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Il Pd e i matrimoni gay

Non trovo nessun motivo per essere contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nessun motivo indipendente da un principio di discriminazione basato sull'orientamento sessuale. Principio dettato da una volontà o affermato come presupposto. Rosy Bindi ha dichiarato che il matrimonio tra gay sarebbe incostituzionale, ma nella Costituzione non vi è scritto nulla che lo precluda. L'art. 29 dice che «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare». Ma né la famiglia, né il matrimonio sono definiti come unione esclusiva tra un uomo e una donna. I limiti da definire sono rimandati alla legge ordinaria.

Le difficoltà del PD sono note. Il partito ha un'area cattolica. Mira ad allearsi con un partito cattolico, l'UDC. Il gruppo dirigente ha una lunga tradizione pessimista sulla maturità della società italiana e di quella cattolica in particolare, in materia di diritti civili, fin dai tempi dei referendum su divorzio e aborto, che ha conservato, nonostante la vittoria in quei referendum, e che ha rinforzato dopo il fallimento del referedum sulla fecondazione eterologa, tanto da far dichiarare all'allora segretario DS, Piero Fassino che il parlamento, sui temi sensibili, non deve mai mettere in minoranza il Vaticano.

Però non c'è modo di conciliare con i cattolici senza scontentare gravemente i laici, nonché i diretti interessati, i gay e le lesbiche. Per principio costituzionale hanno ragione loro. Art. 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Insomma, non c'è modo, non un modo che sia giusto, per escludere gli omosessuali dal diritto di famiglia, dal diritto di farsi una famiglia, o per concedere loro solo alcuni diritti parziali, approssimativi, confusi, comunque diversi da quelli di cui godono gli eterosessuali, senza cadere nella discriminazione, questa sì anticostituzionale.

E' in questi termini che un partito democratico, laico, di sinistra, per essere coerente con se stesso, pone la questione ai suoi cattolici, agli alleati cattolici, alla chiesa cattolica. E' in questi termini che la questione si è posta nei paesi più evoluti, ormai anche a destra. Altrimenti si sconta una lacerazione, al di là della sua rilevanza numerica (38 contro 700 o 120?). Infatti, è su quel finale di assemblea, sul contrasto per l'ammissione al voto dei documenti, sulle tessere strappate, che si è concentrata tutta l'attenzione. Perchè quel dibattito lungo, travagliato, sofferto, quel lungo lavoro di elaborazione e mediazione preparato da una commissione, è un dibattito ormai datato, incapace di fare una scelta semplice, la scelta giusta, una scelta ormai scontata, per la coscienza civile di un paese moderno.

Rosy Bindi, presidente dell'assemblea, non ha voluto mettere ai voti il documento della minoranza (Ignazio Marino, Anna Paola Concia, Ivan Scalfarotto), che voleva chiaramente introdurre il matrimonio gay nel programma del partito. D'altra parte la minoranza ha presentato la sua proposta come “contributo”, “integrazione” e non come emendamento diretto a modificare il documento ufficiale o come documento alternativo. Sarebbe stato impossibile non farlo votare. Pure queste modalità di misurarsi in forme surrettizie, in punta di fioretto, per evitare traumi e spaccature, che poi deflagrano in una grande bagarre, sono l'indicatore di un dibattito arretrato.

C'è poco da lamentarsi delle interferenze strumentali di Antonio Di Pietro e Beppe Grillo. Fanno il loro mestiere e hanno buon gioco a farlo. Anche se, nel caso di Grillo, potrebbero farlo con più civiltà. L'orientamento sessuale di Rosy Bindi non ha nessuna pertinenza con le sue ragioni o con i suoi torti. A Grillo si potrebbe ricordare il suo silenzio, quando un esponente del suo movimento, ruppe l'imbargo televisivo, per paragonare il matrimonio tra omosessuali al matrimonio con gli animali. Oppure gli si potrebbe chiedere come mai oggi vede nei diritti dei gay una priorità o un dato scontato, quando solo poco tempo fa dichiarò essere senza senso concedere la cittadinanza ai figli degli stranieri nati e cresciuti in Italia, una distrazione di massa per gli italiani afflitti dalla crisi economica e dai problemi sociali. Come i cattolici, come i democratici, anche i grillini è bene si chiariscano se i diritti devono essere uguali per tutti, sempre, si o no.

La Costituzione

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