Post più vecchio Post più recente

«La tua è una crociata»

Un interesse prevalente, quale quello del contrasto al sessismo, può essere reso da chi non lo apprezza come una crociata. Me lo sono sentito dire sia da un uomo beta, sia da una anarcofem: la tua è una crociata. La parola è intesa nell'accezione dispregiativa: lotta intollerante e fanatica contro qualcosa o qualcuno.

Poiché è difficile che il sessismo sia considerato buono in modo esplicito, quindi da non combattere, si reputa evidentemente che la reazione nei suoi confronti debba essere praticata in modo diverso: con un comportamento tollerante ed equilibrato.

Secondo lo scrittore israeliano Amos Oz, il fanatico è un punto esclamativo ambulante. La ricetta per guarirlo è il compromesso. Egli si riferisce al conflitto israelo-palestinese. Il fanatico, da ambo le parti, è contrario alla convivenza. Il compromesso serve per realizzare la convivenza. «I fanatici sono convinti che il fine, qualunque sia questo fine, giustifichi i mezzi, gli altri sono convinti invece che la vita sia un fine, non un mezzo. La ricetta per guarire il fanatico è il compromesso, che non significa capitolare al volere altrui abdicando alle proprie esigenze, ma incontrare l’altro, più o meno a metà strada».

Con il sessismo bisogna trovare un modo per convivere? Bisogna fare un compromesso? Vogliamo incontrarlo a metà strada? La risposta può essere affermativa solo se pensiamo che il sessismo (come un popolo, una religione, un partito politico) abbia legittimità di esistere (così siamo tolleranti invece che intolleranti) e magari gli riconosciamo pure alcuni aspetti positivi (così siamo equilibrati invece che fanatici). Altrimenti, non ci rimane che rifiutarlo integralmente. E allora, nei suoi confronti, non possiamo che essere integralisti. O corrispondenti a qualsiasi altra definizione venga detta per significare questa cosa: da fondamentalisti a tifosi. La scelta delle parole dipende dal punto di vista da cui si guarda. Esistono parole equivalenti con accezione positiva: coerenti, conseguenti, appassionati, rigorosi, determinati, tenaci. Qualcuno le femministe le chiama anche talebane con lo stesso gusto perverso e provocatorio con cui gli ebrei vengono equiparai ai nazisti.

Nel caso del razzismo e dell'antisemitismo, non avremmo dubbi. Nel caso del sessismo, i dubbi li abbiamo, perchè viene più facile distinguerlo in forme violente ed estreme (lo stupro o la teorizzazione esplicita della superiorità dell'uomo sulla donna) e in forme più blande e ordinarie (gli stereotipi, il linguaggio, le battute), che sarebbero ormai come l'aria che respiriamo. Aria inquinata. Nelle sue forme più blande, il sessismo è metabolizzato. Come nell'argomento difensivo di Norimberga, non siamo noi che agiamo lui, è lui che agisce noi e noi non ci possiamo fare più niente. A chi pensa di poterci fare qualcosa, gli si dice di non esagerare.

Una tale distinzione avrebbe senso se tra le due forme ci fosse un confine chiaro e condiviso, molti comprendono tra le forme blande il bacio rubato, la pacca sul sedere, l'insistenza molesta o persino il sesso forzato tra partner. Avrebbe senso, se le due forme fossero realmente separabili, se quelle blande, quelle meno intense ma molto estese, non riflettessero e rinforzassero la cultura che presiede quelle estreme e che permette in fondo di tollerarle.

Perchè la verità è che la nostra società, nei confronti della violenza sulle donne (la forma più estrema di sessismo) è tutt'altro che fanatica e intollerante. A parole lo si bolla come un reato odioso, per cui si arriva a richiedere anche l'ergastolo o la pena di morte, ma nei fatti è narrato come istintivo, naturale, passionale. La responsabilità è facilmente trasferita sulle vittime, a cominciare dal rifiuto di riconoscerle come vittime, rifiuto interiorizzato persino da una parte del femminismo. Vittime che non sono adeguatamente sostenute. I processi durano in media sei anni, durante i quali le vittime sostengono le spese legali, non sono protette, possono essere continuamente sottoposte alle angherie dei loro aguzzini. I centri antiviolenza sono tagliati. Il fenomeno non è studiato. La prima e ultima ricerca dell'Istat sulla violenza risale al 2006. L'andamento del PIL è monitorato una volta ogni tre mesi. E' la differenza tra ciò che non è importante e ciò che è importante.

Linguaggi, battute e stereotipi, sono lo sfondo culturale della violenza, non l'alternativa preferibile, il maschilismo dal volto umano, quello accettabile. Vedi i miti sullo stupro.

Se distinzione va fatta, va fatta rispetto alle persone. Anche se sospetto come Gramellini, che nulla rivela l'uomo come la sua barzelletta preferita, penso che una persona non vada identificata con le sue battute, le sue parole, i suoi pregiudizi. Non basta esprimere talvolta maschilismo per essere maschilisti. Questa distinzione sono più che disposto a farla e cerco di farla sempre. Ad esempio, la farei volentieri per Battiato, Travaglio e Vauro. Ma loro, e quelli come loro, sono disposti a farla per se stessi? Sono disposti a non identificarsi totalmente nelle loro battute, nelle loro parole, nei loro insulti, nei loro stereotipi, fino al punto di smetterla di rivendicarli, fino al punto di saper chiedere scusa quando gli succede di esprimerli?

La croce non sta nelle insegne di chi critica, ma sullo scudo alzato di chi si difende ad oltranza, con ostinazione, perchè non vuol concedere a se stesso di essere altro dalla povertà di spirito che esprime.

P.s. Precisazioni di una anarcofem

Leave a Reply

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.