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Perchè NO allo statuto di «lavoratrici sessuali»



Per farla finita con la prostituzione
Fred (gruppo Proudhon, Besançon) - Le Monde Libertaire
(Traduzione di Maria Rossi)


Contrariamente a ciò che alcune persone sostengono, non si possono collocare sullo stesso piano le prostitute e i loro clienti (poiché si tratta, evidentemente, nella stragrande maggioranza dei casi, di prostitute donne e di clienti uomini). Gli uni e le altre non hanno interessi comuni. Gli uni e le altre sono inseriti in una relazione diseguale caratterizzata dalla sottomissione delle prostitute e dalla dominazione dei clienti. Alcune persone tentano di assimilare la prostituzione a un lavoro qualsiasi: vendere i propri organi genitali equivarrebbe a vendere le proprie braccia o il proprio cervello. Questo confronto si basa sul fatto che noi saremmo tutti e tutte le "puttane" dei nostri padroni. Questo radicalismo verbale che mira a riappropriarsi delle parole insultanti e stigmatizzanti non deve farci perdere di vista l'analisi concreta della realtà. La prostituzione è certamente fondata su una relazione imperniata sulla diseguaglianza (come il rapporto tra dipendente e padrone), ma anche sulla sottomissione, sul dominio, sullo sfruttamento, se non addirittura sulla violenza. E' proprio per questo che gli anarchici e le anarchiche non possono sostenere la creazione dello statuto di "lavoratrici/lavoratori sessuali".

E' proprio in base al rifiuto di tutte le forme di violenza e di sfruttamento che noi condanniamo lo stupro (ivi compreso quello coniugale) e l'incesto e che la magistratura prende in considerazione l'abuso di autorità (ad esempio quello di un professore sull'alunna). Non c'è uguaglianza, né libertà, quanto piuttosto soggezione, violenza, condizionamento affettivo o altro.

Le anarchiche e gli anarchici devono condannare la prostituzione. Ciò non significa condannare le prostitute. Noi dobbiamo essere al loro fianco per fornire aiuto e sostegno in caso di bisogno e per lottare contro la loro criminalizzazione (contro la legge Sarkozy tra l'altro. N.d.t. La legge è stata recentemente abrogata). Questo non comporta il riconoscimento e la legalizzazione della prostituzione e della condizione di prostituta.

Al contrario, noi dobbiamo essere favorevoli alla criminalizzazione dei clienti (applicazione di ammende). E che non mi si venga a dire che, in quanto anarchici e anarchiche, non possiamo sostenere questa posizione perché siamo contrari alle sanzioni, alla polizia, alla magistratura ecc. Noi sappiamo denunciare padroni, sbirri, fascisti in caso di aggressione e di attacco ai nostri diritti e alle nostre libertà. E anarchia non significa assenza di leggi, di regole comuni, di interdetti (interdetti = detti tra di noi, accettati). I nostri fondamentali divieti sono lo sfruttamento degli altri, il dominio, la violenza sulle persone. Noi siamo favorevoli alla libertà effettiva, all'uguaglianza economica e sociale, all'aiuto reciproco, alla solidarietà, alla mutua assistenza, alla reciprocità. Su questi principi, costruiamo un complesso di regole comuni di convivenza, di organizzazione, di assunzione delle decisioni ecc.

La posizione massimalista delle anarchiche e degli anarchici deve essere abolizionista: favorevole all'abolizione della prostituzione. Non si può accettare qualsiasi cosa, col pretesto dell'anarchia. E non è che bisogna difendere qualcosa solo perché è contrastato dalla società (e, d'altra parte, prendendo in considerazione la prostituzione, si tratta piuttosto dell'organizzazione di un sistema di sfruttamento e di violenza gestito in modo più  o meno palese con l'approvazione di diversi poteri).

Quelli che pongono sullo stesso piano il lavoro salariato e la prostituzione danno prova di disonestà intellettuale, secondo me. I sindacati studenteschi denunciavano tempo addietro la costrizione di certe studentesse a prostituirsi occasionalmente per riuscire ad arrivare a fine mese. E' una vera scelta? E' la stessa cosa che servire da McDonald's o in mensa? Se avessero la possibilità di studiare senza problemi economici, si prostituirebbero?

L'amore libero che difendono le anarchiche e gli anarchici si contrappone alla soggezione economica (per esempio, delle casalinghe che non godono di autonomia economica e sono dipendenti dal marito) e ai modelli prestabiliti. Si può vivere da soli, in coppia, in gruppo, avere una sola o molteplici relazioni contemporaneamente, si può avere un rapporto  che dura un'ora, un giorno, una settimana, un anno, una vita. Ci si può unire o separare liberamente. Tutto questo è possibile, purché siano rispettati i nostri principi di uguaglianza, libertà e reciprocità.

Su queste ed altre questioni, esiste una scissione tra "gruppi radicali" (una radicalità dei discorsi più che delle pratiche) e le altre correnti egalitarie. Forse non è radicale gestire un centro d'accoglienza per donne maltrattate e garantire loro un percorso di formazione professionale, ma è vitale per molte donne. Quando denunceremo le violenze commesse sulle donne che portano alla morte di centinaia di loro ogni anno?

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