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Emanuele Macaluso è un dirigente storico del PCI. Siciliano. In segreteria dai tempi di Togliatti. Direttore dell'Unità nella prima metà degli anni '80. Tra i principali esponenti della corrente migliorista, insieme con Giorgio Napolitano e Gerardo Chiaromonte. Convinto «riformista» dalla nascita del Pds. 

Ieri ha scritto un articolo sull'Unità, per difendere il Partito democratico dall'accusa di aver tradito le aspettative dei suoi elettori, per non aver votato Stefano Rodotà alla presidenza della repubblica ed essersi alleato con il Pdl per formare il governo.

Secondo Macaluso, i franchi tiratori per Rodotà sarebbero stati 250 ed oggi il centrosinistra non esisterebbe più. Forse la sua valutazione è corretta, ma è come dire che il tradimento ci sarebbe stato lo stesso. Solo sarebbe stato più autolesionista. L'anziano dirigente, da vent'anni ormai consacrato al giornalismo, ricorda che il PCI in passato ha votato candidati altrui, solo in seguito ad un accordo. Votò Gronchi accordandosi con la DC. E poi Saragat, concordando persino la richiesta dei voti comunisti, da parte del PSDI. Non ha ricordato l'elezione di Cossiga, che fu quasi un prendere o lasciare, dopo la sconfitta del PCI alle amministrative e nel referendum sulla scala mobile.

Esempi pertinenti fino a un certo punto. Gronchi, il candidato della DC, era un democristiano. Saragat, il candidato del PSDI, era un socialdemocratico. Certo che per eleggerli con il massimo del consenso, mentre l'Italia si spostava progressivamente verso sinistra, occorreva chiedere i voti al PCI. Stefano Rodotà invece non è un grillino. E' da sempre un uomo della sinistra, prima presidente della Sinistra indipendente, poi del PDS, ed è tuttora più vicino al PD che a qualsiasi altro partito. Certamente autonomo da Beppe Grillo, come dimostrano gli insulti che si è recentemente preso. E' stato candidato dal M5S mentre l'Italia si rivolgeva a questo nuovo movimento, fino a farlo debuttare in parlamento con un terzo dei voti. Un esordio senza precedenti, mai realizzato da nessun partito, nemmeno da Forza Italia. L'accordo poteva realizzarsi direttamente in Parlamento, alla luce del sole. Sarebbe stata surreale una situazione che avesse visto la DC o il PSDI candidare una personalità eterodossa del Pci, mettiamo Umberto Terracini, e vedere il PCI rifiutarlo, perchè non gli sono stati chiesti i voti.

Per Macaluso, il governo con il PDL e con Scelta Civica è un governo di necessità. Perchè senza alternativa. Inimmaginabile l'alleanza con i 5 stelle. Macaluso ricorda l'umiliazione di Bersani nella diretta streaming durante l'incontro con i pentastellati. Grillo, in effetti, ha fatto molto per sembrare indisponibile e per favorire il cosiddetto governissimo. Forse ne sta pagando le conseguenze nei risultati delle elezioni amministrative, dove ha perso quasi due terzi dei voti. E' apparso irresponsabile e inconcludente. Ma non è vero che il PD gli abbia fatto una seria proposta di alleanza per il governo. Gli ha chiesto solo l'appoggio. E si sarebbe accontentato di ottenerlo anche solo da una parte dei parlamentari dei 5 stelle. Lo ha ammesso Marina Sereni: il PD non ha mai perseguito l'accordo con il M5S.

L'accusa di aver tradito le aspettative degli elettori di sinistra è fondata, anche volendo escludere il ricorso alle elezioni anticipate, che con l'attuale legge elettorale potrebbero riprodurre la situazione attuale, o peggio riconsegnare il paese alla destra. Il PD ha preferito il PDL al M5S. L'attuale capo del governo, Enrico Letta, lo dichiarò già nel corso del 2012: meglio votare Berlusconi che Grillo.

Invece tra il popolo di sinistra, e da parte di SEL, nonostante tutto, nonostante la demagogia, il populismo, le pesanti ambiguità sul razzismo e sul fascismo, è preferibile il M5S. Le stesse pesanti ambiguità riguardano anche la destra, con in più la questione morale e la pressoché totale assenza di istanze di sinistra, nelle politiche del lavoro, della redistribuzione del reddito, sull'ambiente. Ambiguità e persino certezze, per quanto riguarda una parte del suo personale politico. Si pensi ad Isabella Rauti, moglie di Gianni Alemanno, appena delegata da Angelino Alfano al ministero dell'interno per la lotta al femminicidio. Si pensi al fatto che il PD permette che una tale questione sia messa nelle mani di una dichiarata antifemminista. 

Il PDS/DS/PD ha spesso manifestato l'ambizione di costituzionalizzare la destra e  persino la Lega Nord. Adesso aveva l'occasione di costituzionalizzare il M5S. Ma Napolitano, D'Alema, Veltroni, Bersani, di riflesso Macaluso, come pure l'emergente Renzi, sono più rodati nel rapporto con la destra. Questione di codici. Forse è anche più facile aggiustare i propri scandali, per quanto eccezionali, con un alleato già compromesso, che non con un alleato che ostenta una volontà di moralizzazione. Altri dirigenti emergenti, i giovani turchi, cioè i giovani bersaniani (Stefano Fassina, Matteo Orfini, Andrea Orlando), Pippo Civati, Laura Puppato, e il partito di Nichi Vendola, possono e vogliono gestire il rapporto con il M5S.

Dato il suo assetto gerarchico, il tradimento del Pd, era inevitabile, annunciato per tutta la campagna elettorale, con il ripetuto proposito di tornare a governare con Mario Monti. Era iscritto nell'esito delle primarie, che assegnavano il primo e il secondo posto a due alleati contemporanei di Monti e Berlusconi.

One Response to “Il tradimento del PD”

  1. Analisi condivisibile. Il motivo per cui una antifemminista come la Rauti possa ottenere un simile incarico, si risolve secondo me nel fatto che il femminismo reale, di stato, non è il femminismo a cui tu sembri fare riferimento, in questo testo, bensì uno strumento per l'adesione entusiastica delle masse su basi filogenetiche sessuali a politiche contrarie ai veri interessi, che può essere visto come nuova versione dell'adesione su basi filogenetiche razziali del secolo scorso. La sinistra dovrebbe recuperare il valore dell'egualitarismo inteso come parità di diritti civili e non come omologazione. Una omologazione che, essendo impossibile da ottenere nella realtà psico-biologica, consiste necessariamente nella rimozione di una metà sessuata.
    Rimozione esistenziale (psichica) che può facilmente per commistione tradursi anche in una rimozione essenziale (biologica). In questo sinistra e destra di governo si incontrano, si parlano nel transatlantico emi-fascista. La Rauti non stupisce.

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