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Sulla guerra fredda

Gli Usa combatterono il blocco sovietico, non perchè costituisse una minaccia militare (nella cronologia della corsa agli armamenti, gli Usa precedono sempre l'Urss), nè perchè era "comunista". Lo era anche la Cina, degli anni '70 e '80. Bensì, perchè era un mercato chiuso, il più grande impero territoriale, che al pari dei vecchi colonialismi, limitava l'espansionismo economico americano. Se davvero gli Usa avessero temuto una minaccia militare da parte sovietica, si sarebbero ben guardati dal promuovere la rottura della coalizione antifascista, dal dare avvio alla guerra fredda, come invece fecero, proprio valutando l'incapacità sovietica di reggere la competizione.

Era questo ciò che pensava George Kennan, il teorico della guerra fredda, e profondo conoscitore dell'Urss. Egli attribuiva effettivamente ai dirigenti sovietici velleità espansioniste, ma unicamente basate sulle teorie crolliste del capitalismo, cioè sul sedersi a riva in attesa di veder passare il cadavere del nemico. In realtà, secondo Kennan, per una serie di debolezze strutturali inerenti al sistema politico ed economico sovietico, l'Urss avrebbe avuto difficoltà, non solo ad espandersi ulteriormente, ma anche a mantenere il proprio controllo sui paesi dell'est europeo, come più avanti dimostreranno l'Ungheria (1956), la Cecoslovacchia (1968), la Polonia (1981) e infine il disfacimento dei regimi del Patto di Varsavia nel 1989. In queste condizioni, l'alleanza con l'Urss non era necessaria al mantenimento della pace, che infatti perdurò anche nella guerra fredda.

Quindi, la dottrina Truman non nacque dalla convinzione della esistenza di una minaccia sovietica, ma dalla valutazione che quel blocco antagonista fosse inferiore nella competizione, non avrebbe retto ed anzi sarebbe potuto divenire un grande mercato aperto per il capitalismo americano.

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