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Sull'elettorato del PD

Questa descrizione di un elettorato del PD benestante e quindi indifferente alle politiche del governo Monti, sembra più una proiezione che un'analisi (su cosa si basa?). Occorrerebbe qualche dato sulla composizione degli iscritti o degli elettori. Molti anni fa (1994), lessi un libro sulla composizione degli elettorati (Rifondazione, Pds, Forza Italia, An). Risultavano tutti misti, con alcune prevalenze. Con mia sorpresa, l'incidenza dei liberi professionisti era più alta in Rifondazione che nel Pds. Elevata anche l'incidenza di laureati e diplomati.

A naso, credo di poter dire che il Pd è un partito del ceto medio (più tendente al basso che all'alto). Le persone che ho visto alle primarie, tra gli elettori e gli scrutatori, avevano un aspetto normale, non trasandati, ma neanche particolarmente eleganti, tipo operai, impiegati, casalinghe.

Neanche il PCI era un partito di «poveri». Nelle regioni rosse teneva insieme operai, contadini, artigiani e piccoli imprenditori, soci delle cooperative. Nelle città industriali era il partito dell'aristocrazia operaia, dell'operaio specializzato, più che del generico. 

Nell'attuale PD credo sia cresciuta l'incidenza dei pensionati e del pubblico impiego, prima più appannaggio della Dc e poi di An. Una componente relativamente protetta dalla crisi, perchè - almeno nell'immediato non rischia i licenziamenti - ma ha i salari fermi da più di tre anni, è stata nel mirino del governo Berlusconi con la campagna sui fannulloni e adesso, con la manomissione dell'articolo 18 e con la spending review, comincia ad essere a rischio anche lei. Lo spettro della Grecia incombe sui dipendenti pubblici.

Certo, è un elettorato che non chiede prospettive di rivolta o rivoluzione, chiede sicurezza e protezione.

SPI-CGIL, analisi dell'elettorato italiano (Roma, 4 luglio 2012)

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