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Sulle donne al potere

Alle donne deve essere garantito (o semplicemente permesso realmente) l'accesso anche ai vertici, non perchè sono migliori o non so che altra stupidaggine ma perchè è loro diritto.
Per questo il politicamente scorretto di questo signore, come prevedibile, non è una voce fuori dal coro ma una conferma del coro: queste sue amene considerazioni sulle donne deludenti potrebbero essere pubblicate se parlassero di ebrei o neri? (Tk)

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Non vedo difficoltà alcuna nel chiamare i ciechi "diversamente vedenti" e contemporaneamente fare la guerra a chi scippa loro il parcheggio, nè penso che la lotta al razzismo sia più efficace se chiamiamo i neri "negri"...
Le parole, si, sono importanti e il politicamente corretto non è sinonimo di "buonismo", come il politicamente scorretto non è la scomoda via delle voci fuori dal coro. come dimostra, secondo me, questo articolo. alle parole corrispondono idee, per esempio quella secondo cui, a differenza degli uomini, le donne sono continuamente sottoposte a giudizio proprio in quanto donne. una donna arrogante, violenta, presuntuosa come un uomo, è deludente. e lo è in quanto donna, non come ministro, amministratore delegato o non so che altro.
In un attimo, anche quelle poche donne ai vertici sono solo delle donne deludenti.
Delegittimate con un solo colpo tutte. altro che voce fuori dal coro.
Un po' come se un nero, fosse solo un essere umano dalla pelle nera se si dimostra migliore di un bianco, altrimenti non è che un negro. O il colomba-ebreo è
uno dei nostri ma quello guerrafondaio fa sempre parte del complotto "pippoplutoetopolino".
E certo sono solo permalosa, del reto sono una donna e, si, il maschilismo è dietro ogni angolo. (Tk)

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Io non credo che ci siano sostanziali differenze tra uomini e donne, dove per sostanziali intendo naturali.
Certo è che certe caratteritiche umane (cioè che appartengono sia agli uomini che alle donne) che per convenzione chiamiamo maschili e femminili, da sempre nella storia di un'umanità sostanzialmente maschilista, in una storia fatta da uomini, sono state attribuite alle donne e agli uomini, appioppando loro ruoli precisi e spingendo gli uni e le altre quindi a prediligere le caratteristiche "maschili" e quelle "femminili".
Quindi ci sono delle abilità, delle caratteristiche che hanno differenziato uomini e donne.

le donne poi, a differenza degli uomini, soprattutto con il femminismo, hanno fatto un lavoro durissimo su se stesse proprio per scardinare questi ruoli in cui la società maschilista e patriarcale le ha ingabbiate e che loro hanno profondamente interiorizzato.
Percorso complicato e certamente non finito che gli uomini invece non hanno mai fatto su se stessi, arrivando come le donne a mettere in discussione quelle caratteristiche identitarie in cui anche loro sono stati cristallizzati.
Il potere e la sua gestione sono sempre stati nelle mani degli uomini quindi pensati con quelle caratteristiche definite maschili poichè considerate l'essenza stessa dell'identità maschile.

La partecipazione femminile al potere è prima di tutto un diritto. poi è anche un vantaggio, un valore in sè, poichè significa portare nella gestione del potere tutte quelle caratteristiche fino ad oggi considerate fondanti dell'identità femminile. è un'alterità che inclusa permette di rimescolare le carte (anche perchè quelle fino a questo momento in mano non mi pare siano risultate proprio vincenti) e pensare in questo senso un modo nuovo di fare politica e di gestire il potere.
Non si tratta quindi di una valutazione rispetto alla singola donna che entra in politica ma di quella che possiamo chiamare femminilizzazione della politica, cioè portare sulla scena della politica tutte quelle caratteristiche considerate femminili e quindi
altre rispetto a quelle maschili, su cui si è pensato e plasmato un potere da sempre esercitato dagli uomini. (Tk)

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