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Carlo Cracco e Jessica Dykstra su GQ

Su questa copertina ha detto quello che c'era da dire Norma Rangeri sul Manifesto. Scontato il repertorio delle reazioni in difesa.

La copertina è ironica. Quindi, se non l'apprezzi non hai il senso dell'umorismo. Perchè questo è il senso dell'umorismo: non la mia capacità di farti ridere, ma la tua capacità di ridere delle mie battute e trovate. Se è ironica, la copertina dissimula o dissacra qualcosa. Forse. Dev'essere il sacro cuoco e la sacra abilità culinaria accostati alla profana donna e alla sua profana sessualità. Senza offesa, s'intende (per il sacro o per il profano?). Ironico potrebbe essere solo comico. Una cosa fatta per divertire, far ridere, sorridere, provocare. Un meccanismo del comico è il cliché che si ripete. Donna nuda e doppio senso sono tra le cose più ripetute del mondo. Almeno in Italia. Per non dire della macchietta dell'uomo che non deve chiedere mai: lui in posa rigidamente indifferente dietro una simboleggiante orata nel pugno di una adorante modella. Certo che fa ridere. Molte rappresentazioni offensive fanno ridere. La comicità di per sè non nega l'offesa. La negano solo i comici dopo che sono stati contestati.

La critica della copertina è moralista. Come se volesse rivestire la donna nuda per difendere il pubblico decoro. Eppure motivo della critica è il corpo della donna reso oggetto, usato come gadget per vendere qualcosa, un auto, un cuoco, una banca, una vacanza, qualsiasi cosa. Fosse stato nudo lui il pubblico decoro ne avrebbe risentito di più, ma questa critica non esisterebbe. Sarebbe stato più logico. Se la copertina vuol significare l'irresistibile attrazione per il cibo e chi lo cucina, ha senso esibire doti e grazie dell'attraente, non quelle dell'attratta.

La modella è libera di spogliarsi. Senza dubbio, ad essere in discussione non è la libertà individuale della modella, ma la rappresentazione scelta da GQ e dallo chef. A dirla tutta, neppure le commesse, le call-center, gli impiegati, gli operai, i minatori, etc sono costretti in catene. Ciò nonostante stanno all'interno di un modello produttivo analizzato e criticato più volte.

Non è un fatto grave, la reazione è esagerata. Una copertina non è un fatto grave. Ma sta su uno sfondo grave, lo esprime e lo rinforza. Un contesto nel quale gli uomini sono soggetti e le donne oggetti, dove la violenza è un fatto deplorato, ma considerato normale, dove l'umorismo più praticato consiste nell'apostrofare come troia questa o quella o tutte. Su una copertina si possono trovare molte scuse, le solite, su una sequenza di copertine, di cartelloni, di spot, di gag, si trovano le costanti. Come nel documentario «Il corpo delle donne», le scene viste in sequenza fanno tutto un altro effetto delle singole scene viste nei singoli programmi. La sequenza ti cambia lo sguardo, ti fa vedere quel che si ripete sempre, la sostanza (offensiva) di quella comicità, che usa le donne in funzione degli uomini.

Gli fate solo pubblicità. E' l'idea espressa da una massima di Oscar Wilde, pare fatta propria da Churchill. «Non importa come se ne parla, l'importante è che se ne parli». Però l'insofferenza alle critiche sembra dimostrare il contrario. Cracco rimprovera Rangeri di non aver letto neanche l'articolo, altrimenti avrebbe capito la copertina. Io l'articolo sinceramente non l'ho letto e data quella illustrazione  (e altre foto) non mi interessa neanche leggerlo. Se mi ricorderò di questo famoso chef è solo perchè si è fatto fotografare con una modella nuda. E se un giorno lo sentirò citare, non mancherò di rievocarlo. Anche questo è un effetto pubblicitario.

E' una lotta contro i mulini a vento. Sarà. Ma i mulini a vento non si giustificano, non fanno la parte degli ironici e brillanti incompresi.

E già che siamo in lotta, diciamo pure che è indegna l'esposizione di quell'orata. Non perchè rappresenta (con stupefacente originalità e fantasia) un simbolo fallico. Perchè è il corpo morto di un essere che era vivente. Fosse stato un cadavere l'avremmo pensata così. Ma noi siamo esseri umani e ci diamo molto più valore. Prova ne sia che con la nostra umanità sappiamo ridere di una orata morta, messa davanti al pube di un seduttore inflessibile come un baccalà, nel pugno di una modella liberamente nuda e «onorata di posare per GQ».


Aggiornamento:
Offende la dignità femminile

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