezzo su, ma non si scandalizza per foto pubblicitarie di donne nude in pose umilianti.

  3. Nell'articolo si parla chiaramente a favore del divieto di "certa" pornografia (quale? non viene detto), si sostiene persino che il Primo Emendamento non tutela la libertà di espressione ma serve a "imporre la pornografia alle donne" (vorrei poi sapere se parliamo della stessa cosa quando parliamo di porno perchè spesso sento definire, con intenti spregiativi, porno cose che non lo sono, e sulle censure di facebook non ho problemi a dire che le trovo idiote, fosse per me non censurerei nulla, la pubblicità poi è un'altra cosa poichè non è una rappresentazione artistica o narrativa neanche a livello infimo, è comunicazione commerciale, cancellarla non è censura) quindi sì di fatto si sta parlando di censura di certe rappresentazioni ritenute "malsane", "pericolose" non ci si limita ad analizzare l'immaginario pornografico
    Ho inoltre fatto notare che il punto di vista della MacKinnon sul porno non è il punto di vista di tutte le donne e neanche di tutte le femministe ma se si afferma che "difendere" il porno o rifiutarsi di vederlo come il demonio equivale a difendere la "supremazia maschile" e pertanto gente come Nadine Strossen, Elisabeth Badinter, Wendy McElroy o Ovidie Becht sarebbero non persone che la pensano diversamente con cui si può discutere, concordare o dissentire, ma maschiliste "inconsapevoli" o quinte colonne del patriarcato allora ogni discussione è inutile. La MacKinnon non da' interpretazioni, ma certezze assolute.
    Di Cubeddu e del suo famoso articolo penso tutto il male possibile.

  4. e ovviamente è escluso che esistano donne che consumano porno, lo realizzano non solo come attrici, se ci sono vuol dire che sono vittime inconsapevoli. Le uniche testimonianze accettate dal fronte anti-porno sono quelle delle ex attrici porno "pentite" in maniera analoga gli antiabortisti portano a sostegno delle loro tesi testimonianze di donne che si sono "pentite" di aver abortito..ma tali testimonianze (indubbiamente vere) non sono le sole nè le storie personali tragiche di alcune rockstar dipendenti da alcool e droga, vittime di abusi possono essere usate per attaccare il rock'n roll in sè..mentre contro il porno viene fatto sistematicamente

  5. non nascondo che il mio timore è che si inizi chiedendo la censura del porno (amesso che per porno si intenda tutti la stessa cosa) e si continui poi bersagliando oere diverse o di maggiore livello artistico

  6. Molto bello l'articolo, grazie a questo e ad altri dedicati alla MacKinnon cresce in me l'entusiasmo di aver incontrato un'altra donna che appunto, pensa, al di là del binarismo, del pro e del contro, cosa meglio per intavolare una discussione? Personalmente non posso non essere d'accordo con la sua visione della pornografia, in quanto a definire cosa essa sia, penso basti guardare qualche video porno online.. Mi sono sempre chiesta come piaccia ad una donna essere penetrata da tre uomini.. E allora sono andata a guardare i video di lesbiche credendo di incontrare un'immagine a me più affine del sesso (e non perché io sia lesbica), ma anche lì 9 video su 10 presentano donne che usano orrendi vibratori di plastica per tappare i buchi. Ma non serve andare a vedere video porno, basta guardare l'ultima publicità della "Disegual", una marca di abbigliamento femminile, per vedere come i tanti ruoli, seppur aggiornati, a cui le donne sono condannate, sono ancora tutt'ora più che presenti nel nostro immaginario. Madre, moglie, fidanzata di uomo o donna, single (con vibratore)... insomma "fallo al mattino" ti dice la pubblicità con un doppio senso a dir poco agghiacciante.. ma fallo cosa? hahahaha senza fallo proprio non possiamo stare!?!?!?!?! Per carità, non disprezzo, ma certo una cosa mi é sempre stata chiara, che la mia sessualità e il mio piacere sessuale non sono MAI dipesi da lui. Ed é questo che il porno invece ribadisce a grandi lettere, che una donna può godere solo se penetrata da un pene, meglio se enorme. Non é così, ormai lo sanno molte donne e anche alcuni uomini, per fortuna.

  7. Lo spot Disegual è carino. se una non vuole usare un vibratore non lo usa. ci sono donne che lo usano e non sono meno autentiche delle altre. Quanto al pene, i nostri genutali maschili o femminili non sono schifezze, la penetrazione può essere gradevole per entrambi come ogni altra pratica erotica.
    Ed esistono nella realtà donne single e donne che stanno in coppia con un uomo o con una donna così come esistono uomini single o in coppia e vanno raccontati..non è una "condanna" di per sè. Esiste l'amore, esistono le coppie non c'è nulla di male

  8. non mi sembra di aver condannato nessuno ma solo di aver espresso il mio punto di vista. Quello che dici non é in contraddizione con quello che ho detto a parte il fatto che hai aggiunto un giudizio, quello di schifezze riferito agli organi genitali, che non é presente nel mio commento, io intendevo solo dire che é la preminenza del fallo rispetto a tutto il resto a farmi ormai sorridere e certamente avere la conferma che non é cambiato nulla. Qui non si tratta di limitare la libertà di nessuno ma di analizzarla bene questa libertà, e poi prendere le decisioni che ognuno ritiene giuste per se stesso/a.

  9. ok, ci tenevo a dire che usare un vibratore non vuol dire essere più o meno liberi/e e autentiche/i rispetto ad altri/e.
    Consiglio il film Hysteria di Tanya Wexler

  10. e il pene e i testicoli sono genitali maschili come la vulva e la vagina soo femminili, nel sesso contano non si può fingere il contrario

  11. "nel sesso contano non si può fingere il contrario"
    anche se non è l'unica cosa

  12. Grazie di questo articolo, in cui riconosco ciò che ho sempre visto, e che da un po' di tempo sembra essersi eclissato. E grazie anche a Nadia Somma. Secondo i liberali, la libertà di parola non deve mai essere sacrificata a vantaggio di altri obiettivi sociali. Ma il liberismo non ha mai capito che la libertà di parola degli uomini riduce al silenzio quella delle donne".

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