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Travaglio imita Battiato: «Il re è nudo (ma) la regina è troia»

Nel 1986, avvenne il disastro di Chernobyl, il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare. Su quel disastro si innestarono e si intersecarono due dibattiti. Un dibattito vedeva contrapposti filosovietici e antisovietici. I filosovietici volevano difendere l'immagine dell'Urss, quindi minimizzavano l'incidente oppure rinfacciavano all'Occidente incidenti altrettanti gravi, ad esempio quello di Three Mile Island nel 1979. Gli antisovietici volevano attaccare l'immagine dell'Urss, drammatizzavano l'incidente e lo esibivano come prova del fallimento del socialismo, caratterizzato da una tecnologia vecchia e insicura. L'altro dibattito vedeva contrapposti sviluppisti e ambientalisti. Gli sviluppisti convergevano con gli antisovietici, perchè secondo loro il problema non era il nucleare, ma la vecchia tecnologia sovietica. In Occidente non sarebbe successo o non sarebbe stato così grave. Inoltre, il progresso della ricerca avrebbe fatto sì che le centrali nucleari sarebbero state sempre più sicure e alla fine anche lo smaltimento delle scorie avrebbe trovato una soluzione ecologica. Il progresso avrebbe tutelato l'ambiente (prima o poi) e intanto ci avrebbe emancipato dal carbone e dal petrolio, poichè il nucleare era la migliore delle energie alternative. Gli ambientalisti invece non si fidavano di questo progresso diviso in due tempi, i vantaggi energetici e produttivi oggi, la tutela dell'ambiente domani. Per loro veniva prima la tutela dell'ambiente. Se anche il progresso poteva essere capace di rendere meno probabili gli incidenti, non poteva garantire di essere capace di ridurne l'impatto disastroso, persino oltre i confini di una nazione. Cosa succedeva quando un ambientalista incontrava un filosovietico? Ne risultavano due discorsi tangenziali. Uno attaccava il nucleare, l'altro difendeva l'Urss. Il filosovietico poteva anche simpatizzare per gli ecologisti, ma per lui il socialismo (reale) era più importante. Se pure poteva avere una sensibilità ambientalista, non l'aveva fino al punto di eleggerla a sua priorità.

In questi giorni, intorno alle dichiarazioni offensive e al dimissionamento di Franco Battiato da assessore alla cultura della Sicilia, succede qualcosa di simile. Molti prendono le difese del cantautore, sostenendo che egli avrebbe detto la cosa giusta con parole sbagliate, ma quello che conta è la cosa giusta. E' (quasi) il ragionamento dell'editoriale di Marco Travaglio. Che in verità questioni di forma non se ne pone: «accade a tutti di dare della troia» e a lui succede pure di meglio: Boldrini e Grasso «strillano come vergini violate». Con queste credenziali, egli scrive in difesa del cantautore: «Andiamo al sodo: è vero o non è vero che il Parlamento, anche questo, è pieno di comprati, venduti, ricomprati e rivenduti?» Dunque, Travaglio divide il campo tra chi difende e chi condanna questa classe politica e il modo con cui viene selezionata. Chi la condanna, non può che stare con Battiato: «E' come il bambino che urla "il re è nudo" e la regina è troia». Se facciamo la tara di chi ha a cuore il rispetto delle istituzioni, possiamo riconoscere che in effetti, tra i detrattori di Battiato troviamo anche i difensori della classe politica. Sono davvero poco credibili gli esponenti del Pdl che difendono le donne dal maschilismo di Battiato.

Dunque noi deviamo dal sodo, perdiamo di vista la sostanza per la forma, guardiamo il dito anziché la luna. Ci preoccupiamo del sessismo, un retaggio del passato destinato ad essere estinto dal progresso, quando invece c'è da difendere la moralità in politica, così come per il filosovietico ci si preoccupava dell'ambiente quando c'era da difendere il socialismo. 

Tre anni fa, un topic sulla riforma della scuola pubblicato da Comedonchisciotte indicava il responsabile del progetto di riforma nell’ebreo Giorgio Israel. Scoppiò una grande polemica. Adriano Sofri si espresse in questo modo: Per qualche ragione fortuita mi sono accorto in ritardo della questione sollevata attorno a Giorgio Israel. Ho pensato di recuperare le notizie. Poi ne ho fatto a meno, avendo visto che qualcuno ha detto "l'ebreo Giorgio Israel". Basta, naturalmente, per chiedere a Israel di considerarmi dalla sua parte a qualunque costo e senza alcuna distinzione. Per Sofri, l'antisemitismo è più grave di una riforma sbagliata.

Quando due ragioni entrano in contraddizione, si prova a conciliare. Sennò si decide qual è la più importante. In una realtà sociale fatta di femminicidio, di violenza, di discriminazione, dove la pubblicità si fa in questo modo, dove Battiato è difeso in questo modo, in una realtà in cui la vita delle donne vale di meno e il disprezzo per le donne garantisce più facilmente consenso e simpatia, in una realtà del genere il rispetto per le donne è più importante della condanna della classe politica. Caso mai ne sarà motivo ulteriore. Non può esserci contraddizione. Allora, non deve essercene tra forma e sostanza.

E' semplice, perchè lo stato di questa classe politica (che però andrebbe distinta dalle istituzioni) è prevalentemente imputabile agli uomini anziché alle donne. Se andiamo a vedere chi sono i leader, troviamo solo maschi. «Sui cinquanta fra condannati, imputati e inquisiti che infestano il Parlamento, invece, nemmeno un monosillabo», quante le donne? E quanti monosillabi ci mette chi sposta l'attenzione sulle troie? Questa asimmetria di potere e responsabilità tra uomini e donne, nell'indicare le colpe della politica dovrebbe riflettersi nel linguaggio di condanna. E si riflette, ma a rovescio. Il re è qualificato con l'aggettivo nudo, che a rigore non è neanche un insulto. Alla regina invece tocca essere qualificata come troia, il più spregevole degli insulti rivolto alle donne. Cosa giustifica questa asimmetria di linguaggio e di giudizio se non un insopportabile maschilismo?

Pubblicato su Giulia Giornaliste Unite e su Globalist

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One Response to “Travaglio imita Battiato: «Il re è nudo (ma) la regina è troia»”

  1. se Battiato voleva prendersela con “le troie di regime” (cit. da La domenica delle salme di Fabrizio De Andrè) di ambo i sessi avrebbe potuto scrivere la parola in una sua canzone..ma in quel momento non parlava il cantautore di Povera Patria, non parlava l’artista, parlava un assessore e un assessore non dovrebbe parlare così in nessun caso.
    Più che un singolo termine è il contesto in cui è inserito che fa la differenza

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