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Perchè pagare il debito?

Leggo dall'editoriale di Galapagos sul Manifesto, che nel 2009 il debito pubblico della Grecia era il 120% del Pil e dopo due anni di cure da cavallo è diventato il 180% del Pil. L'austerità non ha risanato i conti, ha depresso l'economia, quindi il Pil, costringendo la Grecia a indebitarsi ulteriormente e a decidere ulteriori sacrifici. Una spirale perversa fino alla bancarotta (default). L'Italia in recessione (Pil -0.7% ultimo trimestre 2011, più 55 miliardi di debito per il solo mese di dicembre) è sulla stessa strada?

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Perchè non possiamo fare come l’Islanda? Un paese molto più grande come l’Argentina lo ha fatto.

Se io faccio un debito, poi devo restituirlo. Perciò, evito di farne. Ma qualcuno può decidere di farne al posto mio, senza che io possa oppormi. La mia banca o il mio governo. E se le cose vanno male, le conseguenze ricadono su di me. Se la banca fallisce, magari devo salvarla come contribuente. Se lo stato si avvicina alla bancarotta, devo rimetterci salario, servizi sociali o pagare più tasse. Perchè, insieme con tanti altri che sono stati indebitati a loro insaputa, dovrei accettare questo sistema?

Può succedere che io sia obbligato dal bisogno a fare un debito. E mi rivolga alla banca, a istituti finanziari, a privati. E che il credito mi venga concesso con tassi di interesse esosi. Se anche riesco a ripagare il debito, devo continuare ad indebitarmi per pagare gli interessi. E’ immorale ribellarsi agli strozzini?

In Italia, una grande quantità di risorse è assorbita dall’evasione fiscale, dalla corruzione politica, dalla criminalità organizzata. Inoltre, il 45% della ricchezza nazionale è posseduto dal 10% delle famiglie. Pagando il prezzo del debito, di fatto, non continuo a finanziare ruberie e diseguaglianze?

So che la Cgil ha proposto una tassa straordinaria dell’1% sui redditi superiori agli 800 mila euro l’anno. Riguarderebbe il 5% della popolazione e raccoglierebbe 18 miliardi in un anno, quasi l’equivalente dell’intera manovra annuale. Ma, l’argomento, non è neanche discusso.

Perchè è meglio dissanguare l’economia nazionale, i redditi dei ceti medio e medio bassi, per pagare un debito che non finisce mai?

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In una intervista Loretta Napoleoni propone: "L'Italia faccia come l'Islanda, scelga il 'default pilotato' ed esca dall'euro".

La sua soluzione non sarà semplice e lei stessa dice che è impraticabile a causa dell’opposizione francese, ma rischia di dover prima o poi diventare obbligata, se anche le manovre di risanamento si riveleranno inutili. Potrà diminuire il debito, ma se diminuisce anche il PIL, o crescono i tassi di interesse, il rapporto debito/PIL resta invariato o può persino peggiorare. Qual’è allora la soluzione semplice?

Tagliare pensioni, sanità, enti locali? Ma non sono soluzioni semplici per chi ne deve pagare le conseguenze. Inoltre cosa è questa soluzione se non un prelevare soldi da lavoratori, pensionati, malati, per darli ai creditori banchieri. Il meccanismo del debito e del suo continuo risanamento funziona come una permanente redistribuzione alla rovescia.

I fautori più convinti del risanamento del debito, per interessi di classe o per facilità di soluzione, non si concentrano sull’evasione fiscale, sulla concentrazione delle ricchezze, sulle risorse assorbite da corruzione e criminalità organizzata. Si concentrano sullo stato sociale. Sui redditi, sulle pensioni. Che però sono anche una leva dello sviluppo. Anche lo stato sociale è reddito redistribuito. E come si concilia la riduzione dello stato sociale con l’emancipazione dal Welfare privato e familistico e la possibilità per le donne di andare a lavorare?

All’inizio degli anni ‘80 il debito pubblico era al 60% del PIL e fino al 1990 era sotto il 100%. Poi, oltre la spesa pubblica - e va bene tagliare gli sprechi - hanno inciso i tassi di interesse, l’evasione e l’economia sommersa.

Infine, mi sfugge la razionalità e la necessità di un sistema in cui ogni stato è creditore e debitore, e si deve dannare per farsi pagare il debito e per ripagarlo a sua volta. Tra governo, imprese e famiglie, la Francia arriva ad un debito del 175% sul PIL. L'Italia al 220%

Senza il debito non potremmo fare investimenti? Ma anche il risanamento del debito sottrae risorse agli investimenti.


Riferimenti:

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