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Francia, accesso all'aborto senza giustificazioni



Il diritto del personale sanitario ad opporsi alla pratica 
dell'interruzione di gravidanza continua ad essere garantito


di Maria Rossi


Martedì scorso l'Assemblea Nazionale francese ha approvato un emendamento al progetto di legge sulla parità tra uomini e donne, presentato da deputati e deputate socialiste, che riforma la normativa sull'interruzione volontaria di gravidanza, introdotta nell'ordinamento giuridico d'Oltralpe nel 1975 (legge Veil) e modificata il 4 luglio 2001 su proposta di Martine Aubry ed Elisabeth Guigou (loi Aubry). Il nuovo articolo 5 quinquies C del progetto di legge sulla parità tra uomini e donne sopprime il concetto di "détresse", un vocabolo polisemico che indica sofferenza, depressione, solitudine, disperazione, pericolo, indigenza. La legge Veil del 1975 la prevedeva come causa legittimante il ricorso all'aborto. Con la sua cancellazione, l'interruzione volontaria di gravidanza diventa un diritto esigibile, senza alcuna limitazione, da tutte le donne che vogliano farvi ricorso, anziché prospettarsi come una mera concessione vincolata al verificarsi di determinate condizioni. L'emendamento è stato sostenuto ed approvato da tutti i deputati e le deputate di sinistra, mentre ha incontrato l'opposizione del partito di destra UMP e, naturalmente, del Front National. Prima di essere inserito nell'ordinamento giuridico francese, l'articolo deve essere approvato senza modifiche dal Senato.

Nel corso della stessa seduta l'Assemblea Nazionale ha respinto a larghissima maggioranza l'emendamento presentato dal deputato dell'UMP Jean-Fréderic Poisson che mirava a sottrarre l'aborto dall'elenco delle prestazioni gratuite. Poisson non ha ricevuto neppure l'appoggio del suo partito. Il suo emendamento, infatti, è stato respinto con 142 voti contrari e solo 7 favorevoli. L'interruzione volontaria di gravidanza rimane così un intervento totalmente rimborsabile dal servizio sanitario.[Le Parisien 21.01.2014].

La notizia sulla modifica della legge francese sull'aborto è stata riportata in Italia da alcuni correttamente (ad esempio dalla pagina facebook delle ragazze del blog Un altro genere di comunicazione), da altri in modo piuttosto confuso. Si è sostenuto che la riforma approvata martedì infliggerebbe una sanzione penale di due anni di carcere e una ammenda dell'importo di 30.000 euro agli obiettori di coscienza. Non è esattamente così. La questione è più complessa e merita di essere chiarita.

Il diritto del personale sanitario ad opporsi alla pratica dell'interruzione di gravidanza è garantito dall'art. L 2212-8 del Codice della sanità pubblica che non è stato affatto modificato od abrogato, come erroneamente taluno sostiene, dall'assemblea Nazionale. L'art.8 della legge n. 2001-588 del 4 luglio 2001 sull'aborto (meglio nota come legge Aubry) prevede però che il medico obiettore debba indicare alla donna interessata i nomi dei colleghi disposti ad eseguire l'intervento. Questa disposizione conferisce alla legge francese quell'efficacia che manca a quella italiana.

La comminazione di due anni di carcere e di un'ammenda di 30.000 euro è prevista invece dal 2001 (sottolineo dal 2001, non da martedì scorso!) dall'art. L.2223-2 del Codice  della sanità pubblica, così come modificato dall'art 17 della legge Aubry, a carico di chi impedisce o tenta di impedire l'interruzione volontaria di gravidanza o gli atti che la precedono sia ostacolando l'accesso alle strutture che la praticano, intralciando la libera circolazione al loro interno e il lavoro del personale sanitario, sia esercitando pressioni psicologiche e morali, minacce o atti di intimidazione nei confronti di chi effettua l'intervento o nei confronti delle donne che vogliono abortire o di chi le accompagna.

Il 17 settembre 2013 il Senato ha approvato all'unanimità un emendamento che integra quest'articolo con l'aggiunta delle parole "ou de s'informer sur ces actes", configurando come reato gli impedimenti all'acquisizione da parte delle donne interessate di informazioni corrette sull'interruzione di gravidanza nelle strutture che la forniscono come i centri di pianificazione familiare. Questo emendamento (n.91) non è stato ancora  discusso dall'Assemblea Nazionale e, quindi, non sappiamo se verrà approvato.

In conclusione, suggerisco a tutte le blogger, prima di lanciarsi in invettive, di assumere  le necessarie informazioni sugli argomenti di cui trattano. Non siamo giornaliste professioniste, ma abbiamo il dovere, credo, di offrire alle nostre lettrici e ai nostri lettori notizie chiare e corrette.

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