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Qualcosa che non riguardi il sessismo?

Dibattendo qua e là sui forum e i social network, di tanto in tanto, anzi spesso, ricevo critiche e contestazioni. Dopo aver condiviso questo articolo sulla mia pagina di Facebook, ho ricevuto la seguente obiezione: «Max quand'è che posterai qualcosa che non riguardi il sessismo? Oramai sei veramente monotematico e non ti si legge nemmeno più». In realtà, è casuale, dipende dai giorni, non ho un piano editoriale, nè per la pagina, nè per il blog, nè per il forum. Tuttavia, è vero - basta leggere il numero dei tag - che con il tempo, il sessismo è diventato il mio argomento prevalente, senza che mai lo decidessi.

A ripensarci, direi che ci sono arrivato un po' per volta, attraverso varie questioni. 1) L'incontro, tutt'altro che gradevole, con i mascolinisti, cyber attivisti misogini che occupano forum e blog in modo molto aggressivo per rappresentare un mondo rovesciato dove sono gli uomini a doversi liberare dall'oppressione delle donne. 2) L'immaginario berlusconiano divenuto discorso pubblico sulle donne, per cui i vizi privati (dei maschi) sono pubbliche virtù e come tali vanno ostentate, mentre rivendica di indicare alle donne la via della prostituzione per mantenersi, affermarsi, fare carriera. 3) La strumentalizzazione del femminismo in funzione xenofoba e islamofoba, insieme con il rifiuto di riconoscere il maschilismo della «nostra cultura». 4) Il rifiuto di riconoscere il sessismo in genere, il volerlo sempre contestualizzare, come «forma» lecita per esprimere una «sostanza» condivisibile o accettabile, o anche solo come innocua ironia, che pretende di essere accettata, pena il non avere il senso dell'umorismo, o peggio l'essere sessuofobo. Insomma, una idea secondo cui, il maschilismo andrebbe contrastato nelle sue forme più estreme e violente, ma tollerato nelle sue forme più lievi e ordinarie, giudicate talvolta persino divertenti. Come se tra le une e le altre vi fosse soluzione di continuità. Una distinzione che sarebbe ritenuta inaccettabile per il razzismo e l'antisemitismo, ma che viene ritenuta naturale per il maschilismo. Anche se i militanti dell'ostilità al politicamente corretto, ormai provano a predicare indulgenza anche per gli altri razzismi.

Dunque, mi sono ritrovato a trattare di più l'argomento riconosciuto di meno. Forse in assoluto non il più importante (qual è il più importante?), ma di certo il meno rappresentato in proporzione alla sua importanza.

Se guardiamo alle primarie e all'ultima campagna elettorale, vediamo che si apprezza come concreta conquista la promessa di affiancare ai diritti degli eterosessuali alcuni dirittucci per gli omosessuali. Vediamo che il femminicidio, la violenza sulle donne, hanno guadagnato di fisso una dichiarazione formale e una citazione nei punti programmatici di quasi tutti i candidati di sinistra. Un bel passo avanti. Ma quasi nulla rispetto a ciò di cui ci sarebbe bisogno, mentre vengono tagliati i fondi ai centri antiviolenza e mentre nella rappresentazione mediatica il femminicidio continua ad essere un delitto passionale, un raptus, imprevedibile, ineluttabile, una cosa che capita, avulsa da cultura e società. Al limite, una buona idea per vendere strofinacci.

Siamo in un paese dove le donne sono vivisezionate in pezzi di carne, per spot pubblicitari e programmi di intrattenimento. Dove nella fiction, come nella realtà, sono sempre casalinghe, segretarie, cameriere, infermiere, donne delle pulizie, e prostitute. Dove la metà delle mogli dipende economicamente dal marito, dove la metà delle lavoratrici se diventa madre perde il lavoro. In un paese civile, sarebbero al tempo stesso emergenze e problemi strutturali da mettere ai primi posti nell'agenda politica, perchè la parità, l'uguaglianza, sono metri di civiltà e presupposti dello sviluppo. Invece sono condizioni e dislivelli accettati come sfondo naturale, o persino rimossi in luogo di una astratta coscienza paritaria, secondo cui la servitù della donna è una realtà ormai sostanzialmente alle spalle e in via di inesorabile estinzione.

Basta avere pazienza e intanto trattare argomenti diversi dal sessismo.

Un attendismo culturale che rinvia ciò che è giusto alle future generazioni, ma soprattutto opportunista, perchè lasciare nel frattempo le donne nelle attuali condizioni vuol dire continuare a garantirsi una importantissima risorsa assistenziale gratuita. Un welfare femminile che non costa nulla nè allo stato, nè ai privati.

4 Responses to “Qualcosa che non riguardi il sessismo?”

  1. "Dove nella fiction, come nella realtà, sono sempre casalinghe, segretarie, cameriere, infermiere, donne delle pulizie, e prostitute"

    A parte il fatto che sia nella fiction sia nella realtà non esistono solo queste categorie, tali categorie esistono e vanno raccontate, e la fiction, specie quella anglosassone le racconta benissimo

  2. " Anche se i militanti dell'ostilità al politicamente corretto, ormai provano a predicare indulgenza anche per gli altri razzismi."

    posso sapere a cosa ti riferisci? Essere più o meno "ostili" al politically correct o prenderlo in giro (e anche qua bisogna intendersi su chi dice cosa e in che contesto) non vuol dire dal mio punto di vista essere indulgenti verso il razzismo e il maschilismo

  3. Mi riferisco ad una filosofia che contrappone la forma alla sostanza, le parole ai fatti. Anche con giustificazioni classiste, perchè è linguaggio popolare esprimersi così, perchè i poveri parlano così, e disprezzare quel linguaggio significa disprezzare i poveri.

    Un esempio è dato da quanto ha scritto Claudio Sabelli sulla 27 esima ora.

    «Ho sempre pensato che le parole sono importanti ma non quanto i fatti. Perciò non penso che il problema si risolva chiamando “neri” i negri o “diversamente abili” gli handicappati. E non raccontando barzellette sugli ebrei (cosa che gli ebrei fanno in continuazione ed egregiamente). E che invece bisogna occuparsi dei loro problemi come fossero i più importamti del mondo, magari anche mandandoli a quel paese quando è giusto farlo. Combattere contro quei cretini che parcheggiano l’auto sui percorsi per i ciechi, questo è fondamentale, non chiamarli “diversamente vedenti”.»

    http://27esimaora.corriere.it/articolo/le-donne-al-potere-sono-uomini/

  4. sabelli fioretti non ha proprio tutti i torti..io bado al contesto, in certi contesti è adeguato un certo linguaggio in altri no.

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