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Al Quirinale eleggerei Stefano Rodotà

In molti simpatizzanti progressisti il Movimento 5 Stelle continua a suscitare diffidenza - causa incompetenza, dichiarazioni infelici, linguaggi insultanti, propensione alla logica del tanto peggio tanto meglio - fino al punto da essergli ancora preferito il PD. Io stesso se fossi chiamato ad una scelta secca tra PD e M5S, credo sceglierei il PD. Per storia, per retaggio culturale, per appartenenza. Perchè mi pare che tra le due forze politiche, i temi a me più cari, il diritto del lavoro, il femminismo, l'antirazzismo, siano più di casa tra i democratici. Qualcuno potrebbe storcere il naso e ricordarmi facilmente la concreta prassi di quel partito, anche solo recente, al governo con Monti. Ed avrei difficoltà a ribattere. Non per nulla, ho votato RC e SEL.

Tuttavia, passate le elezioni, i fatti più importanti hanno segnato uno spostamento a sinistra, soprattutto per impulso del M5S, nonostante esso non voglia essere nè di destra, nè di sinistra. Penso al programma degli otto punti di Bersani, insufficienti quanto si vuole, ma impensabili senza il proposito di conquistare l'adesione del partito di Grillo e soprattutto penso all'elezione a presidenti delle due camere di Laura Boldrini e Pietro Grasso, una rappresentante dei profughi e un rappresentante dell'antimafia ai vertici dello stato. L'elezione dei due presidenti sembrava voler prefigurare una maggioranza di governo PD-M5S, ma la stessa impostazione non è stata replicata per la formazione del governo, nel momento in cui l'incarico è stato assunto da Bersani e non da una personalità paragonabile a Boldrini e Grasso. Ed ora pare definitivamente abbandonata per l'elezione del presidente della repubblica.

Il PD propone una rosa composta da Franco Marini, Anna Finocchiaro, Massimo D'Alema, Giuliano Amato, Romano Prodi, forse anche Luciano Violante. A parte Prodi, tutti nomi fatti apposta per ottenere il consenso del PDL e il dissenso del M5S. Anche stavolta hanno fatto meglio i grillini con le quirinarie. Non si sa quanti hanno votato e quante preferenze siano state assegnate. Ma la consultazione di base virtuale ha sfornato una rosa di personalità di tutto rispetto, molto apprezzabili nel loro lavoro, non sempre, almeno apparentemente, idonee alla carica di capo dello stato.

Prima eletta, Milena Gabanelli, forse anche grazie alle recenti minacce di querela da parte di Alemanno.  Poi a seguire, Gino Strada, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato, Emma Bonino, Giancarlo Caselli, Romano Prodi, Dario Fo. Unico nome comune alle due rose è quello di Romano Prodi, però piazzato molto indietro nelle preferenze grillini, e poco amato tra i democratici. Il professore non sarebbe utile per un accordo con il PDL, forse insufficiente per un accordo con il M5S. Gabanelli probabilmente declinerà. Su di lei credo abbia ragione Enrico Mentana: «Milena Gabanelli candidata al Quirinale è una bella scelta. Più che alla presidenza della repubblica però la vedrei bene a quella della Rai». Il nome migliore uscito dalle quirinarie è quello di Stefano Rodotà. Un perfetto garante della Costituzione nella migliore repubblica democratica possibile. Un alfiere dei diritti, un conoscitore della rete e delle nuove tecnologie, un uomo di sinistra, vicino al movimento operaio, svincolato dai dogmi liberisti e monetaristi. In un paese normale, una sinistra normale lo eleggerebbe ad occhi chiusi. In Italia viene candidato da un movimento definito populista. In ogni caso, ho firmato la petizione popolare che sostiene la sua candidatura. Tra tutti i nomi «improbabili» sarà il più difficile da respingere.

Guardo con simpatia alla campagna Voglio una donna al Quirinale. Ma i nomi che circolano sono quelli di Emma Bonino, troppo liberista in tempi di crisi globale, e di Anna Finocchiaro, troppo dalemiana in tempi di cambiamento. Entrambe poco significative per il movimento delle donne, salvo fare un balzo indietro fino agli anni '70 e recuperare le lotte per i diritti civili dei radicali. Ma è passato davvero tanto tempo. Non sottovaluto l'importanza del valore simbolico di una donna presidente della repubblica. Però non lo considero determinante. A certe condizioni, è anche controproducente. In Europa abbiamo Angela Merkel a capo della Germania. E' il leader che impedisce di fuoriuscire dalla politica di austerity che avvita l'intero continente nella recessione. In passato, abbiamo avuto Margaret Thatcher a capo della Gran Bretagna, prima promotrice insieme a Ronald Reagan in Occidente del lungo ciclo di egemonia liberista sfociato nella crisi globale di questi anni, una crisi per gravità paragonabile a quella del 1929. Una donna al vertice può simboleggiare un cambiamento, un progresso, ma anche essere soltanto una eccezione, un fiore all'occhiello, una personalità femminile alla guida di una struttura patriarcale, persino consolidata nella sua fondamenta.

La democrazia paritaria ha valore nella composizione delle assemblee elettive, degli organi esecutivi, nella formazione delle liste, per cui è giusto il principio del 50 e 50, ma questo non necessariamente porta a preferire una donna ad un uomo nella valutazione delle candidature individuali ad organi monocratici, quali i sindaci e i presidenti. Infatti, a Milano abbiamo preferito Giuliano Pisapia a Letizia Moratti, mentre nelle primarie genovesi abbiamo preferito Marco Doria a Marta Vincenzi. Allo stesso modo, oggi possiamo preferire per la presidenza della repubblica un uomo, Stefano Rodotà, a qualsiasi candidatura femminile poco convincente.

2 Responses to “Al Quirinale eleggerei Stefano Rodotà”

  1. Pensa come può sentirsi uno di sinistra che invece considera il neo-femminismo come un razzismo, e vede la sinistra di governo adottarlo come riferimento valoriale e amministrativo. Il neo-femminismo è oggi l'unica mozione politica a non volere parità di diritti, e bada bene che questo non equivale a negare problemi specifici di genere, bensì a denunciare la strumentalizzazione di quei problemi per seconde finalità. Non dichiarate ma perfettamente leggibili.

  2. Secondo me c'è troppo sciovinismo femminile e sproporzione rispetto alla condizione reale dei sessi; qui e oggi, non dall'altra parte del mondo o ieri. Paradossalmente, noto che meno disparità c'è nella realtà e più aumenta la denuncia; e ritengo che questo sia pericoloso perché introduce conflittualità, quindi ingiustificato malessere e dispersione di energie; divisione della società in categorie che si fanno la guerra tra loro invece di lottare unite per il vero interesse di tutti.

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