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Legge anti-aborto in Spagna: organizziamo una controffensiva femminista



(Traduzione di Maria Rossi)


In un'intervista al quotidiano di orientamento monarchico ABC, Alberto Ruiz Gallardón, il ministro spagnolo della Giustizia, ha illustrato il suo modo di intendere il progetto di legge che mira a vietare l'interruzione volontaria di gravidanza in Spagna. Nell'intervista afferma che egli non si propone semplicemente di rimettere in discussione una legge approvata nel 2010 dal governo socialista, ma che si prefigge l'obiettivo di porre fine a quello che ritiene "il monopolio morale della sinistra".

Non sorprende che egli prenda di mira innanzitutto i diritti delle donne. Non si tratta soltanto di rendere illegale il 95% degli aborti che vengono eseguiti in Spagna. Il suo progetto è di infrangere la libertà di tutte le donne. Gallardón e il Partido Popular vogliono organizzare una crociata.

Il rifiuto dell'uguaglianza tra uomini e donne

Questa offensiva reazionaria non sorprende. Essa si iscrive in un contesto in cui, in tutta Europa, i conservatori hanno il vento in poppa. La loro battaglia fiorisce sul terreno  delle rinunce e delle disillusioni prodotte dalla sinistra. Laddove gli avanzamenti si fanno più flebili, i e le militanti disarmano e i conservatori occupano di nuovo il campo della battaglia ideologica.

Possiamo così constatare in Francia l'arretramento del Governo sulla questione della procreazione medicalmente assistita (n.d.t. sul diritto, cioè, delle coppie lesbiche a farvi ricorso) e la forza della mobilitazione delle persone contrarie al matrimonio per gli omosessuali che volevano anzitutto difendere il modello eterosessuale e patriarcale tradizionale. Possiamo anche notare la risonanza che hanno, pure a sinistra, le mobilitazioni mascoliniste di una lobby come SOS Papa o la popolarità dei discorsi machisti di Éric Zemmour o il successo del manifesto "Giù le mani dalla mia puttana" di qualche settimana fa.

Queste iniziative non sono isolate, ma si inscrivono in tutta Europa nell'ambito di un'offensiva della destra reazionaria contro l'evoluzione che le sembra più scandalosa ed inaccettabile: l'uguaglianza tra donne e uomini. Il Tea Party europeo sta prendendo forma e ha trovato il suo bersaglio e la specificità della sua offensiva.

L'uomo nella sua "potenza di dominio"

Questa crociata non è priva di senso della storia. In tempo di crisi, i reazionari si aggrappano e valorizzano il modello più tradizionale e conservatore che esista: il modello rassicurante del dominio maschile. I diritti delle donne diventano allora un bersaglio privilegiato. Priva della capacità di  padroneggiare la realtà o di produrre crescita economica, la destra spagnola cerca di riconsegnare all'uomo il suo potere e il suo dominio. Ponendo sotto controllo le donne e la loro sessualità, Gallardón restituisce all'uomo bianco europeo un arcaico senso di potenza.

Non solo. La legge sull'aborto non prevede eccezioni a parte il rischio per la vita della donna, riconoscendo così un "diritto alla vita" dell'embrione fin dai primi istanti del concepimento. Tuttavia, riconosce l'esistenza di un'eccezione in caso di stupro. Interrogato sul motivo dell'introduzione di questa eccezione, Gallardón risponde ipocritamente che si tratta di una decisione ovvia, perché in caso di stupro viene colpita la "libertà sessuale della donna".

Egli afferma così la sua concezione riproduttiva della sessualità, ma, soprattutto, invia un messaggio alle donne: voi potete godere soltanto della libertà sessuale, per giunta strettamente sorvegliata. Gallardón ci dice insomma: Signore, volevate la libertà di scelta? Avrete la libertà sessuale controllata e ve ne faremo pagare il prezzo! Ciò è in sintonia con il suo progetto politico: far pagare a tutte le emancipate e le liberate dall'ordine tradizionale la fattura "morale" di questa liberazione.

Le donne spagnole hanno bisogno di un'Europa forte

Infine, il ministro spagnolo annuncia la sua volontà di dar battaglia a Bruxelles. Le femministe di tutta Europa non devono lasciare questa crociata senza risposta. Cerchiamo di restituire all'Europa il suo originario significato - quello dei diritti e della pace - e diamo vita a una vera mobilitazione europea.

Nel 2008 le femministe europee avevano proposto l'introduzione della "clausola dell'Europea più favorita", avevano cioè  lanciato l'idea che in tutta Europa le cittadine potessero beneficiare della legislazione nazionale più vantaggiosa. Allora l'iniziativa era sembrata l'espressione di un pio desiderio. Oggi le donne spagnole hanno bisogno più che mai di un'Europa che non transiga sui loro diritti.

Certo: le ultime decisioni del Parlamento europeo sull'aborto mostrano che il Partito popolare europeo - largamente maggioritario e al quale appartiene l'UMP (n.d.t. il partito di Sarkozy) - è complice del progetto degli spagnoli. Solo l'Europa dei cittadini potrà fermarli. La decisione spagnola richiede più che mai l'emersione su scala europea di una società civile femminista radicale ed esigente  che difenda i diritti delle donne.

Organizziamo una controffensiva

La reazione non ha confini e i conservatori sono in maggioranza nelle istituzioni. Visto che la reazione c'è, organizziamo una controffensiva. Per rispondere alla crociata spagnola, esigiamo un'Europa che garantisca i diritti delle donne. Si tratta soltanto di un primo passo e di un test di resistenza dei progressisti e delle progressiste europee. Se i conservatori vinceranno questa battaglia, domani non  si porranno più limiti nel calpestare i nostri diritti.

Il Partido popular e Gallardón non hanno mai rinnegato Franco e non hanno mai criticato la dittatura. La Spagna ha la particolarità di non avere, come altri Paesi, movimenti di estrema destra, poiché l'ala più radicale e reazionaria è direttamente inserita nel Partito popolare. Negli anni Trenta la Spagna era diventata il laboratorio di tutta l'estrema destra europea. Per contro, i democratici europei non erano stati in grado di contrastare la politica spagnola. Se il paragone storico è un po' azzardato, riprendiamo però lo slogan dell'epoca: No Pasarán!

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