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Calciatrici con il velo ammesse dalla Fifa


(...) credo che il vestiario non c'entri nulla con la religione. Ma credo anche che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione sia un diritto inalienabile. E credo fermamente che la capacità di riconoscere e proteggere questa libertà sia una delle principali differenze tra civiltà e inciviltà. E' ciò che manca al fanatismo, per esempio.
Se non ci sono controindicazioni legate alla salute, non c'è motivo alcuno per cui a queste donne si possa impedire di giocare. Nel rispetto della loro scelta di fede, quando di scelta libera si tratta. E nel rispetto della loro lotta per affrancarsi ed emanciparsi in barba a regimi fanatici che le vorrebbero chiuse in casa, quando non si tratta di libera scelta. 
In nessuno dei due casi, vince il fanatismo. Il fanatismo non vuole che queste donne realizzino i loro desideri, le vogliono a casa. Non c'è motivo alcuno per accontentare questo delirio. La scelta non è tra farle giocare velate o svelate, ma tra farle giocare oppure no.

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(L'idea secondo cui la FIFA avrebbe recepito nei propri regolamenti l'umiliazione delle donne nello sport) è un giudizio di valore esattamente speculare a quello degli ayatollah: per loro l'umiliazione delle donne anche nello sport è andare in giro a capo scoperto e gambe nude.
Loro vogliono impedire alle donne di fare sport svestite, (noi vogliamo farlo) perchè troppo vestite. E tutto ciò in difesa della loro dignità. Questo è il male peggiore. Lo è per la civiltà.
La Fifa invece dimostra, agli incivili, che non è compito di nessuno stabilire come una donna deve vestirsi o svestirsi. Se non ci sono controindicazioni rilevanti e importanti, una donna può giocare in calzoncini oppure coperta. La sua dignità non sta là.

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(...) non riesco a comprendere (...) perchè (la) "ostentazione" di una identità nazionale (nel caso dell'iran, quella islamica è una identità nazionale) è di principio sbagliata. Quale principio lede?

Sulla dignità delle donne, (se non se ne fa) una questione di cm di pelle coperti o scoperti (come invece fa il regime), se ne fa una questione di imposizione inaccettabile. Io credo però che le atlete siano oggi nella condizione almeno di scegliere se giocare oppure no. Non sono obbligate a farlo e non sono più obbligate a non farlo. Alcune di loro lo faranno perchè corrisponde anche al loro modo di vivere la loro identità. Altre lo faranno perchè per loro è più importante giocare che non giocare. E' per loro un passo verso l'emancipazione importante. Come, per esempio, andare all'università, a cui possono accedere solo se indossano l'hijab. Per loro è più importante raggiungere quel traguardo. E questo non glielo si può impedire perchè altri ritengono che sia lesivo della loro dignità. Altre ancora sceglieranno di non giocare. Per loro la partita dell'emancipazione si gioca anche accettando o meno di indossare un fazzoletto.
Grazie a questa modifica del regolamento oggi queste donne hanno più possibilità di scelta. E queste scelte vanno rispettate. Anche se non piacciono. Non si possono impedire in nome della difesa della loro dignità. Prima potevano solo non giocare.

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La proposta di (penalizzare tutto l'Iran, anche la nazionale maschile) ha il suo perchè. Non fate partecipare le donne? Allora neanche gli uomini. Un po' come si fece con il Sudafrica. Ma c'è un problema, la versione ufficiale è che le giocatrici non vogliono togliersi il velo.
Sappiamo bene che se anche volessero farlo, il regime lo impedirebbe. Ma sappiamo anche che non è dato sapere quale sia la reale volontà di queste donne. A meno che non siano loro ad affrontare questa battaglia, a denunciare il regime che impedisce che possano giocare e magari non siano loro a rifiutarsi di indossarlo. La scelta di cosa fare di quel divieto o di quella imposizione è tutta loro, non la si può imporre.
E allora, secondo me, chi intende farsi portatore di principi laici e civili, dovrebbe non farsi sviare dal comprensibile desiderio di impartire una lezione al fanatismo religioso di certi regimi. In effetti ci sono donne che indossano volontariamente il velo, anche se ai più pare impossibile. E aggiungo che molte di loro fanno fronte comune con le donne che non vogliono indossarlo, le une a fianco delle altre difendono il diritto di scelta (che poi è ciò che dà un senso anche alla loro scelta di portarlo). Sinceramente non ho idea se effettivamente tra le giocatrici della squadra femminile ci sono donne che vogliono a tutti i costi indossare il velo ma è un fatto che ci sono donne che vogliono poterlo fare. Principio di civiltà è anche accettare questo.
Aggiungo che, secondo me, tutti questi giudizi sprezzanti sul velo su cui pare si giochi realmente la partita della difesa della dignità della donna, sono espressi dimenticando che non dovrebbe essere il velo in sè ad essere sotto accusa ma la sua imposizione. Con le stesse identiche motivazioni andrebbe messo sotto accusa il suo divieto. Le donne vanno tutelate da se stesse? Davvero occorre imporre loro scelte in difesa della loro dignità?
Inoltre penso che finchè non si parlerà della lesa dignità delle suore, pretendendo che si spoglino, tutte queste chiacchiere contro il velo islamico in sè, hanno il retrogusto del pregiudizio antiislamico.

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