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Se questi sono gli uomini

Correggo quanto postato tempo fa. Dicevo, ogni movimento di liberazione ha avuto un contribuito da esponenti della sua controparte, tranne il femminismo. Abbiamo avuto aristocratici liberali, borghesi socialisti e comunisti, europei anticolonialisti, bianchi antirazzisti, ma nessun celebre maschio femminista e pure fra i meno celebri si trova poco e nulla. 

Penso ancora sia in gran parte vero. Le altre forme di oppressione, sfruttamento discriminazione sono passate attraverso sistemi concentrazionari più facilmente identificabili, il sessismo passa attraverso un sistema molecolare, molto meno riconoscibile, anche nelle sue forme più violente. Ma sia pure a tempo parziale, vi sono stati alcuni uomini che hanno scritto qualcosa contro la discriminazione di metà del genere umano. La servitù delle donne (John Stuart Mill) e Il dominio maschile (Pierre Bourdieu).

Per tornare ai tempi nostri, con ambizioni più pratiche, immediate e circoscritte, ricordo un articolo a metà tra il saggio e il reportage di Cesare Fiumi, Uomini che uccidono le donne, pubblicato sulla rivista Il Mulino 1/2011. In libreria sta per uscire, Se questi sono gli uomini di Riccardo Iacona, una inchiesta sul femminicidio nell’Italia del 2012, dove dall’inizio dell’anno ormai un centinaio di donne sono state fisicamente eliminate dal loro ex partner (ambigua l'immagine del Corsera).

Immancabilmente, il titolo del libro ha provocato il risentimento di alcuni uomini nei quali il tema della violenza contro le donne allerta una sola emergenza: la difesa della immagine maschile. Puntuale il commento del Ricciocorno: All’uomo tanto infastidito dal titolo del libro vorrei chiedere: detesta altrettanto il libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi? A volte, di fronte a comportamenti che definiremmo disumani, siamo costretti a mettere in discussione l’idea stessa di umanità. Sul significato dei titoli generalizzanti, si può ascoltare questo video messaggio di Lorenzo Gasparrini.

Un'altro commento infastidito dice: se scrivessi un libro sulla delinquenza degli immigrati intitolandolo "Se questi sono gli immigrati" (...) verrei accusato di generalizzazione e razzismo. In questa analogia gli uomini stanno agli immigrati. Le donne stanno a X (gli autoctoni?). Per capire se una generalizzazione può avere un senso corretto, occorre contestualizzarla in una relazione. Se in alcuni reati gli immigrati hanno un primato in proporzione come autori, lo hanno anche come vittime. Dunque, non esiste una violenza di segno etnico rivolta contro gli autoctoni. Inoltre, le irregolarità commesse dai migranti sono transitorie, avvengono soprattutto durante i primi mesi di permanenza e dipendono spesso da una condizione sociale svantaggiata, non dall'abuso di una posizione dominante. Le generalizzazioni contro gli immigrati sono a supporto di politiche xenofobe, discriminatorie, respingenti, escludenti, non certo mirate a far opera di sensibilizzazione.

In rete esistono almeno due realtà maschili attive contro la violenza sulle donne. Maschile plurale, associazione presieduta da Stefano Ciccone e Noino.org Uomini contro la violenza sulle donne, frutto del bando della fondazione Del Monte e dell'Associazione Orlando.

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