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La Nuova Sardegna e l'informazione sulla violenza

A Sassari, un uomo ha aggredito una donna, violando il domicilio di lei e poi picchiandola. La Nuova Sardegna ne ha dato notizia, con un articolo titolato Lei lo sveglia troppo presto e lui la riempie di botte. a firma di (lu.so.). L'articolo è analizzato e criticato da Michela Murgia con un post su Facebook. Per la scrittrice, l'articolo racconta l'episodio della violenza dal punto di vista dell'abusante. L'autore dell'articolo Luigi Soriga, non gradisce le critiche e attacca Murgia in modo insultante con un post di replica. La vicenda è riepilogata da un articolo del Ricciocorno. Uno dei blog che ha aderito alla lettera aperta promossa dal sito In Quanto Donna, indirizzata al direttore della Nuova Sardegna, per chiedere che l'informazione chiami la violenza con il proprio nome. Lettera alla quale ho aderito io stesso.

La questione è importante, perchè il modo di fare informazione, forma o conferma i modelli culturali dell'opinione pubblica. Un modello culturale che confonde la violenza con il conflitto, la comprende e ne legittima la plausibilità, ne costituisce una condizione favorevole. Se la narrazione della violenza continua ad assumere il punto di vista del violento, i violenti continueranno a pensare di essere in diritto di agire come tali, o quanto meno di poter avere delle ragioni comprensibili dall'ambiente circostante, e forse anche dalle autorità.

Sul tema dell'ironia e sugli argomenti impertinenti usati dal Soriga nella sua autodifesa, ha scritto bene il Ricciocorno. Mi limito ad evidenziare il sessismo che fa da sfondo a riferimenti e definizioni: la tintura dei capelli, la femminista invasa, la maestrina dalla penna rossa. Due sono i punti difensivi. Il giornalista dichiara di aver voluto usare un tono ironico e di non considerare il violento una persona normale. Quindi, è chiaro che starebbe dalla parte della ragazza. Non c'è motivo di non credergli, tuttavia questi due punti, anziché risolvere, sono parte del problema.

L'ironia è una modalità di comunicazione ambigua. Il suo contenuto può essere facilmente frainteso. Specie su temi sui quali non vi è una condivisione di valori e di interpretazioni. Come si può leggere in un altro articolo dello stesso autore, il molestatore è ridotto a corteggiatore maldestro, la donna che lo denuncia una disagiata psicofisica, che solo fosse stata meno fragile se la sarebbe sbrigata con uno schiaffone. Di fronte a chi legge così la realtà, l'ironia è davvero inappropriata.

Chi ironizza forse ridicolizza, forse attribuisce poca importanza, forse vuol far passare contenuti inaccettabili se detti seriamente, forse rivela quel che pensa realmente. Chi vuole essere chiaro, non sceglie di essere ironico. Chi vuole un paravento per proteggersi da eventuali critiche, invece spesso sceglie di essere ironico. Come che sia, nel leggere l'articolo non ho colto un particolare tono ironico da parte dell'autore. Traspare solo un senso di sottovalutazione, come se l'autore pensasse di raccontare un fatto di cronaca poco importante e un po' ridicolo. In fondo pensa che lui non sia normale. Non è normale aggredire una donna, perchè ti ha svegliato troppo presto. In effetti, non lo è, non dovrebbe esserlo, sul piano della norma della convivenza civile. 

Ma il giornalista pensa che l'aggressore non sia normale di cervello. Cioè, sia un matto. Molti articoli di cronaca rappresentano i partner violenti come dei matti, persone con problemi psichiatrici o psichici, in preda alla rabbia o alla passione, o a qualche altro sentimento negativo, la frustrazione, l'umiliazione, l'avvilimento, la paura, etc. I quali reagiscono in modo sconsiderato a qualcosa agito da lei, che se non ci fosse stato, avrebbe permesso di mantenere la quiete e di evitare la tempesta. Un vecchio motto popolare dice che ai matti bisogna sempre dare ragione. Così, se lui è matto, lei è almeno inopportuna. Spesso i giornalisti, in modo esplicito o implicito, serio o ironico, si precipitano a dare una spiegazione psichiatrica o psicologica del violento che poi solo in minima parte trova riscontro nelle perizie. Quasi sempre, il violento è un normalissimo prepotente. Uno che pensa di dover dare una lezione a chi non vuole sottomettersi. Un bel guaio se lo pensano anche i giornalisti. Gli stessi che poi si irritano se ricevono una lezione da una scrittrice. A riprova del fatto che non vi è condivisione di valori e di interpretazioni. In un mondo normale, sarebbe scontato che in cattedra ci deve stare chi scrive libri e non chi mena le mani.

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