Post più vecchio Post più recente

IQD «In quanto donna» - Un database sul femminicidio


Una serie di articoli ha negato l’importanza o l’esistenza stessa del femminicidio. Sulla base dei dati diffusi dalla stampa, che sarebbero non veri, o gonfiati. Ne ha parlato Loredana Lipperini. Una campagna, l’ha definita Adriano Sofri. Ne parleremo ancora, perchè il punto, come ha scritto Nadia Somma è la rivendicazione di un osservatorio, di un monitoraggio della violenza sulle donne. Il fatto che manchino dati attendibili è parte del problema, non può essere argomento per negare il problema. O peggio: rendere l’idea che il problema sia soltanto una condizione fisiologica, con la quale rassegnarsi a convivere.

Questa «fredda» valutazione, ammantata di scientificità statistica, è una reazione al tentativo di definire, qualificare e quantificare il fenomeno, sostanzialmente ignorato dalle istituzioni, che è stato condotto specie sul web da giornaliste, blogger e militanti femministe. Che sono riuscite ad imporre il tema nell’agenda dei media tradizionali, prima interessati solo al sensazionalismo o ad una cronaca funzionale alla xenofobia.

Tentativi coraggiosi. Chi li compie si espone alle accuse di chi ha la coda di paglia, o la coda e basta (vuoi criminalizzare il genere maschile), al dileggio, agli insulti, alle intimidazioni, alle velate minacce della misognia militante più demenziale (che a dare una immagine delinquenziale del genere maschile, non è seconda a nessuno).

Tra questi tentativi, voglio tornare a segnalare il sito «In quanto donna», curato da Emanuela Valente. Un database del femminicidio. Che raccoglie le foto delle donne uccise, degli uomini assassini, una sintesi dei dati e delle storie. A sfogliare le pagine, a scorrere le immagini, a leggere le storie, ci si rende conto della insipienza del tono con cui si discute sui numeri. Oggi sono numeri. Ieri erano persone. In carne e ossa. Belle, meno belle, giovani, adulte, aziane, allegre, tristi. Mogli, fidanzate, compagne di scuola. Quando erano vive. Quando sopravvivevano alla violenza. Non rientravano nelle statistiche. Ed erano ancora tra le donne più tutelate del mondo. Fossero state adeguatamente valutate come persone, oggi la cattiva coscienza eviterebbe di volerle sottovalutare anche come numeri.

Ci sono le notizie, con tante apparenti assurdità. Donne che hanno denunciato e non sono state protette, uomini che hanno ucciso e sono stati “curati” invece che messi nelle condizioni di non nuocere più, oppure assolti o condannati a pene minime, uomini che hanno pure potuto reiterare il reato.

«Nella bacheca-archivio virtuale sono molti i casi "in cui non sembra esserci un colpevole. Tanti anche quelli in cui le perizie psichiatriche commutano il carcere con la casa di cura se non addirittura con l'assoluzione". Non mancano i casi incredibili, come quello di Denis Occhi, che confessa di aver ucciso l'ex moglie solo dopo che la sentenza è passata in giudicato e rimane dunque, per il sistema giuridico italiano, libero e innocente. O quello di Renato Di Felice, un uomo buono e tranquillo, reo confesso, che ha scontato 2 giorni di carcere per l'uccisione della moglie. Poi c'è Luca Delfino che, appena assolto dall'accusa di omicidio di Luciana Biggi, uccide Maria Antonietta Multari. E Maurizio Ciccarelli, già arrestato per il tentato omicidio della prima moglie, che mentre è ai domiciliari uccide la seconda. Lo stesso fa Franco Manzato». (Adriana Terzo - Globalist)

Ci sono le immagini di quelli che le hanno uccise. Gli uomini che hanno ammazzato le loro compagne o amiche, perchè abbandonanti o respingenti. «È un pugno allo stomaco il mucchio selvaggio di foto di mariti, fidanzati, conviventi, padri che hanno ammazzato la «loro» donna. Di bacheche zeppe di madri, figlie, fidanzate, amanti assassinate ne avevamo viste tante, in questi mesi. Ma mai una tale carrellata di assassini. Facce banali. Facce normali. Facce serene. Facce spesso «rassicuranti». E proprio per questo, messe tutte insieme, terribili» (Gian Antonio Stella).

E se qualcuno è citato per errore? Spiega la curatrice: sono riportati solo ed esclusivamente i nomi e le foto di chi è stato giudicato colpevole e quindi condannato, con l'unica eccezione di Denis Occhi, che pur essendo stato assolto ha confessato l'assassinio della moglie. Molti casi, come ad esempio quello di Antonella Falcidia il cui marito è stato giudicato innocente, o Chiara Poggi e così via, non sono stati inseriti. In alcuni casi, in cui gli uomini si dichiarano innocenti ma sono stati riconosciuti colpevoli, vengono evidenziate entrambe le versioni. Ciò detto, si tratta di un archivio che serve a capire meglio e non a giudicare.

In effetti, un delitto non è il fatto privato di un delinquente. Non si viola nessuna riservatezza se si racconta la sua vicenda giudiziaria sulla base di atti e documenti che sono già pubblici. A parte questo, l'iniziativa non vuole puntare i riflettori su singoli individui, quanto fare luce, attraverso l'insieme degli individui coinvolti, sulla dimensione sociale di un fenomeno, che sia pure con molta fatica, ci diventa ogni giorno più insopportabile.

Riferimenti:
Uomini che uccidono le donne Online la bacheca dell’orrore (Gian Antonio Stella)
Uccisa "In quanto donna". Online le foto dei killer (Adriana Terzo)
Uccise in quanto donna: parliamone! (Claudia Moschi)
Una banca dati online con i volti delle donne uccise dagli uomini che dicevano di amarle (Roberta Serdoz Tg3)
In quanto donna (Anna Tatò)

Leave a Reply

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.