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Maschi che partono da sé e finiscono in una zona grigia


Briciole di introspezione maschile



Ho visto condividere questo pezzo su molte bacheche, anche “prestigiose”.
Confesso però che, pur avendolo riletto più volte, non ne ho colto la profondità e neanche la novità. Certamente per limite mio.
Capisco il discorso sulla cultura maschilista e patriarcale di cui tutti in qualche modo siamo intrisi e capisco l’invito ad inserire nei percorsi educativi i testi delle femministe (la cui mancanza pare sia anche quella colpa che va condivisa con le femministe stesse) insomma la necessità di interventi anche a lungo termine. Ma poi mi perdo, non riesco a seguire la direzione di Christian Raimo.

Cosa è la zona grigia in cui razionalità e irrazionalità si confondono?
La violenza di genere ha a che fare con l’irrazionalità?
La zona grigia è parente prossima ma più sofisticata del raptus?
E la cultura, rispetto al mostro e la zona grigia, dove si colloca esattamente?
Davvero tutti voi o quasi tutti voi avete controllato mail, telefonato nel cuore della notte e anche alzato le mani?
Si?
Si tratta di cose che capitano e capitano a tutti?
Brevi periodi di pazzia, motivata magari da circostanze particolarmente dolorose? Ci sono circostanze per cui un uomo si trasforma (dice proprio “tasforma”) in una persona terribile? Gli uomini possono impazzire (in corsivo!). La violenza di genere ridotta ancora a pazzia momentanea e “debolezza generale” ma specialmente maschile.
C’è una parte di mostro. Irrazionale incapacità di gestire gli abbandoni e fragilità dei sentimenti.
Che novità, questa non l’avevamo proprio mai sentita
Davvero non capisco bene cosa intende dire Raimo. Cosa sarebbe quindi la violenza di genere? È una momentanea pazzia che trova origine nel dolore, una generale debolezza?
La violenza contro le donne è un’ irrazionale incapacità di gestire un abbandono?
Siamo ancora a questo?
Metto in conto che sono io che non comprendo, e per questo vi chiedo di aiutarmi a capire ma a me sembra che dopo tanto parlare di femminicidio e quindi di violenza strutturale in un sistema che prevede il dominio di un genere sugli altri, qui siamo nuovamente a banalizzarla e così a ridimensionarla a momento di irrazionalità e debolezza.

E visto che si sostiene (e ne sono convinta) che si tratta di questione complessa che va affrontata anche sul piano culturale, mi sfugge che tipo di contro-cultura si propone quando si narra la violazione dei diritti umani delle donne come zona grigia in cui si confondono razionalità e irrazionalità e si annidano mostri, pazzie momentanee, causa generale debolezza.
Il partire da sé degli uomini, quell’operazione che sarebbe auspicabile per affrontare sul piano culturale una violenza di genere che è strutturale nel sistema di dominio patriarcale, consiste nel guardare a quelle violazioni dei diritti umani che permettono al genere maschile di occupare la posizione di dominio, come a irrazionale incapacità di gestire la fragilità dei sentimenti, ad atteggiamenti aggressivi che esistono nelle relazioni e che gli uomini possono praticare o subire (e sottolineo subire)?
Il discorso maschile sul femminicidio deve cominciare dal riconoscimento di una “zona grigia” in cui la razionalità e l’irrazionalità sono confuse e si annida un mostro che balza fuori nei dolorosi momenti di pazzia?
Sarebbe questo il vostro “partire da sé”? Ammettere che c’avete un’impazzimento? E’ questo l’importante tassello da cui deve muoversi la rivoluzione culturale che ci salverà tutte dalla violenza di genere?
E ci salverà di più del chiamare questo mostriciattolo delinquente? E inciderà di più sulla cultura che questa violenza genera e giustifica, chiamare le cose con il loro nome, cioè “crimine” e “violazione dei diritti umani” oppure perseverare con assolutori brevi momenti di pazzia, debolezza, irrazionale incapacità di gestire gli abbandoni?
Sinceramente sapete che c’è? Detta così, mi viene da consigliarvi di partire da un meno assolutorio “shame on you”.
Certamente per mio limite, non comprendo cosa di questa riflessione possa entusiasmare una femminista.
Mi illuminate, per favore?

One Response to “Maschi che partono da sé e finiscono in una zona grigia”

  1. non credo che Raimo volesse assolvere qualcuno comunque le mie osservazioni in merito le ho scritte in calce al suo post.
    Io credo che la maggioranza degli uomini, come tutte le persone, soffra, ognuno a modo suo, per un amore finito, per essere stati lasciati o traditi, provino gelosia (che non è peraltro una esclusiva maschile) ecc..ma non hanno un "impazzimento" tale da uccidere, picchiare, opprimere la propria compagna o ex. Quando questo succede, quando la gelosia diventa ossessiva (il vero amore dovrebbe basarsi sulla fiducia reciproca che tiene a bada eventuali gelosie), quando avviene un femminicidio succede sì perchè non si riesce o non si vuole gestire la propria sofferenza e frustrazione, ma è sempre una propria responsabilità (l'infanzia, l'ambiente familiare contano ma quando si cresce si è responsabili dei propri atti)

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