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Prostituzione e violenza

Annoto qui alcune citazioni lette sulla pagina FB di una mia amica.

Quel che la prostituta vende veramente non è sesso, è degradazione. E l'acquirente non sta comprando sessualità, ma potere, potere su un altro essere umano, l'ambizione vertiginosa di essere, per un determinato periodo di tempo, signore della volontà di un altro. 
(Kate Millet, Prostituzione. Quartetto per voci femminili)

La retorica della scelta protegge sia le donne prostituite, la loro stima di sé e il loro senso di autonomia, sia le altre, le non prostituite, che possono così evitare di confrontarsi con l'obiettiva miseria della sessualità di molti uomini e il loro disprezzo per le donne. 
(Patrizia Romito, Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori).

Alcune teorie psicologiche [ad esempio quella della corresponsabilità] possono diventare strumenti potenti per colpevolizzare le vittime [di violenza] e ridurle all'impotenza. Più in generale, la psicologizzazione consiste nell'interpretare un problema in termini individualistici e psicologici piuttosto che politici, economici o sociali e nel rispondere di conseguenza in questi termini. E' un meccanismo sociale potente per disinnescare la consapevolezza dell'oppressione e la potenziale ribellione.
La psicologizzazione è quindi una tattica di depoliticizzazione a sostegno dello status quo e dei rapporti di potere dominanti. 
(Patrizia Romito, Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori).

"Sembra dunque, in base ai nostri dati, che la motivazione dominante (anche se non esclusiva) nella frequentazione delle prostitute di strada sia l'esercizio della brutalità (sessuale e/o fisica) sulle donne. Rapportarsi a loro come "pezzi di carne" (giovani albanesi), "animali in calore" (nere) o "bambole di pezza" (tossicodipendenti) significa in fondo per il cliente spostare l'interesse da una forma di sessualità a una forma di sadismo.
[...] I corpi delle donne straniere possono essere insultati, irrisi, colpiti, violati, usati sessualmente. [..] L'impunità di cui godono i clienti e altri cittadini quando si confrontano con le prostitute più deboli, soprattutto straniere, appare qualcosa di ovvio e quindi, in ultima anlisi, implicitamente legittimato dalla società. E' questa che fornisce quadri di riferimento, cornici culturali e gerarchie, grazie a cui alcuni hanno accesso legittimamente all'uso della forza (il "senso di diritto" dei clienti), mentre altri esistono solo come esseri naturali, a nostra disposizione. Più in generale, la brutalità non è estranea a un codice di sottomissione degli stranieri, tollerabili solo [..] se in una posizione servile. [...] A noi sembra che questa cultura della sottomissione possa essere definita, senza esagerazioni, coloniale. Tipicamente coloniali sono l'ambivalente percezione (un misto di attrazione e repulsione) del corpo del nativo come lascivo, la sua rappresentazione come carne indifferente, priva di "anima" e di individualità, la sorridente indifferenza con cui il cliente umilia o brutalizza la donna - un comportamento analogo a quello del colonizzatore che spia le contorsioni di un nativo sotto la sferza" 
(Emilio Quadrelli, Corpi a perdere, in Alessandro Del Lago, Emilio Quadrelli, La città e le ombre)

La violenza è una strategia sistematica per mantenere le donne subordinate agli uomini.
Lungi dal consistere in comportamenti devianti o spiegabili con problemi psicologici del singolo uomo, la violenza maschile rappresenta uno strumento razionale, che per funzionare efficacemente, come di fatto funziona, necessita di un sistema organizzato di sostegno reciproco e di complicità ampie a livello sociale. 
E' altresì chiaro perché opporsi alla violenza maschile sia un compito così formidabile: si tratta infatti di mettere in discussione un sistema di controllo e di privilegi strutturato e ben radicato.
E' bene ripetere che ogniqualvolta si metta in discussione una forma di controllo sulle donne ci si deve aspettare un'opposizione violenta.
(Patrizia Romito, Un silenzio assordante)

Negare l'oppressione e la violenza subita è un comportamento tipico delle vittime e dei dominati, non limitato alle donne. Si utilizza la strategia del controllo interpretativo per cui se non è possibile controllare la realtà, si cerca almeno di controllarne il significato. 
(Patrizia Romito, Un silenzio assordante, p.173)

La non conoscenza ha una funzione per i dominanti come per i dominati e cioè il mantenimento dell'ordine delle cose. [...] E' proprio tra gli oppressi che la negazione dell'oppressione è più forte.
(Nicole-Claude Mathieu)

Quando i corpi delle donne vengono messi in vendita come merci sul mercato capitalistico, [..] la legge del diritto sessuale maschile viene affermata pubblicamente e gli uomini vengono pubblicamente riconosciuti come padroni sessuali delle donne. Ecco cosa c'è che non va nella prostituzione.
(Carole Pateman, Il contratto sessuale, pp.270-271)


Testimonianze eloquenti di clienti francesi di donne prostituite (con relativa traduzione)*:

La prostituta: una merce
«Una donna che si prostituisce, la si può prendere come un oggetto. [..] E' come quando si va a comprare qualche cosa per gratificarsi.»
«Une prostituée, on peut la prendre comme un objet [...] C'est comme quand on va acheter quelque chose pour se faire plaisir»

«Per l'uomo, è il bisogno di scoprire nuove cose, nuovi corpi femminili. E' come se si entrasse in un supermercato e si scegliesse la merce. Si legge l'etichetta, questa mi piace, questa no, si prende o non si prende».
«Pour l'homme, c'est le besoin de découvrir de nouvelles choses, de nouveaux corps féminins. C'est comme si on rentrait dans un supermarché et qu'on choisissait sa marchandise. On lit l'étiquette, ça plaît, ça ne plaît pas, on prend ou on ne prend pas».

«Come Le diranno molti uomini, le donne, ad eccezione della propria madre, sono oggetti sessuali»
«Comme beaucoup d'hommes vous répondront, à part sa mère, les femmes c'est des objets de plaisir»

La prostituta: bambola inanimata
«L'ideale sarebbe che fossero inanimate [..] che fossero bambole con un meccanismo estremamente sofisticato.»
«L'idéal serait qu'elles n'aient pas d'âme [..] que ce soit des poupées avec une mécanique extrêmement sophistiquée»

L'ebbrezza del dominio
«Io credo che sia il potere di sottomettere, cioé di possedere qualcuno con il denaro.»
«Je crois que c'est le pouvoir de la soumission, c'est-à-dire de posséder quelqu'un par la valeur de l'argent».

Il dominio e la violenza implicita nella prostituzione
«Senza far del male alla donna... io mi vendico un po' su di lei di qualcosa, sento la sessualità, la penetro con un po' di violenza. In fondo a lei, a lei piace, le sta bene...[..] Non provo amore, sento la bestialità, non l'amore. Attenzione, non che le voglia far male....Toh guarda!, la domino».
«Sans faire de mal à la femme...je me venge un peu sur elle quoi, je sens la sexualité, je la pénétre un peu violemment. Enfin elle, elle aime ça, ça va. [..] Je ne ressens pas l'amour, je ressens bestialité, pas l'amour. Je ne pas envie de faire mal, attention...Tiens, je la domine».

La teorizzazione della specializzazione delle prestazioni di servizio. Ovvero: due o più donne sono meglio di una sola: la moglie per stirare camicie e la prostituta per far sesso.
«Avere una donna che non vi dà nulla a letto, ma che vi offre molte altre cose: un sorriso, un pasto, un abito stirato e da cui non ci si vuole separare. E si va da un'altra ragazza perché a letto non si ha niente (non si è soddisfatti o non si fa niente)».
«Avoir une femme qui ne vous apporte rien au lit, mais qui vous apporte tellement de choses à côté, un sourire, un repas, un vêtement repassé et qu'on n'a pas envie de s'en séparer. Et on va voir une autre fille à côté parce qu'au lit on n'a rien».


*[Claudine Legardinier et Saïd Bouamama, Les clients de la prostitution. L'enquête, 2006; Saïd Bouamama, L'homme en question. Le processus du devenir-client de la prostitution, 2004]


La crudeltà, la disumanizzazione, il razzismo e la colonizzazione dominatrice dei corpi stranieri nelle testimonianze di alcuni giovani clienti genovesi (ragazzi tra i 17 e i 23 anni) intervistati dal sociologo Emilio Quadrelli:

«Ogni tanto vado con delle prostitute straniere. Sono stato sia con le slave che con le nere. Preferisco le nere. Sono una novità e poi mi sembra che si possa fare con loro quello che si vuole, sono un po' come delle bestie, sempre in calore che non patiscono niente. [..] Te l'ho detto, è come avere a che fare con degli animali. Vado con loro proprio per questo» [Cliente di 21 anni]

«Ogni tanto, diciamo una volta alla settimana, vado con le negre. Sono stato anche con altre prostitute, ma con le negre mi diverto di più, è come fare un safari. Mi sembra di andare a caccia. Mi sembra di cacciare degli animali grandi e grossi. Poi sono tutte uguali, vai nel mucchio, non hai il problema della scelta. Poi loro per i soldi fanno tutto, ti senti una potenza. Non mi interessa tanto la cosa di per sé, è l'idea di possedere un animale, di poterlo usare come ti pare che rende la cosa particolarmente eccitante. Una volta volevamo caricarcene una di forza in macchina e farcela senza pagare, ma ci è scappata e l'altro mio amico si è beccato anche un calcio nelle palle» [Cliente di 23 anni].

«Sono stato con delle prostitute straniere qualche volta. Ci vado perché loro sono così naturalmente, si vede che gli piace, sì lo fanno anche per guadagnare, però sono più portate, specialmente le slave, sembrano che non aspettino altro. Mi sembra che per le straniere sia il lavoro preferito. Poi con le negre sei anche curioso, sembrano un po' degli animali feroci, ci vai e ti sembra di rischiare, l'idea del rischio fa aumentare il desiderio. A volte lo dico per scherzo, a volte però lo credo sul serio, e magari le dico: "Ehi, non mi mangiare". [..] Quando vai con una nera che magari è settanta chili la paura ti viene, allora subentra il gioco di chi è più forte, di chi comanda.» [Cliente, 19 anni].

«Le negre non mi piacciono, con loro mi diverto, insieme ai miei amici, a farle arrabbiare. Ci fermiamo vicino a un gruppo, stiamo lì, così loro non lavorano, oppure passiamo, ci avviciniamo e quando quella si abbassa le tiriamo la testa dentro e le diciamo: <<adesso ci fai un pompino a tutti, se no non ti lasciamo andare, tanto sei una troia negra» [Cliente, 21 anni]

«Vado con le straniere in media una volta alla settimana, non ho preferenze, tanto le straniere sono tutte uguali, sono lì, basta pagarle, vengono qua apposta. Delle volte vado anche in giro ad infastidirle, magari siamo al bar e non sappiamo cosa fare e ci viene in mente di fare un giro per puttane. Le facciamo un po' di tutto, le insultiamo, ci avviciniamo e le tocchiamo e poi sgommiamo via, delle volte facciamo finta di investirle» [Cliente, 19 anni]

(Emilio Quadrelli, Corpi a perdere, in Alessandro Dal lago e Emilio Quadrelli, La città e le ombre, pp.231 e 237)

One Response to “Prostituzione e violenza”

  1. io credo che parlare di psicologia nei casi di violenza dell'uomo sulla compagna, non voglia dire colpevolizzare la vittima. Va tenuto conto di tutti gli aspetti.
    Spesso l'uomo picchiatore e la donna picchiata hanno dietro un vissuto di sofferenze psicologiche che risale alla loro infanzia, a come li hanno trattati i genitori..non sempre chi viene da una infanzia tremenda diventa carnefice o vittima ma nessun bambino amato in maniera sana da grande picchierà abitualmente la donna che dice di amare

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