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Contraddizioni aggravanti



di Christine Rama


Il 5 giugno, nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Palazzo Madama, le senatrici del PdL hanno presentato un Ddl composto da un solo articolo che introduce nel nostro ordinamento giuridico il reato di femminicidio e prevede l'aumento della pena da un terzo alla metà per tutti i delitti contro la persona che  puniscono chi procura a una donna  "danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica".

Contro questa proposta di legge si sono levate diverse voci critiche. Una di queste è la blogger di Abbatto i muri, le cui posizioni, però, malgrado le apparenze, finiscono per risultare piuttosto incoerenti.

Sull'argomento laglasnost  ha espresso le sue convinzioni in un articolo intitolato: Quell'aggravante per femminicidio che piace tanto alle donne di destra,  nel quale  manifesta la sua contrarietà all'inserimento nel nostro sistema giuridico di tale circostanza, anche se pare interpretare in modo riduttivo e sottovalutare la portata amplissima di tale proposta di legge, che non prevede di applicare l'aggravante al solo omicidio, ma a tutti i reati che procurano danni alle donne.

Nel post l'autrice attinge al consueto repertorio retorico di vocaboli che rimandano al campo semantico dell'autoritarismo, oltre ad impiegare termini sprezzanti come «donnismo»,  o  a ridurre le donne a una sineddoche: l'utero. Ricorre così a concetti come «securitarismi, repressione, paternalismi», ai termini «carcere duro, cadavere», agli aggettivi «autoritaria, conservatore», ai verbi «normalizzare e reprimere».

Benché non ami e, anzi, reputi offensivo il suo stile aggressivo, enfatico e irruente, ritengo che in questo articolo la blogger esprima una posizione perfettamente legittima che mi sento di condividere.

Sennonché,  nella petizione da lei promossa il mese scorso contro la violenza di genere, l'autrice, con mio grande stupore,  sollecita l'introduzione nel Codice Penale del «concetto “motivi di odio per l’orientamento sessuale, l’identità e il ruolo di genere” tra le circostanze aggravanti (dove si definiscono generici “motivi abietti e futili”) dell’articolo 575 (omicidio) del codice penale, volendo includere in questa formula dunque anche i delitti che riguardano vittime gay, lesbiche, trans». 

Quindi: l'aggravante per femminicidio viene qualificata come misura «securitaria, repressiva, paternalista, patriarcale, autoritaria, conservatrice», mentre quella per omicidio di  un omosessuale o di un trans viene presentata come progressista, femminista, libertaria. Perché questa disparità di trattamento? 

Non solo. La frase che ho sopra riportato è, per molti aspetti, sorprendente, oltre a contenere un errore di una certa rilevanza. L'art. 575 del Codice Penale consta di un solo comma che stabilisce che l'omicidio venga sanzionato con la pena della reclusione non inferiore a 21 anni.   Il testo  è molto semplice e, a differenza di quanto sostiene l'autrice della petizione, non  indica circostanze aggravanti come i "motivi futili e abietti" previsti, invece, dal comma 1 dell'art. 61.

I due articoli successivi a quello che introduce la fattispecie penale dell'omicidio: ossia il 576 e il 577 definiscono una serie di circostanze aggravanti speciali applicabili a tale delitto che, nel caso in cui si verifichino, comportano l'inflizione della pena dell'ergastolo. Orbene: tra le aggravanti il comma 4 dell'art 577 indica il «concorso di taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell'articolo 61», ossia oltre «all’avere adoperato sevizie, o l’aver agito con crudeltà verso le persone» (comma 4) «l'aver agito per motivi abietti e futili» (la circostanza  cui si riferisce appunto l'autrice della petizione che la vorrebbe rendere più chiara e integrare con l'espressione “motivi di odio per l’orientamento sessuale, l’identità e il ruolo di genere”). 

Dunque, se la richiesta dell'autrice della petizione venisse esaudita si arriverebbe a comminare la pena dell'ergastolo all'assassino di un omosessuale o di un transessuale; posizione difficilmente qualificabile come "libertaria", né tale da legittimare veementi critiche contro altre femministe, sprezzantemente liquidate come "autoritarie", se non peggio. 

Non è finita qui. L'art.61 del Codice Penale enumera una serie di circostanze aggravanti comuni che determinano un incremento della pena fino ad un terzo e che si applicano a tutti i reati. Quindi, se la blogger di cui sto parlando  caldeggia l'inserimento nel Codice Penale dei "motivi di odio per l’orientamento sessuale, l’identità e il ruolo di genere”  come circostanze aggravanti  comuni, ciò significa che, se la sua proposta verrà accolta, ogni reato commesso contro un omosessuale o un transessuale comporterà l'aumento fino ad un terzo della  pena prevista per quel  crimine. Proprio quel che contempla il DdL presentato dall'onorevole Mussolini! Solo che quest'ultima vorrebbe applicare l'aggravante  ai reati commessi contro le donne e la blogger a quelli compiuti contro gay, lesbiche (pure loro, per altro, "portatrici di utero") e transessuali! 

Ancora. L'espressione "ruolo di genere" si applica anche alle donne. Viene evocata, ad esempio, nel Preambolo della Convenzione di Istanbul, poco amata dalla blogger in questione, laddove viene riconosciuta  «la natura strutturale della violenza contro le donne, in quanto basata sul genere».   Questa formula viene ribadita all'art.3, punti a e d del predetto documento, mentre al punto c del medesimo articolo si precisa che  «con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini». Dunque, l'aggravante prevista dalla blogger di Abbatto i muri si applicherebbe anche al femminicidio, quanto meno a quello commesso contro le casalinghe che riproducono, appunto, ruoli di genere tradizionali o alle mogli e alle fidanzate dalle quali si pretendono comportamenti accudenti e oblativi nei confronti dei partner, in quanto conformi ai modelli di comportamento ritenuti appropriati al loro sesso. Quel che si voleva cacciare dalla porta, viene, così, fatto rientrare dalla finestra.

Riassumendo: la proposta contenuta nella petizione promossa da laglasnost, se accolta, comporterebbe la comminazione dell'ergastolo agli autori degli omicidi motivati da omofobia e transfobia e l'inasprimento fino ad un terzo della pena prevista per  gli altri reati commessi contro  gay, lesbiche e trans dettati dalla medesima ragione.

Ora:  può darsi che la blogger di Abbatto i muri sia incorsa in un errore causato dalla disattenzione e    dall'impazienza di redigere una petizione sul grave problema della violenza di genere. Poiché la fretta è cattiva consigliera, laglasnost, probabilmente, non ha valutato con la dovuta attenzione le molteplici conseguenze derivanti dalle sue parole e dalle istanze presentate nel suo appello. Errare humanum est! Figuriamoci! Io ne commetto almeno 10.000 di errori al giorno! 

Resta il fatto che l'autrice della petizione ha esplicitato con estrema chiarezza e senza possibilità di fraintendimenti l'intenzione di introdurre nel nostro ordinamento giuridico l'aggravante per l'omicidio   causato da omofobia. Non si capisce, allora, perché manifesti tanta contrarietà all'inserimento nel Codice Penale dell'aggravante per femminicidio. Perché questa disparità di trattamento tra gay, lesbiche e trans, da un lato, e donne, dall'altro?  Perché la prima aggravante sarebbe libertaria e la seconda autoritaria? In fondo si tratta sempre, nell'uno come nell'altro caso, di inasprimenti di pena!

E ancora:  perché alcuni di quelli che hanno sottoscritto la petizione elaborata da laglasnost,  dimostrando di essere favorevoli all'introduzione dell'aggravante per l'omicidio dettato da ragioni omofobiche, manifestano poi la propria contrarietà all'aggravante per femminicidio?  

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