Un tuffo nella crisi. Bruno Manfelotto posta su Facebook la copertina dell'ultimo numero dell'Espresso. Una bella ragazza mora. Bikini rosso. Un bel culo sporgente sul filo dell'acqua marina. Tatuaggio della bandiera greca sulle natiche. Cosa c'entra quel seducente corpo femminile con la crisi greca? Nulla. Passata la parentesi della
direttrice Daniela Hamaui siamo tornati ai nudi di donna in copertina,
per vendere più copie. Ora però, con tutto quel che è passato, in basso a destra ci starebbe
bene un riquadro con la faccia di Berlusconi che strizza l'occhio
compiaciuto. Dev'essere stata una bella fatica per il neodirettore tenere la linea contro il sessismo del cavaliere. Contro il sessismo? Forse era solo contro la volgarità, il cattivo gusto, l'eccesso, o contro qualsiasi cosa tornasse comodo per contrastare il nemico. Adesso però il meritato riposo. Si torna al lieve sollazzo del maschilismo tradizionale. Quello dei calendari Pirelli e delle copertine dell'Espresso ai tempi di Pansa. Cosa c'è di male nell'esibire un bel corpo nudo? Femminile, s'intende. Sempre il solo: ridurre un corpo a cosa per vendere cose. E' quel male riassunto in una dichiarazione del presidente della repubblica: «Uno stile di
comunicazione che offende le donne nei media, nelle pubblicità, nel
dibattito pubblico può offrire un contesto favorevole dove
attecchiscono molestie sessuali, verbali e fisiche, se non veri e
propri atti di violenza anche da parte di giovanissimi». Violenza che il neodirettore, in numero precedente, definisce «storia con un ragazzo».
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