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Lo stato magnaccia



di Maria Rossi


La crisi economica si protrae e si aggrava, producendo un incremento del tasso di disoccupazione, della precarietà e della povertà. Qualcuno pensa di porre rimedio a questa gravissima situazione proponendo di trasformare lo Stato in magnaccia, che  riscuote le tasse sui corpi mercificati delle prostitute, traendo profitto dal loro sfruttamento.

Per rendere "appetibile" questa operazione si presentano stime iperboliche, assolutamente incredibili, dei guadagni che se ne trarrebbero.

Si afferma, anzitutto, che in Italia esisterebbero nove milioni di clienti di prostitute. Benché riportata da una fonte ufficiale: un rapporto del Dipartimento delle Pari opportunità, questa cifra, peraltro piuttosto datata (risale al 1996), fornita dal centro di ricerca PARSEC e dall'Università di Firenze, si riferisce in realtà al numero annuo di contatti con prostitute, non  a quello dei clienti che, in quell'anno, erano, probabilmente, 2,5 milioni [1]  Fin troppi certo, ma non 9 milioni. Non possediamo alcun dato aggiornato sul numero dei consumatori di rapporti mercenari che potrebbe essersi ridotto in conseguenza della crisi.

Le prostitute, invece, secondo la stima della commissione affari sociali della Camera, riportata da Luca Telese nell'articolo che sto commentando, sarebbero comprese tra le 50 e le 70.000 ragazze e donne. Il 65% di loro praticherebbe la prostituzione in strada, la forma più marginale e meno remunerata. In questo caso, il costo di un rapporto mercenario, secondo le cifre fornite dagli utenti del sito Escort Forum,  si aggirerebbe tra i 10 euro pagati a una donna di origine nigeriana o, comunque, africana, ai 20-30 o al massimo 50 euro [2]. Non so peraltro quanto elevata sia la percentuale delle donne subordinate ad un magnaccia e quanto denaro debba essere a lui consegnato.

Quindi: che il fatturato annuo del settore si aggiri intorno ai 25 miliardi di euro e che  questa sia una stima per difetto  è un dato palesemente inattendibile, probabilmente fondato sul fraintendimento del significato  della cifra di nove milioni, che non si riferisce - lo ribadisco - al numero dei clienti, ma a quello dei rapporti mercenari consumati nel 1996, un'era geologica fa.

In base a  quali elementi dichiaro inverosimile la stima proposta  nell'articolo in questione? In base all'analisi di alcuni dati  relativi all'industria straniera del sesso.

In Germania, secondo il calcolo effettuato dal sindacato Verd.di, il mercato della prostituzione genera  un fatturato annuo corrispondente a 14,5 miliardi di euro [http://goo.gl/Ioohx - http://goo.gl/m28hB], ma il numero delle prostitute, secondo uno studio risalente al 2005 [3],  sarebbe pari a 200.000,  cifra elevata a 400.000 dall'organizzazione Hydra [4] e confermata da una ricerca compiuta nel 2009 dell'associazione TAMPEP (European Network for HIV/STI Prevention and Health Promotion among Migrant Sex Workers). Secondo un articolo del quotidiano De Bild i clienti sono 1.200.000 al giorno http://www.massimolizzi.it/2013/07/germania-bordello-deuropa.html.  Dunque, in Germania il numero delle prostitute è  circa 4 volte, se non 8 maggiore che in Italia e quello dei clienti è stratosferico. Inoltre, la prostituzione di strada, quella meno "redditizia", è poco diffusa. Ciononostante, i profitti generati dal settore sono decisamente inferiori a quelli ipotizzati per l'Italia da Luca Telese.

Nei Paesi Bassi, invece, dove le prostitute, secondo una stima molto datata, risalente al 1999, sarebbero 25.000, il settore genererebbe un fatturato di circa 1 miliardo di euro [5]. Non esistono, a mia conoscenza, stime recenti sul numero dei clienti.  Si sa, invece, che la prostituzione di strada è molto ridotta e rappresenta ad Amsterdam soltanto l'1% del totale [6]. Anche in questo caso, dunque, la situazione non è paragonabile a quella italiana e ci consente di comprendere come la stima sul volume d'affari del settore proposta da Luca Telese sia assolutamente irrealistica.

Vorrei  richiamare la vostra attenzione sull'assenza, che dovrebbe sorprendere, di dati certi e aggiornati sul numero delle prostitute nei Paesi Bassi. Questa mancanza è strettamente connessa al fatto che la maggior parte delle prostitute non  si registra, né si iscrive alla Camera di Commercio, atto  necessario all'adempimento degli obblighi fiscali che sono evasi dal 60% delle ragazze esposte in vetrina e dai tre quarti delle escort [7]. Le  motivazioni addotte da chi si sottrae all'imposizione fiscale sulla pratica dei rapporti mercenari sono molto significative e potrebbero valere anche per le prostitute italiane. Molte indicano come causa la percezione di un reddito troppo tenue, ciò che induce  a interrogarsi sull'ampia diffusione  del fenomeno  del lenocinio che implica  l'estorsione, attuata dai magnaccia,  di una buona parte dei guadagni delle donne che si prostituiscono; altre affermano che non si tratta di un lavoro stabile, soggetto, quindi, alle norme fiscali generali, altre ancora sostengono che la prostituzione coinvolge il loro corpo e che tassarlo è inconcepibile. Questa osservazione ci fa comprendere come le stesse donne che la praticano non percepiscono la prostituzione come una professione qualsiasi, come mera prestazione di servizi sessuali, che sia possibile disgiungere dalla propria individualità, ma la concepiscano come  un' intrusione nella propria sfera intima, come un'attività che  segna profondamente la loro identità. Se accettano di   mercificare il corpo per ragioni di sopravvivenza, non tollerano però che esso venga trasformato in merce tassabile. Infine, molte prostitute non si iscrivono alla Camera di Commercio e, dunque, sfuggono all'imposizione fiscale  per il desiderio di conservare l'anonimato [8]. A differenza di quel che affermano i suoi sostenitori, la regolamentazione, infatti, non cancella lo stigma che avvolge un'attività come la prostituzione [9]. Paradossalmente, il maggior numero di prostitute  registrate e note alle autorità fiscali  è originaria dell'Europa dell'Est   e   costituisce il gruppo sottomesso al più intenso e brutale sfruttamento  da parte dei magnaccia. L'iscrizione è, in questo caso, spesso imposta dai prosseneti al fine di evitare controlli da parte della polizia [10]. Dunque: l'evasione fiscale è elevatissima e versare  le imposte, anziché configurarsi come un indizio di regolarità  delle condizioni di lavoro,  può rivelarsi un segno di  assoggettamento alla coercizione e alla violenza!

Un altro motivo che spiega l'assenza di stime sicure e recenti  nei Paesi Bassi è rappresentato dall'ampia diffusione della prostituzione illegale. La regolamentazione,  in contrasto con quanto comunemente si ritiene, non comporta, infatti, la riduzione dell'irregolarità. Tutt'altro! Negli ultimi anni si è verificato un incremento del numero di prostitute che offrono prestazioni sessuali attraverso Internet. La rete offre opportunità alle donne che non possono o non vogliono praticare rapporti mercenari nel circuito dei locali muniti di regolare licenza. L'offerta su Internet è costituita principalmente da escort e da prostitute che esercitano nella propria casa o in una stanza di hotel e ciò non è consentito [11]. Secondo dati del Servizio Sanitario Nazionale riferiti al periodo 2002-2004 ad Amsterdam, città sulla quale possediamo un maggior numero di informazioni, vi sarebbero 8000 prostitute, il 25% delle quali esporrebbero il proprio corpo nelle vetrine, l'1% eserciterebbe in strada, il 25% nei sex club e nelle case chiuse e il 49% in altri luoghi illegali (alberghi, bar, sale massaggio, la propria casa) o in altre forme (escort) [12]. Dunque: quasi la  metà della prostituzione ad Amsterdam sarebbe sommersa.

Anton van Wijk e i suoi collaboratori hanno redatto un rapporto nel 2010 che conferma questo preoccupante quadro con riferimento alla città di Amsterdam.   Gli autori  osservano che, secondo dati del 2009, il numero delle escort operanti ad Amsterdam si aggira tra le 536 e le 580, tra le 200 e le 350, ossia tra un terzo e la metà delle quali non dipendenti da un'agenzia e, pertanto, irregolari [13]. Tra le altre forme di prostituzione non autorizzate vi è la pratica dei rapporti mercenari a casa propria che coinvolgerebbe un numero massimo di 1680 donne [14].

Anche nelle sale massaggio cinesi e thailandesi possono essere offerte illegalmente prestazioni sessuali.

Diversi informatori indicano, poi, l'esistenza di una tendenza sempre più diffusa ad impiegare gli hotel per esercitare la prostituzione.  Questa prassi non è legale. E' probabile che nei Paesi Bassi vi siano 68 hotel in cui  si praticano rapporti mercenari su un totale di 254 (dunque, quasi un quarto del totale) [15].

Altra forma di prostituzione illegale è quella praticata nei bar, nei coffee shops e nei ristoranti che non dispongono di apposita autorizzazione, così come quella esercitata nei parchi dai gay.

E' evidente come esercitare la prostituzione nel settore sommerso implichi anche l'evasione fiscale. In altre parole: anche ragionando in termini freddamente economici di una questione che meriterebbe ben altre considerazioni, non è che ci si possa illudere di risolvere la crisi economica e di ampliare il welfare sfruttando la mercificazione del corpo delle donne.

Introdurre qualche forma di regolamentazione, osserva Luca Telese, significherebbe però combattere lo sfruttamento meglio di ora. E' esattamente il contrario. Essa comporterebbe invece la legalizzazione e la legittimazione sociale del prossenetismo,  realizzata attraverso una duplice operazione: la trasformazione dello Stato in magnaccia e  dei papponi in rispettabili imprenditori del sesso. Inoltre non determinerebbe neppure l'eliminazione  della tratta, della prostituzione coatta e delle forme illegali di lenocinio. Nei Paesi Bassi la diffusione della prostituzione coatta sarebbe così estesa da raggiungere cifre comprese tra il 50% e l'85- 90% del totale. Nelle vetrine del quartiere a luci rosse di Amsterdam: il De Wallen almeno il 90% delle prostitute risultano subordinate ad un magnaccia, che estorce loro almeno la metà dei proventi.

La situazione non è diversa in Germania, dove, come rivela un articolo pubblicato sul De Bild, la maggioranza delle prostitute non lo è per libera scelta, ma per coercizione. Christian Zahel, capo dell'Ufficio sulla criminalità organizzata nel Land della Bassa Sassonia dichiara che  9 ragazze su 10  praticano rapporti mercenari perché costrette. Inoltre qui, come nei Paesi Bassi, molti bordelli sono gestiti da clan mafiosi.

E cosa accadrebbe in Italia dove la mafia è profondamente radicata?

Luca Telese afferma poi che la regolamentazione offrirebbe alle prostitute maggiori garanzie previdenziali e sanitarie. Non è  così.  Nel 2007, cinque anni dopo la promulgazione della legge che regolamenta l'industria del sesso, il Ministero della Famiglia tedesco ha redatto un rapporto dal quale si evince come la nuova normativa non abbia «apportato alcun apprezzabile miglioramento reale alla sicurezza sociale delle prostitute» [16]  e alle loro condizioni di lavoro. Del resto, soltanto l'1% delle donne intervistate aveva dichiarato di aver sottoscritto un contratto di lavoro come prostituta [17]. Analogamente: le iscrizioni delle prostitute alla previdenza sociale sono quasi inesistenti. Le condizioni di lavoro, poi, sono pessime, in particolare nei bordelli che hanno introdotto la tariffa forfettaria che prevede che i clienti,  dietro corresponsione di una determinata somma di denaro, (ad esempio: 70 euro) possano consumare rapporti mercenari con tutte le donne che desiderano, per tutto il tempo che vogliono e in qualsiasi forma (sesso vaginale, orale anche senza preservativo, anale, gang-bang). Naturalmente ciò si traduce per le ragazze in un ritmo infernale di sfruttamento, in un susseguirsi frenetico di intrusioni di estranei nel proprio corpo, al quale non possono sottrarsi, come racconta, ad esempio, Sina, un'adolescente di 16 anni, vittima di tratta, costretta ad avere  rapporti sessuali anche con 30 clienti al giorno. Le condizioni di lavoro delle donne prostituite sono «peggiorate nel corso degli ultimi anni», spiega l'operatrice sociale Andrea Weppert. «In Germania, nel complesso,  sono offerti molti più servizi sessuali in condizioni più rischiose e per meno soldi che 10 anni fa» [18].

Lo stesso accade nei Paesi Bassi, dove circa il 95% delle prostitute che praticano rapporti mercenari nel settore legale vengono trattate come lavoratrici autonome, che affittano le stanze ove si prostituiscono [19]. Eppure, la maggioranza di loro ha un rapporto di lavoro che si configura come dipendente. Teniamo presente che nei Paesi Bassi le lavoratrici e i lavoratori autonomi non possono ottenere un prestito o un mutuo  per l'acquisto  della casa, a causa della mancanza di un reddito fisso, e non  possono fruire di servizi come la pensione, l'assicurazione malattia, quella contro l'invalidità [20]. Dunque: la quasi totalità delle prostitute è esclusa dal godimento dei diritti sociali e dall'applicazione  delle norme di tutela del lavoro.

Aggiungo che a tutti andrebbero garantiti i diritti sociali fondamentali, indipendentemente dal fatto che siano lavoratori o disoccupati,  a prescindere cioè dal loro "valore economico" come "produttori".

La regolamentazione non garantisce neppure migliori condizioni sanitarie alle prostitute. Per evitare che le prostitute contraggano malattie sessualmente trasmissibili, i proprietari dei sex club  dei Paesi  Bassi dovrebbero rifornirle di preservativi.  Non sempre, però, questa norma viene rispettata.  Vi sono gestori che accollano alle prostitute l'onere di provvedere alla tutela della propria salute. Alcuni  di loro sono perfettamente consapevoli del fatto che alcune ragazze non impiegano il preservativo e sono convinti che  questo comportamento sia positivo perché genera introiti supplementari al locale [21]. Per attirare clienti, molte prostitute dell'Europa dell'Est che espongono il proprio corpo nelle vetrine riducono il prezzo della prestazione e praticano rapporti senza profilattico, con il rischio di  contrarre malattie, di rimanere incinte, di abortire [22]. Dalle recensioni pubblicate su un forum di clienti si apprende che circa un sesto e anche più di escort ad Amsterdam  pratica rapporti orali senza condom (il contatto tra sperma infetto e mucose è una delle vie di contagio del virus HIV). Come ammettono i clienti, anche le prostitute che esercitano in casa offrono abbastanza frequentemente prestazioni sessuali non protette, soprattutto ai frequentatori abituali [23]. Lo stesso accade nelle sale massaggio cinesi e thailandesi non autorizzate all'esercizio della prostituzione [24].

Nei bordelli tedeschi, almeno in quelli che applicano la tariffa forfettaria, non è infrequente che venga pubblicizzata dai proprietari e, quindi, sostanzialmente imposta alle prostitute la pratica del  sesso orale senza preservativo.

Ritornando all'Olanda, A. Daalder osserva, nella sua ricerca, come il grado di benessere psicologico delle  donne che si prostituiscono si sia ridotto tra il 2001 e il 2006. Corrispondentemente, è aumentata l'entità del disagio, così come l'impiego dei sedativi [25]. Questa informazione trova conferma nel rapporto stilato nel 2010 da Anton van Wijk e  da altri autori, che segnalano anche il consumo di sostanze stupefacenti come "farmaci" che consentono di tollerare il malessere connesso alla pratica dei rapporti mercenari [26]. Le organizzazioni di aiuto sono particolarmente preoccupate per le condizioni di salute delle prostitute dell'Europa dell'Est ed in particolare delle ragazze rom. Queste ultime vengono frequentate da uomini che pretendono rapporti sessuali estremi,  adottano un comportamento violento  e non vogliono pagare il prezzo pattuito [27].

Come ho già rilevato in un precedente articolo, http://www.massimolizzi.it/2013/07/lo-stupro-pagamento-non-e-un-lavoro.html, lo stato di salute delle prostitute è, in qualsiasi Stato, pessimo. Dal 60% all'80% di esse soffre di disturbi fisici, sessuali o psichici come la sindrome da stress post-traumatico (68%), un disturbo riscontrato soprattutto (e in misura inferiore) nelle vittime di stupro e di violenza fisica. La maggioranza delle prostitute ha subito aggressioni e violenze sessuali.  In Germania, assunta da Luca Telese a modello da emulare, ricordo di nuovo che il 52% delle prostitute è stata minacciata con un'arma, il 61% è stata oggetto di aggressioni fisiche e il  63% ha subito uno stupro (il 50%  addirittura più di 5).  Sono dati che suscitano profonda angoscia.

Non è giusto tassare le prostitute,  già così spesso aggredite, stuprate,  traumatizzate e non è una questione di moralismo. Semmai è una questione di rispetto dei diritti umani. Non è giusto che lo Stato  sfrutti  la prostituzione che, troppo spesso, si traduce in una serie di  stupri a pagamento. Non è giusto.

Il governo intende ridurre l'evasione fiscale che ha raggiunto nel 2012 i 120 miliardi di euro? Inizi  a recuperare gettito dalle società di capitali (quelle di grandi dimensioni). Sono circa un milione e nel 2010 oltre un terzo di loro ha presentato  un bilancio in perdita e il 60% ha raggiunto a malapena i 250 mila euro. Non è la crisi, ma l'evasione il motivo di queste esigue dichiarazioni  fiscali, osserva la giornalista Nunzia Penelope, dal cui libro «Ricchi e poveri» ho ricavato questo dato. Lo conferma una relazione della Procura di Milano, secondo la quale dal 2009 al 2011  i reati fiscali sono quintuplicati.

Sapete quanti miliardi di euro sottratti al fisco italiano sono depositati in Svizzera? Dai 150 ai 200 miliardi. Non si potrebbero recuperare, almeno in parte?

I rentiers (un milione di contribuenti), che vivono appunto di rendita, affittando le case di proprietà, hanno un tasso di evasione dell'83% e dichiarano al fisco, in media, meno di 4 mila euro l'anno, incassando sei volte di più [28].  Si potrebbero citare diversi altri esempi di  mancato adempimento degli obblighi fiscali da parte  di ricchi contribuenti.

Mi chiedo, quindi:  non potremmo esigere dal governo un serio impegno a recuperare il  denaro sottratto al fisco dai grandi evasori, anziché pretendere che vengano imposte tasse a donne  mercificate e magari aggredite, insultate, umiliate e stuprate anche più di una volta?


Note

[1] Giorgia Serughetti, Uomini che pagano le donne, Ediesse, 2013, p.72
[2] http://forum.escortforum.pw/index.php?/topic/105260-prezzi-in-cadura-libera-finalmente-ne/
[3] Auswirkungen des Prostitutionsgesetzes, IV Internationale Perspective. Sozialwissenschaftliches Frauenforschungsinstitut, Freiburg. July 2005; http://en.wikipedia.org/wiki/Prostitution_in_Germany. La cifra di 200.000 è riportata in un dossier di Der Spiegel e in questo articolo: http://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/14/legalizzerei-la-prostituzione/
[4] http://en.wikipedia.org/wiki/Prostitution_in_Germany. La cifra di 400.000 prostitute è riportata in questo articolo del quotidiano De Bild: http://www.massimolizzi.it/2013/07/germania-bordello-deuropa.html
[5] http://fr.myeurop.info/2013/03/27/prostitution-le-modele-liberal-neerlandais-remis-en-cause-7439
[6] Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep. Een onderzoek naar de prostitutiebranche in Amsterdam (Una professione vulnerabile. Un'indagine sul settore della prostituzione ad Amsterdam), 2010, p.117. www.prostitutie.nl/.../Samenvatting_Kwetsbaar_be...
[7] A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands since the lifting of the brothel ban, 2007, p.66. www.wodc.nl/.../ob249a_fulltext_tcm44-83466.pd.
[8] Ibidem, pp.66-67.
[9] Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit., pp.33 e 38.
[10] Ibidem, p.38.
[11] A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands..., cit., p.81.
[12] Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit, p.32.
[13] Ibidem, p.98
[14] Ibidem, p.121
[15] Ibidem, pp.138 e 140.
[16] http://www.spiegel.de/international/germany/human-trafficking-persists-despite-legality-of-prostitution-in-germany-a-902533.html Ne esiste anche una traduzione in inglese: http://www.spiegel.de/international/germany/human-trafficking-persists-despite-legality-of-prostitution-in-germany-a-902533.html e una in francese: https://www.facebook.com/notes/lise-bouvet/enqu%C3%AAte-du-spiegel-sur-l%C3%A9chec-de-la-r%C3%A9glementation-en-allemagne-traduction-int%C3%A9g/260979947373211
[17] Ibidem
[18] Ibidem
[19] A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands..., p.64
[20] Ibidem, p.67
[21] Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit, p.84
[22] Ibidem, p.59.
[23] Ibidem, p.128.
[24] Ibidem, p.137.
[25] A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands..., cit., pp.15 e 71.
[26] Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit, p.60.
[27] Ibidem, p.59.
[28] Nunzia Penelope, Ricchi e poveri, Ponte alle grazie, 2012, pp.84, 88-89

2 Responses to “Lo stato magnaccia”

  1. se le prostitute sono 60mila allora 9 milioni di rapporti in un anno significherebbe una media di 0,4 rapporti al giorno per ciascuna di esse, un rapporto ogni due giorni e mezzo. un po' poco dal mio punto di vista. sono andato con prostitute solo 4 volte in vita mia ma penso che sia sufficiente per farsi un'idea sul loro "carico di lavoro".

  2. Io mi chiedo, inoltre, quali siano i gruppi di pressione, e i veri e propri gruppi di potere, che stanno incrementando, se non ispirando, questa ondata propagandistica a favore della legalizzazione non della prostituzione, che non è certo proibita, ma dello sfruttamento della prostituzione, e dell'induzione alla prostituzione, sua necessaria premessa, oggi, in Italia.

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