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Il mascolinismo in Francia



Un movimento contro le donne

Il mascolinismo nel paese dei diritti dell'uomo: la Francia


a cura di Stop masculinisme - tradotto da Maria Rossi


Attualità del mascolinismo nel Paese dei diritti dell'uomo
Benché sia più organizzato e visibile che altrove, il movimento mascolinista non si è sviluppato soltanto in Québec, nel Canada. Ha fatto la sua comparsa anche nell'Europa dell'Ovest, in Francia, soprattutto. Qui, alcune associazioni, psichiatri dell'infanzia, personaggi pubblici e ricercatori nel campo delle scienze umane diffondono un discorso allarmista sulla « condizione maschile» e sostengono provvedimenti legislativi favorevoli alle loro convinzioni.
Al punto che nel 2002, il referente dell'ONU, che non possiamo qui tacciare di partito preso, lamentò il cattivo funzionamento della giustizia francese per l'insufficiente protezione che essa accordava ai bambini nei confronti degli uomini violenti e degli autori di abusi sessuali, specialmente quando questi erano i padri.
E' quello l'anno in cui i mascolinisti hanno esercitato una forte influenza ottenendo l'approvazione della legge sull'affido condiviso che ha concesso ai giudici delle questioni familiari (n.d.a: dei tribunali dei minori) il potere d'imporre la residenza alternata, legge dagli effetti disastrosi per i bambini e per le madri [Jacqueline Phélip, « Garde partagée ou résidence alternée : l’enfant d’abord » http://sisyphe.org/spip.php?article1542 ]
Ironia della sorte, mentre noi stiamo scrivendo questo opuscolo, i discorsi mascolinisti hanno avuto ancora diritto a una pubblica tribuna, una signora tribuna, per giunta: un documentario diffuso su France 2: Des hommes en vrai di François Chilowicz, trasmesso l'11 giugno 2009. Esso è rimasto visibile anche sul blog del regista hébergé su france2.fr3.
Il mascolinismo dispone di uno spazio compiacente sui media francesi, ciò che gli consente di avere un peso sproporzionato nel dibattito pubblico. E lo svolgimento del prossimo congresso Paroles d'hommes a Parigi rischia di peggiorare le cose.

Quando il mascolinismo viene trasmesso alla TV
L'anteprima del film Des hommes en vrai esprime nettamente le concezioni mascoliniste dell'autore. Innanzitutto il regista ci ricorda che «l'essere padre davanti ad un magistrato, di solito, conta poco rispetto all'essere madre. La giustizia delle questioni famigliari (i tribunali dei minori) attuerebbe forse delle discriminazioni nei confronti degli uomini?». Poi l'autore ci dice che quando le donne cercano di allontanare il padre dai bambini e di chiedere il divorzio per colpa forniscono delle prove «più o meno vaghe». In altre parole, l'autore accusa  oscuramente queste donne di chiedere  il divorzio per colpa in base a motivi loschi,  se non a false accuse. 
Ed ecco la propaganda sulla PAS su un canale televisivo pubblico:
«Certe donne sono animate da un desiderio di vendetta, che dissimula probabilmente una pulsione fusionale nei confronti del bambino: il partner non é né un buon marito, né un buon padre, dovrà meritarsi il diritto di vedere i suoi bambini e pagherà per gli anni sprecati accanto a lui».
Sulla pagina di France 2 che presenta il film, tra i link indicati, si trova tutta la cricca mascolinista: le Réseau Hommes e Guy Corneau, diversi siti di padri separati/ divorziati, mascolinisti (ACALPA, justice papa, les papas=les mamans, fédération des mouvements de la condition paternelle, SOS Papa) e il sito lacause- des-hommes.com che si definisce «uominista», ma che rappresenta un vero compendio di mascolinismo.

Le organizzazioni di difesa dei padri separati e gli «esperti»
In prima linea in questo ritorno di fiamma dell'antifemminismo in Francia, che data dagli anni Ottanta, ci sono le organizzazioni di difesa dei padri divorziati ( e, in linea generale, dei padri non sposati e separati, considerato l'aumento delle nascite fuori dal matrimonio).
La più importante e la più attiva associazione dei padri separati è SOS Papa. Costituita nel 1990, con sede a Parigi e in altre città - conta 37 sedi di rappresentanza- l'associazione dichiara 14.000 aderenti ed ha un bilancio annuale di 100.000 euro. Dal 2005 SOS Papa è membro dell'UNAF (Unione Nazionale delle Associazioni Familiari) e ciò le dà una visibilità e un finanziamento maggiori che in precedenza, così come le conferisce legittimità nei confronti delle istituzioni statali.
Les Papas = les Mamans, il Mouvement de la Condition Paternelle, le Nouveau Mouvement de la Condition Paternelle, e SOS Divorce fanno ugualmente parte del paesaggio mascolinista. Le attività di queste associazioni sono le seguenti: ascolto e consigli ai padri che si stanno separando o  stanno divorziando,  partecipazione ad incontri e convegni, organizzazione di stages formativi per i militanti, diffusione sui media della condizione di questi padri, pressioni sui deputati e le deputate e partecipazione a gruppi di lavoro per l'elaborazione di proposte di legge. Sia a livello individuale - in direzione dei padri - che a livello istituzionale, queste associazioni cercano di mantenere i privilegi del dominio maschile, impegnandosi affinché non venga lasciato nulla alle ex  e siano ridotti il più possibile i diritti delle madri.

Le rivendicazioni delle associazioni dei padri
Al centro delle rivendicazioni delle associazioni dei padri separati c'è l'affido dei bambini e le spese che comporta la loro cura, ossia il versamento dell'assegno alimentare. Incentrando il loro discorso sulla difesa dell'interesse del bambino - fondata sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo del 1989 - cioè, come lo intendono loro, l'interesse a conservare un legame con entrambi i genitori, questi militanti ribaltano la retorica femminista per affermare che i bambini e i padri sarebbero vittime di un sistema giudiziario ingiusto e di madri onnipotenti e manipolatrici.
Le loro principali rivendicazioni sono queste:
- il riconoscimento della bigenitorialià (letteralmente dell'autorità genitoriale congiunta, ossia dell'affido condiviso) in caso di separazione;
- la soppressione dell'assegno alimentare dovuto alla madre; [qui però si intende probabilmente la non corresponsione degli alimenti ai figli, ossia il mantenimento diretto previsto   in caso di applicazione della modalità di residenza alternata]
- l'attuazione sistematica della residenza alternata dei bambini;
- l'imposizione della mediazione familiare per risolvere i conflitti tra padre e madre;
- il riconoscimento medico e giudiziario della PAS.
 Alcune di queste rivendicazioni sono state completamente soddisfatte, altre parzialmente. Così il 22 luglio 1987 è stata sancita l'autorità parentale congiunta (l'affido condiviso, in pratica) in caso di divorzio, qualunque sia il tipo di domicilio previsto per il bambino e qualunque sia il reale coinvolgimento dei padri nella cura dei figli.

Residenza alternata sistematicamente applicata
Altra vittoria delle associazioni dei padri separati, la legge sulla residenza alternata è stata promulgata il 4 marzo 2002, grazie soprattutto alle pressioni di SOS Papa (= papà). Essa permette ai giudici delle questioni famigliari (i tribunali dei minorenni) di imporre questa modalità di residenza anche in caso di conflitto fra i genitori, anche nel caso in cui quest'ultimo sia connesso a violenze maschili: i giudici non prendono in considerazione queste violenze, salvo che siano state riconosciute in precedenza da un altro giudice (in seguito ad un processo penale). L'ultima vittoria di questi mascolinisti è dunque l'introduzione nella legge francese del dispositivo della residenza alternata. Ancor oggi i mascolinisti esercitano delle pressioni affinché la residenza alternata venga sistematicamente applicata in caso di separazione. Richard Maillé e Jean-Pierre Decool, deputati dell'UMP, hanno elaborato e presentato nel 2009 una proposta di legge che va in questa direzione.
Le conseguenze della residenza alternata per le donne sono: una ridotta mobilità spaziale, quindi un freno a qualsiasi cambiamento/ promozione professionale o all'occupazione  in un altro luogo e l'impossibilità di proteggere i bambini in caso di violenza dell'ex coniuge, perché se la madre decide di traslocare con i suoi figli cade sotto i colpi della legge in quanto responsabile di «ratto e sequestro».

Mediazione famigliare
La mediazione famigliare, in caso di separazione, può essere definita come un processo di negoziazione tra i due genitori in materia di beni, di risorse economiche e di residenza dei bambini. Ma, adducendo a pretesto la pacificazione tra padre e madre e l'instaurazione di un dialogo al fine di trovare soluzioni al conflitto, la mediazione familiare è in realtà soprattutto uno strumento pernicioso che consente agli uomini di conservare il controllo e di esercitare pressioni sulla compagna attuale o sulla ex. Il fatto stesso che siano state le associazioni europee dei padri a battersi per l'attivazione  di questo processo in caso di separazione, organizzando il primo congresso europeo sulla mediazione famigliare nel 1988, dimostra come siano in gioco interessi specifici dei padri, in particolare interessi materiali.
Inoltre, qualsiasi rifiuto da parte della madre, alla luce della definizione e della rappresentazione positiva che viene data della mediazione famigliare (concepita come un'apertura, un percorso di pacificazione), non può che essere percepito come un segno di chiusura, di ostilità e la madre diventa, logicamente, la responsabile del conflitto tra i due genitori. D'altra parte, l'accettazione di un processo di mediazione famigliare è un mezzo per ridurre la tutela delle madri, facendo credere che i due genitori siano uguali (ossia godano degli stessi diritti). Ora, sul piano salariale, le statistiche rivelano la persistenza, a parità di lavoro e di competenza, di disuguaglianze tra uomini e donne a discapito di queste ultime. La disparità si accresce con la nascita dei figli, poiché sono numerose le donne che, in seguito a questa circostanza, riducono l'orario di lavoro o abbandonano l'attività professionale.

Il lavoro dei periti
Dall'inizio degli anni Novanta, «esperti psicologi e psichiatri» si inseriscono nella formazione dei professionisti del settore giudiziario, medico e sociale e sono anche sollecitati dai tribunali a dare pareri in materia di reati contro i bambini (violenze sessuali, incesto). In questi luoghi di potere e di controllo sociale, questi «esperti» tentano di ribaltare il rapporto accusatrice /accusato, seminando dubbi sulle parole della vittima.
La Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS) svolge qui un ruolo considerevole.
Tra  gli esperti in questione spiccano soprattutto due nomi.

Hubert Van Gijseghem
In un testo consacrato in particolare a Hubert Van Gijseghem e pubblicato nel 2004 (Léo Thiers-Vidal, «Humanisme, pédocriminalité et résistance masculiniste», 2004. Source: http://sosfemmes.com/infos/infos_archive30_humanisme_pedocriminalite.htm et
http://sisyphe.org/article.php3?id_article=1364, Léo Thiers-Vidal,] Léo Thiers-Vidal lo presenta così: «Professore all'Università di Montréal, è anche perito giudiziario e interviene nella formazione dei magistrati, degli psicologi, delle forze dell'ordine e degli operatori sociali in diversi paesi. In Francia, dove tiene anche conferenze alla Scuola Nazionale della Magistratura, un recente rapporto del Ministero della Giustizia raccomanda ai poliziotti che raccolgono la testimonianza di bambini vittime di violenze di adottare, nella recezione di tali testimonianze, LA metodologia introdotta da Van Gijseghem. In Belgio, alcuni poliziotti hanno ricevuto una formazione dallo stesso Van Gijseghem in merito al problema dell'ascolto e della raccolta delle testimonianze delle vittime di violenza. In Svizzera, egli è intervenuto nella formazione dei magistrati e dei poliziotti del Canton Ticino e del Cantone di Neuchâtel» E' autore di due libri: L’enfant mis à nu. L’allégation
d’abus sexuel : la recherche de la vérité  e Us et abus de la mise en mots en matière d'abus sexuel. Propugnatore della PAS, questo esperto sostiene l'idea di una presa di potere dei bambini, potere esercitato sui genitori e, più  in generale, sugli adulti. In pratica i bambini vittime della PAS sarebbero, secondo lui, un pericolo potenziale per l'ordine sociale. Così egli dichiara, secondo quanto riportato da Léo Thiers-Vidal:
«Quel che vediamo nelle vittime di alienazione genitoriale è che il bambino - una volta diventato adolescente- prende il potere e lo esercita non soltanto sul genitore assassinato (sic!), ma anche sul genitore amato...perché si è sempre rispettata la sua decisione, gli si è sempre data ragione, non si è mai intervenuti..; quindi il bambino ha, non solo virtualmente, ma realmente, preso il potere. E ciò avrà conseguenze sul modo in cui crescerà, sul modo in cui diventerà adulto. Egli avrà probabilmente dei problemi con l'autorità e spesso con la legge».
Hubert Van Gijseghem difende, senza ambiguità, l'interesse dei padri di famiglia nelle situazioni di separazione, presentandoli come la figura di riferimento fondamentale:
«Gli uomini erano, in ogni caso pensavano di essere, buoni fornitori di cure quanto le madri. La giustizia li ha assecondati, perché ha detto negli anni Settanta: "Sì, noi possiamo constatare che un uomo è bravo nell'accudire i figli" e così sono intervenuti gli esperti e gli esperti dovevano rispondere alle domande formulate dai giudici: " Chi è la figura di riferimento psicologica dei bambini?"..."Chi è la persona che li accudisce meglio?» e sempre più spesso si è giunti alla conclusione che era il padre colui che riservava ai figli le maggiori e migliori cure (sic!) ecco, dunque qual è l'interesse dei bambini!».
In un altro testo Léo Thiers-Vidal precisa: «Secondo Pierre Lassus, psicanalista e direttore generale dell'Unione Francese per la tutela dei bambini "le considerazioni di Van Gijseghem rimettono gravemente in discussione le acquisizioni recenti, fragili e precarie, in materia di protezione dagli abusi sessuali e di accudimento dei bambini che ne sono vittime"» [Léo Thiers-Vidal, « Ça se passe près de chez vous : des filles incestueuses aux mères aliénantes », http://sisyphe.org/spip.php?article2265]

Paul Bensussan
Perito psichiatra presso la Corte d'Appello di Versailles dal 1996, patrocinatore presso la Corte di Cassazione dal 2007, egli propaganda nel suo ambiente e nei media idee pericolose per i bambini, come quelle delle false accuse di abusi sessuali, della dittatura dell'emozione e dell'alienazione genitoriale. E' sopratutto l'autore di due opere dal titolo esplicito: Inceste, le piegé du supçon [Incesto, la piaga del sospetto] e La dictature de l'émotion. La protection de l'enfance et ses dérives. [La dittatura dell'emozione. la protezione dell'infanzia e le sue derive]. Paul Bensussan fa inoltre riferimento agli scritti di Hubert Van Gijseghem per quanto concerne la metodologia di ascolto dei bambini vittime di violenza.
L'idea cruciale contenuta nel suo ultimo libro è che nel caso in cui i bambini dichiarino di essere stati vittime di abusi sessuali, la loro parola viene «sacralizzata» ed è sufficiente a far condannare un adulto. Secondo Paul Bensussan, questa idea non si applica soltanto ai casi di pedofilia, ma anche alle separazioni coniugali conflittuali. Per questo Bensussan  viene citato e costituisce un punto di riferimento per le associazioni dei padri separati.
Questo esperto ritiene ugualmente che le associazioni di difesa delle vittime esercitino un'influenza nefasta. Inoltre, sostiene la teoria della PAS.

Il vocabolario dei mascolinisti
Il discorso mascolinista elaborato dal movimento dei padri separati cerca di influenzare in senso reazionario il nostro modo di pensare i rapporti tra uomini e donne. Questi militanti impiegano un vocabolario specifico che fa dei padri le vittime delle loro ex compagne e della macchina giudiziaria e che fa ugualmente di loro dei difensori dell'uguaglianza tra uomini e donne.
Ecco i termini principali che impiegano:
- la residenza paritaria: ancor meglio dell'espressione «residenza alternata», la prima, largamente impiegata dalle associazioni dei padri, fa evidentemente riferimento all'idea della parità tra uomini e donne e alla legge del 6 giugno 2000 [questa legge favorisce l'accesso in ugual misura degli uomini e delle donne alle cariche pubbliche e alla funzione legislativa, insomma introduce le quote rosa] e ,dunque, all'idea dell' uguaglianza del tempo di permanenza dei bambini presso la residenza dei due genitori e il riconoscimento giuridico ed amministrativo della doppia residenza;
-madre alienante / bambino alienato: termini impiegati dalla teoria della PAS;
-rapimento del bambino: è così che viene chiamato da questi militanti il fatto che certe madri non consegnino il bambino al padre, quando effettuano un cambio di residenza, perché il padre, ad esempio, è responsabile di violenze nei confronti del bambino. L'uso di parole così forti. tradizionalmente impiegate per indicare fatti ben diversi, ossia il ratto di un minore da parte di un adulto sconosciuto, ha lo scopo di rendere a priori vittime, allo stesso tempo, il bambino e il padre,  e colpevole la madre, quali che siano le ragioni che la inducono a non condurre il bambino dal padre...fossero pure ragioni legittime.

Una controperizia
Il collettivo femminista contro lo stupro [Collectif Féministe contre le Viol] descrive un'altra realtà in un rapporto pubblicato nel 1999 e intitolato: Agressions Sexuelles Incestueuses dans un Contexte de Séparation des Parents : Dénis de Justice ? [Aggressioni sessuali incestuose in un contesto di separazione dei genitori: diniego di giustizia?]:
«In questi ultimi anni il Collettivo femminista Contro lo Stupro ha constatato un incremento del numero di appelli che denunciano disfunzioni dell'apparato giudiziario nel caso di abusi sessuali commessi sui minori in un contesto di separazione coniugale. Nel 1998 su 1865 abusi sessuali segnalati al numero verde, 639 erano intra-familiari. L'inchiesta condotta dal Collettivo tra il 1996 e il 2000, a partire da 190 casi di abuso sui minori in un contesto di separazione dei genitori, permette di giungere a questa constatazione: 142 ragazze e 48 ragazzi, tra cui 21 bambini  che non hanno ancora compiuto i tre anni, sono stati abusati, dopo la separazione in 57 casi, durante il diritto di visita in 55 casi. Su 151 aggressori, 145 sono uomini (fra i quali 125 padri). Su 190 casi sono state presentate 130 denunce di stupro/ abuso sessuale: 1 istanza è stata rigettata, sono state avviate 17 indagini preliminari e 10 istruttorie, 17 querele sono state archiviate, per 18 si è stabilito il non luogo a procedere, 4 uomini sono stati scarcerati e 1 solo aggressore è stato condannato. Sono state deposte in giudizio 30 controdenunce: 23 per mancata audizione dei bambini (che hanno condotto a 9 condanne), 5 per calunnia e due davanti all'Ordine dei Medici per favoreggiamento.

I rambo mediatici
I discorsi mascolinisti sono molto diffusi sui canali della televisione pubblica. Vi si può scorgere una manifestazione di simpatia da parte dei direttori della Tv nei confronti del mascolinismo e un pericolo per l'avvenire: anni di propaganda non possono restare senza effetti, effetti che possiamo già misurare nelle modificazioni rapide del diritto concernente i divorzi e l'affido dei bambini. Per questa ragione, è importante identificare chi propone questi discorsi: i «missionari del mascolinismo».
I tre furbastri che vi descriveremo non vi sono certo ignoti: difficile aver guardato la Tv francese in questi ultimi anni senza esservi incappati. Sono dappertutto ed esprimono idee reazionarie (razzismo, sessismo, omofobia...), mentre sono considerati anticonformisti. Questi tre uomini bianchi-borghesi- eterosessuali- che soffrono -ollalà!- è duro essere dominati in ogni situazione, sono i VIP del sessismo, propagandano il mascolinismo con passione, saltano facilmente da una considerazione sulla «castrazione» degli uomini a una legittimazione della violenza maschile.

Alain Soral
Alain Soral è un saggista, giornalista e regista franco-svizzero nato il 2 ottobre 1958 a Aix-les-Bains. Si presenta come un «intellettuale dissidente». Militante del Partito Comunista negli anni Novanta, diventa membro del comitato centrale del Fronte Nazionale nel novembre 2007. Presiede dal 2007  Égalité et Réconciliation, [Uguaglianza e Riconciliazione], associazione «nazionalista di sinistra», di cui è il fondatore. Si presenta alle elezioni europee del 2009 con la lista antisionista di Dieudonné.
Questo impostare, che si dichiara sociologo senza aver  né studiato Sociologia, né  applicato ai suoi saggi un metodo psicologico, si avvale di questo titolo per far apparire come scientifiche le sue opinioni mascoliniste e non solo, anche razziste, omofobe...
Ecco una prova del suo rigore scientifico:
«Contrariamente all'uomo il cui corpo più muscoloso lo orienta naturalmente verso l'azione, (la caccia e il lavoro manuale primitivo), il corpo della donna, costituito (in media) dalla metà dei muscoli e dal triplo di grasso (seno, glutei, ventre) rispetto a quello degli uomini, è concepito innanzitutto per attirare il maschio al fine di indurlo alla procreazione». [Alain Soral, La sociologie du dragueur, Editions Blanche 2000, p.155.].
Come denunciano Fatiha Kaoues e Pierre Tévanian, Alain Soral non scorge nella prospettiva dell'uguaglianza tra i sessi che l'incubo dell'uniformità generale e della trasformazione dell'uomo «in ermafrodito, in lumaca o in mollusco». Di fronte a questa oscura macchinazione, lo scrittore insorge. Egli si atteggia a coraggioso accusatore della cospirazione contro gli uomini al fine di sostenere la resistenza dell'«uomo onesto contro l'arroganza e la stupidità delle élites» che fomentano un «complotto antidemocratico», erigendo la donna al rango di «riproduttrice privilegiata del loro potere».
L'autore  pretende di giustificare lo stupro imputandone la responsabilità principale alla vittima: «Al di là della pura patologia e della mera violenza (con un coltello, in sei in un parcheggio), il pericolo e l'ambiguità dello stupro sono connessi alla specificità del desiderio femminile. Desiderio che tende a mascherarsi e a mentire a se stesso». [Alain Soral, La sociologie du dragueur].

Eric Zemmour
Eric Zemmour, nato il 31 agosto 1958 a Montreuil, è uno scrittore e un cronista politico francese, redattore de Le Figaro. Si proclama di destra, contrario al neoliberismo e reazionario. Fa parte della redazione di Le Figaro dal 1996, era stato giornalista per Marianne nel 1997 e Valeurs Actuelles nel 1999.
Ha pubblicato nel 2006 Le Premier Sexe [Il primo sesso], saggio su quella che egli considera la femminilizzazione della società. Vi si parla della cosiddetta castrazione attuale degli uomini:
«Il femminismo contiene in sé, come tutte le parole che terminano in «ismo», il totalitarismo. Le donne hanno rivendicato la libertà sessuale come gli uomini, ma se ne sono poi pentite. Esse si aggrappano ai loro sogni romantici e non sopportano la minima infedeltà. Non essendo riuscite a trasformarsi in uomini, cercano di trasformare gli uomini in donne».[ Laure Joanin, « Interview d'Éric Zemmour» sur http://www.actualitedulivre.com/interview.php?sur=Eric%20Zemmour 2006.]
Egli ritiene, come Alain Soral, che l'uomo sia un predatore sessuale che usa violenza:
«Il pelo è una traccia, un segno, un simbolo. Del nostro passato di uomini delle caverne, della nostra animalità, della nostra virilità. Della differenza tra i sessi. Ci ricorda che la virilità va di pari passo con la violenza, che l'uomo è un predatore sessuale, un conquistatore». [Le Premier sexe, pp. 32 e 33.]
Infine, egli considera «l'ideologia gay» come una delle principali mediazioni utilizzate per sollecitare «l'uomo a diventare una donna come le altre», ad adottare comportamenti da donna. [Intervista di Éric Zemmour di Nicky Depasse su radio Nostalgie Belgique, 17 giugno 2007.]

Michel Houllebecq
Michel Houellebecq è uno scrittore francese nato nel 1956 che ha una reputazione di «provocatore». Il suo primo romanzo, Extension du domaine de la lutte, [Estensione del dominio della lotta], pubblicato nel 1994, ha  riscosso successo. Les Particules élémentaires (Le particelle elementari), il suo romanzo successivo, provoca scalpore sui media, a causa dell'esclusione dell'autore dalla Revue Perpendiculaire, della quale faceva parte, per incompatibilità di idee. Nel 2008 l'autore pubblica Ennemis Publics (Nemici Pubblici), una serie di colloqui con Bernard Henri-Levy. I due scrittori si presentano come personalità «maledette» ed iconoclaste, ciò che risulta piuttosto comico per celebrità ben integrate nel sistema mediatico che esprimono idee dominanti.
L'autore si maschera dietro lo statuto di artista per far pronunciare ai personaggi dei suoi libri affermazioni reazionarie e antifemministe. Si compiace nella descrizione di «donne liberate di 40 anni sulla soglia della decrepitezza, condannate alla vergogna, alla masturbazione e alla sofferenza».
La «miseria sessuale» che l'autore denuncia in molte pagine è attribuita al femminismo. Le donne dei suoi romanzi riproducono questa denuncia: «Non sono mai riuscita a capire le femministe», dichiara Christiane al suo fidanzato ne Le particelle Elementari.«Non la smettevano mai di parlare di piatti [da lavare] e di condivisione del lavoro domestico. [..] Riuscivano a trasformare gli uomini del loro ambiente in nevrotici impotenti e scorbutici. A partire da quel momento [..], cominciavano a provare nostalgia per la virilità. Alla fine, mollavano i loro uomini per farsi sbattere da machos latini [..] , poi facevano un figlio e si mettevano a preparare marmellate con le schede di cucina  [della rivista] Marie-Claire».

Il mascolinismo nelle scienze umane
L'indagine nazionale sulle violenze sulle donne in Francia (ENVEFF) e i suoi critici
L'indagine sulla violenza sulle donne è stata realizzata in Francia nel 2000. Prima di questa data, non era mai stato svolto uno studio su questo tema. Realizzata da una équipe multidisciplinare di ricercatori universitari (Parigi e Lione), del CNRS (è il CNR francese), dell'Ined e dell'Inserm, l'inchiesta analizza un'ampia gamma di aggressioni e di violenze (verbali, psicologiche, fisiche e sessuali) che le donne potrebbero aver subito nel corso della loro vita (negli spazi pubblici, al lavoro, nell'ambito della coppia, in famiglia). L'inchiesta è stata effettuata per telefono con un campione rappresentativo di 6970 donne di età compresa tra i 20 e i 59 anni. Il metodo telefonico crea le condizioni di una buona relazione tra intervistatore e intervistata su un argomento delicato. L'intervista durava in media 45 minuti. Al fine di favorire risposte quanto più possibili aperte e sincere, nelle domande non erano usate le parole "violenza" o "aggressione" , ma erano evocati in modo graduale fatti precisi via via più gravi.
E' questa la prima indagine importante che permette di stabilire il numero delle violenze esercitate sulle donne in modo più ampio rispetto alle statistiche della polizia e della gendarmeria.
Questa indagine è stata criticata dalla giurista Marcela Iacub e dal demografo Hervé Le Bras, in un articolo intitolato «Homo mulieri lupus?». Riprendiamo qui l'osservazione delle Chiennes de garde (Cagne da guardia) a proposito d'Hervé Le Bras che «è stato oggetto di un processo per molestie sessuali ed è stato prosciolto. Non è questione qui di rimettere in discussione il verdetto. Va ricordato però che, quando è apparso l'articolo, il processo era ancora in corso e  la sentenza non era ancora stata emessa. Hervé Le Bras scrive un testo che concorre alla sua difesa relativamente ai fatti che gli venivano addebitati. Se non si tratta di parzialità, di cosa si tratta allora?» [Bureau des chiennes de garde, « Violences faites aux femmes : halte aux manipulations » http://www.chiennesdegarde.com/article.php3?id_article=416]
Quanto a Marcela Iacub, il suo appoggio al mascolinismo è flagrante e reiterato:
- sostegno del mito delle false accuse, sostegno della Sindrome d'Alienazione Genitoriale;
- diffusione dell'idea che gli stupri siano sanzionati in modo troppo severo rispetto ad altri crimini. Ora, le pene sono in media il 60% più lunghe per gli omicidi che per gli stupri e la loro scarsa denuncia come la loro rara condanna (soltanto il 17% delle querele si concludono con una condanna in Corte d'assise), ne fanno uno dei crimini meno repressi.
- Antifemminismo: ha falsamente accusato le Chiennes de Garde di stalking telefonico (Le bureau des chiennes de garde, « Marcela Iacub contre les somnambules », http://www.chiennesdegarde.com/article.php3?id_article=361%0D). Accusa, come fa Elisabeth Badinter, il femminismo nel suo complesso di essere vittimista: confermerebbe le donne nel ruolo di vittime, soprattutto con indagini come quella nazionale sulla violenza perpetrata nei loro confronti.
Le due autrici succitate accusano l'indagine di imposizione di uno schema interpretativo e di confusione.
Nel questionario dell'indagine, la progressione delle domande è costruita in modo da mettere a loro agio le donne che rispondono: dalle più facili alle più difficili, dalle violenze più banali a quelle più rare. Queste precauzioni hanno permesso l'espressione più completa delle rispondenti, identificando le violenze in modo particolarmente preciso; ciò che ha irritato i «critici». Nella loro visione, queste scelte di metodo diventano l'imposizione di un quadro interpretativo, che suggerisce che  da un atto di violenza ne derivi necessariamente un altro e che un coniuge che fa un'osservazione offensiva sia un potenziale omicida.
L'indice della violenza è stato costruito  in modo che comprendesse non soltanto la violenza fisica e tenendo conto degli studi più avanzati che mostrano come la violenza coniugale sia imperniata su una continuità e su una diversità di pratiche che non sono sempre identificate come violente: insulti, ricatto affettivo, pressioni psicologiche, molestie. Ciascun atto violento è indicato separatamente nell'indagine. Così, l'indice della violenza coniugale, che misura la percentuale di donne che sono state ripetutamente vittime di almeno una delle violenze citate nell'indagine, è costruito in modo trasparente. Non vi è confusione tra la pluralità di atti che compongono la violenza coniugale.
Che critiche così virulente vengano espresse nel momento in cui viene attuata la prima inchiesta globale di questo tipo, mirante giustamente a smascherare «l'universo tabu» delle violenze esercitate contro le donne, è particolarmente rivelatore delle questioni di potere che solleva la denuncia di queste violenze. Per molti studiosi e politici, il rifiuto di vedere questa realtà, la sottostima di queste violenze portano a una autentica levata di scudi contro inchieste come questa.

Gérard Neyrand
Professore di Sociologia all'Università di Toulouse 3-Paul Sabatier, direttore e responsabile delle ricerche del CIMERSS (Centro Interdisciplinare Mediterraneo di studi e ricerche di Scienze Sociali), Gérard Neyrand studia «l'ordine familiare», «le relazioni private e le loro diverse modalità di regolazione». I suoi ambiti di ricerca sono i seguenti: «Sociologia dell'infanzia e della giovinezza, della coppia e della genitorialità e più globalmente dei cambiamenti avvenuti nell'ambito della famiglia, così come dei rapporti di questi ultimi con le politiche sociali».
Ha redatto qualche articolo e un'opera sul «posto dei padri» e sulla residenza alternata, i cui titoli indicano chiaramente il suo orientamento: Les mésaventures du père [Le disavventure del padre] (articolo, 2002), L'enfant face à la séparation des parents. Une solution, la résidence alternée [Il bambino di fronte alla separazione dei genitori. Una soluzione: la residenza alternata] (opera, 2004), La résidence alternée, une expérience généralement bien vécue [La residenza alternata, un'esperienza generalmente ben vissuta] (articolo, 2004), La résidence alternée, réponse à la reconfiguration de l'ordre familial. Les enjeux d'un débat [La residenza alternata, risposta alla riconfigurazione dell'ordine della famiglia. La posta in gioco del dibattito] (articolo, 2005). Non  è dunque per caso che viene citato dalle organizzazioni dei padri separati. 
Ne Les mésaventures du père, scrive:
«Il ruolo paterno, destituito della sua pozione di controllo e di autorità, vede aprirsi il campo del possibile a partire dagli anni Settanta. Paradossalmente, è anche il periodo in cui un gran numero di bambini sono privati di ogni rapporto con il padre in seguito alla separazione dei genitori. Questa situazione, che riguarda praticamente un bambino su due dopo la separazione, è un  valido indicatore dell'estrema vulnerabilità e fragilità della posizione paterna. Essa si mostra molto bene nella interiorizzazione della bipartizione dei ruoli genitoriali, che vuole che sia la madre ad avere l'affido dei figli e che conduce i nuovi padri riuniti in associazioni a rivendicare la bigenitorialità».
E, alla fine di questo testo, egli scrive: «Mantenendo la posizione dominante della madre nella relazione con il figlio, la giustizia ha rinforzato la marginalizzazione della posizione del padre».
Insomma, Gérard Neyrand rimuove totalmente la questione della responsabilità dei padri nel non coinvolgimento nella cura dei bambini dopo la separazione coniugale (descrivendoli come vittime delle decisioni delle donne e della giustizia). Eppure, l'abbandono dei bambini dopo la separazione e il non versamento dell'assegno alimentare sono realtà accertate. Ma no, sono le madri che hanno visto rinforzato il loro potere nella sfera domestica...!
Inoltre, Neyrand considera la PAS come una reale patologia, ciò che ha spinto recentemente l'associazione ACALPA a intervistarlo su questo argomento. Considerato ciò che pubblica, stiamo per assistere alla sua partecipazione a una «Tavola rotonda sul mutamento dei modelli famigliari» con Aldo Naouri, pediatra, difensore dell'ordine eterosessuale, e Marcela Jacub?

Eric Verdier
Eric Verider è uno psicologo, ricercatore alla Lega francese per la salute mentale. Ha pubblicato diverse opere che denunciano l'omofobia. La sua posizione politica è una mescolanza di rivendicazioni LGBT, connesse soprattutto alla prevenzione del suicidio dei giovani gays e delle giovani lesbiche, e di clichés mascolinisti (suicidio dei padri separati), come testimonia il suo Manifeste citoyen pour les garçons, les hommes et les pères (Manifesto di cittadinanza per i ragazzi, gli uomini e i padri), diffuso nel corso delle elezioni presidenziali e legislative del 2007.
Il suo Manifesto si conclude con questo appello ai politici: « Noi vi chiediamo di impegnarvi ad aggiungere al nostro codice civile una norma  in base alla quale il magistrato che respinge la richiesta di residenza alternata, debba affidare la residenza principale del bambino a quello tra i due genitori che chiede la residenza alternata e la rende possibile e non a colui che la rifiuta o la rende impossibile». Norma che legherebbe le mani di una madre o di un padre che rifiutassero di condividere l'affido con un coniuge violento o che avesse commesso abusi nei confronti del figlio.
Eric Verdier riassume così il suo obiettivo: «Imparare a confidarsi tra uomini sulla paternità, la sessualità, il posto dell'uomo in seno alla famiglia o alla società e percepirsi - per una volta - come vittime di discriminazione, piuttosto che come colpevoli». Egli ha partecipato al film Des hommes en vrai. Vi ha dichiarato che per lui è questo il progresso cui ha condotto il femminismo: poter essere contemporaneamente una puttana e una buona madre.

Daniel Welzer-Lang
Daniel Welzer-lang è un sociologo specializzato nello studio degli uomini e della mascolinità. Dopo essere stato membro dell'équipe di ricerca sui rapporti sociali tra i sessi, SIMONE-SAGESSE dell'Università Toulouse-Le Mirail ne è stato espulso in seguito alle numerose testimonianze di studentesse che lo accusavano di molestie sessuali e di ricatti. In seguito è entrato a far parte del Centre d'études des rationalités et des savoirs  sempre all'università di Toulouse-Le Mirail.
Il percorso di Daniel Welzer- Lang ben rappresenta il doppio gioco politico tipico di uomini influenti sedicenti «amici» delle femministe. Cercando di sviluppare una corrente pro-femminista, rifiutando di renderne partecipi le femministe, ha assunto atteggiamenti sempre più ambigui nei confronti del movimento che affermava di sostenere.
Il fatto di essersi presentato come candidato al ruolo di professore di sociologia per un corso intitolato: «Rapports sociaux de sexe-Travail, genre et société» [Rapporti sociali tra i sessi-Lavoro, genere e società] all'Università di Toulouse-Le Mirail e di averlo ottenuto contro altre ricercatrici femministe dice ugualmente molto sul suo «pro-femminismo». Nel 2006, egli querela per diffamazione l'Association Nationale des Etudes Féministes (Associazione Nazionale di Studi Femministi) per un testo intitolato: «Chantage et abus de pouvoir à l'Université» («Ricatto ed abuso di potere nell'università») [Il testo è questo: «Nell'ambiente degli studi femministi, la denuncia collettiva della promozione di Daniel Walzer-Lang per «disaccordi deontologici», è apparsa come un eufemismo, poiché molte testimonianze, scritte e orali, parlano di molestie sessuali, ricatti, abusi di autorità e attentati alla dignità delle persone commesse  da questo insegnante- ricercatore ai danni di studentesse e di donne che lavorano come ricercatrici sotto la sua direzione, reati commessi sia all'università che nell'ambito dell'associazione: "Les Traboules!]».
Egli ha querelato anche l'Association Européenne contre les Violences faites aux femmes au travail [Associazione europea contro le violenze fatte alle donne sul lavoro] per la diffusione di una lettera aperta al Rettore dell'Università Toulouse-le Montreil che denunciava i suoi atti di molestia sessuale. Alla fine, la querela contro le responsabili dell'Association Nationale des Etudes Féministes è stata archiviata e le militanti  dell'Association Européenne contre les Violences faites aux femmes au travail sono state scarcerate.
Nei suoi scritti, Daniel Walzer-Lang sviluppa un pensiero che si allontana dalle teorie femministe materialiste, teorie che egli presenta come fondamento della sua riflessione e che continua a citare come referenti fondamentali. La rottura con queste analisi appare chiaramente nel momento in cui egli descrive il patriarcato come un sistema esterno agli individui di sesso maschile, insiste sul prezzo che comporta il dominio per i dominanti e si concentra sulle gerarchie interne al sesso dominante. Egli si concentra esclusivamente sugli uomini, sui loro bisogni e sulle loro «difficoltà» di essere uomini. Questo cambiamento di direzione gli permette di presentare gli uomini come un  gruppo «culturale» e non come una classe i cui membri sono accomunati dal fatto di esercitare pratiche oppressive sulle donne.
Nelle sue pubblicazioni, si possono leggere affermazioni che rompono ogni rapporto con il femminismo materialista , così come proposizioni e rivendicazioni mascoliniste: 
- i gruppi sessuali non sono omogenei, per cui non esistono classi sessuali;
- Daniel Welzer Lang deforma la critica della naturalità dei rapporti tra uomini e donne per dire che non esistono rapporti statistici tra sesso e genere...il che significa che fa parte del mito della violenza maschile domestica affermare che la violenza coniugale è prevalentemente esercitata dagli uomini.
- l'apprendimento della mascolinità si realizza attraverso sofferenze e abbandoni che producono «l'alienazione maschile» e «la trappola del genere»;
- è necessario per Daniel Welzer-Lang accedere a una nuova condizione maschile, libera dalla «virilità obbligatoria»;
- la trasformazione dei rapporti tra uomini e donne passa imperativamente (dunque, in primo luogo) per la trasformazione dei rapporti tra i dominanti;
- egli invita a studiare gli uomini e a integrarli nelle équipes di ricerca femministe e denuncia l'assenza di studi sugli uomini nelle ricerche femministe, che sarebbe dovuta al fatto che queste ricercatrici rifiutano di confrontarsi con teorie diverse dal femminismo materialista.
Se si confronta un'intervista rilasciata nel 1998 e il suo ultimo libro pubblicato nel 2009, [Nous, les mecs. Essai sur le trouble actuel des hommes][Noi, gli uomini. Saggio  sull'attuale inquietudine degli uomini] si vede bene che le posizioni mascoliniste che egli difende apertamente oggi, erano già presenti allora, ma espresse su mezzi di comunicazione meno diffusi.
Nel suo ultimo libro, egli fa a pezzi il «moralismo» e la «vittimologia», sorta di evanescente nemico molto comodo che induce a pensare che le dominate...dominerebbero la società. Un esempio a pag.17: «Il moralismo ha rimpiazzato l'analisi con una rappresentazione che ci fa pensare che coloro che hanno ereditato il potere sono malvagi, porci. E che le vittime, povere creature innocenti, sarebbero naturalmente buone e, soprattutto, che avrebbero sempre ragione».
Discorso mascolinista? Certo, ma non nuovo. Nel 1998, egli  attaccava già i discorsi più radicali dei suoi e travisava  i propositi del Collettivo maschile contro il sessismo:
«Non serve a niente avere gruppi di uomini pentiti che spuntano dappertutto»; «tutto ciò che faccio è male, perché sono un uomo». «Vi è una tendenza come quella del Collettivo maschile contro il sessismo del Québec, che si definisce pro-femminista, che afferma che   comunque gli uomini sono tutti oppressori e violenti e maneschi...» «Bisogna cambiare e dire che nel maschile, nei valori maschili, ci sono cose positive. [..] Non esistono le [donne] buone e gli [uomini] cattivi, è una visione del mondo che io trovo quanto meno riduttiva». [Interview de D. Welzer-Lang & présentation du réseau Européen d’Hommes Proféministes, Courant alternatif, 1998. Xpression Direkt, 2003, p.11.]
Sempre in questa intervista, egli riduce a caricatura la presa di coscienza, da parte degli uomini, del loro atteggiamento patriarcale, dicendo: «la rottura passa attraverso il fatto che ci si possa definire una "merda", ma poi bisogna oltrepassare questo stadio».
In altri termini, un dominante stabilisce che non andrà troppo lontano nella messa in discussione del proprio dominio o non lo farà per troppo tempo. Ciò che riaffermerà più tardi nel suo libro, nel capitolo: «la colpa di essere un uomo», aggiungendo che se gli uomini si rimettono troppo profondamente in questione, ne derivano conseguenze negative per la loro salute. Così, alle pp.144-145: «Il senso di colpa è stato spesso un momento iniziale del nostro cambiamento, un passaggio.  Tuttavia, noi non l'abbiamo superato. Logicamente, noi ci siamo allora conformati al vittimismo ambientale. Ma come amarsi, come vivere, se si disprezzano tutti gli uomini? Come esistere se i nostri discorsi, il nostro immaginario consistono nel negare una parte di noi stessi? Certi fra noi non trovano altra soluzione che il suicidio».
Daniel Welzer-Lang fa qui riferimento alle critiche di numerosi pro-femministi come Léo Thiers-Vidal che si è suicidato nel 2007. L'interpretazione diventa così odiosa e disonesta: insomma, il  suicidio di Thiers-Vidal sarebbe stato causato dal suo eccesso di autocritica che avrebbe prodotto un malessere e un senso di colpa irredimibile. Daniel Welzer-Lang strumentalizza il gesto di Léo Thiers-Vidal per squalificare le sue argomentazioni e le sue pratiche (il suo suicidio prova che aveva torto) e, dunque, le sue critiche nei suoi confronti. Questa mistificazione era già esplicita sul suo blog, sul quale aveva scritto un commento relativo al decesso di Léo Thiers-Vidal. [«Al di là dell'emozione, - lui che da parecchi anni riversava un odio bilioso su di me e sui miei studi - il suo suicidio pone un problema. L'applicazione «dell'epistemologia femminista materialista del punto di vista» da parte degli uomini, il loro «handicap epistemologico» non può che condurre alla decisione di porre fine ai propri giorni? Da parecchi anni, noi cerchiamo di attirare l'attenzione delle autorità e dell'opinione pubblica sull'importanza della problematica del suicidio delle persone socializzate come uomini, come dominanti. Invariabilmente, persone come Léo ci hanno accusati di essere schifosi reazionari che cercano di seminare dubbi sui problemi sollevati dal femminismo. Léo era un uomo. Anche lui ha adottato questo gesto virile e definitivo. La setta degli uomini che si rifiutano di vivere, coloro che vogliono dare lezioni agli altri uomini, coloro che rifiutano le contraddizioni, i paradossi e le dinamiche dell'evoluzione dei rapporti di genere, devono fare un esame di coscienza. Mi rifiuto di far propaganda alle teorie che rinforzano le propensioni suicidarie degli uomini»]. Utilizzando anche lui la tattica della strumentalizzazione del suicidio, corrente presso i mascolinisti, egli ratifica il suo abbandono del pro-femminismo di facciata che lo aveva fino ad allora caratterizzato.
Infine, due ulteriori elementi segnano il suo riallineamento alle posizioni del mascolinismo:
-nel 2007 firma la petizione lanciata da Eric Verdier, intitolata: Manifeste citoyen pour les garçons, les hommes et les pères;
- il sito mascolinista «la cause-des-hommes» festeggia l'appoggio sempre più franco di Daniel Welzer-Lang  alle sue posizioni.

Qualche intellettuale che alimenta il mascolinismo
Oltre a Marcela Iacub, due altre intellettuali spiccano per i loro scritti spiccatamente antifemministi.

Elisabeth Badinter
Elisabeth Badinter è professoressa associata di filosofia, oggi tiene conferenze al Politecnico. E' una delle tre figlie del pubblicitario Marcel Bleunstein-Blanchet e Presidentessa del Consiglio di Sorveglianza di Publicis dal 1996. E' anche la seconda azionista del gruppo, di cui detiene circa il 10%, e figura ai primi posti tra le 500 persone più ricche della Francia.
Si può affermare che Elisabeth Badinter sia molto apprezzata dai mascolinisti: è citata nella home page del sito dei congressi Paroles d'Hommes e su numerosi altri siti mascolinisti.
Bisogna dire che la Badinter ce la mette tutta. Fin dal 1992, ella fustiga «l'uomo debole» che il femminismo avrebbe partorito:
«Le donne nordiche ne hanno abbastanza dell'uomo debole. Anche le donne più sensibili alla tenerezza maschile non vogliono più saperne di uomini di questo tipo, surrogati delle donne tradizionali. Gli uomini, da parte loro, sono stanchi di dover lavare i piatti e svolgere le faccende domestiche per avere il diritto a far sesso con la propria moglie». [Elisabeth Badinter, XY de l'identité masculine, Odile Jacob, Paris, 1992, p.230].
In Fausse route [La strada degli errori], una dozzina di anni più tardi, ella critica il femminismo, denigra l'inchiesta sulla violenza contro le donne, difende la PAS, critica le legge del 2002 sulle molestie sessuali che estende la sua definizione ai rapporti tra colleghi di lavoro: «non sarebbe stato meglio incoraggiare gli uomini e le donne a praticare l'autodifesa, piuttosto che considerarli vittime indifese?».
In questo saggio, che segna, secondo molti, la sua rottura, qualsiasi cosa ne dica l'autrice, con il femminismo, si trova una buona parte dei miti mascolinisti.

Christine Castelain Meunier
Christine Castelain Meunier è sociologa al CNRS (il CNR francese) e insegna all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Studia la paternità, la famiglia, i cambiamenti degli uomini e ha partecipato al Congresso Paroles d'Hommes del 2008 con un intervento intitolato: Les métamorphoses du masculin [Le metamorfosi del maschile]. Ha firmato la petizione di Eric Verdier.
Questi atti in favore dei mascolinisti, così come le sue affermazioni  a sostegno delle associazioni dei padri separati, ne fanno una «compagna di strada» di lunga data. Si può constatare facilmente la sua vicinanza a queste associazioni: le sue opere sono citate, utilizzate come riferimenti bibliografici da numerosi siti mascolinisti, particolarmente da quelli dei padri separati.
E non a caso! I suoi libri sono colmi di compassione e di empatia per i padri, per gli uomini e accusano sovente le madri di non lasciar posto agli uomini accanto ai bambini, riprendendo così una vecchia lamentela mascolinista. Ella fa parte di quei sociologi che, a forza di insistere sui cambiamenti recenti avvenuti tra gli uomini, dimenticano che il patriarcato è  vivo e vegeto o minimizzano la portata delle diseguaglianze tra uomini e donne.

Conclusione
A partire dalle analisi femministe radicali, da una revisione della posizione degli uomini sollecitati dal femminismo e da una analisi dei miti mascolinisti, abbiamo potuto delineare un quadro del mascolinismo.
Si tratta di un'ideologia antifemminista e misogina, secondo la quale le società occidentali sarebbero alla mercé delle donne, credenza basata sul mito di una «crisi degli uomini e del maschile». Si tratta anche di un movimento di uomini organizzati, che si battono per i «diritti degli uomini» e per far regredire quelli delle donne, e che non esitano ad usare la violenza per raggiungere i loro scopi.


Vedi anche:
Mascolinismo, un movimento contro le donne
Il movimento mascolinista del Quebec
Quebec, Italia... una faccia e una razza
Il mascolinismo in Francia
Difendersi dal mascolinismo

2 Responses to “Il mascolinismo in Francia”

  1. io eviterei di mettere la Badinter tra i mascolinisti soltanto perchè ha espresso delle critiche ad una parte del femminismo e anche la Meunier, se occasionalmente dei mascolinisti si sono trovati d'accordo con lei non vuol dire nulla, Houllebecq può far dire ai suoi personaggi ciò che vuole e anch'io penso che "pentirsi" di essere maschi e rinnegarlo non serva a nulla, anch'io penso che donne e uomini siano moralmente pari nel bene e nel male e no questo non fa di me un mascolinista

  2. "se occasionalmente dei mascolinisti si sono trovati d'accordo con lei non vuol dire nulla"

    non sarebbe la prima volta che si strumentalizza a proprio favore il parere di qualcuno

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