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Grillo insulta il parlamento

Grillo voleva eleggere presidente della repubblica Stefano Rodotà, «un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi». In prima battuta però avrebbe preferito Milena Gabanelli, una falsificatrice da trascinare in tribunale. Ora sappiamo che ha pure concorso, sia pure indirettamente, ad eleggere presidente della camera una nominata per grazia di Vendola (...) non in grado di capire quello che legge, se legge (...) che deve studiare la Costituzione. Magari, da Roberta Lombardi.

Grillo sostiene di aver denunciato che da vent'anni il Parlamento viene spogliato dei suoi poteri, sanciti dalla Costituzione, senza che nessun partito abbia da ridire. Un Parlamento di "nominati" dai partiti, non di votati dai cittadini, il cui potere di legiferare e' stato di fatto trasferito al Governo con i decreti legge, un Parlamento neppure messo in grado di sfiduciare il Governo, come è stato per Berlusconi e Monti, e che prende ordini dai partiti. Questo è il Parlamento oggi. Negarlo è negare la realtà.

In effetti, l’abuso dei decreti legge era già contestato al governo Craxi (1983-87) dall’allora segretario del Pci Alessandro Natta. Che attaccava la maggioranza, senza svilire il parlamento. Era il decisionismo della democrazia governante, la fine del consociativismo, esercitato dal predicatore della grande riforma, che avrebbe permesso ai socialisti italiani di ribaltare i rapporti di forza nella sinistra, come già fecero i socialisti francesi nel sistema semipresidenziale.

Laura Boldrini non ha glissato sull’argomento, anzi ha rimproverato Grillo di ostinarsi a chiudere gli occhi sui cambiamenti in corso: la riforma del regolamento della Camera, avviata nelle prime settimane della legislatura, porterà proprio a ridare centralità all'attività parlamentare, limitando il ricorso ai decreti legge, rafforzando il ruolo delle commissioni e dando un iter certo e rapido alle proposte di legge di iniziativa popolare, fin qui troppo spesso ignorate. Lanciare invettive è facile. Cambiare le cose lo è meno, ma alla Camera, anche senza l'apprezzamento di Grillo, ci stiamo provando.

Ma non ha glissato neppure sui toni e le parole scelte dal leader 5 stelle: Le dichiarazioni di Beppe Grillo, scomposte e offensive, tendono di nuovo a colpire il Parlamento e quindi la democrazia. Sono dannose per il paese, per la sua immagine all'estero, per chi lavora a rinnovare le istituzioni rendendole più sobrie, efficaci e trasparenti e per gli stessi deputati del gruppo M5S.

Se frainteso, Grillo ha fatto di tutto per esserlo. Non è la prima volta, come si vede dall'immagine tratta dal suo magazine del 5 agosto 2012 (in alto a sinistra). I grillini accusano che si veda il fascismo dappertutto, ma è il loro stesso capo a provocare e a giocare con questa evocazione.

Oltre ad aver denunciato che il parlamento con l’attuale legge elettorale è di fatto nominato dai partiti (anche se alcuni hanno fatto le primarie) ed è svuotato del suo potere legislativo mediante i decreti del governo, Grillo non ha indicato nessuna soluzione, anzi ne ha prospettate genericamente due: la riforma o l’abolizione. Sempre accostando l’istituzione a immagini squalificanti. Il Parlamento ha ancora un senso? Va riformato, abolito? Una cosa è certa, oggi non serve praticamente a nulla. Il Parlamento potrebbe chiudere domani, nessuno se ne accorgerebbe. È un simulacro, un monumento ai caduti, la tomba maleodorante della Seconda Repubblica. O lo seppelliamo o lo rifondiamo. La scatola di tonno è vuota. Ripeto: la scatola di tonno è vuota".

Per non essere frainteso, Grillo può scegliere cosa vuole rappresentare. Se la centralità del parlamento o gli umori anti parlamentari, anti istituzionali, della destra fascistoide, della zona grigia del paese. Rappresentare entrambi può riuscirgli nella gag di uno spettacolo comico. Se invece ci prova nelle dichiarazioni di leader politico, finirà per risultare pericolosamente ambiguo. In Italia, il parlamento è già stato chiuso per vent’anni. Per poi essere riaperto dall’antifascismo. Cioè, da quella cosa che Grillo reputa non essere di sua competenza.

Così è normale che la presidente della camera lo bacchetti. Al che Grillo chiarisce ogni dubbio. La violenza e l'insolenza verbale sono propri degli anti istituzionali, non dei sostenitori della centralità del parlamento.

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