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Negazioniste della tratta e attori porno smemorati



di Maria Rossi


Dopo la miliardaria Élisabeth Badinter, l'antifemminista Marcela Iacub e i 343 (in realtà soltanto 17) maiali, contro il movimento abolizionista francese vengono reclutati Laura Augustín e Thierry Schaffauser.

La prima ritiene che la proposta di legge francese sia moralista e altamente repressiva. Sulla sua opinione in materia non nutrivo alcun dubbio. L'antropologa Laura Augustín, infatti, non è una ricercatrice qualsiasi, ma un'appassionata sostenitrice di posizioni estremiste in relazione alla prostituzione. A lei è persino inviso il termine tratta che, a suo parere, dovrebbe essere bandito dal dizionario, in quanto produrrebbe un'incresciosa vittimizzazione delle donne che la subiscono. L'espressione dovrebbe essere sostituita dalla più neutra sex workers migranti, persone, a suo parere, fortunate perché inserite in frizzanti ed inebrianti ambienti cosmopoliti.

Quella che noi, colpevolmente, ci ostiniamo a definire "vittima di tratta", infatti:

Lavora nei club, nei bordelli, nei bar e negli appartamenti multiculturali dove si parlano molte lingue. [...] Per quelle che vendono servizi sessuali, gli ambienti nei quali vivono sono luoghi di lavoro, dove molte ore sono consacrate all'incontro con altre persone che esercitano la stessa attività, alla conversazione, alle bevute con le colleghe, così come con i clienti e con gli altri impiegati dei locali come i cuochi, i camerieri, i commessi, i portieri, alcuni dei quali dimorano lì, mentre altri vi si trovano per lavoro. Trascorrere la maggior parte del tempo in tali ambienti è un'esperienza che crea soggetti cosmopoliti, almeno nel caso in cui le persone siano capaci di adattarvisi. Per definizione, ciò genera una relazione particolare con l'ambiente. Questi cosmopoliti ritengono che il mondo appartenga a loro, che non sia che un luogo da abitare.

Il brano è così commentato dalla giornalista Kajsa Ekis Ekman, femminista anarchica abolizionista svedese:

L'immagine della vittima della tratta a fini di prostituzione è dunque quella di una persona che banchetta con i benestanti, frequenta i locali notturni in diverse metropoli e forse dà, occasionalmente, una toccatina ai clienti dietro il bancone del bar. E' felice e dà un'impressione di agiatezza. E' interessante notare che non figura da nessuna parte nella descrizione di questo ambiente "lussuoso" in che cosa consista in realtà questo "lavoro. 

Questa non è l'unica opinione "bizzarra" sostenuta dall'antropologa. Riferendosi a donne trasferite nei Paesi occidentali da gangs criminali, sequestrate in appartamenti e costrette a prostituirsi, ella scrive

Queste circostanze in cui le donne vivono in locali dove si pratica sesso ed escono raramente, prima di essere condotte altrove, senza che sia da loro richiesto, attirano l'attenzione dei media, e si dà per acquisito che ciò comporti una completa negazione della libertà. Ma in numerosi casi, le lavoratrici migranti preferiscono questa soluzione per diverse ragioni. Non lasciando il posto, non sperperano denaro e, se non hanno un permesso di soggiorno, si sentono più sicure in un ambiente controllato. Se qualcun altro individua i luoghi di incontro e prende gli appuntamenti in loro vece, ciò significa che non devono accollarsi questo compito.

Pur di non impiegare l'odioso vocabolo sequestro di persona, Laura Augustín ricorre a tortuose circonlocuzioni. Le vittime di tratta vivono in locali dove si pratica sesso; escono raramente (e meno male che non ha scritto che in tal modo evitano di contrarre l'influenza!), vengono trasferite senza richiederlo. Non solo! La segregazione viene presentata come una condizione vantaggiosa: consente di risparmiare denaro e tutela dalle interferenze della polizia, mentre le gangs criminali responsabili della tratta vengono dipinte come dame della carità di antica memoria, o come efficienti segretarie, se si preferisce, che si accollano la gravosa incombenza di proteggere le donne (meglio loro delle aborrite forze dell'ordine?) e di fissare gli appuntamenti delle lavoratrici migranti con i clienti.

L'informatissimo blog di uno di questi, un inglese trasferitosi nei Paesi Bassi, riporta, stigmatizzandole, una panoplia di altre scioccanti opinioni dell'antropologa Augustín, con relativa indicazione dei link agli articoli nei quali sono contenute. Per lei, ad esempio, la schiavitù per debiti, (sappiamo che la maggior parte delle vittime di tratta li ha contratti), per quanto deplorevole, è sostanzialmente accettabile e il fatto di saldarli è parte di un normale progetto di vita.

The point isn’t that debt is all good or all bad but that it exists everywhere, and its bondage is often seen as lamentable, yes, but as acceptable – something people are meant to struggle to pay off as part of normal lifewww.lauraagustin.com

Nel sistema prostituente nulla dovrebbe essere vietato, neppure il reclutamento delle bambine e dei bambini. A chi le chiede se non sia lecito formulare dubbi sull'effettiva volontà di prostituirsi di una ragazzina o di un ragazzino di 10 anni, lei risponde di no. Non bisogna mettere in discussione la capacità di decidere di una persona di quell'età. 

No one should be making any assumptions about the degree of will for a 10- year-old girl or boy in the sex trades? After pointing out the rhetoric (used by abolitionists and anti-trafficking people all the time), I answered yes, no one should be making assumptions about 10-year-olds either. How do we know what led to her selling sex? What choices was she faced with? What might happen if she were suddenly extracted from her situation? www.lauraagustin.com

Laura Augustín non sembra particolarmente turbata dall'esistenza del lavoro minorile, né di carattere sessuale, né di altro tipo. Osserva, infatti, che in molti Paesi nei quali costituisce un fondamentale sostegno alla sussistenza della famiglia, il lavoro dei bambini anche molto piccoli è percepito come una necessità e un diritto e a lei non pare evidentemente opportuno contrastare questa pratica. Inoltre, in molti Stati si è considerati sessualmente maturi all'età di 13, 14 o 15 anni e, dunque, non si vede perché non ci si possa prostituire nella pubertà.

In many countries where child labour of all kinds is a mainstay of family existence, even very young children’s working for money is felt to be necessary and a right. [..]Furthermore, in many countries people are considered sexually mature at 13, 14, 15, and they may have sex with others their age or younger or older. That’s a description of what happens, whether money or benefits come into it or not. www.lauraagustin.com

Alla luce di queste considerazioni, appare chiaro come la proposta di legge francese appaia a Laura Augustín altamente repressiva e ispirata a uno spregevole desiderio di purezza sociale.





E' a questa antropologa che si rivolge, inviandole una mail, Thierry Schaffauser, che biasima la suddetta proposta. 
Quanto risulta rappresentativo delle istanze del mondo della prostituzione francese questo sex worker ? 
Osservo anzitutto che si tratta di un uomo e in Francia soltanto il 3% delle persone prostituite è di sesso maschile.  Un po' poco per autoproclamarsi portavoce dell'intero universo delle prostitute francesi. Non solo! Schaffauser, pur essendo uno dei fondatori dello STRASS, (il sindacato delle sex workers del Paese), non pratica rapporti mercenari in Francia. E' infatti escort di lusso a Londra e attore porno in Gran Bretagna.  Perché dovrebbe rappresentare le donne prostituite francesi, in particolare le migranti, quelle che esercitano in strada e le vittime di tratta? 
Inoltre, nella mail che ha inviato a Laura Augustín, Schaffauser non la conta giusta. Non è vero, infatti, che nelle audizioni del Parlamento francese I/le sex workers che svolgono ancora quel lavoro non siano state invitate. Per redigere il suo rapporto d'informazione sulla prostituzione, l'Assemblée Nationale nel 2011 ha convocato addirittura la portavoce nazionale e cofondatrice dello STRASS, la transessuale Gilda Carrington-Ewing, nota con lo pseudonimo di Maȋtresse Gilda  , p.342, nonché la signora Sarah-Marie Maffesoli, consigliera giuridica del sindacato delle sex workers. E' stata sentita anche Malika Amaouche, coordinatrice del Collettivo Droits et Prostitution, favorevole alla prostituzione, come la sociologa Mathieu.
Anche il Senato, per elaborare il suo rapporto sulla condizione sanitaria e sociale delle persone prostituite, le ha invitate ad intervenire alle audizioni parlamentari. Sono state sentite Morgan Merteuil, segretaria generale dello STRASS, Maîtresse Gilda, Marie Helmbacher, Mylène ed Elizabeth. Non solo. Il signor Thierry Schaffauser, che ha evidentemente la memoria corta, non ricorda di aver partecipato all'audizione del Senato di mercoledì 26 giugno 2013, ma il rapporto pubblicato on line ne segnala la presenza. Tre esponenti dello STRASS sono stati ricevuti anche dalla Ministra per i diritti delle donne Najat Vallaud-Belkacem, che, fin dal suo insediamento, ha manifestato l'intenzione di abolire la prostituzione. 
E' opportuno anche osservare che lo STRASS, cui si possono iscrivere non soltanto sex workers (le uniche interessate dal provvedimento), ma anche attrici e attori porno, modelle e massaggiatrici erotiche, spogliarelliste e operatrici di call center erotici, dichiara 500 aderenti. Secondo i rapporti stilati dal Parlamento Francese, il numero delle prostitute in Francia oscilla tra le 20.000 e le 40.000 ed è presumibilmente sottostimato. Le e gli iscritti allo STRASS, pertanto, rappresentano una percentuale irrisoria, compresa tra l'1,4% o meno e il 2,5% del totale, sempre che siano esclusivamente persone prostituite e non esponenti delle altre categorie professionali succitate.
La mail di Thierry Schaffauser include anche altre espressioni imprecise, incomplete, gravi, indimostrate o false. 
Gli sponsor [dell'abolizionismo] - si legge - utilizzano prove viziate e testimonianze anonime. Vorrei sapere di quali prove viziate si tratta e se risulta plausibile e serio affermare che il Parlamento francese si presti a raccogliere testimonianze e dati incompleti o falsi e ad elaborare leggi in base a questi ultimi! E chi li avrebbe forniti poi? Non è assolutamente, vero, inoltre, che i rapporti parlamentari si fondino su testimonianze anonime. Ciascuna relazione è corredata dell'elenco completo di tutte le persone consultate, con indicazione del nome e del cognome. Tra di esse ci sono, ovviamente, anche sociologhe e ricercatrici, al contrario di quanto afferma Schaffauser. O gli sponsor dell'abolizionismo sono altri? Chi? E quali prove viziate avrebbero prodotto? E sulla base di quali testimonianze anonime? Si tratta di insinuazioni gravi e gratuite. In Francia, in realtà, il tema della prostituzione è stato analizzato in modo accurato e ha dato luogo alla produzione di una miriade di documenti rigorosi ed informati. 

[Gli abolizionisti ] - afferma poi il nostro attivista - sostengono che il 90% delle prostitute sono vittime di tratta. [...]Nessuna fonte è citata per raccontare le cifre delle vittime di tratta.

Facciamo chiarezza sui numeri. L'affermazione riportata da Schaffauser è del deputato Guy Geoffroy. Dal Rapporto redatto dall'Assemblea Nazionale nel 2011 e dalla Relazione predisposta quest'anno dal Senato si apprende in modo più puntuale che l'80% delle prostitute (l'85% a Parigi e a Nizza, il 90% a Bordeaux e sui marciapiedi) sono migranti, la maggior parte delle quali assoggettate a reti di trafficanti e di sfruttatori che gestiscono l'intero processo: dal reclutamento delle donne all'invio di denaro ai loro parenti. A pag. 60 del rapporto dell'assemblea Nazionale si legge, inoltre, che, dopo la tratta, è la vulnerabilità in tutte le sue forme: sociale, economica e psicologica (e non l'autodeterminazione) a costituire il motivo fondamentale dell'ingresso nella prostituzione. 
Le osservazioni relative alle vittime di tratta non sono suffragate da alcuna fonte, sostiene Schaffauser. Non è vero! Le informazioni provengono da soggetti qualificati: la magistrata Véronique Degermann che a Parigi si occupa di questa questione, Patrick Hauvuy, direttore di una sede di un centro di accoglienza del dipartimento delle Alpes-Maritimes: l'Accompagnement lieu d'accueil, la sociologa Adrienne O' Deye e l'antropologo Vincent Joseph, la sociologa Françoise Guillemaut. Le cifre fornite dall''Ufficio centrale per la repressione della tratta degli esseri umani (OCRTEH) mostrano un'intensificazione del fenomeno che colpisce nella grande maggioranza le donne straniere. (pp.38-41 del rapporto dell'Assemblea Nazionale).

"Durante la nostra ultima manifestazione c’erano molti migranti", osserva Schaffauser. 
E' vero, ma le e i partecipanti al corteo erano 300 (dalle immagine pubblicate parrebbero anche meno), una frazione oscillante tra lo 0,75% o anche meno e l'1,5% del totale delle prostitute. Non proprio un successo! E chi ci assicura poi che tra le partecipanti non ci fossero anche vittime del prossenetismo?

Sponsor del disegno di legge - dice ancora Schaffauser - non hanno nemmeno voluto ascoltare la polizia, la quale dice che la criminalizzazione dei clienti sarebbe troppo difficile da gestire e che devierebbe gli sforzi che si fanno per combattere sfruttamento e tratta
L'attivista si riferisce al parere espresso da Patrice Ribeiro, segretario generale di Synergie Officier. Personaggio certamente importante. Dimentica però di aggiungere che a favore della penalizzazione dei clienti si erano già espressi nel 2011 la maggioranza dei commissari di polizia di Parigi e di Lione interpellati dai membri del Parlamento francese (Rapporto dell'assemblea nazionale, pp.233-234). Dimenticanza non certo irrilevante!

PS: Quanto alla proposta di legge in questione me ne occuperò ancora se e quando verrà approvata. (Ma potrei farlo anche prima).

4 Responses to “Negazioniste della tratta e attori porno smemorati”

  1. Certo Lizzi, vedo che si astiene dal mettere giù anche soltanto una sola parola sulla legislazione migratoria, che è al centro della questione posta da Laura Agustin in "Sex at the Margins". La vera tesi di Agustin, infatti, è che quella per cui ciò che ipocritamente viene chiamata "tratta" è il risultato di politiche legislative su scala europea e internazionale che non lasciano altra scelta che l'affidarsi volontariamente a reti specializzate nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. In questa prospettiva la volontarietà, che possiamo pure mettere tra virgolette, è il risultato di una coercizione alla immobilità che non hanno determinato certamente le "mafie" (termine spesso improprio in questo contesto, considerato che le reti sono spesse minuscole e familiari. Nessuna Spectra della clandestinità in vista, insomma; almeno in molti casi).

    Quanto alla questione posta da Schaffauser relativamente alle fonti, essa è stata posta in termini scientifici da un gran numero di studi (tutti peraltro citati nell'ottimo libro di Laura Agustin). Studi che, nella quasi totalità dei casi, si fondano su dati spuri, con enormi differenze nei metodi di raccolta, trattati con tecniche elementari. Studi, peraltro, condotti da organi affatto indipendenti e, perciò, di dubbia affidabilità (spesso ONG interessate ai progetti). Ad ogni modo, un'ottimo studio metodologico, pubblicato su una delle principali riviste di Scienza Politica e anche facilmente reperibile on line è: Ronald Weitzer (2007), "The Social Construction of Sex Trafficking", Politics & Society, 35(3), 447-475.

    E in quanto ad affidabilità, le stime dell'ONU e di organismi affini in merito al numero di persone soggette alle tratta sono esplicative: ci sono documenti ufficiali che parlano di un numero di persone soggette al traffico compreso tra 400.000 e 7 milioni! Ebbene, se questa è una stima accettabile, che può peraltro orientare le politiche...

    Ad ogni modo, trovo che il suo sia un articolo francamente partigiano e ideologico che fa piazza pulita di una tesi -- peraltro non isolata; solo una delle più visibili -- nella più totale assenza di ecumenismo e apertura. Anche il suo articolo, a mio modesto avviso, si commenta da solo. Non meno delle tesi dell'Onu o di quelle del legislatore francese. Certamente, non una lettura da raccomandare.

    Cordiali saluti,

    Pietro Saitta

  2. Pietro Saitta, l'autrice è Maria Rossi. L'articolo mi sono limitato a condividerlo e pubblicarlo.
    Quello che penso delle politiche migratorie respingenti è - in sintesi - che fanno schifo.
    Lei vuole dire che le migranti che si prostituiscono si prostituiscono liberamente per poter pagare il loro debito?
    A sentire molte di loro non è esattamente così. Sarebbero necessari rapimenti e corsi professionali a suon di stupri di gruppo e mazzate? Penso proprio di no. Se il punto che vuole dimostrare è che comunque scelgono volontariamente di prostituirsi, non l'ha dimostrato. Ha solo detto che tutti mentono e raccolgono dati farlocchi.
    La disputa sui dati non dovrebbe servire per relativizzare o sminuire la questione. Non esiste una quantità di schiavitù accettabile.
    Perciò non è dirimente. Alle donne tocca diventare pisciatoio dei maschietti occidentali, agli uomini migranti tocca andare a raccogliere pomodori trattati come bestie. E lo scelgono "volontariamente" anche per pagare il proprio debito contratto con i trafficanti.
    A noi della loro «volontarietà» importa niente, i loro "datori di lavoro" li chiamiamo serenamente aguzzini e schiavisti e vogliamo siano perseguiti dalla legge.

  3. Mi sono limitata, signor Saitta, a riportare citazioni testuali di articoli e scritti di Laura Augustin dalle quali si evince chiaramente che per lei le vittime di tratta sono soggetti cosmopoliti che vivono in un ambiente culturalmente assai stimolante (le vittime di tratta, ripeto!), che essere sequestrate da gangs criminali e costrette alla prostituzione non è un'esperienza estremamente negativa, che la schiavitù per debiti è accettabile, che une bimba di 10 anni costretta a prostituirsi per mantenere la famiglia è, in fondo, una persona autodeterminata. Questo si evince dalle parole scritte non da me, ma da Laura Augustin. C'è poco da commentare! Quanto alla politica migratoria, chi ha mai detto che è accettabile? Non capisco poi perché non si dovrebbe prestare credito ai dati forniti dall'ONU che, in ogni caso, non vengono riportati nel mio articolo. I miei dati e le mie confutazioni sono altre e ne ho indicato le fonti.

  4. Volevo anche aggiungere che mi fido di più dei dati riportati da sociologi e ricercatori francesi e dall' Unità della repressione della tratta di questo Stato che delle eventuali critiche della signora Augustin che sostiene che il sequestro di persona e la coercizione a prostituirsi non comportino la perdita della libertà e vengano anzi a configurarsi come una condizione vantaggiosa o che a 10 anni si sia già persone in grado di prostituirsi in modo autodeterminato (vedere citazioni)

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