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Articolo 18 - Una riforma pur di rompere il tabù

Con l'ultima proposta di Riforma del mercato del lavoro del governo Monti-Fornero, torna la possibilità del reintegro anche nei licenziamenti giustificati per motivi economici, rivelatisi insussistenti. Il giudice potrà scegliere tra reintegro e indennizzo (12 e 14 mensilità). Un passo avanti rispetto alla proposta precedente, ma un passo indietro rispetto all'articolo 18 vigente che prevede invece l'obbligo di reintegro. Non si comprende come dovrebbe orientarsi tale discrezionalità del giudice. Come e perchè un licenziamento ingiustificato comporti un risarcimento invece che la reintegrazione nel proprio posto di lavoro. Nè è chiara la motivazione di tale modifica. Ufficialmente è per favorire gli investimenti esteri e per trattenere le aziende che delocalizzano. Ammesso che sia accettabile, il rapporto tra la libertà di licenziare ingiustamente i lavoratori e gli investimenti andrebbe quanto meno dimostrato, a fronte di ben altri fattori fiscali, infrastrutturali e criminali che scoraggiano l'impresa su larga parte del territorio nazionale. Piuttosto preoccupa la combinazione con l'aumento dell'età pensionabile. Una riforma insoddisfacente anche dal punto di vista di chi l'ha promossa, ma che tuttavia riesce a rompere il tabù. Nessuna tipologia di contratto precario viene rimossa e le maglie della "flessibilità in uscita" potranno ulteriormente allargarsi in un prossimo futuro.


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