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Il mito del pregiudizio anti maschile

Il sessismo è l'orientamento ideologico o semplice tendenza culturale che porta a discriminare un sesso rispetto all'altro, in genere decretando la superiorità di quello maschile, e a valutare le capacità intrinseche delle persone sulla base dei loro ruoli sessuali.

Tra le critiche che mi è successo di ricevere nel corso di conversazioni e discussioni sul sessismo, vi è quella di essere unilaterale, poichè avrei il torto di difendere le donne, ma non gli uomini, o comunque di non riconoscere che esiste anche un sessismo contro gli uomini. Rispetto a questa critica, sono reo confesso: è vero, non lo riconosco. E se anche mi capitasse di riconoscerlo, di questo sessismo anti maschile non mi importerebbe nulla, come non mi importa nulla della cosiddetta misandria (odio contro gli uomini), evocata spesso dai misogini per pareggiare il conto con la misoginia.

In natura, possono esistere casi di misandria, che saranno interessanti per psicologi o psichiatri, ma non costituiscono un fenomeno politico e sociale. Non possono essere interessanti da un punto di vista politico.

Sfido a citare un regime femminile in cui gli uomini siano lapidati dalle donne, oppure frustati sulla pubblica piazza, per avere sbagliato abito, oppure costretti a vestirsi dentro una tuta da palombaro. A citare organizzazioni femminili che fanno la tratta dei maschi. Protettrici che li sfruttano e clientesse che godono nel dominarli. Sfido a citare la condizione di centinaia, forse migliaia di uomini sfigurati dall'acido muriatico, per aver osato dire di no ad una donna. O uccisi a centinaia ogni anno, per lo stesso motivo. Di uomini intrappolati tra le mura domestiche, privi di un reddito e di relazioni sociali, oggetto di violenze fisiche e psicologiche. Uomini costretti a leccare una figa per poter accedere ad un posto di lavoro. Uomini ridotti a soprammobili televisivi, a mute figure decorative, del protagonismo femminile. Uomini che fanno da harem ad una sultana, in una delle sue tante ville private. Sfido a trovare nel mondo una Ciudad Juárez con tante croci azzurre. A trovare una qualsiasi organizzazione con un tetto di cristallo contro cui sono gli uomini a sbattere la testa. Ad entrare in un’azienda o in un qualsiasi palazzo della pubblica amministrazione e trovare dirigenti tutti donna e gli adetti alle pulizie tutti maschi.

In un mondo fatto così, parlare di misandria, di sessismo contro gli uomini sarebbe qualcosa di diverso da una mistificazione. In questo mondo il sessismo è il maschilismo, è quello dei maschi eterosessuali contro tutti gli altri generi e orientamenti: le donne, i gay, i trans.

Pregiudizi di genere formalmente sfavorevoli ai maschi sono spesso prodotti e alimentati dagli stessi uomini, come il mito secondo cui l'uomo è una bestia, schiavo dei suoi impulsi sessuali. Mito utile ad ampliare la libertà degli uomini e limitare quella delle donne. Infatti, cosa ci si può aspettare da una bestia? La si può veramente condannare? Sta agli altri, ovvero alle altre, stare attente, non uscire la sera, non uscire da sola, non mettersi la minigonna, non essere troppo assertiva, camminare in punta di piedi, sulle uova, rasente ai muri, essere gentili, dolci e sorridenti, mai essere respingenti, ma senza lanciare segnali di disponibilità, altrimenti la bestia sentendosi umiliata oppure provocata chissà come reagirà.

Il sessismo, come il razzismo, è la funzione di un rapporto gerarchico. E' agito dai superiori contro gli inferiori. Può succedere che gli inferiori, provino a restituirne un po', ma non è la stessa cosa. Quello che sta al piano di sopra può sbattare la sua tovaglia dal balcone e buttare le briciole in testa a quello che sta al piano di sotto. Ma quello che sta al piano di sotto, non può buttare la sua immondizia in testa a quello che sta al piano di sopra. Anche se fisicamente ci prova, il risultato sarà che gli torna tutto in testa, poiché dona alibi e argomenti al vittimismo dei dominanti.

Il sessismo come il razzismo, mi interessa in quanto produttore di gerarchia e di discriminazione, non come questione formale. Se l’oggetto del pregiudizio non è sottomesso o discriminato, il pregiudizio è innocuo. Ragion per cui è ben diverso dire che i genovesi sono attaccati al denaro o dire che gli ebrei sono attaccati al denaro. Dare del polentone o dare del terrone; udire le espressioni viso pallido o viso bianco o udire negro.

E’ vero che l’espressione sessismo nella sua formale neutralità può finire per essere usata in modo ambiguo, cioè per dar adito all’idea che entrambi i sessi possano esserne egualmente vittima. Cito a proposito le riflessioni di un collettivo femminista francese (Stop masculinisme), un collettivo  formato da uomini, che spiega come anche con l'uso ambivalente del termine sessismo abbiano voluto giustificarsi i primi gruppi mascolinisti.

(...) Se la nozione di sessismo esprime una delle conseguenze del patriarcato, essa non permette necessariamente di pensare all'esistenza di questo sistema, di risalire alle radici dell'oppressione.
A causa del rischio che comporta di concepire come simmetrici i rapporti sociali fra i sessi, la concezione antisessista è molto meno esigente nei confronti degli uomini: essa non li individua esplicitamente come beneficiari di un sistema di sfruttamento economico e sessuale. Gli uomini sono considerati, in base all'antisessismo, come potenzialmente vittime di una costrizione di genere.
La parola "sessismo" individua originariamente come vittime il gruppo delle donne. Tuttavia, è intesa da alcuni uomini come discriminazione nei confronti delle persone in base alla loro appartenenza a un gruppo sessuale, qualunque esso sia. Secondo questa concezione, anche un uomo potrebbe essere vittima di sessismo. Per esempio, in quanto escluso dalle donne da un luogo in quanto uomo.
E' soltanto obliando l'esistenza del sistema patriarcale, che è possibile rendere le cose simmetriche. Allo stesso modo, parlare di razzismo anti-bianchi è un non senso che non prende in considerazione il fatto che certi subiscono le conseguenze del sistema coloniale e altri ne ricavano, al contrario, dei privilegi. La nozione di sessismo, così come quella di razzismo, hanno un senso solo se le si riferisce ai sistemi di dominio che le producono. Così, un atto che, a prima vista, può sembrare identico (il «rifiuto dell'altro») acquisterà un senso diverso a seconda del contesto e dell'appartenenza sociale di colui o di colei che lo realizza.

15 Responses to “Il mito del pregiudizio anti maschile”

  1. Leggo, e la prima reazione è invitarla a raccontare questo punto di vista all'evento che stiamo costruendo non solo per l'acutezza delle riflessioni ma per la formula "narrativa" di espressione che caratterizzerà proprio il ns incontro.
    Leggo, e penso: ce la faremo a cambiare l'immaginario se tornerà a essere immaginazione.
    Grazie, l'aspettiamo
    http://personelibrodonnedicarta.wordpress.com/2013/04/03/io-non-ho-paura/

  2. mi pare molto ideologico e superficiale. è chiaro che allargando il campo e stravolgendo il contesto si può dare o levare senso a quasi ogni questione si voglia porre (possiamo occuparci di ticket sanitari o tagli alle pensioni quando la carestia divora milioni di vite in Sahel? o di precariato e disoccupazione quando in India a centinaia di milioni sono condannati a una esistenza da analfabeti e indigenti? di diritti civili, mafia o oligopolii informativi mentre in Cina vige un controllo semitotalitario? non sono problemi politici questi, tornate nelle vostre case.)
    E' chiaro che porre una questione politica di pregiudizio antimaschile in Pakistan sarebbe surreale, non lo è in paesi dove gran parte di quegli scenari di oppressione della donna sono consegnati alla storia (come molti scenari di miseria o di oppressione violenta di classe). può avere sicuramente senso rispetto alle politiche familiari, ad esempio, se si considera che un principio ovvio come l'affidamento condiviso è legge solo da pochissimi anni, e di fatto ben poco attuato. peraltro cristallizzando, con questa prassi conservativa di un ruolo e di un potere femminile, stereotipi e ruoli di genere molto vecchi.

  3. Ricordo un mio vecchio collega. Aveva perso la causa per l'affidamento del figlio, dopo la separazione. Ci rimuginava sempre sopra. E noi gli dicevamo: "Fai colazione la mattina presto fuori casa, rientri solo all'ora di cena. Quando mai ti saresti potuto occupare di questo tuo figlio?" E lui: "Beh, se ne sarebbe occupata la mia nuova compagna".

  4. Secondo me è tutto sbagliato per il semplice fatto che lei salta la premessa del modo maschile e femminile di stare al mondo, e riesce grazie a tale omissione, ad addebitare tutto al maschile, sia il sessismo misogino che quello misandrico.
    Lei è la prova di quanto dico: un uomo che vive nel fuori da sé politico, a tal punto da rendere superflua la donna sesso-razzista nei mi confronti, che delega a lei il lavoro "sporco". E lei domani dirà che la sua, nei miei confronti, non può essere misandria, appellandosi al fatto che siamo entrambi maschi. Faccia dare un'occhiata all'impianto perché temo ci sia un corto circuito.


  5. Quindi l'uomo, che viene ucciso quattro volte più della donna, è vittima di una violenza tutto sommato accettabile, in quanto non basata su una divisione genitale. Quindi l'uomo, vittima da sempre di coscrizione obbligatoria, quando muore in guerra lo fa solo per sé stesso, perché non essendoci al fronte genitali femminili, la donna può essere assolta da ogni responsabilità, e può godersi l'eventuale bottino senza macchia. Quando l'uomo muore nei cantieri per costruire abitazioni, possiamo tranquillamente dire che l'ha fatto per guadagnarsi lo stipendio, che poi deve aver speso tutto per sé, l'ha fatto solo per quello quindi poteva scegliersi un altro lavoro se non voleva rischiare, insabbiando il servizio reso alla società per non fare emergere la morte sul luogo di lavoro come problema di genere.
    Questo modo di analizzare la realtà in cui viviamo, unito al vizio di rinnovare la colpa appellandosi ai drammi dell'altrove, è già di per sé una violazione di diritto umano.

  6. "Ricordo un mio vecchio collega. Aveva perso la causa per l'affidamento del figlio, dopo la separazione. Ci rimuginava sempre sopra. E noi gli dicevamo: "Fai colazione la mattina presto fuori casa, rientri solo all'ora di cena. Quando mai ti saresti potuto occupare di questo tuo figlio?" E lui: "Beh, se ne sarebbe occupata la mia nuova compagna" (Massimo Lizzi)
    La ex compagna ha due possibilità: fare lo stesso per guadagnarsi da vivere, occuparsi del figlio grazie ai soldi di qualcun altro, col contributo dell'ex che però non potrà nemmeno mettere bocca sulla scuola o l'attività extra-scolastica del figlio, non potrà fargli conoscere niente né trasmettergli alcun insegnamento perché non è più un genitore, è un prelievo mensile.
    Allora se la madre sarà costretta a lavorare fuori cassa e a trascurare un po' il figlio per dargli da mangiare sarà giustificata, nessuno le dirà che per questo non è degna di educarlo anzi, accuseranno il compagno passato o futuro di non aiutarla; se invece lo fa lui perde ogni diritto genitoriale. Se lavora è padre assente, se sta a casa è un nullafacente.

  7. Lei difende, in linea prioritaria, la causa femminile perché è più popolare, facile e non si corre alcun rischio nel farlo.
    Un po' come difendere sempre ed ad ogni costo i magistrati: è facile e si vincono più cause!
    Io, questo schierarsi sempre col più forte, la chiamo viltà.
    La donna vessata va difesa strenuamente; il padre separato, che mangia alla Caritas per mantenere una femmina avida che si fa sbattere da chiunque, anche.

  8. @Guit.

    La misandria è una proiezione dei misogini. I dominanti dicono sempre di essere odiati dai dominati. D'altra parte i dominati ne avrebbero tutte le ragioni.

    Gli uomini muoiono per mano di altri uomini, fanno lavori pesanti perchè sono sfruttati da altri uomini.
    Tuttavia, quando lo hanno ritenuto opportuno, in fabbrica e in miniera, come in guerra, ci hanno mandato anche le donne. E pure i bambini.
    Le donne sono bottino di guerra.
    Tante volte gli uomini sono morti, si sono sacrificati per la loro proprietà.
    Ci sono uomini che di fronte all'intimazione: «O la borsa o la vita» hanno dato la vita.
    Ma questo non consente di teorizzare il privilegio di essere una borsa.

    Gli uomini possono scegliere di fare i padri subito.
    Si battano da subito per avere un congedo di paternità uguale al congedo di maternità.
    Invece di battersi solo dopo la separazione per strappare i figli alle madri.

    Nell'85 per cento dei casi, i coniugi separati sono d'accordo e il tribunale si limita a ratificare il loro accordo.
    Tutta questa enfatizzazione di presunte discriminazione a danno dei padri separati è strumentale.

    @ Marco di San Marino.

    Usi un linguaggio corretto per favore. Blog e forum adibiti all'ostentazione del disprezzo contro le donne ne esistono già a bizzeffe. Qui non siamo disposti ad ospitarlo.

    La Caritas contabilizza che Il 12,7% delle persone che si rivolgono alle sue strutture sono separate o divorziate. Di queste il 66,5% sono donne.

  9. Quindi lei mi contesta i toni, peraltro urbani, quando trova difficoltà nel rispondere. Lo fa alla sua maniera, sciorinando slogan su slogan.
    Francamente il suo blog non aggiunge nulla al dibattito socio-politico, per questo lo vedo poco frequentato.
    Provi a tirar fuori la vecchia carta usata dagli accomodatori pubblici: il razzismo! Anzi, noti: sto scrivendo a caratteri neri, probabilmente sono un fascista!

  10. Quanto bisogna però essere autolesionisti, o forse approfittatori di un certo sistema. Di sicuro non ti interesserà di un uomo maltrattato, discriminato e odiato. Di sicuro non te ne frega della misandria. Ma domandati sul perchè non te ne frega... è da vermi caro Massimo non fregarsi della categoria a cui si appartiene.

    Jan

  11. Sto agli uomini, come gli antirazzisti stanno ai bianchi. Sono anche antirazzista. La misandria non mi interessa, come non mi interessano "i palestinesi che vogliono distruggere Israele", "I sioux e il massacro di Little Bighorn", "I neri che in Sudafrica useranno la maggioranza per eliminare i bianchi", "Gli ebrei che dichiarano guerra alla Germania". Non mi interessa il vittimismo dei dominatori in crisi di dominazione.

  12. Gentile Massimo, gl'indignati commenti maschili, in diversi casi, come già ha sottolineato, anche volgari e brutali, confermano purtroppo quanto asserisco da tempo: il sessismo è la radice di ogni violenza e sfruttamento, la base di una società agonica e fondata sul dominio di un essere umano su altri. Era un'intuizione di Edith Stein e sono lietissima sia stata raccolta da qualche uomo. Pochi, disgraziatamente, come si compiace di rimarcare Marco di San Marino. Non so se il suo blog sia poco frequentato come costui sostiene ma, se così fosse, contribuirò senz'altro ad aumentarne la popolarità.
    Conto di analizzare la sua analisi coi miei studenti, nel corso dell'anno scolastico imminente. Mi piacerebbe però incontrarla di persona. Cercherò di mettermi in contatto con lei privatamente. Rinnovo i miei complimenti e, mi raccomando, continui a non accintentarsi, a essere scomodo. Infastidirà molti, come si è visto, sarà inviso ai detentori del potere, l'accuseranno persino di essere compiacente, ma è il destino dei profeti. Resista: la ragione è dalla sua parte.

  13. Complimenti! Articolo dalle argomentazioni solide, logiche, evidenti, lucide. Spiace leggere come molti uomini, piuttosto che riconoscere la sua logica stringente e la.capacità di descrivere un cosi' vasto fenomeno, preferiscano accusarla con triti e VILI argomenti, come "la donna vessata va protetta, ma..." Essere ciechi di fronte al fatto che non parliamo di una singola donna, ma di un sistema sociale, non guardare in faccia la realtà per la paura di.perdere i propri privilegi, questa e' vilta'.

  14. Grandioso! Questo sì che è un UOMO! Un uomo completo.
    Da tempo che sostengo che occorre superare la separazione tra i generi DONNE E UOMINI.
    Siamo tutte persone, con mille diversità, per me più culturali che biologiche e non basta l’apparenza fisica a determinare la bontà di un genere rispetto ad un altro. Quello che conta, per me, è che tutte le persone, uomini e donne abbiano gli stessi DIRITTI e DOVERI di fronte alla società, sia pur potendo scegliere diverse mansioni, diversi ruoli.

    Uguaglianza nella diversità: banale, ma non scontato.

    Non ho mai pensato che la donna sia sempre dalla parte del giusto, che sia sempre contro le guerre, che per natura sia sempre comprensiva e sottomessa. Diciamo pure che molte donne non usano molto la violenza fisica, ma moltissimo quella psicologica, anche contro gli uomini.

    Purtroppo, però, ancora esistono situazioni preoccupanti, allarmanti, di violenza bruta e di discriminazione sociale nei confronti delle donne e non occorre andare troppo lontano dal nostro Paese.

    Per secoli le donne hanno accettato questa condizione d’inferiorità, dando avallo alle pretese di certi uomini, educati così anche da certe madri…

    E questo tipo di cultura, di retaggio cattolico... è maschilista. E persiste!

    Grazie!
    Rosalbas
    http://neroassenso.wordpress.com

  15. Grazie Massimo per queste parole sagge, lucide e finalmente prive di stereotipi come raramente accade anche nei discorsi contro la discriminazione della donna.

    Marco di San Marino, scrivi di un padre separato costretto a mantenere una "femmina avida che si fa sbattere da chiunque". C'è davvero bisogno che ti dica che una donna separata è libera di avere la vita sessuale che preferisce, esattamente come un uomo separato? Che avere una vita sessuale libera e non per forza all'interno di una relazione monogama non è "farsi sbattere" ma un diritto e una scelta personale? Che giudicare moralmente una donna per la sua libertà sessuale è un concetto misogino?

    Spero che sempre più uomini smettano di avere bisogno di offendere e discriminare le donne per sentirsi maschi e comincino a lavorare internamente ed esternamente per una società in cui tutti possiamo essere persone.
    Grazie ancora.

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