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Nude simmetrie di Melissa P.

Melissa Panarello di tanto in tanto posta nudi di donna o di uomo sulla sua bacheca di Facebook, suscitando apprezzamenti, ma anche critiche e censure. L'eros è l'argomento che fa il suo successo di scrittrice. Ovvio che voglia giocare e provocare con i nudi e la sessualità di uomini e donne. Gioco che lei nobilita con la lotta al moralismo. I nudi maschili li ha introdotti con una battuta: «Per le care amiche che si indignano per un nudo femminile sostenendo che sia offensivo per le donne, che sostengono che i corpi nudi siano corpi oggetto, rispondo: (foto). E dico anche: (foto). E potrei continuare dicendo che: (foto). E se zuckerberg mi blocca di nuovo perché ho mostrato il culo di un uomo e non quello di una donna come accade 10000 di volte al giorno su questo social network, dico: (foto). E se i maschi eterosessuali miei amici si sentono offesi o cominciano a insultarmi infangando il mio santo nome con epiteti d'antica memoria, mi incazzo e dico: (foto)».

Io non mi offendo, semmai manifesto un po' di invidia. Solo c'è qualcosa che non mi torna, nella prima battuta, quella rivolta alle amiche. A ciascuno il suo mestiere: Melissa sa essere brillante, io so essere petulante e quindi colgo una simmetria che non c'è. Cosa offende le donne, il nudo femminile, la donna oggetto? Bastano nudi maschili e uomini oggetto per pareggiare i conti? Faccio un ragionamento per analogia: dico ai genovesi che sono troppo attaccati al denaro e poi dico agli ebrei che sono troppo attaccati al denaro. Ho detto la stessa cosa? Formalmente e testualmente si. Eppure la prima affermazione sembra un luogo comune persino divertente, la seconda una battuta in odor di razzismo. C'è una storia che fa da contesto e da un significato diverso a due frasi uguali.

Credo la storia dia un significato diverso anche al nudo femminile e al nudo maschile, alla donna oggetto e all'uomo oggetto. Il primo è il modo consueto, prevalente di guardare le donne, il secondo è soltanto uno dei tanti sguardi possibili sugli uomini, forse persino eccezionale e un po' paradossale. Se la donna oggetto fosse soltanto una delle tante possibili rappresentazioni femminili, non offenderebbe nessuna (e nessuno). Dopo il lungo ciclo della tv commerciale berlusconiana, tutta tette e culi, e l'apogeo del bunga bunga è difficile fare la lotta al moralismo come se fossimo negli anni '60 o '70. Ancora più difficile ai tempi di Internet, dove siti pornografici di qualsiasi genere sono accessibili da chiunque. O semplicemente Google immagini: nudi maschili e nudi femminili con il filtro regolabile a piacere.

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