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Essere filoisraeliani

Essere filoisraeliani ha un vantaggio pragmatico e uno svantaggio morale. Il vantaggio pragmatico è un vantaggio etnocentrico, dato dal fatto di difendere i più simili a noi. Lo vedi nel momento in cui siamo tutti disposti a discutere della violenza israeliana, ma non di quella palestinese. Sulle guerre, le rappresaglie, gli embarghi, gli omicidi mirati, le torture e le condizioni di detenzione decise da Israele, siamo disposti a dividerci, anche duramente, ma diamo per scontato che la si possa pensare in un modo o in un altro, che ci siano favorevoli o contrari. Non siamo disposti a pensare la stessa cosa riguardo la violenza palestinese, delegittimata fin dal modo di nominarla: “terrorismo”. Quella è ovvio che tutti devono condannarla. E chi non la condanna, quasi perde titolo a partecipare al dibattito. Il sostenitore del b52 o del merkava rimane sempre presentabile. Il sostenitore del quassam o dell’attentato suicida diventa un imprensentabile. Da questo lato, le cose sui forum funzionano abbastanza bene, perchè questa logica è accettata dagli stessi filopalestinesi. Pur con le loro idee, appartengono anch’essi alla tribù degli europei, bianchi, occidentali e cristiani (o laici).

Lo svantaggio morale di essere filoisraeliani è dato dal fatto che viviamo in un fazzoletto storico temporale nel quale tutti dicono di credere nel principio di uguaglianza e pari dignità di tutti gli esseri umani. Tutti dicono di crederci e tutti pensano che sia male dire il contrario. Persino i nazisti che, infatti, non rivendicano la loro opera criminale, la negano soltanto. In questo fazzoletto, mettersi a difendere una disparità è terribilmente scomodo. E’ vissuto appunto come immorale. Il difensore della disparità si sente messo all'angolo da un avversario (il moralista, l’anima bella, il finto pacifista) che approfitta del suo svantaggio morale, per metterlo in difficoltà e così prova rabbia verso di lui.

Tre milioni e mezzo di persone a cui è contemporaneamente negata l’autodeterminazione in un proprio stato e la cittadinanza dello stato altrui (dell’occupante) costituiscono una condizione ingiustificabile di disparità. Ingiustificabile nell’ambito dei Diritti dell’Uomo.

Allora, come si difende in questo ambito una disparità? 1) Negandola. “I palestinesi, non esistono, li hanno inventati, importati, e la Nakba se la sono fatta da soli”. 2) Rovesciandola. “Sono loro che ci vogliono distruggere. Hanno sempre rifiutato la pace. Sono pazzi e fanatici. Noi vorremmo convivere con loro, ma loro ci odiano, ci odiano, ci odiano, e tutto il mondo li ama e li coccola, perchè hanno il petrolio, mentre noi siamo solo un piccolo paese circondato da un miliardo di arabi.”. 3) Cambiando discorso. “Parlate troppo dei palestinesi, ce l’avete sempre con Israele, non parlate mai del Darfur” - e fin qui ancora ci siamo con le compatibilità di un forum, ma... 4) Delegittimando l’interlocutore: “Potete avere ragione o torto, ma la verità è che siete antisemiti”. E qui cominciano i guai. Anche perchè i filopalestinesi non sempre colgono la necessità di questo comportamento e quando non la colgono si indignano.

* * *

Ho usato le etichette per comodità espositiva. La seconda, quella di filopalestinese è in realtà molto discutibile. E', come molte cose nel dibattito, un concetto che corrisponde al punto di vista israeliano, il quale intende il conflitto come un gioco a somma zero, un conflitto tra due popoli, due nazioni, per cui non resta che preferire l'uno o l'altro, poichè la contesa avverrebbe su risorse e diritti esclusivi.

Così, anche per me, quella definizione sta strettissima. Mi percepisco come "pacifista" o come sostenitore della universalità dei diritti. E la prospettiva che auspico non è la vittoria di un popolo sull'altro, la sconfitta e la punizione di uno dei due, ma una convivenza pacifica e giusta tra i due popoli, su basi di pari dignità per entrambi e per tutti gli individui. Talvolta si discetta se esista realmente l'uno o l'altro popolo, per mettere in dubbio il diritto all'autodeterminazione, sorvolando sul fatto che, in ogni caso, esistono le persone, gli individui di quei due popoli, a cui devono comunque essere riconosciuti i diritti di cittadinanza.

Ho citato gli argomenti strumentali che i filoisraeliani usano per recuperare il loro svantaggio morale. E li ho citati per dire ai loro antagonisti di non irritarsi troppo quando si trovano di fronte a quegli argomenti, perchè sono argomenti necessari. Dal canto loro, gli antagonisti, ovvero i pacifisti o i filopalestinesi, non hanno bisogno di strumentalizzare, poichè già dispongono del vantaggio morale. Piuttosto possono sentirsi delegittimati sul piano etnocentrico, poiché in qualche modo "tradiscono" la propria parte (l'Occidente) a favore di un altro mondo.

Ciò detto, anche nel campo pacifista o filopalestinese possono maturare atteggiamenti sbagliati, come succede in tutte le contrapposizioni politiche, atteggiamenti negativi che mirano soprattutto a mostrare la nefandezza altrui, che non a indicare una via d'uscita: giochiamo a quanto fa schifo Israele. Questo aspetto c'è.

9 Responses to “Essere filoisraeliani”

  1. Ma che assurdità... :-D
    Si difende Israele perché è l'unica democrazia del Medio Oriente. Tra l'altro, un democrazia parlamentare con Parlamento eletto con sistema proporzionale, come si faceva in Italia nella prima Repubblica.
    Tutto questo in una situazione di oggettiva e costante minaccia esterna da parte degli Stati confinanti; ed interna, per via del terrorismo.
    Israele riesce ad essere una democrazia in una situazione in cui l'Italia sarebbe già da tempo ricaduta nel fascismo.
    Tu invece difendi i Palestinesi, che perseguitano gli omosessuali e fanno il lavaggio del cervello ai loro figli con i programmi pomeridiani di Al Alaqsa TV, in uno stile che farebbe onore alla Gioventù Hitleriana.
    Ma di che svantaggio morale parli? Sei rimasto incastrato in logiche novecentesche -- in cui Israele era il cuneo dell'America in medio Oriente, mentre l'ex URSS sosteneva tutti i Paesi arabi che lo combattevano.
    La guerra fredda è finita, sveglia: il nazi-fascimo si è travestito da terzomondismo e vi sta fregando tutti.
    Te per primo.

  2. E’ vero. Ho dimenticato questo argomento difensivo: “Noi siamo la democrazia, la laicità, lo stato di diritto. Loro sono la negazione di tutto questo.” Eppure è un argomento che viene usato spesso. Innestato nello schema successivo alla guerra fredda: quello del conflitto di civiltà. Ma Israele non è come Napoleone che, là dove vinceva e conquistava, instaurava il codice napoleonico. La dove vince e conquista, Israele instaura colonie, ma la democrazia la tiene per sè, non la condivide con i vicini sconfitti. Israele è l’unica democrazia, ma è una democrazia esclusiva. Da qui lo svantaggio morale degli israeliani e dei loro sostenitori. Due sono le soluzioni democratiche al conflitto: 1) concedere ai palestinesi l’autodeterminazione sui territori da essi abitati, Gaza e Cisgiordania (Uno stato palestinese indipendente e sovrano); 2) Annettere i territori abitati dai palestinesi e concedere ai palestinesi la cittadinanza israeliana. Diversamente si ha una situazione di Apartheid. Una situazione moralmente insostenibile per la democrazia israeliana. Infatti, nel tuo stesso commento è totalmente rimossa.

  3. Se tu studiassi un po' di storia...potresti ad esempio imparare che, sebbene non fosse mai esistita un'entità statale palestinese, nel 1947 furono i palestinesi stessi a negarsi l'autodeterminazione in un proprio Stato offertogli dall'Onu, preferendo consegnarsi come ostaggio ai paesi arabi che scatenavano la guerra contro Israele, perdendola.
    Nel 1978 con gli accordi di Camp David, dopo 30 anni di guerra, veniva sancita l'esistenza di un'autonoma autorità amministrativa palestinese su Gaza e la Cisgiordania e il ritiro di Israele con la conseguente cessazione dell'occupazione militare. L'Olp avrebbe dovuto garantire libere elezioni e amministrare ma Arafat preferì non riconoscere lo Stato d'Israele e continuare con le azioni terroristiche, finendo poi massacrato di volta in volta dai siriani o dai giordani.
    Nel 1993 si ricomincia di nuovo con gli accordi di Oslo e la costituzione dell'ANP che avrebbe dovuto governare sui due territori, ma mentre Al Fatah accettò, Hamas e l'FPLP rifiutarono come al solito di riconoscere Israele e scatenarono intifada, terrorismo e attacchi vari. Stessa musica a Camp David nel 2000 e comunque Israele si ritira unilateralmente da Gaza nel 2005 dove governa poi Hamas. Nella West Bank governa l'ANP.
    Per cui dire che a tre milioni e mezzo di persone viene negata ogni autodeterminazione è un falso storico.
    Come è completamente falso che ai palestinesi in Israele siano negati i diritti civili e politici: esiste un 20 per cento di palestinesi con cittadinanza israeliana che votano, governano varie città, siedono alla Knesset e sono trattati esattamente come gli altri cittadini

  4. Cara Caterina, la versione filoisraeliana del conflitto israele-palestinese mi è abbastanza nota. Una versione che tiene conto unicamente del proprio punto di vista e che dà per scontato che i diritti dei palestinesi debbano essere subordinati ai diritti degli israeliani. Presuppone un principio di disparità per tentare di giustificare uno sviluppo, un esito, un status quo fatto di disparità. Ma questo è in conflitto con la nostra coscienza che si ispira a principi di parità, uguaglianza, universalità.

    Perchè mai nel 1947 i palestinesi avrebbero dovuto accettare l'autodeterminazione su meno della metà del loro paese? E perchè mai avrebbero dovuto accettarla per imposizione da parte di un organismo delle nazioni unite fondato e controllato dalle potenze occidentali (e in parte dall'Urss, il primo stato a riconoscere Israele)? Si può ipotizzare l'errore politico con il senno di poi, ma è comprensibile che allora rifiutassero l'imposizione. Se anche i palestinesi avessero accettato, non è escluso che gli israeliani, interessati nel 1948 ad un primo riconoscimento statuale su una porzione del territorio mediorientale, avrebbero comunque trovato il modo di provocare una guerra per conquistare Galilea e Samaria. Come poi riuscirono a fare nel 1967.
    Perchè mai nel 1978, nel quadro di un accordo tra Israele ed Egitto, che non riconosceva l'Olp come legittimo rappresentante del popolo palestinese, l'Olp avrebbe dovuto riconoscere Israele, per accontentarsi di svolgere una funzione collaborazionista in una «autorità autodiscipliante» (questa la definizione prevista) sui territori occupati?
    L'Olp riconobbe Israele (cioè tutte le risoluzioni dell'Onu) nel Consiglio nazionale di Algeri del 1988. Ciònonostante, ancora alla Conferenza di Madrid del 1991, per poter trattare con Israele, i delegati dell'Olp dovettero infilarsi nella delegazione giordana. L'Olp viene riconosciuto soltanto da Rabin negli accordi di Oslo. Il primo attentato terroristico successivo agli acordi è del colono Baruch Goldstein. Poi viene l'assassinio dello stesso Rabin. Successivamente riprende in grande stile l'offensiva di Hamas. Anche perchè sul terreno, per le condizioni materiali di vita dei palestinesi la situazione peggiora soltanto. Aumentano le requisizioni, i posti di blocco, la distruzione di uliveti. Aumentano i coloni. Per tutto il periodo del processo di pace i coloni raddoppiano, per sistemare i nuovi immigrati della ex Unione Sovietica.
    A Camp David, nel 2000, come sosterrà Jimmy Carter, il mediatore del 1978, Israele propose molto meno del necessario per fare un accordo definitivo. Tante chiacchiere nelle interviste, ma nessuna sostanza nelle proposte formali al tavolo dei negoziati. Nessun documento, nessuna mappa, nessun verbale fu firmato dai negoziatori israeliani.

    Non ho scritto che ai palestinesi è stata sempre negata «ogni autodeterminazione». Ho scritto che ai palestinesi è stata, ed è negata, «l'autodeterminazione». Con l'articolo determinativo. Quella fatta con gli stessi ingredienti di cui è fatta l'autodeterminazione israeliana: sovranità e indipendenza. Non surrogati «autodisciplinanti».
    Ciò detto, esiste una alternativa democratica. Ammettiamo (senza concederlo) che l'autodeterminazione palestinese non sia mai stata possibile, nonostante tutta la buona volontà israeliana, solo perchè la leadership palestinese è stolta e malvagia. In tal caso, uno stato democratico, si assume le sue responsabilità di occupante, annette i territori e concede la cittadinanza ai singoli abitanti di quei territori. Regolarizza il suo rapporto con quegli abitanti, così come ha fatto con il 20% arabo-palestinese che già gode della cittadinanza israeliana e con il quale infatti non esiste conflitto.

    Al di fuori di questo c'è l'apartheid. E nel continuo tentativo di giustificare l'apartheid, israeliani e filoisraeliani non possono che essere moralmente svantaggiati.

  5. Non c'è peggior sordo di chi non studia la storia...o fa finta di non saperla :)

    1948: un errore politico clamoroso di parte palestinese. E come fai tu a parlare di "loro" paese se non era mai esistito uno Stato palestinese ma dal 1918 c'era un Mandato inglese sulle terre del defunto Stato Ottomano che aveva anche ufficialmente, in sede di Nazioni Unite, autorizzato gli insediamenti israeliani per "assicurare la costituzione del focolare nazionale Ebraico e lo sviluppo di istituzioni di auto governo, per la salvaguardia dei diritti civili e religiosi di tutti gli abitanti della Palestina, indipendentemente da razza o religione"? E siamo nel 1922.
    E tu come fai ad ignorare che esisteva un movimento sionista fin dalla seconda metà dell'800 che cercava disperatamente di trovare una patria ad un popolo perseguitato da pogrom e discriminazioni? Come fai ad ignorare che all'inizio del '900 ci sono circa 3 milioni e mezzo di ebrei costretti ad andarsene solo dai paesi dell'Est perchè impossibilitati a viverci e che circa 80.000 si insediavano nella terra d'Israele, detta anche Palestina? Come fai a non sapere che dopo la rivoluzione russa il numero aumenta sensibilmente e continua ad aumentare in tutti i decenni a seguire, dato l'antisemitismo imperante in Europa, come noto?
    Saprai bene che la terra gli ebrei se la comprano a caro prezzo dai latifondisti arabi e che i palestinesi bene o male convivono per anni, anche se ci furono scontri.
    Con questo non si vuole dire che gli insediamenti non crearono dei problemi agli autoctoni, ma l'obiettivo di costituire due Stati autonomi c'era già nel Mandato delle Nazioni Unite del 1922, perchè la questione ebraica era una questione comunque gravissima per quel che era successo in Europa ed andava risolta.
    Nel '47 gli ebrei erano circa 600.000 contro 1.200.000 arabi. Si offriva una ripartizione territoriale che di fatto fotografava la situazione, mantenendo anche una zona internazionale di 200.000 persone, e prevedendo future massicce immigrazioni di ebrei dall'Europa come fu. Certo questi non lasciarono volontariamente le loro case, anche perchè spesso nulla avevano più.
    Ignorare tutti gli antefatti che ho riassunto molto sommariamente e le ragioni vere della risoluzione ONU del 1947 non è fare buona storia, ma manipolarla un po'.

    Poi ci metti pure la cigliegina del 1967. Che c'era stato nel 1967? La guerra dei sei giorni. Arrivata dopo anni di conflitti con l'Egitto. Israele occupa il Sinai e la Cisgiordania e le alture del Golan. Cioè si difende dalla Siria e dall'Egitto controllando i territori che li separavano. Secondo te è così strano? E perchè mai avrebbe dovuto farlo nel '48 se accettava la ripartizione dell'ONU?

    Sull'autodeterminazione palestinese stai dicendo cose che non hanno fondamento storico. Ma ti pare che nel 1978 fosse realistico in sede internazionale far nascere uno Stato palestinese e affidarlo a quei fior fiore di terroristi dell'OLP? Con Camp David si ribadisce ancora una volta che i palestinesi hanno diritto ad una autodeterminazione, ovviamente limitata agli inizi, perchè Israele continuava a trovarsi in mezzo a Stati arabi ostili anche dopo la pace con l'Egitto e le cose avrebbero potuto farsi solo se nasceva una classe dirigente palestinese minimamente capace e affidabile. Ma Arafat scelse ancora una volta i nemici di Israele e sostanzialmente ancora per tutti gli anni '80 il terrorismo palestinese fece danni.
    E tu ti stupisci se Israele aveva problemi a trattare con loro e non riconosceva l'Olp! Che riconobbe Israele solo nel 1988 mentre i vari FPLP continuavano a trafficare armi con l'Europa e a scorrazzare coi terroristi di mezzo mondo.
    In queste condizioni "l'autodeterminazione", quella con l'articolo determinativo è un po' difficile che i popoli la raggiungano: ognuno deve meritarsi la sua nazione, anche i palestinesi che non l'hanno mai avuta.

    Parlare di apartheid non sta nè in cielo nè in terra.

  6. Che «non fosse la loro terra, perchè non esisteva uno stato palestinese» non vedo come lo si possa considerare. Come dire che i pellerossa non avevano una loro terra, perchè non esisteva lo stato dei pellerossa. O che gli aborigeni non avevano una loro terra, perchè non esisteva lo stato degli aborigeni. Non vi sarebbero dunque state invasioni, colonizzazioni, espropriazioni da parte di coloni europei. Insomma, prima della creazione degli stati nazionali, nessuno aveva una terra, nessuno invadeva nessuno.

    Mai detto che il progetto sionista fosse incomprensibile. Capisco bene che gli ebrei europei volessero sottrarsi all’antisemitismo e solo di conseguenza attinsero al nazionalismo e al colonialismo. Che il loro movimento dunque fu anche un movimento di liberazione. Lo dò per scontato. Ma insieme ad una razionalità ebraica, bisogna saper vedere anche la razionalità palestinese. L’altro punto di vista. Cosa vedi se ti metti dall’altra parte della barricata?

    Io vedo che «voi europei avete considerato gli ebrei come un corpo estraneo in seno alle vostre nazioni, voi avete fatto le leggi razziali, voi avete fatto i pogrom, voi avete fatto i campi di concentramento e la shoah, voi avete impedito agli ebrei di salvarsi durante la seconda guerra mondiale. Ed ora voi fate l’Onu e volete far risarcire a noi le vostre porcate! E noi dovremmo pure precipitarci a dirvi di si. Voi che prima ci avete dominato con gli inglesi ed ora passate la staffetta ad un nuovo colonialismo».

    Proprietà e sovranità non sono la stessa cosa. I sionisti acquistarono solo il 7% delle terre che componevano il territorio del loro stato, spesso in violazione delle leggi locali corrompendo i funzionari. Poi scacciando i lavoratori arabi, per garantirsi l’autosufficienza. Anche licenziare i braccianti che quelle terre avevano sempre lavorato era una forma di espropriazione.

    Ho scritto che nel 1948 i sionisti accettarono volentieri un primo riconoscimento. Poi si sarebbero occupati di ottenere i territori della Cisgiordania. Rifiutare il piano di spartizione del ‘48, poteva significare mandare a repentaglio per sempre la speranza di un riconoscimento internazionale dello stato ebraico.

    Che l’occupazione di nuovi territori servisse solo a scopo militare per difendersi dagli stati confinanti lo credo molto meno, salvo arrivare a sostenere che Israele usasse i coloni come giubbotto antiproiettile.

    I palestinesi non si sono «meritati» uno stato, non perchè sono «terroristi», ma perchè sono più deboli. Nel 1978, proprio Israele era governata da Menachem Begin, capo terrorista dell’Irgun. Il suo governo dispose che nei documenti ufficiali israeliani i territori occupati fossero definiti «contesi». E che la Cisgiordania fosse chiamata «Giudea e Samaria». Il suo governo avviò in grande stile i piani di insediamento dei coloni, per impulso del comandante palazzinaro Ariel Sharon, futuro criminale di guerra in Libano. A tutto pensava il governo del Likud, meno che all’autodeterminazione dei palestinesi. Certo, uno staterello fantoccio e dipendente gli avrebbe fatto comodo. In linea di diritto, gli atti di terrore e i crimini di guerra dei governanti israeliani non hanno fatto perdere la sovranità e l’indipendenza al paese. Altri stati si sono macchiati di crimini ancora più gravi, non per questo i loro popoli sono stati privati della sovranità e dell’indipendenza. Neppure i tedeschi. Non si vede perchè proprio i palestinesi debbano essere condannati per generazioni e generazioni solo perchè hanno fatto quello che hanno fatto tutti i popoli nella loro condizione. Ciò detto, ripeto esiste una alternativa: la concessione della cittadinanza. Perchè esistono gli individui. Mi stupisce che una liberale non colga questo aspetto.

    Vedere e riconoscere l’apartheid, presuppone vedere e riconoscere i palestinesi uguali agli israeliani. Se invece li si vede palestinesi inferiori, la loro condizione di segregazione e di non diritto sarà percepita come naturale e neppure identificata come tale.

  7. La tua risposta è in gran parte solo ideologia e continua a non riconoscere la complessità degli eventi storici.
    Non ho più voglia di perdere tempo a ribattere sui singoli punti. Tu sei ideologico tanto quanto l'estrema destra israeliana che continua a vagheggiare la "Grande Israele", concetto metastorico e dannoso sul piano politico. Tu vagheggi una Palestina palestinese che non è mai esistita e che non può esistere se non disconoscendo lo Stato israeliano.
    La storia sono fatti, caro Massimo, e uno non può stravolgerli parlando di colonialismo e di apartheid a proposito della nascita di Israele e della sua lotta durissima per rivendicare uno Stato legittimo, perchè a quel punto è completamente fuori da ogni prospettiva politica.
    Esattamente come l'estrema destra nazionalista e religiosa israeliana che vorrebbe ignorare la presenza di una questione palestinese e nuoce soltanto a sè e ai suoi concittadini.

  8. Non vagheggio una Palestina palestinese. Nè una Palestina ebraica. Nè una Palestina a prevalenza palestinese o a prevalenza ebraica che lasci gli avanzi all’altra identità. Non vagheggio nulla a partire dalle identità, perchè prima delle identità vengono gli esseri umani, gli individui, le persone. Un liberale universalista dovebbe mantenere questo modo di vedere, anche quando fuoriesce dai confini dell’Occidente, invece di tramutarsi in un tribalista.

    Se qualcuno arriva e mi caccia via dal luogo in cui sono nato e cresciuto, dove io voglio vivere e lavorare, oppure mi trattiene in una condizione di subalternità, commette una ingiustizia a mio danno. Viola i miei diritti umani. E non importa che io sia dotato di identità statuale o nazionale. Nessuna complessità storica può essere usata per seppellire questo dato semplice ed elementare.

    Quello che vagheggio è il riconoscimento di realtà plurali, pluri-nazionali, religiose, culturali, etniche, con al centro i diritti dell’individuo. Per tutti gli individui. Imporre una sovranità statuale identificata con una nazione, una religione, in realtà plurali, dove i popoli sono mescolati, significa scatenare guerre e pulizie etniche.

    Ma ormai è fatta, e dalla frittata non si torna all’uovo. Oggi può andar bene anche la Grande Israele, purchè non cacci via nessuno e riconosca la cittadinanza a tutti.

  9. Purtroppo la storia non si fa sulla base di sole idealità.
    Sarebbe stato certamente bello che arabi ed ebrei riuscissero a convivere su quel fazzoletto di terra che era l'antica Palestina. Ci provarono anche e andò relativamente bene fino alla seconda guerra mondiale quando vi erano degli scontri anche sanguinosi, ma sostanzialmente esisteva una convivenza possibile.
    Disgraziatamente in Europa nel frattempo capitava quel che capitava e nel dopoguerra la ricerca di una terra diventò drammatica per migliaia di ebrei, quelli che rimanevano dopo le persecuzioni naziste e soprattutto quelli in fuga dal comunismo che oramai invadeva l'Europa orientale, terra di pogrom senza fine.

    Inutile dire che l'impatto fu critico. La ripartizione del 1947 cercava una soluzione possibile con due entità territoriali. Ma guarda che nessuno nel 1947 ha cacciato i palestinesi da dove erano, tanto che nel costituendo Stato ebraico c'erano 407.000 arabi contro quasi mezzo milione di ebrei. Nella zona internazionale erano fifty fifty e poi c'era lo Stato arabo con più di 700.000 palestinesi che stavano lì dove erano.
    E' dopo la guerra del '48 che si formano i profughi palestinesi, e sono proprio quei 400.000 più i 100.000 che la guerra costringe a scappare. Ma si noti che nel frattempo dai paesi arabi sono costretti a fuggire quasi altrettanti ebrei che vivevano lì da millenni e sono costretti a rifugiarsi in Israele. Di questi naturalmente non parla mai nessuno.
    Guarda che non si chiedeva agli arabi di vivere in uno stato confessionale, bensì si prevedevano tutti i diritti civili e politici in uno stato laico, come è ancor oggi Israele.

    Non sarà stato l'ideale, ma rifiutare quell'assetto fu un grandissimo errore.

    Dopo di che concordo che in quella terra la soluzione migliore sarebbe avere due popoli in un'unica nazione, cioè la convivenza di culture, religioni e tradizioni. Del resto, ebrei e palestinesi si somigliano persino etnicamente sempre di più col prevalere dell'ebraismo di origine mediorientale rispetto a quello europeo. Ma queste cose non si costruiscono con le guerre che si ripetono nei decenni, il terrorismo, l'estremismo politico. Purtroppo la realtà è diversa.

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