Post più vecchio Post più recente

Il sesso come merce nella legge dello stato?

Credo che non sia lecita nessuna intromissione nelle scelte individuali. Anche quando non si condividono e anche quando si ritiene non siano nella direzione di un percorso di emancipazione. Del resto non esiste emancipazione senza liberta’ e autodeterminazione. Per esempio non mi sognerei di vietare a una donna di indossare velo o burqa che sia, pur non condividendo la sua scelta.

Se parliamo di vivere la propria sessualita’ come meglio si crede (desiderio si, desiderio no, orgasmo oggi, cento euro domani…) parliamo della sfera privata, e lì liberi tutti. Regolamentare la prostituzione invece ha conseguenze che non rientrano più nel privato ma aprono a questioni che riguardano tutti. Per legge, si intende definire la sessualita’ quindi usciamo dalla sfera del privato e dall’”ognuno è libero di vivere la sessualita’ come crede”. Il sesso per legge viene definito come merce. E questo apre non poche questioni.

Per dire, si sostiene che le prostitute devono pagare le tasse e quindi uno studio di settore dira’ quante marchette dovra’ fare la signora pinco pallino nell’anno fiscale. e le dovra’ proprio fare, perchè le tocchera’ pagare una percentuale x delle marchette allo stato magnaccia. 

A questo punto andrebbe anche rivisto il reato di sfruttamento (un agente, il titolare di un’agenzia di servizi, il titolare di un centro estetico, perfino un commerciante, comunque il datore di lavoro di un lavoro come un altro insomma, non commette mica nessun reato. O no?). E anche di induzione (se è un lavoro come un altro, sarebbero anzi auspicabili perfino corsi di avviamento alla professione).

Perfino il concetto di violenza sessuale potrebbe essere rivisto e ridefinito. Sembrerebbe avere più a che fare con il furto, o no? Una palpatina su un autobus mi sembra più prossima al borseggio (beh, dipende da quanti soldi c’erano nel portafoglio, a dire il vero).

Faccio fatica a guardare la regolamentazione del mestiere e del ruolo femminile più antico del mondo (insomma non proprio una disobbediente novita’ dalla valenza eversiva) come una grande conquista dell’emancipazione femminile. sessualita’ femminile relegata dal patriarcato a ruolo di servizio (da erogare al marito o al cliente, poco importa nella sostanza), merce per cui è stato possibile fissare un prezzo, pagabile con una dote e il mantenimento oppure con una tariffa a minuti o a servizi. Merce che, proprio in quanto merce, quando viene rubata è solo la refurtiva di un furto.

Ciò detto non mi sognerei di impedire a qualcuno di sceglierere e fare di sé ciò che ritiene opportuno. (Tk)

One Response to “Il sesso come merce nella legge dello stato?”

  1. l'equazione matrimonio = prostituzione non mi convince..nel matrimonio è elemento fondamentale (almeno secondo me) la presenza dell'amore o comunque il fatto che il marito se l'è scelto lei (si sono scelti a vicenda)..invece le prostitute che possono scegliere il cliente sono poche, mi risulta

Leave a Reply

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.