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«Femminismo autoritario» al posto di «nazifemminismo»

Usare «femminismo autoritario» al posto di «nazifemminismo». Una questione di sfumature. Ci ha pensato la pagina fake «No alla violenza sulle donne». Nonostante il tentativo di Timperi di sdoganare l'ossimoro più hard nella televisione italiana. Ora è preferito il sottotitolo più soft, sia pure accompagnato dalla parentesi esplicativa.

La pagina fake, denunciata anche su alcuni giornali, si avvale della condivisione di contenuti da altri siti e altre pagine misogine come Femministe pentitevi, Femminismo buono, Feminazi Leaks, Il cacciatore di femministe, etc. Si avvale altresì della collaborazione di Rossella, «femminista libertaria e antiautoritaria». Alcuni suoi contributi sono citati nel blog del Ricciocorno e su «Segnaliamo la pagina di impostori No alla violenza sulle donne»

Rossella, per i suoi post attinge da Femminismo a Sud e da blog affiliati tra cui Tregue di genere (Tregua di genere reso al plurale) e in particolare Al di là del buco (Abbatto i muri), la cui blogger si presenta come: Una femminista che ha disertato e che è andata incontro alle fila nemiche perché curiosa di vedere se oltre il buco ci fosse qualcosa di misterioso, di strano, di interessante, di boh, qualcosa insomma…  Una blogger che ha creato molti personaggi, tra cui Malafemmina, Marina Libertaria, Eretica, Laglasnost e Fikasicula, nick storico della fondatrice di Femminismo a Sud.

Il concetto di «femminismo autoritario» o l’associazione tra autoritarismo e femminismo o antisessismo, ricorre spesso in questo autunno 2012, in molti post di Femminismo a Sud.

Ad esempio, Pas, generi, genitori: l’antisessismo non può essere autoritario (Fikasicula, 17 ottobre 2012) Il post è illustrato con la stessa immagine che fa da copertina al sito degli Uomini Beta. L’antisessismo autoritario sembra qui definirsi nell’utilizzo dell’autorità dello psichiatra per negare la PaS, che se non è una malattia, è una intuizione, un abuso come lo stalking, un maltrattamento che provoca disagio. In questo senso, Fikasicula dà ragione a Fabio Nestola, il quale da commentatore ricambia lodando l'obiettività dell'autrice del post. E' lo stesso Fabio Nestola che balzerà agli onori della cronaca nel novembre successivo quando insieme ad altri suoi colleghi pubblicherà una indagine che «rivela» l’esistenza in Italia di più di 5 milioni di uomini vittima di violenza da parte delle donne e 3, 8 milioni vittima di uno stupro.

L’indagine è presa sul serio su Femminismo a Sud. E l’ostilità con cui viene accolta dal femminismo autoritario viene resa con dogmi e talebanismi. Fikasicula, ormai divenuta Eretica, posta appunto Violenza di genere: oltre i dogmi e i talebanismiLa colpevolizzazione del maschio è alla base di una politica che alimenta nelle donne la paura degli uomini, così come la lega alimenta negli italiani la paura degli stranieri. E’ un potere che esercita il controllo attraverso la paura e così riesce ad opprimere. La violenza non è di un genere, ma è trasversale ai generi. I generi non sono solo due, ci sono anche i gay, le lesbiche e i trans. Il rifiuto della indagine sulla violenza contro gli uomini è ingiustificato. Se quella indagine non piace, allora si chieda alle istituzioni di farne un’altra, affinchè i centri antiviolenza possano proteggere tutte e tutti, invece di serrare le file e cercare rifugio sotto il tetto dell'Onu.

Date queste nuove analisi, che negano i concetti di violenza di genere, violenza maschile, poichè questi metterebbero sotto accusa la natura e il dna del maschio, che considerano la violenza trasversale ai generi, cambia l'impostazione del Bollettino di guerra. Da ora in poi menzionerà anche i delitti commessi dalle donne contro gli uomini e contro le altre donne. L'innovazione è abbastanza apprezzata da Cosimo Tomaselli, admin del forum La questione maschile, su cui Fikasicula ha al suo attivo oltre 300 post.

Nel frattempo, la fondatrice di Femminismo a Sud, crea e divulga il blog Finchè morte non vi separi. Un’autonarrazione romanzata (ma presentata come storia vera) di una donna che ha subito violenza e rifiuta lo status di vittima. Il racconto ha le seguenti costanti: 1) la comprensione e l’empatia nei confronti del maschio violento (anche lui è una vittima); 2) la corresponsabilità e codipendenza della donna (lei non è una vittima, perchè è parte attiva nella dinamica, lo cerca, lo provoca, ci ritorna); 3) la delegittimazione di ogni intervento di tutela esterno alla coppia, dalla famiglia originaria, all’ospedale, ai centri antiviolenza (paternalisti e autoritari), 4) la negatività delle donne (ogni personaggio femminile è messo in cattiva luce). Molti post sono taggati nella categoria dell'autoritarismo. In uno di essi, si dice esplicitamente che i figli non devono diventare ostaggio dei parenti della vittima, la loro gestione deve rimanere ai genitori. Quindi, anche al genitore violento.

Il blog solleva critiche e Fikasicula reagisce mettendo in scena la sua morte virtuale. Cioè, cambia nome, diventa Eretica. Mostra la sua tetta, ma soprattutto attacca le autoritarie. Che vogliono chiudere una pagina Facebook che parla di padri separati, eliminare la PaS dalla faccia della terra, introdurre il 50/50 nella rappresentanza, inserire il femminicidio nei dizionari, rompere le ovaie a lei per la sua non linea e riesumare teorie femministe vecchie come il cucco. Ma non basta, deve ancora fronteggiare Le calunnie di chi fa parte del fronte anti-PaS. In compenso, riceve la solidarietà degli Uomini beta.

Nel mezzo, su Femminismo a Sud, viene affrontato l'avvocato Marcello Adriano Mazzola, che sul Fatto Quotidiano aveva negato l'esistenza del femminicidio, poichè in Italia si uccidono meno donne che in altri paesi, e aveva denunciato l'azione di un femminismo che vuole egemonizzare la libertà maschile. L'avvocato viene redarguito come un potenziale ma inopportuno alleato, che sbaglia metodo contro quello che potrebbe essere un nemico comune: il «femminismo autoritario». Mazzola: come legittimare il femminismo autoritario pensando di attaccarlo. «Esiste un femminismo autoritario e lo sappiamo anche noi, lo so io, lo sa lei, ma analizzi la questione in senso veramente sessista perché quel femminismo non è teso, come dici, ad egemonizzare la libertà maschile ma pure la mia perché mi obbliga a mantenere ruoli che non mi piacciono, perché mi dice che devo vendicarmi di te “per anni di retaggio avvilente” invece che guardare alla Fornero che fa riforme che massacrano tutti».

La lotta contro il femminismo autoritario, contro l'opposizione alla PaS, contro i centri antiviolenza, contro le pratiche di denuncia antisessista, non ha fatto abbandonare del tutto, almeno nominalmente, la lotta contro il patriarcato e gli stereotipi. Il blog di FaS e le relative pagine di FB continuano ad essere condotte in un alternarsi di messaggi antagonisti e messaggi neomaschilisti Gli stessi messaggi neomaschilisti provano a darsi una tintura proletaria e anticapitalista. Chi apprezza, la chiama complessità, pluralismo, rifiuto del dogmatismo, dell'ideologia. Chi non l'apprezza la chiama confusione, ambiguità, trasformismo. In fondo, le stesse pagine fake si danno titoli femministi e alternano contenuti di segno diverso, per guadagnarsi visibilità e credibilità. A proposito, FaS suggerisce di non citare e di non linkare quelle pagine e quei siti, per evitare di dargli visibilità e di regalargli punteggi nei rank. Tuttavia, non sconsiglia di collaborarci direttamente.

One Response to “«Femminismo autoritario» al posto di «nazifemminismo»”

  1. La vicenda di "Finché morte non vi separi" è molto grave, dal punto di vista morale. So che parlare di morale oggi come oggi è azzardato e si rischia parecchio, ma visto che sul nuovo blog, quello che ha svelato il trucco dei "personaggi come esperimenti sociologici", l'autrice si dilunga spesso su come dovrebbe comportarsi un bravo blogger e neanche troppo velatamente accusa le "militanti del web pretendono di orientare il dibattito pubblico e hanno la presunzione di dire che hanno ragione quando l’idea che hanno è del tutto personale, frutto di esperienze personali, in un soliloquio che non si confronta mai con le diversità nel campo delle idee e figuriamoci se si confronta con altri contesti e altri generi", perché solo lei sa davvero come si lavora bene (Non mi piace ciò che fate, la direzione che prendete e io avviserò sempre dei rischi che si corrono per via di una comunicazione sbagliata perché di comunicazione mi occupo e so perfettamente cosa-produce-cosa e quali conseguenze ha ogni parola che scrivete)di fatto facendo la morale a tutti, e visto che sono una blogger anche io, vorrei sottolineare che inventarsi un personaggio di "donna vittima di violenza" non è per niente un buon esempio di corretta comunicazione. L'autrice ha le sue idee ed ha tutti i diritti di esprimerle, ma fecendo parlare una fantomatica "donna vittima di violenza" ha voluto ammantare le sue opinioni di una "verità" che non meritavano di avere. Tanto più che prima di inventarsi il personaggio aveva cercato donne vere, proponendo una teoria sulla corresponsabilità nella violenza di coppia (su Femminismo a Sud, con un articolo datato 6/10/2012 dal titolo "Autonarrazione e violenza sulle donne" al quale le lettrici del blog, le vere vittime di violenza, avevano reagito piuttosto seccamente: (cito uno dei commenti) "Veramente senza parole!!!!!!! responsabilità condivisa????????? un ruolo preciso?????? Corresponsabilita'????? Cioè il ruolo di chi subisce una vita di violenza senza riuscire ad uscirne se non dopo un percorso difficile, sarebbe la stessa cosa di chi la violenza l'ha agita? Vanno interpretati allo stesso modo? ma che state dicendo?"
    Di fronte all'impossibilità di reperire una narrazione ad uso e consumo della teoria, hanno pensato bene di costruirla a tavolino quest'esperienza, per corroborare le loro idee, che nel mondo reale della violenza domestica non trovano conferma. E' corretta comunicazione questa? Beh, è "corretta" solo se assumiamo una morale machiavellica e decidiamo che il fine giustifica i mezzi... (Che non è un principio che mi appartiene.) Quindi potremmo dire che la "correttezza" dipende dal sistema etico di riferimento e non è solo una questione di competenze professionali. Onestamente il fine di tutte queste operazioni mi sfugge: perché un blog che è stato per tanto tempo un punto di riferimento per tante persone interessate a questioni di genere ha improvvisamente intrapreso questa strada? Qual è l'obiettivo politico?
    Ci leggo anche io tanta confusione, una confusione intima, personale, un momento di crisi. E mi dispiace, sopratutto perché si accompagna ad un ingiustificato livore contro chi non sente di poter condividere il medesimo tortuoso percorso...

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