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Dimesso per salvare Mediaset?


Berlusconi, si dice, è stato mandato a casa, non dall'opposizione checché ne dica Bersani, non dalla sfiducia del parlamento, non dai magistrati, non dai giornali indipendenti, non dai suoi scandali, ma dai mercati finanziari, dal quel differenziale tra titoli tedeschi e titoli italiani che giunto al 7% ci ha portati molto vicini al default, la bancarotta dello stato. In effetti, come ha più volte ripetuto Guido Crosetto a Ballarò lamentando i festeggiamenti, le dimissioni di Berlusconi non erano un atto dovuto, le ha concesse lui per senso di responsabilità. Tuttavia, il motivo non lo ha spiegato. E così bisogna accontentarsi dell'idea che il cavaliere politico non sarebbe stato in grado di realizzare i diktat della BCE, nonostante si sia inoltrato per quella via con il patto di stabilità, senza rompere la sua maggioranza e compromettere il suo consenso elettorale, a fine legislatura. Mentre come imprenditore si è trovato d'accordo con i mercati finanziari, nell'esigere un governo più efficiente e meno esposto al condizionamento del consenso popolare. Una vecchia vignetta di Vauro mostrava un Berlusconi ridente che sotto il titolo "conflitto d'interessi" diceva: "Quale conflitto? Io con i miei interessi sono sempre andato d'accordo". Questa volta invece il politico e l'imprenditore si sono trovati in disaccordo, con le azioni Mediaset in rotta come il resto del mercato azionario. Non so chi lo ha detto: il cavaliere è entrato in politica per salvare le sue aziende e adesso ne esce per lo stesso motivo.


Mediaset e lo spread (Il Fatto Quotidiano)

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