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I responsabili della prostituzione

L'idea di orientare il dibattito sulla prostituzione verso la regolamentazione definisce di fatto la sessualità femminile come servizio e la sessualità maschile come bisogno. In tal modo chiama in causa tutte le donne e tutti gli uomini, non solo le persone direttamente coinvolte.

Come uomo trovo offensiva, oltre che falsa, questa rappresentazione della sessualità maschile. Come essere umano e persona civile trovo degradante questa rappresentazione della sessualità femminile.

E’ la mia opinione e la dico, senza con ciò prevaricare o sovradeterminare altri diversi da me. Il mio silenzio non è condizione dell’autodeterminazione di nessuno, in quanto la mia parola non esercita dominio su alcuno.

Vi è poi da dire qualcosa sull’uso disinvolto e distorto della parola «autodeterminazione». Il cui significato è libertà da qualsiasi dominazione esterna. Mentre spesso è ridotta alla libertà di arrangiarsi nel modo di rapportarsi ai propri dominatori. Ad esempio, monetizzando la dominazione. Chi sceglie come sottomettersi, non è autodeterminato.

L’espressione della propria opinione non richiede affatto il tener conto del soggetto politico organizzato che rappresenta l’argomento sul quale ci si esprime. Penso che scambiare lavoro con diritti sia sbagliato, alla lunga faccia perdere sia i diritti, sia il lavoro, qualunque cosa ne pensino i sindacati o la maggioranza dei lavoratori che con un referendum si pieghi ad un ricatto. Posso comprendere che i lavoratori si pieghino, ritengano di scegliere il male minore, ma questa è sottomissione, non autodeterminazione.

Allo stesso modo esprimere la propria opinione sulla prostituzione non richiede di tener conto del soggetto politico delle sex workers. A prescindere da chi sono, quante sono, che rapporto hanno con tutte le altre. Che comunque sarebbe interessante sapere. Nessun soggetto politico esaurisce la rappresentanza di un argomento. Neanche il sindacato ha titolarità esclusiva di rappresentare il lavoro. E le sex workers sono certo meno rappresentative dei sindacati.

Pretendere che ci si vincoli a questo soggetto politico significa voler liquidare in un colpo solo tutte le storie e tutte le testimonianze delle prostitute non organizzate. O di quelle che pure si organizzano a livello locale, ma con rivendicazione differenti da quelle delle sex workers, per esempio le prostitute di Catania che si rivolgono al sindaco perchè stanche di continuare a prostituirsi. O come le sopravvissute della tratta che fanno capo a Isoke Aikpitanyi.

Penso che la prostituzione sia espressione e funzione del patriarcato, anche se non escludo che esista una prostituta che la pensi diversamente, ma non credo di dover convincere proprio il movimento delle lucciole, che in proposito dice parole molto nette, e ben più veritiere di quelle usate dai propri tifosi.

La prostituzione non è un problema di ordine pubblico ma una questione sociale che coinvolge tutti i cittadini.
La società nel suo insieme è responsabile di questo fenomeno; sono responsabili i clienti che con la loro richiesta stimolano un mercato sempre più vario e diversificato anche nelle qualità dell’offerta; sono responsabili la povertà, la miseria e le guerre che inducono migliaia di persone ad affidarsi ai trafficanti internazionali che li sfrutteranno nei mercati del sesso e/o lavoro nero; c’è la responsabilità di un sistema consumistico che propone modelli e stili di vita che inducono a cercare percorsi che sembrano "facili" per raggiungere posizioni economiche e sociali di autentico o falso benessere: c’è infine un radicato pregiudizio nei confronti di persone considerate "diverse" per le loro scelte sessuali non conformiste e che rende difficile il loro inserimento nel settore del lavoro tradizionale.
Oggi, guardando dentro il mercato del sesso commerciale, queste sfaccettature sono ben visibili: dai club privée, alle agenzie per accompagnatrici (ma anche matrimoniali), ai locali notturni (night club), agli appartamenti, ai luoghi di relax, giù fino alla strada, è possibile leggere la storia dei desideri sessuali consumistici dell’uomo di questi anni ’90.
Guardare questi consumatori può suscitare incredulità, inquietudine ed altri vari sentimenti, ma è pur vero che essi sono lo specchio di una società e della sua non-educazione sessuale, di una cultura maschilista che non pone su un piano paritario i rapporti uomo-donna, che da sempre ha preteso il dominio e il commercio del corpo femminile negandogli una specifica sessualità. Oggi nel nostro paese c’è un elevato allarme sociale nei confronti della prostituzione, ma non perché ci sia una presa di coscienza del fenomeno." (Lucciole.org)


Vedi anche: 
Dare voce alle donne prostituite e ascoltarle davvero
Lo stato magnaccia
La scelta di banalizzare la servitù e chiamarla servizio
Germania, bordello d'Europa 
Definire «cura» il sesso, per poterlo mercificare 
Lo stupro a pagamento non è un lavoro come un altro

8 Responses to “I responsabili della prostituzione”

  1. Mi interrogo spesso sulla "natura dell'uomo".
    Spesso, per giustificare la regolamentazione della prostituzione ci si appella all'obiezione "la prostituzione c'è sempre stata", che significa appunto "la prostituzione fa parte della natura dell'uomo".
    Ma in cosa consista esattamente questa "natura dell'uomo" non ci è dato saperlo.
    A quanto pare è un qualcosa contro la quale si può fare ben poco: secondo questa visione dell'essere umano l'uomo sarebbe così condizionato da questa sua "natura" da non essere in grado di agire in modo diverso da quello che questa "natura" prevede: l'uomo non è libero di scegliere, quindi, ma è soggetto alla sua "natura", alla quale non può fare a meno di obbedire come una marionetta.
    Una posizione piuttosto avvilente, a mio avviso. E credo sia questo che spinge l'autore di questo articolo a sottrarsi all'idea del sesso come "bisogno": in questo modo afferma la sua volontà di essere libero di scegliere, invece che una vittima di un istinto incontrollabile che lo rende schiavo delle sue pulsioni.
    Con questo non voglio negare la legittimità del desiderio: non c'è nulla di male nel desiderare.
    Ma ritengo che prima di soddisfare un desiderio, dovremmo interrogarci sulle conseguenze che le nostre azioni possono avere sulla vita delle persone che rimarranno coinvolte nell'atto di soddisfarlo.

  2. liberare la sessualità femminile avrebbe degli effetti distruttivi perché la natura sessuale della donna è ipergamica. se lasciate libere di seguire i loro desideri le donne farebbero grappolo attorno ai pochi uomini che trovano attraenti condannando alla solitudine una moltitudine di uomini, uomini che cercano compagnia sessuale e affettiva come corrispettivo per il loro contributo sociale. quindi se è bene frenare gli istinti poligamici degli uomini, è altrettanto giusto tenere a bada gli istinti ipergamici delle donne.

  3. Ricciocorno cara, come già saprai,perché un po' mi conosci, intervengo per ripetere che la "natura" dell'essere umano è la "cultura". E quindi l'appello alla "natura" come dato intrinseco alla specie (?),immutabile (?) etc. etc., non ha alcun senso.

  4. Ecco, quando leggo affermazioni del tipo: "la natura sessuale della donna è ipergamica", come se fosse un dato assodato, mi piacerebbe sapere da dove prende simili certezze chi lo afferma. Proprio ieri ascoltavo un intervento della Dott.ssa Liliana dell’Osso (http://www.sns.it/scuola/attivitaculturali/eventispeciali/annoincorso/noviolenzadonne/) che rimarcava come "il DNA non è il destino" è come la scienza ci dimostra che è errato pensare che il patrimonio genetico di una persona possa essere il fattore determinante per spiegare il comportamento umano.
    Sono assolutamente d'accordo con te Paola, quindi mi chiedo: visto che neanche la scienza distoglie i fan della "natura intrinseca dell'essere umano" da ridicoli e ingiustificati dogmi come questo sulla poligamia e l'ipergamia, non è possibile che questo appellarsi ad un Fato inesorabile non sia altro che il frutto del bisogno del debole di deresponsabilizzarsi in quanto individuo?

  5. mi state dicendo che è il terribile patriarcato che induce gli uomini a voler fare sesso con tante partner diverse e non il testosterone? se la pensate così allora le vostre idee trovano una singolare comunanza con il bigottismo religioso. non sto dicendo che certi desideri debbano essere necessariamente soddisfatti ma non è negandoli che spariscono magicamente.
    la donna è invece ipergamica: provate a pensare a quanti uomini tra quelli che vedete ogni giorno trovate veramente attraenti al punto da volerci fare sesso assieme. pochissimi vero? come volevasi dimostrare.

  6. «Pochissimi» non basta per essere poligamiche? Sono pur sempre più di uno.

    Comunque, anch'io «pochissime». Si vede che sono un maschio ipergamico.

  7. ipergamia non significa monogamia.
    se tu sei ipergamico non c'è problema, le eccezioni ci sono sempre.

  8. Dio esiste.
    Lo dice la Bibbia.
    E la Bibbia dice il vero, perchè l'ha scritta Dio.

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