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Marco Pannella senatore a vita?

Marco Pannella senatore a vita è una scelta plausibile. Se il presidente della repubblica lo nominerà, non ci sarà ragione per essere scontenti. Ma neanche per fare salti di gioia. Così, ignoro il senso della lettera che Fausto Bertinotti ha inviato al capo dello stato. Dice che Pannella mette in gioco il proprio corpo per salvare, con la vita delle persone in carcere, l’onore della Repubblica.

Con 70 mila detenuti su 45 mila posti in cella, la condizione carceraria è certamente uno dei temi sociali più importanti. Insieme con molti altri che disonorano la repubblica almeno altrettanto: la condizione degli immigrati reclusi nei centri di identificazione o respinti in mare e alle frontiere, trattenuti e internati in Libia in conseguenza di un accordo con il governo italiano. La condizione degli operai, dei lavoratori che subiscono infortuni, muoiono sul lavoro, sono esposti ad avvelenamenti e radiazioni. La condizione di precari, licenziati, disoccupati, esodati, impossibilitati a mantenersi una casa e in attesa dello sfratto. La condizione delle donne che subiscono la violenza maschile e il femminicidio. E' arduo indicare a colpo sicuro un tema più importante di un altro. La lettera di Bertinotti lo indica in funzione del suo candidato.

Un candidato che ha fatto battaglie civili sacrosante e molti scioperi della fame, ultimo quello per l'amnistia, ma che pure ha sostenuto aggressioni militari, che si colloca totalmente dalla parte di Israele nonostante la negazione dei diritti dei palestinesi, che ha appoggiato il governo Berlusconi nel 1994 ed ha tentato di farlo ancora nel 2011. Che si riconosce nel liberismo. Una ideologia all’origine dell'uso del carcere come discarica sociale.

L’aministia, come l’indulto, è una misura straordinaria a fini di opportunità politica e di pacificazione sociale, usata in modo improprio, per sfoltire cause pendenti e popolazione carceraria, ma a tal fine non è mai risolutiva e lede il principio della certezza della pena. Il sovraffollamento delle carceri è un ingiusto supplemento di pena, ma rimettere in libertà persone che si sono macchiate di delitti è una ingiustizia nei confronti delle vittime e può essere un pericolo sociale. Dalle carceri vanno liberati tossicodipendenti e immigrati, possono essere depenalizzati i reati minori, favorito l’accesso alle pene alternative. Dubito della giustezza e dell’efficacia di provvedimenti generalizzati.

Perciò, pur senza disprezzare la sua proposta, credo che un uomo di sinistra come Fausto Bertinotti, possa qualificarsi con una proposta migliore e più coerente. Su Facebook, tra i commenti alla sua lettera, c’è una compagna che propone una donna pacifista e femminista: Lidia Menapace. Ed io sono d’accordo con lei.

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