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Prostituzione: è dai clienti che arrivano stigma e disprezzo

  


Sono i clienti a stigmatizzare e disprezzare le donne prostituite
In qualsiasi stato.  «Con loro si può fare quello che si vuole» 


di Maria Rossi


Le donne prostituite vengono minacciate, insultate, aggredite, stuprate, uccise da clienti e magnaccia ogni giorno, in qualsiasi Stato e ciò avviene, indubbiamente, perché sono stigmatizzate. Il disprezzo e il discredito sono costitutivi del rapporto mercenario, sono incorporati nell'atto stesso di acquistare una persona come fosse una merce, un oggetto consumabile, privo, quindi, per definizione, di umanità.

Preferisco le nere - osserva un cliente. [...] Mi sembra che si possa fare con loro quello che si vuole, sono un po' come delle bestie, sempre in calore che non patiscono niente.

Con le donne prostituite, osserva quest'uomo, « si può fare quello che si vuole», anche «perché non patiscono niente». Sono insensibili pezzi di carne, «corpi a perdere», come intitola un suo saggio sul tema il sociologo Emilio Quadrelli. Il cliente esborsa denaro e si appropria temporaneamente della persona della prostituta (non si può disgiungere il sesso dal corpo e quest'ultimo dalla mente : Cartesio aveva torto), si erge a padrone assoluto di un essere ritenuto sovente inferiore e spogliato della sua umanità. Sulla base di queste concezioni, si può anche giungere al compimento di atti sadici o di veri e propri stupri.

Su un forum di clienti italiani di escort (non di prostitute di strada) ho rintracciato diverse descrizioni disumanizzanti di rapporti sessuali che vengono a configurarsi come atti di estrema brutalità, quando non assumono il carattere di vere e proprie violenze carnali. Ne riporto alcune:

«....stì cazzi ero andato per puntellare di brutto un ano, e il goal della missione è stato segnato, anche se sofferente lo ha preso per tutto il tempo che mi è garbato, e nonostante si lamentasse (con garbo) se i colpi erano troppo duri, se non te la cachi subisce senza bloccare l'operazione. Non penso proprio di riandarci perché non coinvolge assolutamente, ma potrei tenerla in considerazione in caso dovesse rivenirmi voglia di sfondare di brutto il culo ad una stangona che almeno a 90 è non è malaccio (le tette sono sgonfie e ridicole) ed il viso anche se non orripilante certo non è neanche gradevole»

«La furbetta non lo infila tutto e tenta di farmi venire subito, ma io affondo un paio di colpi con lei che si lamenta per il dolore (senza esagerare, solo dei gridolini che mi hanno eccitato ancor di più); [..]a quel punto le puntello il culo, lei se lo inumidisce (no crema) e continuando a sentire i suoi strilletti, pian piano lo infilo nel secondo canale, cominciando a tampinarla per bene! le chiedo se posso venirle in faccia e rifiuta, lo chiedo ancora, e rifiuta e ad ogni rifiuto do un colpo più forte, finché accetta...»

«Ho levato [il nome della ragazza] dal palmares delle inchiappettate, ho notato che traeva in inganno altri colleghi, è un mezzo missile, buono solo per martellate d'ano in quelle giornate in cui spaccheresti la testa al primo che incontri.. e decidi che è meglio scaricarsi trombando..»

«In definitiva buona solo per martellarle lo sfintere con cattiveria .....svuotare ....e togliere il disturbo».

Come definireste queste descrizioni di rapporti mercenari? Vi sembrano rispettose della dignità delle donne prostituite?

La violenza è consustanziale alla prostituzione, quale che sia il suo inquadramento giuridico e il Paese in cui si esercita: l'Italia come la Turchia, dove essa è legale ed esiste persino un bordello gestito dal Governo. (Lydia Cacho, Schiave del potere)

Riporto dati eloquenti che dimostrano la verità del mio assunto.

Dalla ricerca effettuata da Melissa Farley in 9 Stati nel 2003 riguardante 854 donne prostituite si apprende che:
il 64% di loro è stata minacciata con le armi;
il 75% ha subito aggressioni fisiche;
il 57% è stata stuprata. Il 59% di queste donne ha subito più di cinque stupri.

Né si creda che la prostituzione outdoor (al chiuso) sia sicura, a differenza di quella di strada. Lo studio di Melissa Farley non riguarda soltanto quest'ultima, ma anche quella che si esercita in bordelli, strip clubs, sale massaggio, una forma di prostituzione caratterizzata da una frequenza pressoché identica di stupri e di violenze.

Una ricerca compiuta a San Francisco ha rilevato che il 62% delle donne di origine asiatica che praticava rapporti mercenari nelle sale massaggio di questa città aveva subito aggressioni fisiche dai clienti. Ora, la ricerca era limitata alla metà di questi luoghi, essendo l'altra metà controllata da prosseneti e trafficanti che, ovviamente, non avevano consentito l'accesso ai ricercatori. E' probabile che qui la pratica della prostituzione esponesse le donne a rischi ancora più elevati. (Melissa Farley, Décriminaliser la prostitution, un aimant pour les proxénètes et les clients, http://sisyphe.org/spip.php?article1964; Id., Bad for the Body, Bad for the Heart”: Prostitution Harms Women Even if Legalized or Decriminalized, 2004, p.1095).

Quanto al tasso di mortalità delle persone prostituite, esso risulta elevatissimo. Alcuni studi stimano che il 5% delle persone prostituite muoiano ogni anno per cause concernenti la loro pratica. (FLOWERS, R. Barri (2006). Sex crimes. Perpetrators, predators, prostitutes, and victims. Springfield: Charles C. Thomas Publisher., cit. da Conseil du statut de la femme, Prostitution: il est temps de agir, p.53)

Uno studio prospettico effettuato da John J. Potterat nel 2003 negli USA relativo a 1969 donne ed esteso ad un arco temporale di 33 anni ha dimostrato che le persone prostituite presentano un tasso di mortalità elevatissimo: 459 decessi rispetto ad una media di 5,9 ogni 100.000 abitanti. La prostituzione è l'attività che comporta il più elevato rischio di morte per assassinio ad opera dei clienti o degli sfruttatori: 204 casi ogni 100.000 abitanti rispetto ad una media di 29 per gli uomini e di 4 per le donne. (Muriel Salmona, Pour mieux penser la prostitution: quelques outils et quelques chiffres qui peuvent être utiles...)

Le donne prostituite del Canada presentano un tasso di mortalità 40 volte superiore alla media nazionale e rischiano di essere assassinate 20 volte più della media. Tra il 1994 e il 2003 in questo Paese sono state uccise, quasi tutte dai clienti, 79 persone prostituite (il 95% delle quali donne) (Conseil du statut de la femme, Prostitution: il est temps de agir, p.53)

Le prostitute sono, poi, spesso vittime di serial-killer.

A questo proposito, vorrei riportare un lungo brano tratto da un breve saggio di Richard Poulin, sociologo marxista canadese che si occupa di prostituzione. Il testo si intitola: La marchandisation sexuelle mondialisée des femmes et des fillettes.

«Per provare che la regolamentazione della prostituzione e la legalizzazione del prossenetismo consentirebbero alle donne di operare in un ambiente più sicuro, bisognerebbe dimostrare che gli omicidi delle prostitute sono: 1) collegati al regime giuridico e non sono soltanto la conseguenza della violenza sessuale maschile; 2) che sono connessi, in sostanza, alla prostituzione di strada. Infatti, i promotori della regolamentazione della prostituzione sostengono che la prostituzione negli appartamenti, nei bordelli, nelle agenzie di escort, nelle sale massaggio ecc. è più sicura di quella che si esercita in strada. Ora: tra i 29 omicidi di donne prostituite o legate alla prostituzione avvenuti nel Québec a partire dal 1989 vi sono stati almeno 19 assassini di donne, vale a dire i due terzi dei casi, che non esercitavano un'attività prostituzionale sul marciapiede al momento dell'assassinio. La lista delle donne assassinate, legate alla prostituzione, ci dice che molte di loro prestavano servizio presso agenzie di escort, operavano nei loro appartamenti o si recavano a casa dei clienti. Alcune sono state uccise dai clienti, altre dai prosseneti. Alcune sono state assassinate da un loro cliente abituale, altre da sconosciuti nell'ambito di un regolamento dei conti (crimine organizzato). E' dunque arbitrario sostenere che la regolamentazione della prostituzione nei bordelli e in altri luoghi simili garantisca una maggiore sicurezza alle prostitute.

Se si analizza il problema avvalendosi di un confronto, sorgono parecchi dubbi sul fatto che la legislazione eserciti l'influenza che i sostenitori della regolamentazione le attribuiscono. Il camionista Eckert Volker, soprannominato l'assassino della Polaroid, perché nella cabina del suo camion conservava le fotografie delle sue vittime, ha ucciso 23 donne, soprattutto prostitute. Ha seminato la morte in diversi Paesi europei, tra cui la Spagna dove il prossenetismo è legale, in Germania (dove il prossenetismo e la prostituzione nei bordelli sono stati legalizzati nel 2002, pratiche che, prima della legalizzazione, erano tuttavia largamente tollerate), in Francia e forse anche in Italia. Un altro assassino: Jack Unterweger ha percorso in lungo e in largo l'Europa, il Canada e gli Stati Uniti. Dopo l'estradizione dagli Stati Uniti (dove ha ucciso almeno tre prostitute) è stato accusato in Austria dell'assassinio di 11 prostitute, dieci in Austria e una nella Slovacchia, ed è stato condannato per l'omicidio di nove di loro. Ora: in Austria la prostituzione è legale nei bordelli dal XIX esimo secolo e la prostituzione di strada è proibita.

Nei Paesi dove la prostituzione e il lenocinio sono stati legalizzati, un'alta percentuale di prostitute, se non la maggioranza, esercita al di fuori del contesto legale [...] Nello Stato di Vittoria, in Australia, dove la prostituzione nei bordelli è regolamentata dal 1984, le autorità stimano che vi siano 500 bordelli, 400 dei quali illegali.

La causa degli omicidi è l'odio degli uomini verso le donne, sopratutto verso le prostitute, quale che sia l'inquadramento giuridico della prostituzione : regolamentarista o no e indipendentemente dal fatto che l'attività prostitutiva si svolga in bordelli, in appartamenti, sul marciapiede, nelle agenzie di escort, nei bar o nelle sale massaggio.

Gli assassini sessuali seriali colpiscono le donne per pura misoginia e per bisogno di dominio. Aggrediscono soprattutto le prostitute perché sanno che la scomparsa di queste donne e la loro morte non interessano alle autorità e che essi possono pertanto cavarsela. In Canada, se le prostitute sono di origine autoctona o meticcia, questo fattore risulta aggravato. Ciò spiega in buona parte la scarsa efficacia della polizia, messa in evidenza, tra l'altro, dal caso di Robert Pickton a Vancouver in Canada e dal caso Gary Ridgway, l'assassino di Green River nella zona di Seattle negli Stati Uniti. Questi omicidi hanno potuto proseguire le proprie attività per molti anni, perché la polizia non si preoccupava affatto della scomparsa e dell'assassinio di donne prostituite.

La violenza sessuale letale nei confronti delle donne operanti nell'industria del sesso deriva dalla natura stessa di questa industria e dai rapporti sociali ad essa sottesi, incluso il razzismo. Sono le donne più fragili, quelle appartenenti soprattutto a minoranze etniche e nazionali, vittime di aggressioni sessuali nell'infanzia ad opera di membri della loro cerchia familiare, le più suscettibili di essere reclutate dall'industria del sesso».

Non importa quindi, come osserva giustamente Richard Poulin, quale tipo di impianto giuridico regoli la materia, in quanto è la prostituzione stessa ad essere intrinsecamente connessa alla violenza. Quest'ultima è iscritta - lo ribadisco - nell'atto stesso di acquisto di una persona, che la disumanizza, riducendola a merce «cui si può fare tutto quello che si desidera».


Vedi anche:
I responsabili della prostituzione
Dare voce alle donne prostituite e ascoltarle davvero
Lo stato magnaccia
La scelta di banalizzare la servitù e chiamarla servizio
Germania, bordello d'Europa
Definire «cura» il sesso, per poterlo mercificare
Lo stupro a pagamento non è un lavoro come un altro

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