Post più vecchio Post più recente

Violenza sessuale: acconsentire è volere?



La violenza sessuale è parte di una arretratezza culturale oppressiva e bigotta. Non è certo la via del progresso e della liberazione. Lo affermo in relazione a chi crede che la violenza sia un male trasgressivo, qualcosa che, pur sbagliando anche gravemente, comunque si contrappone alla sessuofobia.

I casi di i casi Strauss-Kahn e Assange porta l’opinione pubblica a dividersi tra innocentisti e colpevolisti. Hanno commesso il fatto? Sono loro vittime di un complotto? Il reato in sè, quello per cui sono accusati non dovrebbe essere messo in dicussione, come non lo sarebbe se fossero stati accusati di qualsiasi altro reato, per esempio la corruzione. Molti politici vengono fatti fuori con una accusa di corruzione. Il grande rivale di Putin, Chodorkovskij o l’ex primo ministro ucraino Timoshenko. Sono veramente colpevoli o sono vittime di un complotto? La domanda non porta a negare il reato di corruzione o di evasione fiscale. I dubbi su Strauss-Kahn e Assange non dovrebbero portare a negare il reato di violenza sessuale. O a ridimensionarlo.

La legge non tutela la donna, tutela le vittime dei reati, in questo caso le vittime di violenza. In grande maggioranza sono donne, ma possono essere anche uomini. Uomini vittime di donne. Anche se in condizioni di inferiorità nella forza muscolare, il fatto è tecnicamente più che possibile, esistono gli stupri di gruppo, magari con l’ausilio di armi da fuoco o da taglio. Pare che circa il 2-3% degli stupratori siano donne. Talvolta le donne sono complici dei loro compagni violenti a danno di altre donne. Gli uomini possono essere vittima di altri uomini. Per esempio nelle carceri. Dunque, la tutela dalla violenza riguarda sia gli uomini sia le donne. E secondo i medesimi criteri.

Cosa è violenza? E’ impedire ad una persona di fare qualcosa che ha il diritto di fare. Oppure imporle di fare qualcosa che non ha il dovere di fare. Questi impedimenti o queste imposizioni possono avvenire mediante minaccia fisica o psicologica diretta, ma possono avvenire anche mediante abusi più sottili, per cui la vittima nell’immediato non è nelle condizioni di esplicitare un rifiuto. Forse la legge italiana non distingue chiaramente tra acconsentire e volere, ma ritengo che questa distinzione sia implicita nel codice penale là dove si parla di “abuso di autorità” o di “abuso della inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto” o di “inganno della persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

* * *

Non si tratta di una inferiorità della donna di fronte all’uomo. Ma della figlia di fronte al padre, della nipote di fronte allo zio, della segretaria di fronte al capo ufficio, della soldatessa di fronte all’ufficiale, della ubriaca di fronte al sobrio. La difficoltà di definire l’abuso, la violenza psicologica esiste anche per altri reati, per esempio il mobbing.

Il ruolo del giudice è ineludibile. Impossibile formulare leggi, reati e sanzioni che siano poi applicati da un pilota automatico. Ci vorrà sempre la mediazione di un giudice, il lavoro di una istruttoria, la messa a confronto di versioni contrastanti, la ricostruzione di un contesto. Il giudice potrà essere uno bravo o un incompetente. E’ un inconveniente inevitabile. C’è il giudice che parte dal presupposto dell’inferiorità della donna, c’è quello che pensa che stuprare la moglie sia meno grave, quello che non crede che si possa imporre il sesso orale, o quello che non crede sia possibile spogliare una ragazza con i jeans. Considerando la quantità di assoluzioni, direi che prevalgono ancora pregiudizi a scapito delle vittime.

* * *

Ho scritto esempi, deducendoli dai casi previsti dal codice penale. Oltre alla violenza e alla minaccia, anche l’abuso di autorità o l’abusare delle condizioni di inferiorità fisica della vittima. Puoi sostenere che la seconda situazione è più complicata da determinare, tuttavia esiste. E comunque, non è detto, dipende sempre da caso a caso.

Non condivido l’uso del verbo scandalizzare in rapporto alla violenza sessuale, come non lo condividerei in rapporto all’omicidio, al tentato omicidio, al provocare lesioni gravi. Si tratta di reati contro la persona, non contro la morale o il pubblico decoro. Possono allarmare, indignare, ferire, non scandalizzare.

Una condizione di inferiorità psichica/psicologica è quella data da un contesto in cui l’aguzzino insulta, offende, mortifica, denigra, umilia sistematicamente la vittima, la quale al momento di subire atti sessuali non voluti, è completamente disarmata, spossata, priva di qualsiasi energia per opporre resistenza. In questo caso, oltre al reato di violenza si ha anche quello di maltrattamento familiare, per cui può essere prevista pure la procedibilità d’ufficio, mentre la violenza richiede la querela di parte. Quindi non è vero che il reato a sfondo sessuale sia di per sé sempre considerato il più grave.

Tuttavia, data l’invasività psico-fisica nella sfera dell’intimità e dato il numero elevato di casi di violenza, la maggior parte dei quali resta impunita, il tema della violenza sessuale non è affatto marginale.

Secondo me, l'evocazione della morale cattolica non è pertinente, è uno spauracchio, un parafulmine. Se in Italia abbiamo una legge sulla violenza sessuale più civile e avanzata, che tutela meglio rispetto al passato è grazie a battaglie laiche condotte anche contro la chiesa cattolica e la democrazia cristiana. Nei paesi laici la legislazione sulla violenza sessuale è più severa della legislazione dei paesi cattolici. In Scandinavia sono più severi che nell’Europa mediterranea.

Il sottomettersi alla divisione sessuale del lavoro è una sudditanza di tipo culturale. Una sudditanza talmente forte che talvolta sono le stesse donne a bandire gli uomini dal lavoro domestico o dall’accudimento dei figli.

La figura del padre siciliano iperprotettivo si afferma e conquista spazio proprio in assenza della tutela dello stato. Tale assenza, fa si che i tutori emergano proprio nella cerchia dei potenziali violenti. Il padre che tutela dal fratello o il fratello che tutela dal padre, il marito o il fidanzato che tutelano dall’ex fidanzato, il figlio che tutela dal padre, etc. E se la donna non ha un uomo che la tuteli, le conviene trovarsene uno. L’alternativa pratica e concreta alla tutela pubblica è solo la tutela privata. O il farsi giustizia da soli.


Leave a Reply

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.