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Primarie, ballottaggio, voto Bersani contro Renzi

Si vota per il secondo turno delle primarie del PD. Anzi, del centrosinistra. Il primo turno è andato bene per livello di partecipazione. Circa tre milioni di elettori. Un dato che forse farà delle primarie un metodo permanente per la selezione dei candidati. L’esito del voto invece è stato meno buono. Ha prevalso, come era nelle prevsioni, il segretario Pierluigi Bersani, cioè il candidato centrista, mancando però l’obiettivo della maggioranza assoluta, che gli avrebbe permesso di vincere al primo turno. Il candidato di destra Matteo Renzi, è andato molto sopra il 30 per cento. Il candidato di sinistra Nichi Vendola molto sotto il 20 per cento. Irrilevanti le percentuali di Laura Puppato e Bruno Tabacci. 

Mi dispiace molto per Laura Puppato. L’unica candidata donna. Questo è un limite tanto serio, quanto dato per scontato e sottovalutato. La principale forza progressista del paese ha schierato cinque candidati alle primarie. Quattro uomini e una donna. Tre uomini realmente in lizza per un risultato di rilievo nazionale. E’ una espressione di arretratezza, tanto più arretrata in quanto vissuta con indifferenza, nonostante i proclami degli stessi candidati per la parità di genere nella composizione del futuro governo.

Nichi Vendola, dopo le elezioni regionali e la sua riconferma a governatore della Puglia (2009) e fino all’avvento del governo Monti (novembre 2011), era considerato il possibile candidato vincente di eventuali primarie del centrosinistra. Invece alla prova della consultazione, ha raccolto solo i suoi voti, come Bertinotti nel 2005 contro Prodi. Un esito così deludente, anche se ormai previsto e annunciato dai sondaggi, è stato spiegato con una collocazione tutta interna al Partito democratico. Con la rinuncia a riaggregare e ricostruire una sinistra autonoma dal Pd.

Con i suoi voti, Vendola può concorrere alla vittoria definitiva di Bersani nel secondo turno e ottenere per sè una posizione di prestigio nei futuri assetti istituzionali. Si parla di una nomina a commissario europeo. Così come Bertinotti ottenne la presidenza della camera. Ruoli importanti, ma non direttamente coinvolti nel governo. Perchè le opportunità di esercitare un effettivo condizionamento sono minime, se non nulle. Di Bersani si elogia la capacità di mediazione. Medierà soprattutto con il candidato di destra (se rimarrà, come dice, nel centrosinistra). Come personalità, Bersani può somigliare ad Hollande. Ma le condizioni in cui si trova ad operare sono sensibilmente diverse. Hollande sconfisse nelle primarie la candidata di sinistra Martine Aubry, mentre lui rappresentava l’opzione moderata. E per formare la sua maggioranza non ha poi dovuto cercare l’alleanza con forze equivalenti all’Udc. Qui in Italia, Bersani contro Renzi è l’opzione di sinistra e nel prossimo parlamento rischia di essere condizionato soltanto da destra, se le sinistre divise rimarranno di nuovo escluse non riuscendo a superare la soglia di sbarramento.

Per quanto il danno sia ormai compiuto, è meglio che al secondo turno Bersani vinca con il miglior risultato possibile. Non è il candidato ideale. E’ un amministratore pragmatico. Uno che pensa di rendere un po’ più equa l’agenda Monti, più graduali le riforme delle pensioni e del lavoro. Con queste sue caratteristiche, è anche un leader che non chiude definitivamente a destra la mutazione genetica del principale partito della sinistra. Come i suoi predecessori, dirigenti del Pds/Ds/Pd, Bersani è un amministratore che pensa di temperare la corrente più forte e se cambia il vento, può cambiare anche lui. In questo Matteo Renzi è diverso: non è moderato per realismo, per senso di responsabilità, o per paura. Al liberismo, all’atlantismo, egli esprime proprio un’adesione valoriale. Per Renzi, la parola «merito» è più bella di «uguaglianza», la Palestina all’Onu è da bocciare, gli F35 sono da comprare, l’età pensionabile è da alzare (anche con gli scaloni), dell’articolo 18 non gliene può fregar di meno, i negozi possono, anzi devono, rimanere aperti il primo maggio, il cimitero dei feti si può concedere al Movimento della vita, la questione meridionale è data dalla mentalità del sud, l'acqua si deve privatizzare e gli inceneritori non fanno venire il cancro. Se Bersani vorrebbe ma non può, Renzi vuole proprio qualcos’altro.

Non predico il meno peggio o il voto utile. Questioni che si porranno il giorno delle elezioni, quando ci sarà da valutare anche la possibilità di scegliere una sinistra alternativa. Oggi non c’è un’alternativa, ci sono solo due candidati alla guida del centrosinistra. Per quanti limiti possa avere, è meglio che il candidato scelto sia una personalità non estranea alla vicenda del movimento operaio.

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