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La rappresentazione parziale delle donne



di TK 


Questa volta non sono d’accordo con Maria G. Di Rienzo, pur comprendendo che la sostanza della sua polemica ha come obiettivo i media.
Fin dal titolo la tagliente ironia colpisce le donne rappresentate dai media e non i media stessi, peraltro facendo proprio lo sguardo sessista che riduce una donna, qualsiasi cosa faccia, fosse anche la cantante, l’attrice o la modella (soprattutto se ormai 45enne madre di 4 figli: bisogna essere sempre all’altezza!) solo a corpo ipersessualizzato.

Candice Swanepoel, Charlize Theron, Rihanna, Stephanie Seymour, sono donne diverse, con percorsi diversi ma con una battuta tutte annullate in una nuova categoria (e ne sentivamo proprio il bisogno…): le leccatrici di martelli, citazione del video di Miley Cyrus.
Un registro sessista, offensivo e sminuente, come la rappresentazione che di loro fanno i media.

Oggi sul giornale: Shatha Al-Harazi irresistibile dietro le quinte ai Caraibi… ah no, scusate, era Candice Swanepoel.
Oggi sul giornale: Awut Deng Acuil e Sean Penn alle Hawaii per ricominciare… ah no, scusate, era Charlize Theron.
Oggi sul giornale: Esraa Abdel Fattah in micro-bikini dorato alle Barbados… ah no, scusate, era Rihanna.
Oggi sul giornale: Ekaete Judith Umohwho sempre super-sexy… ah no, scusate, era Stephanie Seymour.

Non credo che il punto sia solo che si parla di celebrità del mondo dello spettacolo e non di donne che si muovono, con coraggio e valore, in altri ambiti ma anche come si raccontano le donne e come le si rappresenta, a prescindere da cosa facciano. (come del resto mostrano chiaramente queste battute della Di Rienzo).
Come quando ci si occupa dei look della presidente Boldrini o della scollatura di una giovane scrittrice che sale su un palco per ritirare un premio letterario o del fondoschiena delle giocatrici della squadra di pallavolo femminile, giusto per fare qualche esempio.

Non sto dicendo loro di ignorare le celebrità in bikini (anche se, scusate, non mi sembrano proprio notizie), sto dicendo che le donne non si limitano a leccare martelli, fanno anche altro.

Scegliere come bersaglio della propria ironia le donne dello spettacolo, ridotte a non ben definite leccatrici di martelli, a prescindere dal fatto che questa sia davvero la loro occupazione, non mi pare vada nella direzione opposta. 

Per di più, secondo me, si traduce in una fotografia parziale del problema: sembrerebbe, almeno a me così pare, che ci siano le donne che leccano martelli e quelle che fanno altro, e i media si limitano a scegliere di rappresentare solo le prime.
Il punto è la rappresentazione parziale di un dato di realtà - le donne leccatrici vs donne che fanno altro - oppure la cultura che determina quel dato di realtà e non si limita a rappresentarlo parzialmente?
La stessa cultura peraltro che vede nelle donne, qualsiasi cosa facciano, solo leccatrici di martelli.
Forse, questa volta, il vero bersaglio non è stato perfettamente centrato.


Riferimenti:
Purtroppo non leccano martelli (Lunanuvola)
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5 Responses to “La rappresentazione parziale delle donne”

  1. Non so se la gente si è soffermata sul testo della canzone della discordia, la Wrecking Ball (palla da demolizione) in cui la Cyrus lecca il martello. Beh è una canzone d'amore:
    I nostri cuori, li abbiamo lacerati e incatenati invano
    Abbiamo saltato senza mai chiederci il perché
    Ci siamo baciati, sono caduta sotto il tuo incantesimo
    Un amore che nessuno potrebbe negare
    Non hai mai detto che io me ne sono andata
    Ti vorrò sempre
    Non posso vivere una bugia, fuggendo dalla mia vita
    Ti vorrò sempre
    Sono arrivata come una palla da demolizione
    Non ho mai colpito così forte per amore
    Tutto quello che volevo era distruggere i tuoi muri
    Tutto quello che tu hai fatto è stato distruggere me
    Sì, mi hai distrutta ... ecc. (un testo piuttosto stucchevole...)
    Si potrebbe obiettare che il leccare il martello è un gesto che stona terribilmente con il testo e il senso della canzone, perché sfido chiunque a sostenere che quando ci si sente distrutti la reazione immediata è quella di denudarsi e strofinarsi con attrezzi da cantiere. Insomma, per me l'effetto di quel video è esilarante, come hanno messo in evidenza le parodie che sono seguite all'uscita del video. E potrebbe essere interpretato è allo stesso modo della tipa che si spoglia mentre recita le previsioni del tempo: un corpo femminile nudo che sta lì, in un contesto che non c'entra niente, perché ormai il corpo nudo femminile sta bene dappertutto...
    Oppure, considerato che nel testo si parla di una donna a pezzi perché abbandonata dall'uomo per il quale aveva fatto qualsiasi cosa - uomo al quale il testo si rivolge direttamente - potrebbe essere considerato un ultimo disperato tentativo di seduzione... Ma comunque reso piuttosto male (mi viene in mente il monologo "una voce umana", di Cocteau, molto più straziante).
    Al video sono seguite infinite polemiche, ma l'osservazione che mi è piaciuta di più è questa: http://thesocietypages.org/socimages/2013/12/28/my-two-cents-on-feminism-and-miley-cyrus/
    Come scrive Lisa Wade, intorno alla Cyrus si sono create due correnti di pensiero: una che sostiene che la cantante si è lasciata svilire dall'industria dello spettacolo, e che questo lasciarsi usare non potrà che condurla un domani a finirne consumata (non è una donna autodeterminata ma una vittima), un'altra che la difende sostenendo che attaccare una donna è sempre e comunque anti-femminista, perché il femminismo sostiene la libertà di scelta delle donne, tutte le donne.
    Se è vero che le donne sono libere di scegliere, le altre donne devono sentirsi altrettanto libere di biasimare quelle scelte. E questo non significa necessariamente dispezzare la donna in sé, ma criticare ciò che quella donna fa: si rivendica il diritto di affermare che quelle scelte hanno deteminate conseguenze per tutte le altre donne... il che è vero.
    Le scelte che facciamo difficilmente riguardano solo la nostra vita individuale, ma la loro influenza si estende nelle vite degli altri, sopratutto se parliano di personaggi che hanno una grande visibilità.
    Secono Lisa Wade questo genere di video rientra nella definizione di patriarchal bargain, "un buon affare con il patriarcato", un termine coniato da Deniz Kandiyoti negli anni '80: una scelta individuale volta a sfruttare il sistema patriarcale in cambio di denaro, potere e fama. Per questo, più che biasimare la Cyrus per il video, la cantante è da biasimare per l'essersi proposta successivamente come femminista, visto che non è fra gli obiettivi del femminismo, almeno credo, lasciare intatto il patriarcato per guadagnare soldi e celebrità.
    Il "versus", quindi, non è fra donne del mondo dello spettacolo e donne che fanno altro, ma fra donne che si servono del patriarcato e donne che lottano contro il patriarcato, due categorie di donne che non possono essere solidali fra loro in nessun modo, anche se appartengono tutte al genere femminile.

  2. Ma è sufficiente essere un'attrice, una modella, una cantante, per essere una "donna che si serve del patriarcato"? E questo si raffigura nell'immagine della "leccatrice di martelli" (che a ben pensarci somiglia ad una variante della solita immagine)?
    Per formulare la categoria di donne che leccano martelli opposte a quelle che fanno altro, nel post di Lunanuvola sono citate quattro persone: Candice Swanepoel, Charlize Theron, Rihanna, Stephanie Seymour. Sono tutti riassumibili nell'atto di Miles Cyrus di leccare un martello? O semplicemente, qualche volta di troppo, l'obiettivo di una telecamera o di una macchina fotografica ha scelto di metterne in risalto la sessualità? Come succede anche a donne "che fanno altro". Si ricorderà il decolleté di Silvia Avallone fatto pubblicamente inquadrare da Bruno Vespa al premio Campiello.
    Ci sono alcune donne che giocano esplicitamente con la sessualità, o se preferiamo con un (ma non sappiamo con quanta consapevolezza di essere una sorta di "collaborazioniste"), altre sono semplicemente donne di spettacolo o donne che svolgono un ruolo pubblico e che sono involontariamente esposte ad una ipersessualizzazione, agita dai media e da loro non richiesta.
    Le donne che scendono a patti con il patriarcato si possono criticare, cosa che peraltro facciamo quasi quotidianamente con le postfemministe, ma la critica può essere esercitata con parole, metafore, ironie, diverse da quelle dettate dallo sguardo maschilista, quello che sintetizza in etichetta dispregiative a sfondo sessuale qualsiasi donna non corrisponda alle aspettative.
    Nell'ultimo libro di Chiara Volpato vi è un passo che dice: «La collocazione delle donne in sottotipi consente, a chi condivide una visione sessista del mondo, di non considerarsi una persona con pregiudizi, dal momento che prova sentimenti negativi solo verso le donne che, a suo parere, lo meritano».

  3. Charlize Theron è una affermata attrice tra l'altro premio Oscar per un film coraggioso come Monster e protagonista di un film di forte tematica femminista come North Country- Storia di Josey, non credo che sia assimilabile ad una "leccatrice di martelli". e nemmeno le altre che hanno scelto comunque determinate carriere per me assolutamente rispettabili e le portano avanti. e amio giudizio nessuna di oro è una vittima nè una collaborazionista del patriarcato
    Detto questo, il sexy, il sesso, l'eros fanno parte della vita, della nostra vita di uomini e donne, dell'umano ed è legittimo che siano raccontati nello spettacolo e nella narrativa (cinematografica, letteraria ecc..) vederci sempre del maschilismo è sbagliatissimo. Siamo sessuati, e la sensualità esiste e non è una cosa sbagliata, non si può negare, non lo si può negare specie in certe circostanze della nostra vita ma bisogna valutare i contesti
    Caso diverso quello di Silvia Avallone, il commento di Bruno Vespa era assolutamente sessista perchè inadeguato al contesto e al ruolo che silvia avallone aveva su quel palco cioè di scrittrice premiata.

  4. "nello spettacolo e nella narrativa (cinematografica, letteraria ecc..) "

    che è anche arte

  5. "il sexy, il sesso, l'eros fanno parte della vita, della nostra vita di uomini e donne, dell'umano ed è legittimo che siano raccontati nello spettacolo e nella narrativa (cinematografica, letteraria ecc..)"

    raccontati nei lati chiari e nei lati oscuri, ovviamente,

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