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Roma, l'ordinanza liberticida che vieta i cortei



Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha preso a pretesto i fatti del 15 ottobre, per vietare i cortei nel centro cittadino. La Fiom, per «senso di responsabilità», ha trasformato una sua manifestazione in un presidio. Gli studenti invece si sono ribellati, alcune centinaia hanno sfidato il divieto, ma sono stati fronteggiati con un imponente schieramento di polizia antisommossa, identificazioni individuali di tutti i partecipanti al corteo effettuate direttamente davanti alle scuole, cariche e sequestro collettivo alla Stazione Tiburtina. La Cgil si è finalmente decisa a impugnare l'ordinanza del sindaco davanti al Tar. Il divieto di manifestare, deciso dall'amministrazione capitolina era stato finora incassato (e accettato) dal sindacato e dall'opposizione. Eppure, misure di questo tipo, oltre ad essere anticostituzionali e inefficaci perchè alimentano proprio quei disordini e quelle tensioni che a parole (autoritarie) si vorrebbero eliminare, si inseriscono un un'opera complessiva di destrutturazione del quadro democratico. La libertà di manifestare, insieme con la libertà di parola, di stampa, di associazione, è un tabù condiviso dei diritti politici. Ora, proprio come avvenuto con il DDL intercettazioni, la limitazione, se non la soppressione di quella libertà, anche se transitoria, ritirata, annullata, diventa una opzione possibile. Fa impressione leggere insieme alla repressione della manifestazione di qualche centinaio di studenti minorenni, la notizia, sempre a Roma, dell'aggressione fascista ad un gruppo di militanti del PD che attacchinavano manifesti.


Roma, studenti in piazza. Cariche della polizia alla stazione Tiburtina (Liquida)
Roma, aggressione contro militanti Pd. Sotto accusa l’estrema destra (Il Fatto Quotidiano)

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