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Il facchino egiziano che non prende ordini da una donna

Il Gazzettino riferisce di un anonimo facchino egiziano che si licenzia dall'Hotel Danieli di Venezia, perchè non vuole prendere ordini da una donna. Ma non riesce a trovare un nuovo lavoro. Quindi ritorna all'Hotel e viene riassunto, poichè il suo lavoro è molto apprezzato. Per ovviare al suo problema un uomo farà da intermediario tra lui e la governante. Il direttore - riferiscono il Corsera e Repubblica - smentisce la notizia, dice di non sapere nulla delle rimostranze del facchino e di non aver deciso nessuna modifica dell'organizzazione del personale. Smentiscono anche le rappresentanze sindacali.

Forse la notizia è soltanto una bufala, o forse direttore e sindacati smentiscono per la vergogna. Certo, la notizia è singolare. Un facchino extracomunitario, che non riesce a trovare un altro lavoro, risulta così insostituibile da indurre l'Hotel ad impiegare, con l'intermediario maschile, tre lavoratori per fare il lavoro di due. Il facchino ha lavorato in quell'Hotel per anni, sempre gestito da governanti, e solo adesso si sarebbe svegliato il principio per cui non può prendere ordini da una donna. Se è vero, sarà successo qualcosa. In ogni caso, l'iman di Venezia smentisce il principio religioso e ricorda che lo stesso Maometto ha lavorato al servizio di una donna, poi sua futura moglie.

Vera o falsa che sia, la notizia si è subito guadagnata i suoi bravi commenti ostili al buonismo, al multiculturalismo, al politically correct della direzione dell'Hotel, rea di aver assecondato i principi del facchino egiziano. Tra i commentatori si distinguono la dichiarazione di Souad Sbai, deputata marocchina del Pdl, che chiede il rimpatrio del facchino (chissà perchè non basta il licenziamento) e una nota del professor Ugo Volli, che coglie l'occasione per evocare lo spettro dell'Eurabia.

In tutto questo commentare, il darla vinta al lavoratore egiziano fa molta più rabbia che non l'umiliazione della governante. Nel caso la storia sia realmente accaduta, il capo di imputazione per la direzione del Danieli dovrebbe essere lo stesso maschilismo che si contesta al facchino. Essa avrebbe ritenuto il principio della parità dei sessi, un principio svendibile per quieto convivere. Nei compromessi si concede quel che si considera poco importante, rinunciabile, non ciò che si ha di più caro. Evidentemente l'autorità delle governanti, in quell'albergo sarebbe negoziabile, perchè soltanto autorità delle donne. Altro che multiculturalismo! E' sempre la stessa cultura, la cultura misogina mediterranea di cui siamo parte insieme con gli egiziani.

Vedi anche:
Il facchino di Venezia e l'onorevole (Sabina Ambrogi, 27.07.2012)

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