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Sansonetti da Vendola a Di Pietro

Sarà una «sansonettata» come ha scritto qualche commentatore dell'articolo, ma sembra concludere una piccola parabola. La stessa che, in modo più diretto, breve, lineare, realizzò un caro amico e compagno de «Gli Altri», la ex redazione sansonettiana di Liberazione, divenuta settimanale autonomo, a fianco di Sinistra, Ecologia e Libertà (Sel). Fu quella di Maurizio Zipponi, ex operaio e dirigente Fiom. L'uomo che nel 1997, partì da Brescia con una comitiva di operai per risolvere la prima temuta crisi del governo Prodi, messo alle strette da Bertinotti. Al congresso Prc del 2008, a Chianciano, il compagno sindacalista denunciò, la regressione, i cedimenti alla cultura dipietrista - Il partito aveva appena aderito alla manifestazione di Piazza Navona convocata da Idv e Micromega. Quella famosa in cui Sabina Guzzanti infierì su Mara Carfagna - poi alle europee del 2009, egli stesso si candidò con l'Idv, di cui divenne il responsabile del settore lavoro.

Tutto cominciò con la batosta elettorale della Sinistra Arcobaleno alle politiche del 2008. Per la prima volta nella storia della repubblica, i comunisti esclusi dal parlamento. Bertinotti si ritira e Rifondazione Comunista si spacca. Paolo Ferrero e Paolo Grassi leggono questo esito come conseguenza delle politiche del governo Prodi e della scelta del partito di farne parte. Nichi Vendola e Franco Giordano come esito di una partecipazione al governo troppo indisciplinata da parte di un partito dall'involucro ideologico ormai superato. Ragion per cui, il Pd di Veltroni volle presentarsi da solo (con radicali e Idv), lasciando la sinistra antagonista isolata e senza prospettiva, per dissanguarla il più possibile con la campagna del voto utile. Per Paolo Ferrero si trattava di rimanere comunisti, di federarsi con le altre sinistre e di ricostruire l'opposizione sociale. Per Nichi Vendola si trattava di creare un nuovo soggetto politico, con un nome nuovo, per rientrare nell'allenza con il Pd. Sembrava la riedizione della Bolognina in formato ridotto. Ferrero vinse il congresso di Chianciano di misura, coalizzando tutte le minoranze interne. Vendola, maggioranza relativa, ma minoranza assoluta, si avviò verso la scissione, per rivincere le primarie e le regionali in Puglia. Piero Sansonetti e gran parte della redazione di Liberazione, al seguito, casus belli, in nome dell'autonomia del giornale che continuava a portare avanti la linea della minoranza, quindi licenziati dal nuovo segretario.

Oggi, Sansonetti stronca l'alleanza fusionista tra Vendola e Bersani. Dichiara, per la sinistra sconfitta, essere rimasto in campo soltanto Antonio Di Pietro, a dispetto delle sue posizioni superlegalitarie. Una svolta molto disinvolta per un giornale crociato contro il giustizialismo e il moralismo. Il direttore de «Gli Altri» potrebbe ritrovarsi al fianco di Marco Travaglio. Ma, spiega lo stesso Sansonetti nelle repliche ai commenti: «paletti, discrimini e idee irrinunciabili, fanno parte della vecchia politica»: i libertari possono dialogare con i manettari, per farli avanzare meglio verso la modernità. Non si può non vedere l'elefante rosa entrato in salotto: l'Idv di Antonio Di Pietro, l'unica forza schierata con la Fiom, in opposizione al governo Monti, indipendente dal Pd. 

Antonio Di Pietro però avrebbe voluto allearsi con Beppe Grillo, che sembra un elefante ancora più grosso di lui. Come mai Sansonetti non lo ha ancora visto?

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