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Il movimento mascolinista del Quebec



Un movimento contro le donne
Identificare e combattere il mascolinismo
II parte - 2010

Il movimento mascolinista del Quebec
I suoi miti e i suoi obiettivi


a cura di Stop masculinisme - tradotto da Maria Rossi


Il fenomeno mascolinista non è una particolarità del Québec. «E' comparso in Danimarca, in Australia, in Nuova Zelanda e in Gran Bretagna verso la fine degli anni Ottanta, poi negli Stati Uniti e in Canada e, ultimamente, in Francia, in Svizzera e in Germania. La presenza di associazioni di uomini può essere rintracciata dappertutto nel mondo occidentalizzato, ivi inclusa l'Argentina, l'Africa del Sud ed Israele. Ma è in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna che esse risultano più solide e più virulente  nei confronti delle femministe. In seguito alla globalizzazione culturale, soprattutto grazie ad Internet, i mascolinisti condividono le loro analisi, intrecciano legami e formano reti» (Pierrette Bouchard, « La stratégie masculiniste, une offensive contre le féminisme » en ligne sur http://sisyphe.org/spip.php?article329 vu le 10 juin 2009).
Tuttavia, noi abbiamo scelto di soffermarci sulla forma di mascolinismo sviluppatasi nel Québec. L'analisi deve molto all'opera collettiva Le mouvement masculiniste au Québec. L'antiféminisme démasqué curata da Mélissa Blais et Francis Dupuis-Déri, pubblicata nel 2008. Quest'opera delinea un quadro esaustivo del fenomeno del mascolinismo del Québec, completo di cronologia, protagonisti, temi prediletti e rivendicazioni. La vicinanza linguistica può risultare pertinente per l'analisi della diffusione delle teorie mascoliniste in Francia.
Il movimento mascolinista nel Québec emerge a metà anni Ottanta, in un momento in cui il movimento femminista detto della «seconda ondata» (dalla fine degli anni Sessanta fino  a metà degli anni Ottanta) appare in crisi, come la maggior parte dei movimenti progressisti. Il movimento mascolinista si è sviluppato allora, partendo dai gruppi di mutuo aiuto psicologico per gli uomini, dai gruppi apertamente militanti come quello dei padri separati, scontenti per il fatto di doversi sottomettere alle ordinanze delle corti di giustizia sul versamento dell'assegno alimentare ai propri figli o  per il fatto che i Tribunali affidavano i bambini alla persona che se ne occupava di più: la madre. Il mascolinismo si sviluppa anche  negli ambienti di studio della mascolinità,  là dove circolano specialisti, psicologi e sessuologi, turbati dalla crisi della mascolinità provocata dalle conquiste ottenute dal femminismo.
Un evento funge da detonatore per il movimento mascolinista del Québec: il 6 dicembre 1989, 14 studentesse del Politecnico di Montréal vengono uccise da Marc Lépine. In una lettera, l'assassino esplicita il movente del suo crimine: l'antifemminismo.
In quel periodo il Québec assume un orientamento liberista e ridimensiona il Welfare State sviluppato tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Le politiche pubbliche del Québec in quei due decenni avevano indotto mutamenti profondi nella società, sintetizzati nell'espressione "Rivoluzione tranquilla". Erano state attuate riforme come la separazione della Chiesa dallo Stato, l'istituzione del divorzio, la fine dell'autorità maritale, l'ampliamento dei diritti individuali, tra i quali la depenalizzazione dell'omosessualità.
A questa parentesi segue un periodo particolarmente favorevole ai mascolinisti del Québec.
Avendo denunciato i finanziamenti accordati alle donne come forme di discriminazione nei confronti degli uomini, i mascolinisti condividono integralmente le riduzioni di bilancio decretate dallo Stato.
A partire da temi chiave come quello della crisi della mascolinità, del suicidio maschile e dell'affido dei figli, essi foggiano un vero racconto mitologico.
Particolarmente attivo e presente dopo l'inizio del nuovo millennio, il discorso mascolinista è abbondantemente riportato nei media e la sua influenza si avverte anche nelle politiche pubbliche del Québec.

Chi sono?
Il movimento mascolinista del Québec è relativamente disomogeneo. Non esiste un Partito mascolinista o qualcosa del genere. Si tratta piuttosto di una rete, di un complesso di organizzazioni, di professionisti, di personaggi dei media che hanno in comune opinioni antifemministe e misogine, oltre che rivendicazioni politiche. Questa rete non è confinata nell'ambito del Québec; queste organizzazioni hanno contatti internazionali, giacché Internet permette una rapida circolazione delle loro teorie.
Questo movimento non è clandestino; è facile trovare siti Internet mascolinisti, gli interventi dei mascolinisti nei media sono molto frequenti e la loro influenza sul governo del Québec non è piccola, come mostrano le pesanti minacce, successive al 2003, volte alla soppressione del Consiglio sulla condizione della donna.
I baluardi del mascolinismo si trovano tra i gruppi separatisti di uomini, come la rete di aiuto psicologico per uomini, solo apparentemente poco politicizzata, o i gruppi di padri separati, dalle opinioni più scopertamente reazionarie. Il mascolinismo ha anche una diramazione nelle Università costituita da cerchie di studio della mascolinità che partono dall'idea della crisi della mascolinità, sono orientate verso lo studio delle «sofferenze degli uomini» e rimuovono la questione del patriarcato.

Il mascolinismo popolare
Guy Corneau e le Reti degli Uomini: psicanalista mancato, mascolinista riuscito
Guy Corneau (1951) è uno psicanalista junghiano del Québec e un autore di saggi popolari di psicologia e di sviluppo personale. Conquista la notorietà con la pubblicazione del libro Père manquant, fils manqué (Padre assente, figlio fallito), edito nel 1989, un testo che ha venduto 155.000 copie in lingua francese ed è stato tradotto in una dozzina di lingue. Questo libro tratta della ferita psicologica di cui soffrirebbero, secondo Corneau, alcuni uomini che non hanno avuto un rapporto con il proprio padre. Questo successo di vendite gli permette di organizzare conferenze e di partecipare a trasmissioni radiofoniche e televisive, dapprima in Québec e, in seguito, nei Paesi francofoni. E' diventato anche redattore di articoli in alcuni giornali del Québec e coanimatore, come specialista, di trasmissioni radiofoniche e televisive.
Nel 1992 riprende un'idea nata a Vancouver con il nome di M.E.N (Men Evolution Network) e lancia, assieme ad altri, la Rete Uomini del Québec. L'esperienza, avviata nel Québec, si è in seguito estesa ai paesi francofoni europei, ossia al Belgio, alla Francia e alla Svizzera  romanda. 
Se questa organizzazione non si presenta dichiaratamente come mascolinista, uno dei suoi obiettivi è però quello di «proporre la messa in discussione dei modelli maschili tradizionali e di rivalutare l'immagine degli uomini», ciò che presuppone che essa sia svalutata. Interessandosi particolarmente ai «bisogni» degli uomini, la Rete Uomini del Québec fonda la sua analisi su una visione antifemminista dell'evoluzione dei rapporti tra uomini e donne, giacché l'emancipazione delle donne viene presentata come una fonte di problemi per gli uomini. Questo antifemminismo latente può virare verso un franco mascolinismo.
«Molti credono che gli uomini intendano liberarsi dal sessismo nei gruppi di autocoscienza separatisti. Ma dipende da chi li organizza. Nella Rete Uomini del Québec, ho visto un leader di gruppo organizzare un rituale neojunghiano nel quale gli uomini erano invitati a ritagliare da un foglio l'immagine di una persona che "li aveva fatti soffrire" [le immagini rappresentavano delle donne], a sfogarsi contro questa persona e...a  bruciare l'immagine, in un passaggio all'atto rituale!» [Commento del 27 ottobre del 2003 di Martin Dufresne, intitolato «La victimité, cela s'apprend» [« Questo si impara: la vittimizzazione»], all'articolo «Homme atteint de "victimité"» [«Uomo affetto da vittimizzazione»] di Zelda Laliberté, http://sisyphe.org/spip.php?breve47.

Le Parole degli Uomini di Yvon Dallaire
Yvon Dallaire è psicologo, sessuologo, autore di successo e conferenziere di fama internazionale. E' specializzato in relazioni di coppia e gestisce il sito Couple heureux (Coppia felice) e optionsante.com.
Fa parte di un buon numero di associazioni di carattere psicologico. E' un habitué dei media,  poiché fa numerosi interventi pubblici, redige regolarmente articoli nei giornali  ad alta tiratura ed ha animato trasmissioni televisive.
Il tenore mascolinista di molti dei suoi libri è privo di ambiguità. Due dei suoi ultimi lavori recano il titolo di  Homme et fier de l'être. Un livre qui dénonce les préjugés contre les hommes et qui fait l'éloge de la masculinité (2001), [Uomo e fiero di esserlo. Un libro che denuncia i pregiudizi contro gli uomini e che tesse l'elogio della mascolinità] e di La violence faite aux hommes, Une réalité taboue et complexe. (2002) [La violenza sugli uomini. Una realtà tabù e complessa].
Yvon Dallaire ha presieduto tre congressi internazionali Paroles d'hommes. Il primo ha avuto luogo a Ginevra nel 2003. Si intitolava Quand l'homme reprend la parole [Quando l'uomo riprende la parola]. Il secondo Feminisme + Hominisme = Humanisme si è svolto a Montréal nel 2005 e l'ultimo si è svolto a Bruxelles nel 2008 con il titolo di Hommes: états des lieux: inventaire des ressources et besoins. (Uomini: il punto della situazione: inventario delle risorse e dei bisogni). Il prossimo dovrebbe tenersi a Parigi.
Sovvenzionato in parte da fondi pubblici, il congresso del 2005 si è tenuto nei locali dell'Università del Québec a Montréal. Questo congresso, particolarmente pubblicizzato e caratterizzato dall'invito di personalità pubbliche e di universitari, ha mirato ad offrire un'immagine pubblica rispettabile e scientifica del mascolinismo.
Sulla pagina Internet che presenta il congresso, si può soprattutto leggere la condanna del femminismo che i mascolinisti definiscono radicale. Una lettura degli Atti del Congresso ripropone l'idea che l'uguaglianza tra uomini e donne sia già stata realizzata e presenta la sempiterna frase : «le femministe devono tacere e lasciar parlare gli uomini».

I gruppi dei padri separati, la punta di diamante del mascolinismo
Gli anni Ottanta vedono il Québec svecchiare le proprie leggi, in particolare nell'ambito del diritto di famiglia. Nel 1981 viene riformata la Legge sul Divorzio e viene proclamata l'uguaglianza tra i coniugi. Le donne coniugate possono conservare il proprio cognome e trasmetterlo ai figli. Dal 1986 il divorzio può essere chiesto in seguito al fallimento del matrimonio, considerato ormai come causa sufficiente. Le province del Canada, tra le quali il Québec, si sono dotate di leggi che impongono il versamento obbligatorio dell'assegno alimentare ai figli, leggi approvate in seguito alla pubblicazione di studi che mostravano le difficoltà incontrate dalle madri ad ottenerlo dagli ex coniugi.
La crescente autonomia delle madri, in virtù di questi mutamenti legislativi, provoca l'ostilità di certi padri che creano molto rapidamente gruppi di pressione che denunciano queste leggi. Nel 1985 in Ontario viene fondato un primo comitato di Fathers for Justice. Il loro cavallo di battaglia: la questione del divorzio e degli assegni alimentari. Fathers for Justice è una lobby mondiale che ha ramificazioni nel Regno Unito, in Olanda, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia. Questo gruppo, definito nel 2005 dalla BBC «come il gruppo in più rapida crescita nel mondo» è autore di parecchie imprese spettacolari nel corso delle manifestazioni.
Se F4J è il gruppo più noto, non è tuttavia il solo. I padri separati hanno infatti formato parecchi gruppi a partire dagli anni Ottanta. Si può citare l'associazione degli uomini separati e divorziati del Québec creata all'inizio degli anni Ottanta e il Canadian Council for Family Rights apparso nel 1987.
Il comune denominatore di questi gruppi di padri è l'agire come gruppi di pressione al fine di ottenere la diminuzione, se non l'annullamento, degli assegni alimentari  e pretendere l'affido condiviso incondizionato, anche nel caso di violenze commesse dal padre contro i bambini o contro la ex partner. Questa sorta di «sindacalismo patriarcale» si fonda su teorie (come la PAS) prodotte da psicologi antifemministi  e ciò mostra i legami che sussistono tra le differenti sfere del mascolinismo.

I miti mascolinisti del Québec
Il mascolinismo non conosce frontiere: l'uso intensivo di Internet e  la formazione di una rete diffusa in tutti i Paesi occidentali fanno sì che sia impossibile identificare dei temi mascolinisti specifici di questo o quell'altro Paese. Se le citazioni che presenteremo provengono da autori del Québec, le controversie che stiamo per decodificare si affermano a livello internazionale. Esse si articolano in tre tappe:
Prima tappa: porre sullo stesso piano il sessismo subito dalle donne e le diseguaglianze di cui sarebbero vittime gli uomini (non esitando a manipolare la realtà o a mentire);
Seconda tappa: negare le violenze sessiste subite dalle donne;
Terza tappa: chiedere misure che rinforzino il dominio maschile, tutelino gli aggressori o attentino ai diritti delle donne.

Lacrime di coccodrillo
Tema: La crisi della mascolinità
Luogo comune: Gli uomini vivono una crisi di identità in una società dominata dai valori femminili.
Citazione: «Quale uomo può vantarsi di non essere mai stato oggetto di derisione, di critica, di discriminazione o di rifiuto in quanto uomo? Possiamo constatare che gli attacchi contro gli uomini si sono moltiplicati   dopo la nascita del movimento femminista. [..] Per le femministe l'uomo rappresenta il nemico da abbattere o l'animale da domare» [Dr Janel Gauthier,  prefazione di Homme et fier de l’être, Yvon Dallaire, Québec, Option Santé, 2001]

Tema: La sofferenza degli uomini
Luogo comune: La sofferenza degli uomini è un argomento tabù nelle nostre società a causa del discorso politicamente corretto femminista.
Citazione: «La sofferenza delle donne è enfatizzata, mentre quella dei ragazzi e degli uomini è negata e rimossa. Per esempio, guardate l'industria sovvenzionata della violenza domestica nel Québec che si rivolge soltanto alle donne e che nega l'esistenza delle violenze fatte agli uomini, manipolando i sondaggi» [http://harakiri.ca/2009/01/le-mensonge-feministe-premiere-partie/ ]

La mitologia mascolinista si presenta in primo luogo come una grande litania: l'idea della crisi della mascolinità. Dalla nascita del movimento femminista negli anni Settanta fino ad oggi, ci sarebbero stati rivolgimenti così profondi nei rapporti tra i sessi, che gli uomini, un tempo dominanti e sicuri di sé, sarebbero oggi in preda all'insicurezza. Essi sarebbero destabilizzati, angosciati, ...la lista è interminabile. Questa visione apocalittica della «condizione maschile» potrebbe far sorridere, se non fosse così diffusa in Québec come altrove.
I mascolinisti presentano una serie di indicatori che attesterebbero, secondo loro, l'esistenza di questa crisi della mascolinità.
Questo discorso non è né più recente né più nuovo di quello sulla crisi economica. Come mostra Eve Marie Lampron, la crisi della mascolinità è un vecchio tema reazionario che è già stato impiegato a più riprese per accrescere il potere della classe degli uomini.
Questa tematica è stata in particolare impiegata per contrastare le aspirazioni egalitarie delle donne durante la Rivoluzione Francese, per limitare il loro accesso al lavoro salariato il secolo successivo, per neutralizzare le evoluzioni recenti del diritto verso una maggiore uguaglianza (divorzio, contraccezione) e le concrete misure assunte per ridurre l'impatto del patriarcato (azioni positive, aiuto alle donne vittime di violenza maschile).
Il discorso sulla crisi non dice null'altro, in fondo, che questo: L'uguaglianza tra uomini e donne reca pregiudizio agli uomini. Per dimostrare l'esistenza di questa crisi, i mascolinisti propongono allora un catalogo delle sofferenze maschili. Gli uomini divorziati sarebbero svantaggiati, gli uomini si suiciderebbero sempre di più a seguito dei divorzi, i ragazzi conseguirebbero risultati sempre meno brillanti a scuola.
Il repertorio sviluppato dai gruppi di padri separati può riassumersi così:
1) La giustizia nega quasi sempre ai padri divorziati l'affido dei figli,
2) L'affido condiviso sistematicamente applicato ( N.D.A qui si intende anche la doppia residenza) è la soluzione più egalitaria per i genitori e la migliore dal punto di vista del bambino.
Fathers For Justice non esita ad affermare che «in Québec più di 300 mila bambini sono privati della presenza del loro padre, si è distrutta la vita di centinaia di migliaia di padri nel corso degli ultimi  30 anni» [Daniel Forest, presidente di F4J «F4J veut un virage radical de la société québécoise» [«Father For Justice vuole una svolta radicale della società del Québec» www.fathers-4-justice.ca] Ora, un'inchiesta condotta nel 2003 riferisce che le separazioni giudiziarie non rappresentano che il 12,2% delle cause relative al diritto di famiglia nel distretto di Montréal e di Saint-Gérôme nel 2001. La stragrande maggioranza dei divorziati non  ricorre ai Tribunali, ma attua una separazione consensuale. Il fatto che la custodia dei bambini sia affidata per la maggior parte del tempo alla madre non può essere connesso ad un favoritismo giudiziario, quanto piuttosto ad un disimpegno volontario dei padri nei confronti dei propri figli, con la perpetuazione di un modello familiare tradizionale.
I giudici, contrariamente a quel che pretendono i mascolinisti,  sono già inclini a sancire l'affido condiviso, quando le condizioni lo permettono. In seguito alla legge sul divorzio, il tribunale deve emettere un'ordinanza di affido basata sul principio della equilibrata frequentazione del bambino con entrambi i genitori. Se da un punto di vista meramente contabile, l'affido condiviso sistematico nel caso di conflitti può sembrare la soluzione più egalitaria, un'analisi più precisa dimostra il contrario. Anche quando la madre è vittima di violenze da parte dell'ex coniuge e non vuole abbandonare i suoi figli, il tribunale non è obbligato a concederle l'affido esclusivo. Spesso i tribunali rigettano questo tipo di domanda perché il bambino non ha subito alcuna violenza.
Le donne vittime di violenze coniugali non sono dunque o sono poco tutelate dalla legge, come mostra un'inchiesta dell'Istituto di Statistica del Canada: «Il rischio di violenza è particolarmente elevato nel momento della separazione, soprattutto per le donne. Un terzo (34%) delle donne che sono state vittime di violenza durante la relazione hanno dichiarato che la violenza era stata più grave o più frequente dopo la separazione. Il numero di uomini che hanno risposto la stessa cosa era troppo piccolo per produrre stime affidabili».(Statistique Canada (14 juillet 2005), La violence familiale au Canada: un profil statistique, Le quotidien, Ottawa, Statistique Canada.)
Infine, i mascolinisti presentano le loro affermazioni a favore dell'affido condiviso sistematico [in questo caso si intende soprattutto il doppio domicilio) come interesse del bambino. Ora, numerosi studi dimostrano che i bambini possono vivere molto male questo tipo di affido. Infatti, questo principio li espone talvolta a padri violenti (in un numero non trascurabile di casi, la madre chiede l'affido esclusivo  a causa della violenza del coniuge), a conflitti tra i due genitori e a un cambiamento regolare del modo di vita che può turbarli. [Jacqueline Phélip, Le Livre noir de la garde alternée, préface de Maurice Berger, m.d., Dunod, Paris, 2006. Jacqueline Phélip, « Garde partagée ou résidence alternée : l’enfant d’abord », http://sisyphe.org/spip.php?article1775. Si tratta di un articolo molto interessante, che andrebbe tradotto.]

Il suicidio degli uomini
Il mito del suicidio degli uomini riposa su tre idee centrali:
1) Oggi gli uomini del Québec si suiciderebbero in numero sempre maggiore;
2) Si suiciderebbero più delle donne, ciò che sarebbe prova dell'esistenza di un malessere specificamente maschile;
3) Le cause del loro suicidio sarebbero legate al femminismo.
Aumenta il tasso dei suicidi degli uomini nel Québec? Francis Dupuis-Déri, in un articolo recente, [Francis Dupuis-Déri, « Le chant des vautours : de la récupération du suicide des hommes par les antiféministes », pp 145-177. in Le mouvement masculiniste au Québec] constata che «se le statistiche sul suicidio non sono mai completamente affidabili, gli specialisti nondimeno concordano nel constatare un aumento reale dei suicidi dopo il 1950. [..] Marie- France Charron, dei servizi e studi epidemiologici del Ministero degli Affari Sociali del Québec, nota che il tasso dei suicidi è "aumentato in proporzioni considerevoli in entrambi i sessi" tra il 1950 e il 1979». [Marie-France Charron, Le suicide au Québec : analyse statistique, Québec, Gouvernement du Québec, 1983, p.35, cité dans Le mouvement masculiniste au Québec,  già citato, p.154].
In questo stesso articolo Dupuis-Déri osserva che «il tasso [di suicidio] delle donne resta più o meno stabile, mentre quello degli uomini ha conosciuto una sensibile diminuzione, riducendosi del 35% dopo il 1999». [Danielle St-Laurent et Matthieu Gagné, Surveillance de la mortalité par suicide au Québec : ampleur et évolution du problème de 1981 à 2006, Québec, Institut national de santé publique du Québec, 2008, p.20, cité dans Le mouvement masculiniste au Québec,  già citato, p.155] Il tasso di suicidi degli uomini  del Québec nel 2006 è più basso di quello che va dal 1982 al 1984.
Per analizzare un fenomeno complesso come il suicidio nella sua completezza, bisogna prendere in considerazione i tentativi di suicidio. Un'inchiesta sanitaria  nel Québec (1998) riporta che il 2,9% degli uomini e il 4,2% delle donne riferiscono di aver commesso un tentativo di suicidio nel corso della loro vita. Questo dato - il 50% in più di donne che hanno tentato il suicidio- corrisponde da vicino ai più elevati tassi di depressione e di povertà ch colpiscono le donne. Se gli uomini, meno numerosi delle donne nei tentativi di suicidio, sono più numerosi nel portare a termine i suicidi,  ciò è verosimilmente una conseguenza della loro preferenza per metodi più efficaci (armi da fuoco, impiccagione, precipitarsi dall'alto, incidenti automobilistici ecc.). Ciò si spiega per altro con il  più frequente accesso degli uomini alle armi da fuoco (cacciatori, poliziotti, militari).
Interpretare le cause di un suicidio è  complesso. Si può nondimeno notare come i mascolinisti pretendano che il suicidio degli uomini sia principalmente dovuto ai divorzi e ai problemi di affido dei bambini. Ora «I dati più recenti indicano che il 16,9% degli uomini che si suicidano sono separati o divorziati» [Francis Dupuis-Déri, « Le chant des vautours »,  già citato ,p.156.] Ciò consente di rimettere in discussione l'affermazione secondo la quale la rottura del rapporto coniugale sarebbe la prima causa di suicidio degli uomini.
 Due elementi ben lontani dalle idee mascoliniste  hanno una forte incidenza sul suicidio degli uomini:
 Il tasso di suicidi più elevato nel Québec come in Francia riguarda i giovani uomini omosessuali e bisessuali: il «loro tasso di suicidio è dalle 7 alle 13 volte più elevato di quello dei giovani uomini eterosessuali» [ Ibidem]. Ora, gli atti omofobi sono commessi soprattutto da uomini.
Katharina Mayenfisch evoca anche un'altra correlazione: «di fatto, il tasso dei suicidi aumenta nelle fasi di recessione e diminuisce nei periodi di prosperità economica (Adjacic-Gross, 1999, dans OFSP, 2005) Secondo gli autori di questo rapporto, vi è una forte correlazione tra il tasso di suicidi degli uomini e le vendite forzose della propria azienda, i fallimenti e  la disoccupazione.» [Katharina Mayenfisch, « Le suicide des hommes, une problématique qui ne date pas du 21e siècle », http://sisyphe.org/sisypheinfo/spip.php?article64, vu le 10 juin 2009].

Studenti nella nebbia...
I mascolinisti suonano un campanello d'allarme: i ragazzi sarebbero in pericolo, il loro tasso di successo scolastico sarebbe in caduta libera! 
1) I ragazzi conseguirebbero risultati sempre meno brillanti a scuola
2) L'insegnamento attuale favorirebbe le ragazze.
3) Il ritorno alla scuola non mista consentirebbe ai ragazzi di ottenere risultati migliori.

L'idea di un crollo dei risultati scolastici dei ragazzi del Québec è falsa: 
«Nel 1979, il tasso di abbandono scolastico dei ragazzi di 19 anni era pari al 43,8% del totale. Nel 2004 esso era pari al 24,3%. Come spiegare allora il panico attuale? Il fatto è che le ragazze vanno ancora meglio, essendo passate da un tasso di abbandono del 37,2% ad un tasso del 13,9%. Le ragazze, in altri termini, sono così brave da modificare la nostra percezione della situazione dei ragazzi del Québec, che pure è migliore di quella dei loro coetanei del resto del Canada e dei paesi dell'OCDE. [Louis Cornellier, « L’école est-elle discriminatoire envers les garçons ? » Le Devoir, Édition du samedi 18 et du dimanche 19 août 2007,] «I ragazzi abbandonano la scuola molto meno che 10 anni fa. Per esempio, nel 2001 erano il 69% ad accedere alla classe quinta delle scuole superiori contro il 54% del 1982 [fonte: Ministero dell'Istruzione]».
La situazione è dunque ben lontana dall'essere catastrofica per i ragazzi. Anzi è migliorata! Ciò che sembra provocare l'ira dei mascolinisti, è che le ragazze fanno progressi più rapidi dei ragazzi, e hanno anche più chances di emanciparsi. Essi avanzano quindi l'idea che la scuola favorisca le ragazze:
. Perché ci sarebbero  nel Québec più donne che uomini nell'insegnamento ed esse eserciterebbero favoritismi nei confronti delle ragazze. Ora, se ci sono meno insegnanti uomini che donne nella scuola primaria, è perché un minor numero di uomini concorre a questi posti, senza dubbio perché sono meno considerati e remunerati dei posti di insegnamento nelle scuole secondarie, dove le donne non rappresentano più del 54% del personale e sono in minoranza nei posti di dirigente scolastico. E' negli ordini di scuola ove esistono meno insegnanti femmine che i ragazzi conseguono risultati meno brillanti ed hanno un maggior tasso di abbandono.
. Perché il metodo di insegnamento risulterebbe sfavorevole ai ragazzi: essi avrebbero particolarmente bisogno di dare libero sfogo alle proprie energie e dovrebbero praticare più sport delle ragazze. Sono state sviluppate esperienze di attività sportiva solo per ragazzi  nella scuola superiore. Esse  si basano su una concezione essenzialista che suppone la presenza di un eccesso di energia nei ragazzi, che deve essere dissipata per migliorare i risultati scolatici. Queste concezioni fanno sì che gli insegnanti tollerino meglio l'indisciplina dei ragazzi rispetto a quella delle ragazze. Secondo i dirigenti scolatici, gli effetti di questi provvedimenti non sarebbero apprezzabili sul piano dei risultati.
. Poiché gli adolescenti sono turbati dall'iperproduzione di ormoni, la presenza delle ragazze li ecciterebbe sessualmente e li renderebbe incapaci di concentrarsi. E' un ritornello ben noto, che vuol far ricadere sulle donne la responsabilità dello sguardo sessualizzato ( N.D.A noi diremmo reificante) che gli uomini posano su di loro e che ha il fine di restringere la libertà delle donne. Non è un fatto naturale, ma un fatto sociale. Ora, gli uomini parlano di sesso ed imparano ad avere una particolare visione eterosessuale maschile tra di loro. La responsabilità dei desideri maschili è dunque da cercare laddove sono prodotti, nella classe degli uomini, in condizioni di omosocialità.
Sono stati effettuati molti studi che hanno comparato i risultati conseguiti dai ragazzi nelle scuole miste e in quelle non miste. Jean-Claude St-Amant, che ha condotto molte ricerche sull'argomento, nota che: «Il ricorso alle classi non miste costituisce per il personale scolastico la misura ritenuta più adatta per i ragazzi. Essa si ritrova nel 37% delle scuole, con una frequenza più elevata alle elementari (40%). La separazione si fa sia per materie che per ciclo o livello». 
Questo tipo di intervento si ispira principalmente al discorso sul carattere disfunzionale dell'istituzione scolastica. Il rapporto del Gruppo di riflessione sull'educazione dei ragazzi indica paradossalmente che "in grande maggioranza, i dirigenti scolastici non hanno riscontrato alcun mutamento significativo nei risultati scolastici" [Rapport de recherche. S.l., Groupe de réflexion sur l’éducation des garçons, 2003, p.36].
Questa assenza di impatto positivo concorda con i risultati delle ricerche sulla separazione degli alunni per sesso. Secondo numerosi studi, le persone che abbandonano la scuola provengono principalmente dai ceti popolari, ma di ciò i mascolinisti non parlano.

Negazione delle violenze maschili
Tema: Gli uomini violenti
Luogo comune: Le associazioni femministe hanno volontariamente esagerato il numero degli uomini violenti per ottenere sovvenzioni dal governo del Québec.
Citazione: «Pochi sono gli uomini del Québec che non si siano visti prima o poi,rinfacciare da militanti o simpatizzanti femministe il fatto che 300.000 donne siano vittime di violenze coniugali nel Québec. Ma gli aggressori non appartengono soltanto al sesso maschile, ma anche a quello femminile e la violenza tra coniugi è bilaterale in una proporzione che supera il 50% dei casi. [..] Queste cifre [..] sono state deliberatamente "fabbricate" per creare un clima di psicosi vittimistica in senso alla popolazione femminile del Québec, probabilmente allo scopo di farla aderire agli stereotipi sessisti propagati da certe militanti femministe».

Il mascolinismo non è soltanto un tentativo di attirare l'attenzione e la pietà sulla crisi di cui soffrirebbero gli uomini; è anche un vasto movimento di negazione dell'ampiezza delle violenze maschili nei confronti delle donne e dei bambini. Questa propaganda dagli effetti particolarmente drammatici riceve conferma da qualche psicologo mascolinista che non esita ad inventare teorie su misura per difendere in giudizio gli uomini violenti e ritardare la condanna concreta e sistematica delle violenze fisiche e sessuali che essi commettono nei confronti delle donne e dei bambini.

Rimuovere la responsabilità degli uomini: la simmetria della violenza
La teoria della simmetria della violenza, richiamata notoriamente dallo psicologo Yvon Dallaire, nega  l'esistenza di una disparità tra uomini e donne nell'esercizio della violenza. Questa teoria suppone l'inesistenza di una violenza strutturale degli uomini nei confronti delle donne e ritiene che esistano piuttosto persone violente, che possono appartenere all'uno o all'altro sesso.
Yvon Dallaire tenta di dimostrare questa simmetria sotto tre aspetti:
la corresponsabilità: «la violenza coniugale è determinata da differenze psicologiche fra le donne e gli uomini, che si traducono in reazioni diverse di fronte  a situazioni stressanti». La violenza maschile sarebbe dunque legata ad incomprensioni reciproche. I partner diventano allora entrambi responsabili di questa violenza.
Questo tipo di ragionamento permette di giustificare tutte le violenze e di evitare di esplicitare chi siano gli autori, i veri responsabili e quali siano i meccanismi psico-sociologici della violenza maschile.
- La perdita di controllo: «gli uomini violenti sono incapaci di controllarsi». Questa teoria è facile da smontare: nelle situazioni in cui gli uomini sanno di poter subire una sanzione (nelle imprese, di fronte alla polizia ecc.), essi si mostrano capaci di dominarsi.
- La sofferenza: Gli uomini violenti sarebbero uomini che hanno sofferto traumi infantili. E' una teoria che non giustifica per nulla il numero di uomini violenti nei confronti delle donne e che non chiarisce perché le donne, che a priori non hanno subito meno traumi infantili degli uomini, non siano più violente. E' anche un metodo ben conosciuto in materia di violenza coniugale: utilizzare tutti gli argomenti possibili per manipolare l'altro - soprattutto giocando con i suoi sentimenti - e far dimenticare la propria responsabilità.

Queste teorie sono confortate dalle interpretazioni mascoliniste dei dati dell'Inchiesta sociale generale del 1999 di Statistica del Canada, ripresi nella pubblicazione dell'Istituto di Statistica del Québec La violence conjugale envers les hommes et les femmes au Québec et au Canada, 1999. Questi dati presentano la prevalenza in cinque anni  di diverse affermazioni relative all'essere state o meno vittime o meno di un atto di aggressione. Detto altrimenti, questa prevalenza misura il numero di persone che, appartenenti alla popolazione canadese, siano state almeno una volta oggetto di un atto di violenza da parte del coniuge. Il divario tra uomini e donne è flebile. Ma, come ricorda il Consiglio sulla condizione della donna, questo tipo di documento non costituisce evidentemente una misura della violenza coniugale. E ciò per la seguente ragione: una donna maltrattata 90 volte dal coniuge negli ultimi cinque anni e un uomo maltrattato una sola volta dalla coniuge nello stesso periodo verranno conteggiati allo stesso modo in queste statistiche.
Anche Yasmine Jiwani contesta i risultati di questa inchiesta:
«In un Paese in cui per ogni marito o compagno ucciso, 3 o 4 mogli o compagne subiscono la stessa sorte e nel quale le precedenti statistiche rivelano che il 98% delle aggressioni sessuali e l'86% dei reati violenti sono commessi da uomini, che le donne rappresentano il 98% delle vittime di violenza coniugale sotto forma di aggressione sessuale e di rapimento e dove l'80% delle vittime di molestia sono donne, mentre il 90% degli accusati sono uomini, le conclusioni dell'Inchiesta Sociale generale del 1999 risultanostupefacenti».[Yasmin Jiwani, « Enquête sociale générale de 1999 sur la violence conjugale : une analyse », http://www.vancouver.sfu.ca/freda/reports/gss01_f.htm.]
Analogamente, per il Consiglio sulla condizione della donna «l'idea che, nelle loro relazioni di coppia, gli uomini siano vittime di violenza in ugual numero rispetto alle donne, e il suo corollario, che le donne siano altrettanto violente degli uomini, non corrisponde alla realtà. Come sottolineano anche altri studi [Yasmin Jiwani, « Enquête sociale générale de 1999 sur la violence conjugale : une analyse », citato. Leslie Tutty. Violence à l’égard du mari : vue d’ensemble sur la recherche et les perspectives, Ottawa, Santé Canada, 1999], bisogna riconoscere che la violenza vissuta dalle mogli o dalle compagne si manifesta con atti più pericolosi, più frequenti e dalle conseguenze fisiche e psicologiche più severe. Essa deriva più spesso da una dinamica di terrorismo coniugale, di rapporti di dominio tra i sessi, vale a dire da un'autentica violenza coniugale, così com'è definita dalla Politica del Québec in materia di violenza coniugale, in opposizione ad una situazione di violenza situazionale. In più, questa dinamica ha conseguenze più negative e di maggior ampiezza per le donne» [Lucie Bélanger, Ampleur et nature de la violence subie par les femmes et les hommes : analyse sur quelques statistiques concernant la violence conjugale, Québec, Conseil du statut de la femme, 2005 http://www.csf.gouv.qc.ca/telechargement_publication/index.php?id=249]

Sulle armi a disposizione dell'impunità totale degli uomini: le false accuse e la Sindrome di alienazione genitoriale (PAS)
Per neutralizzare  l'evidenza di una violenza coniugale esercitata soprattutto dagli uomini nei confronti delle donne, i mascolinisti hanno inventato le false accuse. Essi hanno diffuso l'idea che molte delle donne che denunciano violenze commesse dagli uomini (aggressioni e abusi sessuali) mentirebbero.
L'analisi delle statistiche mostra piuttosto il contrario: lungi dall'essere sovrastimate, le violenze subite dalle donne sono sottostimate perché sono poco denunciate. Un rapporto sugli abusi sessuali indica che «secondo diverse inchieste, il tasso di denuncia  degli abusi sessuali  varia tra il 6% e il 38% in Canada. L'aggressione sessuale costituisce uno dei crimini meno denunciati alla polizia». [Gouvernement du Québec, Politique d'intervention en matière de violence conjugale. Prévenir, dépister, contrer la violence conjugale, 1995, p.31]. 
Ma questo basso tasso di denuncia è già troppo alto per i mascolinisti. Se certe querele possono rivelarsi infondate (come qualsiasi altro tipo di querela), ciò che appare chiaro è il carattere massiccio della mancata denuncia che si spiega anche con il sospetto che continua a pesare sulle vittime di stupro, sospetto che i mascolinisti contribuiscono particolarmente ad amplificare. La loro strategia serve da difesa agli stupratori, rendendo più difficile la denuncia di questo crimine da parte delle donne.
I bambini sono l'altro obiettivo delle negazioni mascoliniste. Richard Garner ha inventato verso il 1985 una teoria su misura che crea, a profitto dei padri separati, una zona di non diritto e riconduce i bambini al silenzio dal quale erano appena usciti.
E' la Sindrome di Alienazione Genitoriale che egli definisce così: « E' un disturbo proprio dei bambini, che si verifica quasi esclusivamente nei conflitti sull'affido, nei quali un genitore (abitualmente la madre) manipola il bambino conducendolo ad odiare l'altro genitore (abitualmente il padre). I bambini si schierano abitualmente a fianco del genitore che esercita questo condizionamento, creando il proprio complotto contro il padre». Secondo questo autore, questa sindrome sarebbe diventata sempre più diffusa, riguardando più del 90% dei conflitti sul diritto di affido su cui egli è stato consultato. Al punto che nel 1993 egli considerava le denunce di abusi sui bambini la «terza ondata di isteria» ad abbattersi sugli Stati Uniti.
Questa teoria, che colloca al di fuori di ogni sospetto i padri che hanno abusato dei figli e permette di gettare discredito sulle madri, è ancora molto utilizzata dagli avvocati che difendono i padri separati e dalle associazioni dei padri separati. Oggi molto diffusa, questa teoria è contestata dal punto di vista scientifico e legale: 
«Gli psichiatri David Jones e Mel McGraw (1987) hanno valutato tutti i dossiers relativi ai sospetti di abusi sessuali sui bambini segnalati nel 1983 al Dipartimento dei Servizi sociali di Denver (Colorado). Soltanto l'8% di queste dichiarazioni sono state ritenute probabilmente false. La quasi totalità di questo ristretto numero di false accuse era imputabile agli adulti, non ai bambini» [Stephanie J. Dallam, Le Syndrome d’Aliénation Parentale a-t-il une base empirique ? Examen critique des théories et opinions de R. Gardner, p.2, Adaptation française : Martin Dufresne, Hélène Palma et Léo Thiers-Vidal, disponible sur http://sisyphe.org/IMG/pdf/doc-164.pdf].
«Le migliori ricerche effettuate fino ad oggi hanno documentato la rarità delle accuse di abusi sessuali allegate nel'ambito delle controversie sull'affido (Thoennes & Tjaden, 1990; McIntosh & Prinz, 1993). Hanno anche rilevato che queste denunce hanno tante probabilità di essere valide quanto quelle formulate in contesti non legati all'affido(Hlady & Gunter, 1990). » [Ibidem, p.7]
Sul piano giuridico notiamo che il progetto di legge n.1903, presentato nel marzo 2003 all'Assemblea legislativa del Texas, mirava a negare la possibilità di far riferimento nei tribunali alla PAS, ritenuta falsa, non scientifica.
Anche i dati ufficiali contrastano con la teoria di Richard Gardner. Secondo un rapporto del Ministero della Giustizia del Canada basato sullo studio di Everson e Boat [Everson and Boat, False allegations of sexual abuse by children and adolescents, in J. Am. Acad. Child Adolesc. Psychiatry 28 : 230-235, 1989], le false accuse rappresentano l'1,6% delle dichiarazioni dei bambini di meno di 3 anni, l'1,7% di quelli di età compresa tra i 3 e i 6 anni e l'8% di quelle degli adolescenti, ossia una media del 4,7%.
L'idea che nel corso dei conflitti sull'affido le madri o i bambini accusino particolarmente i padri di violenza sessuale è dunque falsa:
«Questa questione è stata esaminata da un organismo di Denver (Colorado): l'Unità di ricerca dell'Association of Family and Conciliation Courts. Il suo studio, della durata di due anni, ha esplorato l'incidenza e la validità delle denunce di abusi sessuali sollevate nel corso di una lite sull'affido. In  contrasto con il luogo comune secondo cui le denunce di abusi sessuali sono relativamente frequenti nel corso di una lite sull'affido, questo studio ha concluso che, nei 12 Stati USA partecipanti allo studio, soltanto il 6% delle cause sull'affido contemplavano accuse di abusi sessuali». [Stephanie J. Dallam et Joyanna L. Silberg, « Des idées reçues compromettent la sécurité des enfants lors des litiges de garde (Partie I) », http://sisyphe.org/spip.php?article2750]

Il grande arretramento: le rivendicazioni mascoliniste e i loro effetti 
Tema: Gli uomini vittime delle donne.
Luogo comune: La giustizia pratica un sessismo misandrico: gli uomini hanno meno spesso l'affido dei figli, sono falsamente accusati di abusi sessuali e di pedofilia.
Citazione: «Dieci mila false accuse di violenza coniugale ogni anno nel Québec [..] perché le politiche in materia di violenza coniugale e la legge sul divorzio avvantaggiano le donne e le madri a detrimento degli uomini e dei padri. La politica di intervento in ambito coniugale e la legge sul divorzio permettono troppo facilmente ad una donna di accusare falsamente suo marito per appropriarsi dei bambini, dei soldi, della residenza familiare ecc.» [Extrait tiré de « L'incroyable injustice envers les hommes », Louis Tremblay].

Tema: Il favoritismo del governo nei confronti degli organismi femminili
Luogo comune: Le associazioni di aiuto alle donne sono favorite dal governo del Québec perché i bisogni delle donne sono enfatizzati, mentre quelli degli uomini sono sottovalutati.
Citazione: «Nel corso degli anni, i contribuenti e fondazioni di ogni genere hanno finanziato a colpi di milioni ogni anno una moltitudine di case rifugio (centri antiviolenza) e di congressi consacrati alla difesa delle donne maltrattate, mentre erano gli uomini ad essere più spesso aggrediti dalla coniuge. Ciò ha consentito a una moltitudine di convegniste e di ricercatrici di ingrassarsi finanziariamente ai danni dei contribuenti, facendo credere alla popolazione che la violenza fatta alle donne fosse un flagello» [http://www.lbr.ca/article-4-6160.html ]

Hélène Palma, autrice di numerosi articoli che analizzano la crescita di questo movimento reazionario, mostra che il mascolinismo costituisce un vero gruppo di pressione patriarcale che avanza parecchie rivendicazioni:
a. contestazione delle disposizioni post-separazione relative all'affido dei bambini e al versamento dell'assegno alimentare;
b. negazione delle violenze domestiche /contestazione delle statistiche su queste violenze /affermazione che anche gli uomini sarebbero vittime;
c. contestazione del diritto di aborto e di contraccezione;
d. rimessa in discussione del diritto di divorzio.
Queste concrete rivendicazioni comportano per le donne effetti drammatici che si sono già prodotti o che rischiano di esserlo. Ecco diversi esempi. 
Un mascolinismo di Stato: destituire il Consiglio sullo statuto della donna
Dagli anni Ottanta, le pressioni reiterate dei gruppi mascolinisti hanno avuto l'effetto di indebolire un elemento importante delle politiche pubbliche del Québec: il Consiglio sullo statuto della donna. Da una trentina d'anni questo organo trasmette pareri e produce statistiche relative alle politiche pubbliche da condurre per lottare contro le discriminazioni delle donne. Il Consiglio si presenta come un organismo di consultazione e di studio creato nel 1973. Formula pareri su tutti gli argomenti sottoposti alla sua analisi relativamente all'uguaglianza e al rispetto dei diritti e della condizione giuridica della donna. L'assemblea dei membri del Consiglio è composta dalla Presidente e da dieci donne provenienti da associazioni femminili, dall'Università, da gruppi socioeconomici e dai sindacati.
Il fatto che esso costituisca una spina nel fianco dei mascolinisti e degli antifemministi spiega perché abbia rischiato di essere abolito nel 2003. E' stato mantenuto in vita solo grazie alla mobilitazione volta alla sua difesa. Questo episodio si è verificato nel momento in cui il governo Charest realizzava una riorganizzazione dello Stato, vale a dire una riduzione della spesa pubblica e  la sua concentrazione sulle funzioni assunte fin dalle origini (giustizia, ordine pubblico, esercito), a detrimento delle funzioni sociali. Il Consiglio è, da allora, oggetto di ricorrenti rimesse in discussione. La sua abolizione continua ad essere auspicata da certi personaggi pubblici.

Imporre il doppio domicilio
Una delle funzioni della leggenda dei padri destituiti dal loro ruolo, del mito del suicidio massivo dei padri divorziati e della PAS è quello di far pressione sui giudici, sul potere legislativo e sulle madri stesse per imporre sistematicamente la residenza alternata. Quando questo tipo di affido viene imposto, esso diventa un grave freno all'autonomia delle donne, costrette a vivere, fino  alla maggiore età dei figli, nelle vicinanze dell'abitazione dell'ex marito. L'imposizione della residenza alternata funziona anche a detrimento del bambino, che non ha la possibilità di scegliere il suo domicilio e che si trova costretto a permanenti cambiamenti che possono comportare disturbi psichici.
Un altro aspetto della residenza alternata è che questo sistema non prevede, in generale, il versamento dell'assegno alimentare ai figli. Imporre la residenza alternata permette così ai padri di evitare il pagamento di un assegno, una delle prime rivendicazioni mascoliniste, come sottolinea Hélène Palma.
Questa imposizione è un messaggio inviato a tutte le madri che desiderano divorziare: se voi divorziate, allora ecco il genere di vita cui sarete costrette.

Imporre il ritorno dell'apartheid sessista a scuola
Il discorso mascolinista dell'abbandono  della scuola da parte dei ragazzi è già preso sul serio dall'amministrazione del Québec e da numerosi responsabili dell'insegnamento.  L'episodio seguente è particolarmente rivelatore:
All'inizio di settembre 2003 la Scuola Superiore de la Ruche, sita a Magog, nel Québec, ha organizzato una giornata di attività chiamata "Le Gars Show" (Lo show dei ragazzi) per mostrare ai ragazzi che la scuola può essere interessante. Nel corso di questa giornata i ragazzi hanno potuto esprimere la loro virilità giocando con un tank dell'esercito o con una pala meccanica nel cortile della scuola, mentre le ragazze, spinte di forza fuori dalla scuola, hanno potuto andare al cinema o assistere ad uno spettacolo in un locale della città.
Negli anni scorsi in Québec, su impulso delle teorie mascoliniste, sono state realizzate diverse esperienze di classi non miste. Se il progetto  mascolinista di ritorno alle classi separate verrà attuato, esso si accompagnerà sicuramente, come l'esempio della scuola de la Ruche lascia immaginare, a una concezione essenzialista dei sessi. Detto altrimenti: le scuole femminili insegneranno prima di tutto alle ragazze...a comportarsi come delle ragazze. Una scuola non sessista è inconcepibile in una condizione di separazione dei ragazzi dalle ragazze, così come una società non razzista è inimmaginabile in un regime di apartheid. 

Punire di meno lo stupro e le altre violenze commesse contro le donne
L'effettiva punizione e criminalizzazione dello stupro e delle altre violenze sulle donne è un risultato, incompleto e fragile, delle recenti battaglie femministe. Lo stupro era e spesso resta una delle rare violenze in cui la vittima è presunta colpevole. Era e resta, anche se la situazione è un po' migliorata in questi ultimi anni, uno dei crimini meno denunciati e anche meno puniti.
La posta in gioco del mito dei "numerosi falsi abusi" è di tornare indietro, all'epoca precedente le recenti battaglie femministe. Se le donne non vengono più credute quando denunciano uno stupro, allora gli stupratori ritorneranno ad essere generalmente impuniti, come accadeva un tempo. Ciò scoraggerà molte donne dal presentare denuncia.
Allo stesso modo, le teorie che parlano di simmetria (bilateralità) della violenza, minimizzano la violenza maschile e non consentono di percepirla come una strategia di controllo. Insinuando che le cifre ufficiali sulla violenza coniugale sono falsi prodotti da una «fabbrica della vittimizzazione», i mascolinisti mirano a scoraggiare le donne dal presentare denuncia e a restaurare l'impunità del coniuge.

Impedire le denunce della violenza dei padri sui figli
La PAS mette gravemente in pericolo i recenti progressi realizzati in materia di protezione dell'infanzia. Esperti formatisi sull'apprendimento della teoria di Richard Gardner possono, infatti, influenzare i tribunali: né i bambini, né le madri possono più denunciare gli abusi commessi dai padri senza rischiare di vedere la loro parola screditata, di vedersi ritirare l'affido dei bambini, di vedersi - questi ultimi- costretti a vivere presso il padre. Concretamente, le teorie come la PAS provocano una condizione di non-diritto, danno «un'autorizzazione all'abuso» ai padri incestuosi. Queste teorie influenzano già i tribunali nord-americani ed europei, come denuncia il Collettivo femminista contro lo stupro.

Contestare il diritto all'aborto e alla contraccezione
Le associazioni maschili reclamano anche il diritto di avere un potere di codecisione sul proseguimento o meno di una gravidanza, sulla decisione di avere o meno dei bambini (cioè sulla libertà, per una donna, di decidere di usare un contraccettivo). Non è sempre facile  smascherare questo aspetto del loro discorso, che appare, quindi, pericoloso. Gilbert Claes dell'associazione del Québec: «L'après-rupture» dichiara ingiusto il fatto che le donne abbiano potere esclusivo sulle questioni concernenti la procreazione. Miryam Tonelotto ha infine mostrato che gli uomini che vogliono impedire ad una donna di abortire possono ricorrere al sostegno tattico e soprattutto giuridico dei gruppi anti-aborto.

Le pratiche del movimento mascolinista
Se le idee mascoliniste riscutono un certo successo e beneficiano di un'amplificazione mediatica, non è a causa di un clima reazionario nato dal nulla. Al contrario, il movimento mascolinista è particolarmente attivo nell'imporre i suoi miti e le sue rivendicazioni. Il suo attivismo, sempre maggiore dall'inizio del nuovo millennio, va dalla saturazione (n.d.a: occupazione militare) dei forum in internet fino alle minacce nei confronti delle femministe. Numerose loro pratiche possono essere assimilate alle molestie miranti a intimidire e a ridurre al silenzio il movimento femminista.

Internet
La militanza mascolinista è particolarmente  visibile in Internet. Redigere una lista completa dei siti e dei blog mascolinisti del Québec sarebbe troppo lungo. Ecco un piccolo florilegio.
Réseau Hommes Québec di YvonDallaire
Fathers for Justice
Coalition pour la défense des droits des hommes du Québec (gestito da
Georges Dupuy)
Content d’être un gars (gestito da Yves Pageau)
Égalitariste.org (gestito da Rémi Tremblay et Frédéric Pageau)
L’Après-rupture (gestito da Jean-Pierre Gagnon)
Québécois Libre ( diretto da Gilles Guénette)
Sarebbe illusorio limitare la visibilità mascolinista in Internet ai soli siti e blog. Lo spam dei forum politici è una pratica diffusa. Il Centro dei Media Alternativi del Québec è stato oggetto di spams ripetuti nel 2003-2004. Su Wikipedia, la famosa enciclopedia on line aperta al contributo di tutti, le definizioni relative ai temi cari ai mascolinisti sono spesso orientate in senso favorevole a questa ideologia.
La  consultazione della parola sexisme o della parola misandrie dà la misura dell'influenza dei mascolinisti.

Azioni spettacolari
I mascolinisti del Québec in questi ultimi anni hanno compiuto numerose azioni. Ecco un campione  di azioni che hanno avuto particolare risalto sui media:
nel 2005 e nel 2006 alcuni mascolinisti  hanno scalato ed occupato il ponte Jacques Cartier (un ponte importante di Montréal), provocando la sua chiusura temporanea e la congestione del traffico. Nei media e nelle trasmissioni telefoniche molti ascoltatori hanno condannato il mezzo utilizzato, ma hanno detto di comprendere la motivazione del gesto.
La cima del Mont Royal (collina nel cuore di Montréal) è stata scalata da un mascolinista travestito da Spiderman.
Nel 2005 si è svolto un raduno davanti all'Hotel de Ville di Montréal per sostenere la richiesta di istituire una Giornata dell'Uomo presentata dal consigliere municipale Jean-François Plante.

Molestie giudiziarie (azioni giudiziarie temerarie)
I mascolinisti agiscono in modo contraddittorio nei confronti della giustizia. Da un lato sostengono che il sistema giudiziario non funziona (al punto che Fathers for Justice chiede un'inchiesta pubblica sul funzionamento giudiziario) e discrimina gli uomini, dall'altro utilizzano le procedure giudiziarie quando gli fa comodo.
Non esitano a prendere di mira i magistrati e gli avvocati quando le decisioni assunte non sono a loro favorevoli. Certi siti Internet, come quello di Papa t'aime, incitano a prendere di mira sistematicamente gli avvocati o i giudici allorché la sentenza o il servizio professionale reso non conduca ad una decisione favorevole ai mascolinisti.
La loro volontà è anche quella di perseguire giudiziariamente le persone che si oppongono alla loro visione delle cose. Nel 2006 Andy Srougi di Fathers for Justice, irritato dal fatto che il suo nome fosse stato associato al termine «mascolinista» in un articolo pubblicato dalla rivista A bâbord!, pretese  un risarcimento di 24 mila dollari. Ironia vuole che l'articolo in questione denunciasse giustamente le persecuzioni giudiziarie delle femministe da parte dei mascolinisti. Srougi dichiarò allora:
«Il consiglio di amministrazione di Fathers for Justice ha deciso di intraprendere una causa giudiziaria contro qualsiasi organo od individuo che tenti di diffamare Fathers for Justice. Abbiamo un avvocato stipendiato al nostro servizio. Altre persone citate da A bâbord!, hanno intenzione di intentare causa contro questa rivista. Nel 2007 vedrete molte, molte cause giudiziarie soprattutto contro i gruppi femministi radicali».
Se Andy Srougi ha perduto la causa (la sentenza è stata emessa nel 2008), questo caso non è che un esempio tra numerosi altri: la molestia (ossia le azioni giudiziarie temerarie) continua e minaccia finanziariamente la libertà di espressione e le iniziative femministe.

Minacce alle femministe
Il 6 dicembre 1989 Marc Lépine fa irruzione nel Politecnico di Montréal. Armato di fucile, entra in una classe, fa uscire i ragazzi e prende in ostaggio le ragazze. Dopo aver dichiarato che non gli piacciono le femministe, apre il fuoco e uccide 14 ragazze, ne ferisce una dozzina e si suicida. Lascia una lettera in cui spiega il movente del suo crimine.  Le sue affermazioni ricalcavano certi elementi del discorso mascolinista, in particolare la visione di una società che favorisce le donne a discapito degli uomini, l'accesso, presunto più facile, delle ragazze agli studi superiori...
Questa strage ha avuto ripercussioni importanti sulla società del Québec. Commemorata ufficialmente ogni anno, su impulso dei movimenti femministi, rappresenta l'occasione per ricordare la violenza degli uomini sulle donne. I mascolinisti sviluppano azioni per tentare di impedire o di recuperare queste commemorazioni (Marc lépine sarebbe un simbolo della «crisi della mascolinità») e, cosa ancora più grave, molti fanno dell'assassino un eroe martire da imitare, passando persino all'azione.
Così, come scrive Emile St. Pierre: «Nel 2005 Donald Doyle ha inviato minacce di morte a 26 persone (25 impiegate in gruppi di donne e un uomo). La sua lettera si concludeva così: «Io sono la reincarnazione di Marc Lépine, sto per riprendere e completare il lavoro che lui ha cominciato». Secondo l'autrice, nel 2007, 80 organizzazione di donne erano state contattate per sapere se fossero state oggetto di intimidazione da parte degli antifemministi. 30 lo erano state.
Telefonate anonime, pubblicazioni di nomi, indirizzi e foto di femministe e di uomini profemministi sui siti mascolinisti, disturbo ed interruzione di spettacoli femministi, invio di mail di insulti, pubblicazione dell'indirizzo dei centri per le donne vittime di violenza (case rifugio) (che hanno indirizzi segreti per evitare che i coniugi possano molestarle), molestie nei confronti delle persone che pubblicano rapporti scientifici ostili al mascolinismo...la lista degli atti di intimidazione e di molestia commessi dai mascolinisti nei confronti delle femministe è particolarmente lunga.
Jocelyne Caron, ex deputata del Partito del Québec, che faceva parte della commissione parlamentare sulla riforma del Consiglio sullo statuto della donna, istituisce un parallelo tra la strategia globale mascolinista e la violenza coniugale. «Questa corrente perpetua esattamente lo stesso ciclo, ben conosciuto, della violenza coniugale sulle donne. Ossia, si attaccano le donne, soprattutto le portavoci del movimento femminista, poi si estendono le proprie azioni sul piano collettivo, utilizzando gli stessi mezzi che si usano nei confronti dei singoli, cioè si evocano fatti falsi o erroneamente interpretati, si impiega talvolta un linguaggio calmo, posato, un linguaggio che sembra molto ragionevole - lo stesso che viene utilizzato nella violenza coniugale - per distruggere più facilmente la persona [presa di mira]».


Vedi anche:
Mascolinismo, un movimento contro le donne
Il movimento mascolinista del Quebec
Quebec, Italia... una faccia e una razza
Il mascolinismo in Francia
Difendersi dal mascolinismo

6 Responses to “Il movimento mascolinista del Quebec”

  1. però bisogna distinguere: affermare che chi ha subito traumi infantili o comunque non è stato amato in maniera equilibrata può diventare un adulto violento non significa giustificare le violenze. Siamo comunque responsabili di ciò che facciamo.
    Così come dire che una donna può comportarsi in maniera violenta (del resto siamo moralmente pari nel bene e nel male) non giustifica certo le violenze degli uomini sulle donne. E il fatto che possano verificarsi "false accuse" di stupro e di abusi (ma sono una minoranza e vengono presto scoperte il più delle volte) non deve portare a dare per scontato che ogni accusa sia falsa. Non è così..esistono le indagini proprio per appurare ciò che è accaduto o per tentare di farlo

  2. "può diventare"..non è detto che "debba" per forza

  3. Analisi inappuntabile, ma mi si consenta una semplice e semplicistica chiosa: i mascolinisti, o maschiliti, sono idioti allo stato puro. Non vogliono pagare alimenti a ex-moglie e figli? Non si sposino e non facciano figli, semplice, no? Approfittino dell'opportunità dei matrimoni gay e se la sbrighino fra loro.

  4. Grazie, documento fondamentale e prezioso.

  5. Il fatto che il femminismo sia degenerato fino a cercare di negare che l'alienazione genitoriale è un abuso sull'infanzia (a meno che il genitore alienato sia una donna) porta a riconsiderare l'azione di Marc Lepine sotto una nuova luce

  6. Per fortuna in questo mondo maschilista i mascolinisti sono e resteranno sempre una sparuta minoranza.

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