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Il primo anno del blog

Questo blog oggi compie un anno. Di tutti i blog che ho creato, è il primo che raggiunge questo traguardo temporale. Forse per una sollecitazione amica, forse perchè grazie ai social-network è più facile avere riscontri. O forse perchè ho indovinato la skin giusta.

Come per i blog precedenti, anche questo ha avuto una spinta propulsiva iniziale e poi è andato declinando. Basta consultare l'archivio e contare i post per mese: sopra i venti da ottobre a dicembre 2011, sopra i dieci da gennaio ad aprile 2012, e poi poche unità da maggio ad oggi. Un declino che però stavolta non è stato sufficiente per spegnersi del tutto.

Credo che un blog declini per tre motivi. 1) Perchè nei primi tempi si dice gran parte di quello che si ha da dire. Poi ci si ripete soltanto. 2) Perchè strada facendo qualcuno ti legge e quando ti senti osservato, stai più attento a quello che dici. 3) Perchè è difficile esprimersi per bozze e pensieri immediati, dopo aver pubblicato i primi post strutturati. Come quando cammini con il passo più lungo, dopo un po' la gamba tende a irrigidirsi. Naturalmente, parlo solo per me.

Questo blog dipende molto da quello che scrivo altrove. Su Metaforum, su Facebook. Sono anni che scrivo in rete, dal 1998 credo, esprimendomi in scambi diretti, polemiche, battibecchi e tutto finisce disperso. Poco male per il resto del mondo. Dato però che lo strumento c'è, fa poco male anche se tengo traccia dei miei modesti pensieri. Dice Gloria Steinem che troppo spesso non teniamo conto di ciò che scriviamo. Se lo dice lei che scrive libri, figurarsi uno che scrive su tanti foglietti virtuali sparsi per il web. Così qui capita che io scriva soprattutto estratti da altre conversazioni, a volte adattati a volte no, qualche volta poco comprensibili perchè davvero fuori contesto. Diceva Palmiro Togliatti che la miglior scuola di formazione politica è la redazione del verbale delle riunioni e lui redigeva personalmente i verbali delle riunioni della Direzione. Ecco, condurre un blog può essere in fondo come la redazione di un verbale delle voci che hai in testa, quelle che si formano nel confronto tra sè e gli altri o anche solo nel commento di un articolo di giornale.

In questo senso, il blog non ha una missione, non si propone uno scopo o una causa precisa e neanche di promuovere qualcuno o qualcosa. In questo anno il tema prevalente è stato il sessismo, insieme con la politica. Ma avrebbe potuto essere il razzismo, il pacifismo, il conflitto israelo-palestinese. Un tempo mi sarei appassionato di più ai partiti e ai leader della sinistra. Oggi solo leggere un articolo sulle primarie mi affatica. Il blog è titolato a me stesso, perchè non sono riuscito a individuare un titolo che non fosse pomposo o banale e navigando a vista non ho un tema da riassumere in un nome o una frase. Inoltre è così che si chiama la mia pagina su Facebook.

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