Post più vecchio Post più recente

Laura Boldrini e lo spettro della censura

Voglio dirlo anch'io: «Not in my name!». Non in mio nome! Non usate la tutela della mia libertà di espressione per difendere la «libertà di espressione» dei violenti, dei razzisti, dei misogini, degli omofobi, degli antisemiti. Le mie opinioni, giuste o sbagliate, non c'entrano nulla con il loro odio, con il loro disprezzo, con la loro intolleranza, con la loro violenza verbale e immaginifica. Posso pensare, parlare e scrivere, nonostante loro, non grazie a loro. Io sono solidale con Laura Boldrini.

Anche altri le hanno espresso due righe di solidarietà, a mo' di francobollo, prima di spedire pagine e pagine di allarmati sproloqui contro la censura e le leggi speciali. Eppure lei, non ha parlato di censura, nè di leggi speciali. Basta leggere la sua intervista su Repubblica, andando oltre il titolo. O il suo stato odierno su Facebook. Ha solo reso noto di essere stata continuamente oggetto di insulti, intimidazioni e minacce, soprattutto di stampo sessista. E ha posto tre questioni. L'impossibilità di procedere con denunce penali contro migliaia di persone che condividono contenuti violenti in modo virale. Il sessismo, lieve o feroce, sempre usato per combattere le donne che assumono incarichi pubblici. La tendenza della rete a considerare censura la cancellazione di qualsiasi messaggio offensivo. Ha posto un problema, prima di tutto culturale. Ha aperto una discussione. Che è assurdo pensare di censurare, per paura della censura.

Qualcuno può inserirsi nel dibattito, strumentalizzarlo e proporre strette alla libertà della rete. E' un rischio, che si può affrontare e combattere meglio se si rinuncia a fare gli struzzi di fronte alle questioni poste dalla presidente della camera. Perchè prima di tutto è la violenza ad essere censoria. Induce tante persone, soprattutto donne, ad autocensurarsi, a non esprimersi, a nascondersi nel burqa dell'anonimato. Il fascismo non è nato con le leggi autoritarie e repressive, ma con lo squadrismo e il lassismo delle autorità. Una rete lasciata libera come una giungla è la condizione più favorevole per imporre autoritarismi. L'autoritarismo si previene con le regole.

Concordo con Stefano Rodotà. Prima occorre una ricognizione delle norme esistenti. Capire come sono applicate ed eventualmente perchè non lo sono. Solo successivamente si può pensare a nuove regole. E a tal proposito va detto che una eventuale nuova norma se conforme alla Costituzione, non è una legge speciale o emergenziale, è una legge ordinaria. Immagino che alcune procedure vadano semplificate. Un procedimento presso la polizia postale deve poter essere avviato anche online. Esiste ormai la posta elettronica certificata. Una pagina che minaccia di morte deve poter essere rimossa in tempi ragionevoli, se non immediati.

La violenza virtuale presenta aspetti anche più gravi di quella reale, perchè non conosce limiti di spazio e di tempo. Insulti e minacce sono messi per iscritto, condivisi da tante persone, sono pubblici, pubblicati e archiviati, per giorni, mesi, anni per sempre. Reperibili da chiunque, sconosciuti, amici e parenti. Grandi e piccoli. Se pure tra un anno il violento ha smaltito la sua rabbia e si è ravveduto, i contenuti che ha messo in circolo, continuano a circolare, nemmeno il responsabile è più in grado di controllarli.

Si osserva che certi contenuti violenti sono comunque presenti nella società, meglio lasciarli esprimere alla luce del sole, per controllarli meglio, piuttosto che renderli occulti. In parte concordo. Ma considero anche due problemi. Il primo è che quei contenuti non possono essere legittimati come fossero opinioni diverse, con le quali occorre confrontarsi e convivere. Il secondo è che i blog, le pagine di Facebook, i forum, non sono soltanto vetrine e specchi che riflettono parti della società. Sono anche luoghi di aggregazione e di proselitismo. Se si chiudono, rinasceranno sotto insegne nuove, ma intanto una parte del loro seguito viene disgregata. Anche questo è utile e necessario.

Resta vero che le subculture non si affrontano soltanto con mezzi repressivi. Se dilaga il sessismo in rete, non dipende tanto dal mancato intervento dei carabinieri, quanto dalla diffusa condivisione, tolleranza, indifferenza, sottovalutazione, che riguarda soprattutto la stragrande maggioranza degli uomini e anche molte donne. La violenza contro la donne è normalizzata. Dal modo di dire al raptus. Tanto che persino una nota giornalista può dire in televisione che ammazzare la moglie è una cosa normale. Infine, l’odio e la violenza sono tollerati dai gestori dei social-network, tanto per motivi culturali, quanto per motivi commerciali, perchè l’odio coinvolge e mantiene utenti, e genera traffico. Finchè non si contrappone una massa più grande, razzisti e sessisti sono economicamente convenienti. Anche per questo motivo le loro pagine non scompaiono mai o risorgono facilmente. Non c’entra niente con la libertà, c’entra con la vendita di pubblicità.

Un’altra forma di normalizzazione della violenza è quella di considerarla una spontanea manifestazione di protesta plebea. Ci si immagina che da un lato ci sia una donna colta, ricca, borghese e potente (un politico) e dall’altra masse di poveri cristi, diseredati e ignoranti, che dicono «troia» solo perchè impossibilitati ad articolare bene un discorso di opposizione. Andrebbero educati e magari emancipati dai loro problemi materiali. Istruiti e rinfocillati, saprebbero rispettare persino le donne. E’ un vecchio pregiudizio sociologico. Un modo di collocare ancora una volta i diritti di metà del genere umano al capolinea della storia. Diritti affermati come conseguenza ultima della soluzione di tutti i problemi dell’umanità. Che naturalmente hanno la precedenza.

Vedi anche:
Se questa è libertà (Giorgia Vezzoli)
La Boldrini e la censura… ma di cosa? (Un altro genere di comunicazione)
La libera espressione del pensiero e la censura (Il Ricciocorno Schiattoso)
Libertà di espressione (Maria G. Di Rienzo)
Cari amici, non sempre chiari compagni: sul caso Boldrini con delusione (Loredana Lipperini)

2 Responses to “Laura Boldrini e lo spettro della censura”

  1. le minacce contro persone realmente esistenti sono un reato..che si facciano su internet o si scrivano su un muro e vanno perseguite

  2. È una fortuna che tu abbia scelto di creare un blog per comunicare i tuoi sempre chiari, esaurienti, logici e, a mio parere, giustissimi pensieri.

Leave a Reply

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.