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La legge svedese sulla prostituzione

Divieto di acquisto del sesso e fine della tratta: la legge svedese sulla prostituzione
Max Waltman* - Michigan Journal of International Law, Vol. 33, pp. 133-157, 2011 - (Traduzione di Maria Rossi)

Introduzione

Al simposio su "Successi ed insuccessi delle leggi sulla tratta internazionale degli esseri umani", svoltosi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università del Michigan nel febbraio 2011, ho affrontato il tema delle leggi sulla tratta internazionale a scopo di sfruttamento sessuale, in particolare della legge svedese che vieta l'acquisto di sesso e, contemporaneamente, depenalizza la persona prostituita. Invitato ad affrontare il tema della tratta, sono stato sorpreso dal titolo assegnato alla mia relazione: «Sequestrata, venduta all'estero: la tratta a scopo sessuale nella comunità internazionale». Questa sorpresa è stata determinata dal fatto che nel più recente documento dell'ONU che definisce la tratta, il cosiddetto Protocollo di Palermo, in nessun punto compare il termine "sequestro di persona". Tuttavia, ai sensi del Protocollo, la tratta può essere: "il reclutamento, trasporto, trasferimento, l'ospitare o accogliere persone, tramite l'impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità [...] a scopo di sfruttamento ". Il consenso di una vittima della tratta di persone allo sfruttamento è irrilevante.
Ora, la definizione di tratta non coincide con quella di sequestro di persona, che, secondo la legge degli Stati Uniti, si verifica quando, nell'ambito della giurisdizione federale, qualcuno "illegalmente ghermisce, rinchiude, adesca, seduce, rapisce, o porta lontano e tiene in ostaggio a scopo di estorsione o di riscatto o a qualsiasi altro scopo una persona". In contrasto con questa definizione di sequestro di persona, che in genere comporta l'uso della forza fisica, la tratta si può verificare quando qualcuno abusa della posizione vulnerabile di una persona a scopo di sfruttamento sessuale. Poiché la maggior parte delle persone che si prostituiscono sono soggette al trattamento indicato nel Protocollo di Palermo, che, in realtà, descrive come lo sfruttamento viene comunemente attuato, il Relatore ufficiale delle Nazioni Unite sulla tratta (2004-2008) ritiene che la prostituzione sia in generale una forma di tratta:

In genere, la prostituzione, come è effettivamente praticata nel mondo, presenta, di solito, i caratteri della tratta. E' raro trovare un caso nel quale il percorso verso la prostituzione e/o le esperienze di una persona con la prostituzione non includano, almeno, un abuso di potere e/o un abuso della sua posizione vulnerabile. Potere e vulnerabilità in questo contesto devono essere intesi come inclusivi delle disparità di potere basate sul genere, sulla razza, sull'etnia e sulla povertà. Più semplicemente, il percorso verso la prostituzione e verso questa vita è raramente contrassegnato dall'autodeterminazione e dalla presenza di adeguate opzioni.
Anche se alcune persone che sono vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale vengono sequestrate, la tratta è, più spesso, come suggerito di seguito nella Prima parte, un problema di diseguaglianza sociale, piuttosto che un problema di sequestro di persona ed è così collegata alla prostituzione. Inoltre, questo saggio vuole illustrare come la legge svedese contro l'acquisto di sesso promulgata nel gennaio 1999 sia fondata su una considerazione affine dello sfruttamento sessuale e della diseguaglianza sociale. La legge svedese punisce soltanto chi compra la persona prostituita, non chi è acquistata: " Una persona che....si procura un rapporto sessuale occasionale a pagamento è sanzionata per l' acquisto di prestazioni sessuali con una multa o con la reclusione per un anno al massimo". Dal gennaio del 1999 al luglio del 2011, la sanzione penale massima è stata la reclusione per un massimo di sei mesi. Prima della promulgazione di questa legge, non era sanzionato penalmente né l'acquisto di sesso da adulti, né l'esercizio della prostituzione, ma lo era il prossenetismo. Tra parentesi, le leggi che vietano la pornografia, così come quelle che contengono disposizioni legali per evitare la diffusione di malattie contagiose, o che prevedono l'assistenza obbligatoria dei giovani o dei tossicodipendenti, potrebbero, al momento opportuno, essere applicate al contesto della prostituzione.
Questo saggio valuta, offrendo suggerimenti per ulteriori miglioramenti, la potenzialità della legge svedese contro l'acquisto di sesso, considerandola come una risposta razionale da parte degli Stati firmatari del Protocollo di Palermo. Esso mira a selezionare alcune delle affermazioni contrastanti e delle informazioni sbagliate relative alle motivazioni che sottendono la legge e vuole documentare l'impatto della legge e alcuni degli ostacoli posti alla sua applicazione giudiziaria. La prima parte del saggio inquadra la storia legislativa della legge svedese nel contesto della conoscenza della prostituzione in Svezia e altrove prima e dopo la promulgazione della legge, inclusa la valutazione dei presupposti dell'ingresso nella prostituzione, delle condizioni di esercizio e delle possibilità di uscita da parte delle persone prostituite. La seconda parte vuole valutare l'impatto della legge dopo la sua introduzione, includendo le valutazioni al riguardo dei paesi vicini e di altre rilevanti autorità. La terza parte prende di mira alcune preconcette informazioni sbagliate che si trovano comunemente nelle discussioni relative alla legge. Infine, la quarta parte tratta degli ostacoli attuali all'implementazione effettiva della legge, ponendo particolare attenzione all'interpretazione giudiziaria e all'applicazione della legge. Come sarà successivamente illustrato, l'esperienza acquisita dopo l'approvazione della legge svedese suggerisce che qualsiasi approccio efficace di lotta alla tratta a scopo di sfruttamento sessuale deve anche ridurre la prostituzione e la sua richiesta. Questo approccio è già racchiuso nel diritto internazionale, nel Protocollo di Palermo che afferma che: "Gli Stati Parti adottano o potenziano le misure legislative o di altro tipo, [..]per scoraggiare la richiesta che incrementa tutte le forme di sfruttamento delle persone, specialmente donne e bambini, che porta alla tratta".


I. Prostituzione e legge svedese: un'analisi storica e comparativa

Prima che fosse introdotta la legge svedese che vieta l'acquisto di sesso, erano stati compiuti alcuni tentativi, relativamente poco conosciuti, di criminalizzare i clienti; tentativi che all'epoca non avevano prodotto risultati. Alcuni di questi tentativi hanno costituito il fondamento dell'uguaglianza di genere che ha fatto capire che acquistare donne per far sesso costituisce una forma di sfruttamento. Le risposte contenute in un rapporto del governo del 1981, ad esempio, sostenevano effettivamente che la prostituzione "sarebbe scomparsa se non ci fosse stata la domanda" e che una legge contro i clienti "avrebbe aumentato la parità tra i sessi e avrebbe impedito lo sfruttamento eccessivo delle donne socialmente svantaggiate". L'idea non ebbe seguito fino a che, nel 1990, non fu appoggiata dall'avvocata americana Catharine A. MacKinnon in un discorso tenuto assieme alla scrittrice Andrea Dworkin, organizzato dall'associazione Swedish Organization for Women’s and Girls’ Shelters (ROKS) [Organizzazione Svedese dei rifugi per donne e ragazze], la cui prima presidentessa Ebon Kram, in modo indipendente, sostenne pubblicamente che la disuguaglianza di genere e la subordinazione sessuale non potevano essere realmente combattute se si presumeva già realizzata una simmetria tra i generi empiricamente inesistente. Perciò - ella argomentò - in un mondo fondato sulla diseguaglianza, è necessaria una legge contro gli uomini che comprano le donne, non contro le persone, specialmente donne, che vengono acquistate per uso sessuale e che, quindi, "ponga fine alla prostituzione, ponendo fine alla domanda; in tal modo la parità sessuale verrebbe sancita dalla legge". L' Organizzazione Svedese dei rifugi per donne e ragazze tenne periodici incontri annuali con i membri del Parlamento svedese nel 1992, nel 1994 e nel 1995, nei quali proponeva la criminalizzazione dei clienti della prostituzione.
Dopo anni di sforzi concertati per diffondere questa teoria, nel 1998 il Parlamento svedese approvò un disegno di legge omnibus sulla violenza maschile contro le donne che inquadrava la prostituzione e la nuova legge nel contesto della diseguaglianza tra i sessi, piuttosto che - come era comune in tutto il mondo - tra i reati contro la morale, il decoro o l'ordine pubblico. Il disegno di legge dichiarava che la prostituzione e la violenza contro le donne "erano collegate. La violenza degli uomini contro le donne non era consonante con l'aspirazione a una società fondata sulla parità tra i sessi... In tale società è altresì indegno e inaccettabile che gli uomini facciano sesso occasionale con le donne dietro compenso in denaro". Inoltre, si riconobbe che le donne prostituite avevano subito privazioni nell'infanzia, erano state trascurate, non avevano potuto sviluppare un senso di autostima; analogamente si sottolineò come vi fosse uno stretto rapporto tra abusi sessuali subiti nell'infanzia e prostituzione.
Prove schiaccianti relative ad un ampio spettro di paesi supportano la conclusione del parlamento svedese, secondo cui la maggioranza delle persone prostituite ha subito abusi sessuali nell'infanzia. In conseguenza di ciò, molte fuggono da casa o diventano persone senza fissa dimora, che vivono effettivamente in strada e subiscono un intenso sfruttamento da clienti privi di scrupoli. Comune è l'ingresso nella prostituzione in età precoce. Il 47% delle 751 persone che si prostituiscono in nove Paesi ha riferito di essere entrata nella prostituzione prima di aver compiuto 18 anni. Il 62% di un campione di 200 donne di San Francisco, minorenni e maggiorenni, che si prostituiscono o si sono prostituite nel passato ha fatto il suo ingresso nella prostituzione prima di aver compiuto 16 anni e un certo numero di donne prima di aver compiuto 9, 10, 11 o 12 anni. Questa non è un'età in cui si ha l'autonomia e il potere di scegliere la direzione da imprimere alla propria vita. Inoltre, poiché gli abusi e la negligenza nei confronti dei bambini possono spezzare la loro capacità di resistenza e ridurre le loro opportunità, altri saranno in grado di abusare della loro vulnerabilità di adulti che si prostituiscono. Ciò era così evidente tra le 200 donne minorenni e maggiorenni di San Francisco, che il 70% di quelle che erano state sessualmente abusate nell'infanzia riferì apertamente che gli abusi sessuali avevano esercitato un'influenza sul loro ingresso nella prostituzione, mentre un numero ancora maggiore riferì la stessa cosa in un questionario a risposte aperte. Nel 1995, un rapporto del governo svedese, che fa parte della storia giuridica della legge, ha avvalorato queste conclusioni, confrontandole con quelle cui erano giunti medici e altri lavoratori di Göteborg.
Il numero di bambini sfruttati sessualmente in Svezia è, purtroppo, ancora "significativo", secondo il rapporto del governo del 2004. Analogamente, anche le nuove scoperte relative alle giovani adulte che si prostituiscono nell'area di Göteborg confermano lo stretto collegamento con le precedenti esperienze di abusi sessuali infantili, di abbandono e con il fatto di essere senza fissa dimora, conclusioni ulteriormente avvalorate da un'inchiesta nazionale rappresentativa sui giovani (che include gays, lesbiche, bisessuali e transessuali) che aggiunge i fattori socioeconomici e la nazionalità come elementi predisponenti l'ingresso nella prostituzione. Inoltre, come il Consiglio Nazionale Svedese per la prevenzione del crimine ha recentemente scoperto, la povertà e la discriminazione sono due fattori strutturali chiave dell'essere vittima di tratta in Svezia, in Finlandia e in Estonia. Molte donne e ragazze appartengono a gruppi minoritari, come la minoranza baltica che parla il russo o i Rom nell'Europa Orientale e "la maggioranza è di bassa estrazione sociale". Molte erano madri single e disoccupate. Questi fattori, e non l'essere stata sequestrata, spiegano perché esse siano entrate nella prostituzione.
Per quanto concerne le esperienze traumatiche, uno studio di Melissa Farley ed altri, condotto in nove Paesi, ha scoperto che il 68% di 840 persone prostituite soddisfa i criteri clinici per la diagnosi di Sindrome da Stress Post-traumatico e l'intensità dei sintomi è uguale o superiore a quella riscontrata nei veterani del Vietnam che richiedono un trattamento, nelle donne maltrattate che cercano riparo nei centri anti-violenza, nei rifugiati in fuga dalla tortura organizzata dallo Stato, e ciò indipendentemente dal fatto che la prostituzione sia legalizzata o criminalizzata, e indipendentemente dal fatto che la prostituzione sia esercitata al chiuso, nei bordelli, o in strada, nei Paesi in via di sviluppo o, al contrario, nei Paesi industrializzati. I professionisti che si occupano dei traumi e del recupero delle donne prostituite in Svezia attestano che ciò che accomuna tutte le donne che incontrano sono: " le severe reazioni di stress post-traumatico che si manifestano nelle forme di gravi disturbi mentali come insonnia severa e disturbi di concentrazione, ansia e ricorrenti attacchi di panico, grave depressione, severe reazioni anoressiche, comportamenti autodistruttivi combinati con estese dissociazioni, problemi di controllo degli impulsi e manifesta o latente ideazione suicidaria". Inoltre, mettendo in discussione la posizione recentemente espressa nel caso Bedford versus Canada, in Ontario, secondo la quale la sindrome da stress post-traumatico "potrebbe essere causata da eventi non correlati alla prostituzione", nel 2009 uno studio coreano che ha coinvolto 46 persone che in passato avevano esercitato la prostituzione al chiuso e un gruppo di controllo ha dimostrato che la prostituzione era strettamente correlata alla sindrome da stress post-traumatico, anche quando erano stati controllati gli effetti di eventuali abusi infantili.
Ciò non sorprende; è ben noto e ben documentato che sfruttatori e clienti comunemente usano minacce e violenza. Per esempio, il 70% delle donne prostituite di San Francisco hanno riferito di essere state stuprate o di essere state vittimizzate "al di là del contratto di prostituzione" in media 31,3 volte; l'84% di un gruppo di 55 sopravvissute alla prostituzione che ha partecipato ad un progetto a Portland, in Oregon, ha subito aggressioni aggravate in media 103 volte all'anno; il 78% ha subito stupri 49 volte in un anno e il 53% ha subito torture sessuali più di una volta alla settimana, spesso filmate o fotografate a scopi pornografici. Infatti, in uno studio relativo a nove Paesi, il 49% delle 749 persone intervistate ha riferito di essere stata usata nella pornografia e ha riportato una diagnosi di sindrome da stress post traumatico con "sintomi decisamente più severi" rispetto a quelli riportati da donne che hanno dichiarato di non essere state usate nell'ambito della pornografia, suggerendo come la prostituzione nell'ambito della pornografia sia particolarmente violenta. Testimoni indipendenti di casi svedesi di lenocinio e di tratta confermano purtroppo il carattere abusante della prostituzione, con le loro attestazioni di pestaggi giornalieri, stupri di gruppo o torture. Anche un singolo cliente o sfruttatore che non infligge danni tanto gravi, contribuisce nondimeno ad accrescere il danno, sfruttando una persona che è già gravemente traumatizzata (incluso il caso in cui l'abuso sia stato perpetrato principalmente durante l'infanzia). Al fine di dare adeguatamente conto di tale danno, la diagnosi di sindrome da stress post-traumatico fornisce uno strumento di particolare rilievo nella fase delle indagini preliminari e della raccolta delle prove. Come è stato fatto recentemente in Gran Bretagna in una serie di casi di tratta, gli avvocati dei querelanti hanno presentato una diagnosi di sindrome da stress post-traumatico delle persone prostituite, seguita da ulteriori richieste di informazioni circa la loro sofferenza e la loro situazione per la valutazione dei danni subiti. L'uso di questa documentazione fornisce una prova convincente del fatto che clienti e sfruttatori hanno contribuito a causare la sofferenza e pertanto devono risarcire i danni.
Purtroppo, molti casi svedesi che coinvolgono sfruttatori non approdano all'imputazione formale o alla condanna per tratta, stupro, aggressione o privazione illegale della libertà, anche quando tali crimini sono stati realmente commessi; invece, questi reati sono perseguiti con minore severità dalle norme sul lenocinio, facendo credere che le persone che si prostituiscono siano uguali dinanzi alla legge.
Nondimeno, il rapporto del Governo svedese del 1995 aveva già osservato che la violenza, l'abuso, e la coercizione erano frequenti nella prostituzione:

E' usuale che le donne, nel mercato del sesso, siano soggette a varie forme di violenza come gli abusi fisici e gli stupri. Alcuni clienti concepiscono la situazione in modo tale per cui, avendola pagata, ritengono di avere il diritto di trattare la donna come vogliono. Il cliente pensa di aver ....anche comprato il diritto della donna ad un umano e dignitoso trattamento.
In conformità con queste osservazioni, studi più recenti hanno dimostrato che molti clienti percepiscono il pagamento come il diritto di richiedere qualsiasi atto per il quale stanno pagando, altrettante evidenze che documentano il danno e il trauma provocato dallo sfruttamento commerciale del sesso. Tale trattamento è possibile perché la prostituzione di solito implica un enorme squilibrio di potere ai danni della persona prostituita, spesso semplicemente a causa della situazione disperata che determina il suo ingresso nella prostituzione, dalla quale le impedisce di uscire. Il rapporto del 1995 del governo svedese riportava l'esempio di un club che vendeva film pornografici e che aveva prodotto i propri video in uno scantinato, nel quale qualsiasi uomo invitato poteva far sesso con una donna per circa 10 dollari. Una donna di 20 anni con un gran bisogno di soldi era stata sottoposta a due sessioni di "allenamento", nelle quali era stata penetrata ogni volta da più uomini. La ragazza aveva dovuto effettuare la performance sessuale per meno di 100 dollari. Dopo le prime due sessioni, lei stessa aveva calcolato di aver servito più di 10 uomini di una lunga fila, con rapporti vaginali e orali e un imprevisto rapporto anale. La polizia a quel tempo aveva condotto indagini su gravi denunce e testimonianze simili, concordanti con il rapporto del governo svedese del 1995, che affermava inoltre che la ragazza "era stata molto male a causa di quello che le era successo" e che non l'aveva fatto che per ottenere la paga promessa.
Allo stesso modo, la legalizzazione non prende di mira lo squilibrio di potere tra il cliente e la donna che si prostituisce, e, tra l'altro, non riduce la richiesta di sesso non sicuro o ad alto rischio. Nello Stato di Vittoria, in Australia, la legalizzazione rappresenta piuttosto un incentivo alla concorrenza e all'accrescimento delle richieste che le donne soddisfano con pratiche non sicure o ad alto rischio e rappresenta un'induzione ad accettare clienti indesiderati. Proprio per questo, nel corso di tre anni di interviste per una ricerca in Nevada (dove la prostituzione è legale in diverse contee), Melissa Farley ha raccolto una serie di racconti nei quali le donne venivano licenziate dai bordelli legali dopo aver ricevuto il risultato positivo di un test per stabilire il contagio da HIV, mentre i bordelli apparivano disinteressati alle condizioni di vita e alla salute delle donne. Questo è prevedibile, considerando il fatto che il denaro dei clienti - e non le donne o le loro scelte - guida il business. Questa è la diseguaglianza. Alcuni studiosi e la maggior parte dei tribunali, così come la struttura delle leggi vigenti nella maggior parte dei Paesi, non percepiscono adeguatamente questa diseguaglianza. La sentenza Bedford v. Canada sembra aver fallito a questo riguardo, invalidando una disposizione contraria al fatto di "vivere dei proventi" della prostituzione, che era applicata contro i protettori e contro i trafficanti. Il risultato è che tale coinvolgimento di terzi, senza ulteriori precisazioni, è essenzialmente considerato un vantaggio per la sicurezza delle persone che si prostituiscono, anziché essere concepito come uno sfruttamento, come il lenocinio e la tratta in effetti sono. Anche le donne prostituite che non sono sfruttate dai protettori incontrano spesso difficoltà economiche che le costringono a rimanere nella prostituzione, rimanendo così sfruttate. Una donna intervistata nel 1995 per la redazione del rapporto del governo svedese dichiarò di essere prostituta da 25 anni e sostenne di aver potuto scegliere con attenzione i suoi clienti; tuttavia, disse che, più di qualsiasi altra cosa, avrebbe voluto abbandonare la prostituzione, ma non poteva:

Il problema è che non posso frequentare scuole, corsi o trovare un altro posto di lavoro. Non ho un diploma e non posso spiegare che cosa ho fatto in questi anni. Sono angosciata per il futuro. E' troppo tardi per cambiare vita. Tuttavia, ho paura di rimanere bloccata nella prostituzione. Non riesco ad immaginare di restarvi fino ai 50-60 anni. Per me ora è opprimente ed è faticoso fare la passeggiatrice. E' gravoso stare qui.
Pertanto, se i clienti possono comprare le persone e gli sfruttatori possono venderle, ma le stesse persone non possono andarsene (come esplicitamente riferito dall'89% di 785 persone in nove Paesi), allora, in accordo con la Convenzione sulla schiavitù, queste persone sembrano essere in "uno stato o condizione....nella quale sono esercitati [nei loro confronti] gli attributi del diritto di proprietà o taluni di essi". Senza dubbio, tutte le persone che si prostituiscono si trovano in una posizione di vulnerabilità che le note interpretative del Protocollo di Palermo definiscono come "una situazione nella quale la persona coinvolta non ha una reale e accettabile alternativa, ma è assoggettata ad un determinato abuso". Lo sfruttamento delle persone, in assenza di alternative, è la ragione per cui, in risposta alle richieste di criminalizzare le persone che si prostituiscono, nel 1998 il legislatore svedese concluse che "non è ragionevole criminalizzare anche chi, almeno nella maggior parte dei casi, è la parte più debole e sfruttata da altri che vogliono soddisfare il proprio desiderio sessuale". Riconoscendo il chiaro nesso tra prostituzione e tratta - la realtà della prostituzione "di solito presenta i caratteri della tratta" - diventa evidente che, per porre fine alla tratta, deve cessare anche la prostituzione. La domanda, allora, è: la legge svedese ha avuto successo?


II. L'impatto della legislazione svedese

Nel 1995 il governo stimava che vi fossero approssimativamente dalle 2500 alle 3000 donne prostituite in Svezia, 650 delle quali praticavano nelle strade. Per contro, uno studio pubblicato nel 2008 ha stimato in circa 300 il numero delle donne che si prostituiscono in strada, mentre sono state individuate 300 donne e 50 uomini che esercitano la prostituzione avvalendosi di annunci in rete. Metodi simili di calcolo sono stati adottati in Danimarca, dove l'acquisto di sesso è legale. Benché la Danimarca abbia 5,6 milioni di abitanti, mentre la Svezia ne ha 9,4, le persone prostituite svedesi sono circa un decimo delle danesi. Le stime suggeriscono che circa 5567 persone esercitano in modo visibile la prostituzione in Danimarca, 1415 delle quali la praticano nelle strade. Un'organizzazione non governativa danese ha affermato che il numero delle prostitute di strada è stato sovradimensionato, ma anche senza considerare le prostitute di strada, la differenza tra la Svezia e la Danimarca, relativamente alle persone che si prostituiscono, è stupefacente. Sulla base di un metodo di calcolo simile, in Norvegia (4,9 milioni di abitanti) vi erano 2654 donne che si prostituivano, 1157 delle quali in strada nel 2007, quando l'acquisto di sesso era ancora legale, oltre otto volte di più rispetto alla Svezia. Anche se le cifre dei Paesi Nordici non fossero esatte, come stime comparative sono più che sufficienti.
Secondo le Organizzazioni non governative e le agenzie di governo di Stoccolma, Göteborg e Malmö, poco dopo la promulgazione della legge, "il mercato del sesso praticamente scomparve dalle strade", anche se in seguito tornò, "benché in misura minore". A Stoccolma, il numero dei clienti comunicato dalla polizia era diminuito di quasi l'80% nel 2001. Come riferito nel 2007, gli operatori sociali a Stoccolma hanno incontrato soltanto 15 o 20 persone prostituite ogni notte, mentre ne avevano incontrate fino a 60 ogni notte prima della promulgazione della legge. A Malmö, gli operatori sociali avevano incontrato 200 donne ogni anno prima dell'approvazione della legge, ma l'anno dopo l'emanazione della legge, ne incontrarono 130 e, nel 2006, solo 70. A Göteborg i dati indicano che la prostituzione di strada è diminuita dalle 30 alle 100 persone all'anno tra il 2003 e il 2006. Nonostante la disinformazione (di cui parlerò oltre) stia diffondendo quelle che spesso sono semplici voci, secondo le quali, dopo la promulgazione della legge, si sia verificato in Svezia, rispetto ad altri Paesi, un passaggio massiccio dalla prostituzione di strada a quella in rete o esercitata al chiuso, presumibilmente prostituzione sommersa per appuntamento, nessuna informazione, evidenza empirica o ricerca di altro tipo indica che ciò sia in realtà avvenuto. Concordando con queste osservazioni, il Dipartimento Nazionale di Investigazione Criminale afferma che le intercettazioni telefoniche rivelano che i trafficanti internazionali e gli sfruttatori sono molto delusi dal mercato della prostituzione svedese. Di conseguenza, i più recenti bordelli clandestini in Svezia sono imprese relativamente piccole, nelle quali le operazioni di polizia raramente trovano più di 3 o 4 donne prostituite contemporaneamente, rispetto alle 20-60 donne comunemente inserite in certe attività criminali nel resto d'Europa. Questi trafficanti internazionali e sfruttatori evitano di gestire la prostituzione per troppo tempo in un appartamento o in altro luogo, al fine di placare i timori dei clienti di essere scoperti. Questa "necessità" di trovare "locali diversi" è stata confermata da intercettazioni telefoniche, testimonianze di donne prostituite, rapporti di polizia negli stati Baltici e in quasi tutte le indagini preliminari per accuse di lenocinio o di tratta.Inoltre, la promulgazione della legge in sé sembra aver mutato il sentimento pubblico. Nel 1996 soltanto il 45% delle donne e il 20% degli uomini in Svezia erano favorevoli alla punizione dei clienti. Nel 1999, 81% delle donne e il 70% degli uomini erano favorevoli alla punizione dei clienti; nel 2002, 83% delle donne e il 69% degli uomini erano favorevoli; e, nel 2008, il 79% delle donne e il 60% degli uomini erano favorevoli alla legge. Inoltre, il numero di uomini che, nell'ambito di un campione della popolazione nazionale, ha riferito di aver comprato sesso sembra essere sceso dal 12,7% nel 1996 (prima dell'entrata in vigore della legge) al 7,6% del 2008. Il metodo impiegato per il calcolo, basato sull'autocompilazione di un questionario, sull'anonimato e sulla stima dei reati, è stato ripetutamente dimostrato affidabile da diverse riviste scientifiche. Alla domanda sugli effetti della legge sui propri atti di acquisto di sesso, nel 2008, i rispondenti dichiaravano di non aver aumentato l'acquisto di atti sessuali, di non aver iniziato ad acquistare sesso fuori dalla Svezia e di non aver cominciato ad acquistare sesso in "forme non fisiche". [Nota della traduttrice : in rete].
Il mutamento della situazione in Svezia, dopo la promulgazione della legge, specialmente in rapporto agli Stati vicini, evidenzia il forte effetto deterrente della legge, anche se i tassi di condanna [dei clienti] non sono stati straordinariamente elevati. Le condanne sono state 10 nel 1999, 29 nel 2000, 38 nel 2001, 37 nel 2002, 72 nel 2003, 48 nel 2004, 105 nel 2005, 114 nel 2006, 85 nel 2007, 69 nel 2008, 107 nel 2009 e 326 nel 2010. Tuttavia, nel 2010 vi è stato un drammatico incremento dei reati denunciati alla polizia, dei controlli dei clienti e delle notifiche di cause - sono stati denunciati 1251 clienti - in confronto agli anni precedenti, quando il più alto numero di denunce, raggiunto nel 2005, era stato pari a 460. Nel 2010 ci sono stati anche 231 clienti denunciati per atti sessuali con ragazze (di età inferiore ai 18 anni), un reato per il quale la pena massima prevista è di due anni. Le ragioni di questo aumento nel 2010 sembrano essere dovute ai fondi speciali assegnati al Piano d'Azione del Governo contro "la prostituzione e la tratta" e a un importante caso locale di sfruttamento organizzato della prostituzione a Jämtland nella Svezia settentrionale.
In ambito internazionale, gli effetti della legge svedese sono notevoli. Gli studi indicano che con la legalizzazione si verifica un incremento della domanda di persone prostituite. Infatti, la legalizzazione sembra essere associata a una cultura nella quale la prostituzione e la coercizione sessuale sono maggiormente normalizzate. Inoltre, per soddisfare l'accresciuta domanda di prostituzione, si verifica spesso un corrispondente incremento della tratta internazionale. In Svezia, però, nel 2008 non sono stati rilevati ampi gruppi di donne straniere che si prostituiscono in modo visibile come in Norvegia, in Danimarca e in Finlandia. Questo è notevole anche in rapporto ai Paesi Bassi, dove, nel 1999, si stimava fossero di origine straniera la metà di tutte le persone che si prostituivano. In precedenza, nel 1994 e nel 1995, la polizia di Amsterdam aveva anche stimato che circa il 75% "di tutte le persone che si prostituivano dietro le vetrine nel quartiere a luci rosse: De Wallen, fosse straniera e che l'80% delle prostitute straniere si trovasse illegalmente nel Paese". Nel 2008 il New York Times riferì che , dopo la legalizzazione del 2000, la situazione si era ulteriormente aggravata. Al contrario, altri Paesi - inclusa la Norvegia, l'Islanda, e, in una certa misura, la Corea del Sud e il Regno Unito - stanno cominciando ad adottare aspetti del modello svedese. Una legge simile è stata proposta dal Governo indiano.


III Disinformazione sulla legge svedese

Sono circolate in ambito internazionale voci infondate sulla legge svedese, spesso sorprendentemente attribuite a una opinionista svedese che si occupa di prostituzione, Petra Östergren e a un suo vecchio pezzo inedito in lingua inglese. Ad esempio, la Sex Worker Education and Advocacy Taskforce (SWEAT) (= Unità di pronto intervento per la formazione e il sostegno della sex worker) ha divulgato nel 2009 le sue osservazioni critiche presso la Commissione di Riforma della legge sudafricana, ma non ha citato alcuna ricerca pubblicata in Svezia. Östergren sostiene, tra l'altro, che "tutte le autorità affermano che non vi è alcuna evidenza che la prostituzione sia complessivamente diminuita" e che "la prostituzione sommersa è probabilmente aumentata". Tuttavia, nessuno dei rapporti citati da Östergren è stato pubblicato più di due anni dopo l'entrata in vigore della legge. I dati precedenti e quelli successivi all'entrata in vigore della legge, così come i dati di confronto con gli altri Paesi Nordici, mostrano che le critiche di Östergren non sono corrette. Inoltre, Östergren sostiene che le donne che esercitano la prostituzione in strada, dopo la promulgazione della legge, hanno dovuto affrontare tempi più duri e, tra l'altro, hanno dovuto far fronte a maggiori richieste di sesso non sicuro e a un maggior numero di clienti violenti. Non stupisce che il rapporto del 2000 del Consiglio Nazionale della Sanità e del Welfare citato da Östergren, secondo l'homepage del Consiglio, "non sia più valido". Già nel 2003 il Consiglio aveva espresso dubbi riguardo tali affermazioni:

Mentre alcuni informatori parlano di una situazione di maggior rischio, pochi sono dell'opinione che si sia avuto un aumento della violenza. La polizia, che ha condotto un'indagine speciale sulla violenza, non ha trovato alcuna prova di incremento. Altre ricerche e le risposte dei nostri informatori hanno indicato entrambi l'esistenza di uno stretto collegamento tra prostituzione e violenza, indipendentemente da quale legge sia in vigore.
Inoltre, in un rapporto del 2007, il Consiglio ha osservato che le opinioni delle donne che si prostituiscono variano; ci sono alcune che preferiscono ancora la strada ai ristoranti, ai night clubs, e all' Web. Una donna ha paragonato "i contatti on line" a un "acquisto a scatola chiusa", mentre un'altra ha detto che essi rendono più difficile liberarsi di un cliente indesiderato. Benché Östergren possa aver avuto ragione nell'affermare che alcuni clienti hanno evitato di testimoniare contro i trafficanti per non essere criminalizzati, il rapporto della polizia di Göteborg afferma "di aver ricevuto dai clienti segnalazioni anonime su casi sospetti di tratta degli esseri umani". Inoltre, poche persone al di fuori della Svezia sembrano conoscere il modo in cui Östergren ha selezionato, per un'intervista, il suo campione di 20 donne prostituite cui fa frequentemente riferimento. Vi sono indizi in un libro da lei pubblicato in Svedese nel 2006, in cui Östergren dice esplicitamente di non aver contattato o intervistato "venditrici di sesso" che "avevano avuto principalmente esperienze negative nell'esercizio della prostituzione", ma di aver intenzionalmente ricercato donne che avevano avuto "esperienze completamente diverse", in quanto - afferma- era la prima volta che "venivano ascoltate in Svezia". Analogamente, la sua tesi di dottorato del 2003 riporta le interviste con 15 donne "venditrici di sesso", la maggior parte delle quali "ha una concezione positiva di quel che fa". Così, quando menziona " i colloqui informali e il carteggio con circa 20 sex workers dal 1996", nel suo articolo in inglese, si riferisce evidentemente a persone scelte perché avevano una visione positiva della prostituzione. Ovviamente, avrebbe dovuto informare i lettori che le persone con un atteggiamento critico nei confronti della prostituzione erano state escluse dalle sue interviste. Studiose come Jane Scoular hanno fatto riferimento alle "interviste di Östergren con donne che hanno raccontato di sperimentare maggiore stress e pericolo in strada" dopo l'entrata in vigore della legge del 1998, senza rilevare questa distorsione nella selezione del campione. Nel 2009 Ronald Weitzer ha citato Scoular per sostenere la tesi dell'inefficacia della legge svedese. Anche Janet Halley ed altri autori hanno citato il pezzo inedito di Östergren per supportare la tesi che la legge abbia reso la prostituzione più nascosta e pericolosa. L'ultimo rapporto di inchiesta del governo svedese, naturalmente, ha dimostrato che queste affermazioni sono prive di fondamento.
Naturalmente, vi è ancora un margine di miglioramento e la legge potrebbe - conformemente al- l'intento che la ispira - essere ulteriormente rafforzata. Finché le vittime non avranno la possibilità di abbandonare la prostituzione, il problema non sarà interamente risolto.


IV Ostacoli a un'implementazione efficace

In contrasto con il Protocollo di Palermo, in cui il consenso è esplicitamente indicato come irrilevante, la Suprema Corte Svedese, nel 2001, con un parere frettoloso costituito da sole quattro frasi, ha confermato la sentenza di un tribunale di grado inferiore che, tra l'altro, offriva un'interpretazione che, malgrado il divieto svedese di acquisto di sesso, considerava rilevante il "cosiddetto" consenso della persona che si prostituiva, suggerendo che il reato fosse primariamente un crimine contro l'ordine pubblico e non contro la persona e non riconoscendo il risarcimento dei danni alla persona prostituita. Nel Tribunale Distrettuale, è stato sostenuto che i reati diretti principalmente contro l'ordine pubblico comportano di per sé una pena inferiore rispetto a quella prevista per i reati rivolti primariamente contro le persone. Benché, in questo caso, le pene siano state lievemente aumentate in Corte d'appello, il cliente è stato solo multato. Successivamente molti funzionari di polizia e molti pubblici ministeri hanno attribuito una scarsa priorità alla legge sull'acquisto di sesso nell'assegnazione delle risorse per l' attuazione, considerando esplicitamente la maggiore o minore gravità della pena come determinante delle loro priorità. Anche se, negli ultimi tempi, a partire dal dicembre 2007, alcuni tribunali hanno assunto un atteggiamento diverso, riconoscendo alcune circostanze aggravanti come la coercizione nell'acquisto di sesso, giustificando così sanzioni più elevate, così come, in tali casi, condanne condizionali per i clienti, i tribunali, tuttavia, non hanno riconosciuto i danni effettivi alle vittime.
Tuttavia, nessuna delle condizioni od osservazioni della prostituzione recepite nelle conclusioni legislative o nella ricerca attuale attesta che il requisito della libertà richiesto per il "consenso", invocato dai tribunali di cui sopra, sia significativamente presente. Poiché sfrutta le condizioni di deprivazione e le situazioni di abuso che hanno condotto le persone a prostituirsi, l'acquisto di sesso non è una situazione cui queste persone possano legittimamente acconsentire. Sulla base della storia della legge e delle prove valutate in precedenza, l'acquisto di sesso appare primariamente come un reato contro l'umanità, l'uguaglianza e la dignità della persona comprata, un reato che è "oggettivamente dannoso per la persona in un'accezione sociale empirica". Diversi studi suggeriscono con forza che il cliente si rende conto che le persone prostituite non godono nel rapporto sessuale, sono vincolate dalla necessità economica, sono soggette a violenze e a gravi sofferenze e spesso sono sfruttate da un protettore o sono vittime della tratta, ma, nonostante ciò, continuano ad acquistare sesso. Nelle parole del disegno di legge quadro sulla violenza degli uomini contro le donne, approvato dal Parlamento svedese nel 1998, questi "uomini comuni, che spesso sono sposati o conviventi, sono coinvolti in attività del cui carattere distruttivo, soprattutto per le donne di cui acquistano le prestazioni sessuali, dovrebbero essere consapevoli". Il cliente ha, in altre parole, abusato delle condizioni di deprivazione o di abuso della persona prostituita, procurandole quindi dei danni e dovrebbe, pertanto, risarcirla. Imponendo il risarcimento dei danni al cliente si crea al contempo un'opportunità economica - lo Stato non deve provvedere al risarcimento - si facilita l'uscita dalla prostituzione della persona che la esercita, si fornisce un incentivo alla persona prostituita a testimoniare contro il cliente, un incentivo che attualmente manca.
Le decisioni dei tribunali sono state ora illustrate e interpretate, tuttavia, dall'ultima indagine del governo. Coerentemente con quanto detto qui, l'indagine del governo conclude che "l'acquisto di prestazioni sessuali...è più un reato contro la persona che un reato contro l'ordine pubblico, benché presenti i caratteri di entrambi". Inoltre la relazione afferma che: " chi è stato sfruttato da qualcuno che ha acquistato una prestazione sessuale occupa una posizione particolare rispetto ad altri che si sono sentiti offesi da un reato. Né l'offesa è di natura simile ad un'infrazione minore, tale che possa condurre alla conclusione che non vi è parte lesa". Il rapporto di inchiesta ha sottolineato con forza che " sebbene l'interesse tutelato dalla fattispecie del reato potrebbe essere, in primo luogo, l'interesse pubblico, connesso, ad esempio, alla promozione della parità tra i sessi e alla lotta contro lo sfruttamento, ciò non significa che l'interesse sia esclusivamente pubblico. Infatti, nessun tribunale ha reputato che l'interesse non possa essere, contemporaneamente, quello della persona comprata. Conseguentemente, il Parlamento è andato nella direzione indicata dal rapporto del Governo, ne ha accolto le proposte e ha convenuto che le persone che si prostituiscono possono essere riconosciute come parte lesa ai sensi del Codice di Procedura Civile, ciò che può comportare il diritto al risarcimento dei danni da parte dei clienti, sebbene il Parlamento abbia anche stabilito che deve essere effettuato in ogni caso un accertamento individuale della natura di parte lesa della persona che si prostituisce. E' degno di nota il fatto che la Commissione Parlamentare di Giustizia, in concomitanza con l'adozione di questi emendamenti nel maggio 2011, si sia trovata a dover rimarcare per iscritto che la legge vigente contempla già la possibilità di un risarcimento di determinati danni a testimoni ed altre persone colpite da un reato, che non sono tecnicamente riconosciute come parti lese. La dichiarazione potrebbe sottintendere che molti deputati sono delusi del modo in cui il sistema giudiziario fa valere il diritto delle persone prostituite ad ottenere il risarcimento dei danni.
Ci sono però problemi a rivendicare il risarcimento dei danni in questa sede. Ad esempio, i pubblici ministeri e gli avvocati pubblici della vittima sono obbligati soltanto a presentare le rivendicazioni di chi viene riconosciuto parte lesa. Il fatto che nessuna persona prostituita abbia mai ottenuto un risarcimento dei danni in seguito alla promulgazione della legge sull'acquisto di sesso indica che potrebbe essere necessario apportare un ulteriore miglioramento alla legge vigente, affinché sia effettivamente applicata in qualsiasi sede civile. Tuttavia, mettendo in risalto l'inattività di queste sedi, l'intento del legislatore è probabilmente quello di farle funzionare. In futuro, queste dichiarazioni potrebbero essere considerate come il punto di svolta che ha consentito di riconoscere il risarcimento dei danni alle persone prostituite. Inoltre, nulla vieta agli Stati di estendere l'applicazione del Protocollo di Palermo all'accusa ai clienti di favorire la tratta degli esseri umani, quando hanno rapporti sessuali con persone che sono effettivamente sfruttate da terzi, benché i lavori preparatori del Protocollo non menzionino esplicitamente i clienti. Proprio come i magnaccia abusano della vulnerabilità delle persone che si prostituiscono, così fanno i clienti quando le acquistano da terzi. In ogni caso, un cliente potrebbe già essere considerato correo , ai sensi del Protocollo. Inoltre, a differenza di un acquirente di beni di consumo, un acquirente di sesso è decisamente parte della catena della tratta "in virtù dell'acquisto della persona vittima della tratta".


Conclusione

A dispetto dei suoi attuali difetti, la legge svedese ha avuto molto successo nella riduzione della tratta, specialmente in confronto ai Paesi vicini. Alla luce degli elementi di prova di cui sopra e considerato che la prostituzione generalmente presenta i caratteri della tratta, che la legalizzazione incrementa i guadagni illeciti di soggetti terzi e che l'acquisto di sesso promuove la domanda sia per la tratta nazionale che per quella internazionale, i territori in cui soggetti terzi e clienti possono agire legalmente - come la Danimarca, la Germania, l'Olanda, la Nuova Zelanda, il Nevada e Vittoria in Australia - molto probabilmente violano il diritto internazionale. Come viene affermato nel 2006 dal relatore delle Nazioni Unite sulla tratta: "Gli Stati Parte che hanno legalizzato le imprese della prostituzione hanno una pesante responsabilità nel garantire di non aver semplicemente perpetuato la diffusa e sistematica tratta. Come attestano le condizioni attuali in tutto il mondo, gli Stati Parte che mantengono legalizzata la prostituzione, sono ben lungi dall'adempiere quest'obbligo". I responsabili politici, così come il Dipartimento di Stato degli USA, che valutano globalmente i Paesi in base al loro impegno nella lotta alla tratta, non dovrebbero collocare gli Stati che legalizzano la prostituzione e, in tal modo, favoriscono la tratta nella lista dei migliori, accanto ai Paesi che puniscono i clienti e depenalizzano le persone che si prostituiscono e che, in tal modo, scoraggiano la tratta. Molti cittadini degli Stati Uniti e di altri Paesi ora sicuramente chiedono ai loro governi che cosa stanno facendo per affrontare il chiaro nesso che sussiste fra tratta e prostituzione, come sta facendo la Svezia con la punizione dei clienti, che si è rivelata così efficace nell'eliminare tanta parte della tratta dal nostro Paese.


Testo corredato di note

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