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«Fiamma Frankenstein» - Caldarola diffama Vauro

Peppino Caldarola - insieme ad Antonio Polito - è stato condannato per aver diffamato Vauro. Nè dà notizia lo stesso Caldarola con un articolo su Linkiesta. Dice in sintesi Caldarola: Vauro ha rappresentato Fiamma Nirenstein in una vignetta con il naso adunco e la stella di Davide sul petto, connotandola razzialmente, ed io non posso in un articolo satirico interpretare tale vignetta come se le avesse detto "sporca ebrea". Caldarola incassa la solidarietà di Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera, che insiste sulla connotazione razziale della vignetta e sottolinea come la sentenza di condanna sia avvenuta alla vigilia della Giornata della Memoria. L'articolo di Battista piace particolarmente a Ugo Volli, che ne predica la diffusione, rincarando la dose sui contenuti. Accuse di antisemitismo e persino di nazismo si sprecano in un insieme delirante riassunto da Filippo Facci su Libero e il Post. Accuse ribadite e rilanciate dalla stessa Fiamma Nirenstein sul suo blog. A così tanta asprezza si unisce la gentilezza di Ritanna Armeni: sul Foglio concede a Vauro il beneficio dell'inconsapevolezza (antisemita) e gli rimprovera con garbo severo la pretesa di voler incassare 25 mila euro di risarcimento. Provvedimento esagerato, a detta di Leonardo Tondelli sull'Unità, sia pure per uno scherzo che non fa ridere e per il quale è già pronta una sottoscrizione delle Comunità Ebraiche in favore di Peppino Caldarola. A tutti risponde Vauro sul Corriere della Sera. Puntualizza che gli è stata attribuita, senza far riferimento ad alcuna vignetta, una espressione virgolettata "sporca ebrea", che lui non ha mai pronunciato nè pensato, che reputa infamante perchè tipica di una subcultura razzista e quindi, attribuita a lui, lesiva della sua dignità professionale e morale.

Cosa pensarne? Da una parte o dall'altra non è stato rispettato il diritto di satira? La satira è soltanto una modalità di comunicazione. Comunica contenuti. Contenuti che sono da valutare in sè, non giustificabili dalla modalità con cui si è scelto di trasmetterli. Spesso c'è l'abitudine di considerare la satira un passepartout. Io non sono d'accordo: la satira non giustifica i suoi contenuti. Se una vignetta è antisemita, merita di essere condannata. Se un articolo satirico è diffamatorio, merita di essere condannato. Parlo di condanna come merito di un giudizio, non necessariamente di una sentenza di tribunale.

La vignetta di Vauro è antisemita? Secondo me, no. Aggiungo pure che molti amici di Israele e gli stessi dirigenti di Israele esagerano troppo nell'utilizzare l'accusa di antisemitismo per delegittimare i propri critici e avversari. Le accuse a Vauro, rientrano nel genere. In questo caso, le accuse si fondano su due argomenti: 1) Fiamma Nirenstein è rappresentata con il naso adunco e 2) con la stella di davide sul petto. Dunque, è connotata razzialmente. E' questa, al tempo stesso una esagerazione e un travisamento. Fiamma Nirenstein si qualifica per sua scelta come personaggio pubblico in relazione ad una appartenenza identitaria: è - e vuole essere - una esponente della comunità ebraica che si batte per il sostegno ad Israele. Lei si rapprenta così, a lei ci si riferisce così. Il naso adunco? Vauro ha smentito di aver voluto fare un naso adunco. Nelle caricature i tratti somatici sono sempre alterati. Un naso può venire a punta o rotondo. Fermo restando che Fiamma Nirenstein sta bene così con il suo naso, a mio modesto parere non è rappresentabile nè con un naso a patata, nè con un nasino alla francese. Secondo Leonardo Tondelli, in merito non è possibile avere una parola definitiva. Il simbolo della stella di davide è in relazione ad altri due, i simboli del Pdl e del fascio littorio. L'accostamento rappresenta l'alleanza elettorale nella quale Fiamma Nirenstein ha scelto di collocarsi nella campagna elettorale del 2008, a Roma, in una lista compredente Alessandra Mussolini e Giuseppe Ciarrapico e denuncia il fatto che una tale alleanza è contraddittoria, innaturale, mostruosa. Quindi evidenzia una incompatibilità, non propone una equiparazione. Si può non essere d'accordo, perchè gli ebrei come gli altri possono essere di destra o di sinistra. Ma pure gli altri sono criticati per scelte politico elettorali ritenute contradditorie: gli operai che votano per partiti liberisti, le donne che votano per partiti conservatori e tradizionalisti. Possono essere critiche sbagliate, ma non c'entrano nulla con il razzismo. Si obietta che per un ebreo è difficile convivere con l'antisionismo di sinistra. Tuttavia, proprio nel 2008, il Pd scelse di presentarsi da solo, con i radicali in lista - il partito più filoisraeliano della repubblica - senza la Sinistra Arcobaleno. Si obietta inoltre che i fascisti hanno un peso irrilevante nel Pdl, tale da non autorizzare l'accostamento tra la stella di davide e il fascio littorio. Sarà. Si tratta allora di una rappresentazione esagerata, sproporzionata e si può dir così, senza scomodare l'antisemitismo. Tuttavia - esempio sgradevole - se si aggiunge un piccolo pezzo di escremento ad un ottimo ragù, io eviterei di mangiarlo. Rispetto a certi ingredienti non è questione di proporzioni. Senza contare che nel Pdl vi sono uomini, da La Russa ad Alemanno, che pur non dichiarandosi più fascisti, non sembrano molto emancipati dalla loro cultura d'origine. Per non parlare poi del capo e padrone del Pdl, un tipo che si diverte anche raccontando barzellette come queste senza provocare alcuna mobilitazione antirazzista da parte di Nirenstein, Caldarola, Volli, Battista, Pacifici, Armeni,etc.

"Un ebreo racconta a un suo familiare... Ai tempi dei campi di sterminio un nostro connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia di nasconderlo, e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto pagare una diaria... E quanto era, in moneta attuale? Tremila euro... Al mese? No al giorno... Ah, però... Bè, siamo ebrei, e poi ha pagato perché aveva i soldi, quindi lasciami in pace... Scusa un'ultima domanda... tu pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che la guerra è finita?... Carina eh?" (Silvio Berlusconi, 29 settembre 2010)

L'articolo satirico di Peppino Caldarola è diffamatorio? Sinceramente faccio fatica a ridere delle sue battute. Forse non è scritto davvero per ridere o forse far ridere non è la cosa che riesce meglio all'autore. Vedo che Margherita Granbassi e Beatrice Borromeo sono rappresentate come due deficienti (due oche? Sarà maschilista il Caldarola?). L'articolo è del 23 ottobre 2008 e - nelle giustificazioni successive - vorrebbe riferirsi ad una vignetta del 13 febbraio 2008, ma nel testo non c'è alcun riferimento specifico a quella vignetta. Si dice soltanto: Vauro non accetta di censurare la vignetta che ha fatto tanto ridere Gino Strada, in cui chiama Fiamma Nirenstein «Sporca ebrea». Insulta pure Gino Strada. Quale vignetta non si sa. Il lettore non è chiamato a confrontare l'interpretazione di un fatto con il fatto stesso (nessun fatto è riferito). Quella cosiddetta interpretazione non è tale: posta così diventa la pura e semplice attribuzione di un fatto che non esiste. Ed è una attribuzione diffamatoria, che si inserisce, alimenta, rafforza una campagna di accuse moralmente delegittimanti. Che meriti o no, querela e condanna, l'effetto diffamatorio (e probabilmente anche l'intenzione) è palese.


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